lunedì 7 marzo 2016

Com'è doloroso riepiegarsi nell'individualismo

Assemblea di sezione ANPI. Ho tentato di esprimere il mio stato d'animo: mi sento demotivata perché sento che quello che faccio, le energie e il tempo che ci impiego non servono a nulla. Sì, ho ottenuto la stima dei compagni e credo che mi siano grata per essermi data da fare in questi ultimi due anni per far conoscere le attività dell'ANPI, la resistenza, l'antifascismo. 
Ciò nonostante, c'è troppa indifferenza nelle persone. La gente corre a destra e manca pressata da mille incombenze e, se le avanza un po' di tempo, ha altre priorità piuttosto che venire a sentire una testimonianza, una conferenza e anche partecipare ad un'assemblea per discutere di qualcosa, di qualunque cosa che non sia il proprio condominio. Preferisce un "mi piace" su un social, costa poco sforzo e mette in pace la coscienza. Le persone, anche quelle più sensibili a certi temi, non vogliono responsabilità, non prendono impegni. Preferiscono sganciare 10 Euro l'anno e mettersi a posto la coscienza antifascista.
Francamente a me così non piace. Anch'io sono stanca la sera per andare alle riunioni. Anch'io, finito il lavoro, vorrei mettere a riposo il cervello. Quindi preferisco dirlo subito e chiaramente: "Compagni, non sono disponibile a ricoprire alcun incarico all'interno dell'associazione." Ma come!? Ma perché? Cosa è successo? Non hanno capito.
Io invece penso che sia meglio essere chiari che promettere e non mantenere, come fanno tutti del resto, anche all'interno dell'ANPI. E se questo vuol dire che la sezione chiuderà, pazienza! Mi dispiace e non è affatto indolore prenderne atto (basta vedere l'insonnia che mi ha tormentato in questi giorni), però non vedo altre soluzioni e non credo che in molti si accorgeranno della cosa.
C'è solo un fatto che non riesco ad affrontare: il senso di colpa verso i partigiani che ho conosciuto e che mi hanno dato tanto. Per non parlare poi di quelli che non ci sono più, come Laila e le sue compagne che vedete in questo film:

Non ci è stato regalato niente Trailer from Eric Esser on Vimeo.

"Quello che più ci fa male oggi è il grande individualismo per cui non esistono più i valori dell'umanità e della solidarietà che esistevano un tempo e che per noi sono stati la base della nostra esistenza" dice Laila nel film. "Non puoi aspettare che il Padre Eterno ti dia le condizioni per diventare partigiano! Io ne avrei fatto molto a meno di diventare partigiano, il mio ragazzo non sarebbe morto e avrei avuto un'altra vita."
Ecco forse, invece che perdere tempo in riunioni inconcludenti, è meglio impegnarsi, per esempio, a far conoscere la storia di Laila e delle sue compagne.

Chi è interessato ad avere una copia del film, scriva a nonciestatoregalatoniente@gmail.com

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