Visualizzazione post con etichetta Autocoscienza blogger. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Autocoscienza blogger. Mostra tutti i post

domenica 26 luglio 2020

Elogio del blog

Domenica pomeriggio. Silenzio in casa. I ragazzi sono al mare. Il marito su in mansarda a leggere. I vicini non ci sono. Poche auto passano lontane. Solo il rumore ritmico della lavapiatti che mi procura qualche sonnolenza.
Penso a quando, una decina di anni fa, per me era normale, in questo contesto, sedermi sul divano con il computer davanti e cominciare a scrivere qui, impressioni, sentimenti, riflessioni, novità, segnalazioni. Da quanto tempo non lo faccio più!
Non che non usi il portatile, anzi, lo uso quasi sempre nel pur poco tempo libero. Prima viene il lavoro, la cura della casa e della persona, la cucina, i familiari, far compagnia alla mamma, i bucati, il fitness, le questioni burocratiche, il giardino. E alla fine quando proprio proprio ho fatto tutto quello che mi sono ripromessa (tipicamente la sera), mi siedo sì sul divano, ma per rilassarmi mi metto a scorrere Twitter. Sì, Twitter assorbe quel poco di tempo libero che ho. Sto attenta a selezionare gli account, cerco di trattenermi dal seguire tutto quello che mi incuriosisce, evito di leggere i commenti. In questo modo lo trovo stimolante ed è praticamente la mia fonte di informazione.
E così alla fine Feedly (dove sono raccolti i blog che seguivo) non ho mai tempo di leggerlo. Ma oggi, in questo caldo pomeriggio di luglio prevacanze, mi è venuta voglia di sfogliarlo e mi sono letta diversi post, alcuni molto interessanti. Qualcuno molto bello di Marina che mi ha fatto riflettere e poi diversi di Loredana Lipperini (ma come si fa dopo anni e anni a tenere ancora un blog su Kataweb?) che mi sono piaciuti tanto che, come riflesso automatico, mi scattava la manina sul mouse per cliccare "mi piace". Ah già! Sui blog non c'è il "mi piace"! Sui blog bisogna commentare.
Scorro Feedly come si sfoglierebbe un vecchio album di foto di famiglia. Riaffiorano tutti i blog a cui mi ero abbonata. Tanti argomenti diversi: antifascismo, ambientalismo, femminismo, antimafia. Tutti abbandonati da chi li aveva aperti. Il blog non va più. E' obsoleto. Onore quindi a Marina ed a Loredana Lipperini (primo post novembre 2004) per la loro costanza!
Non siamo più abituati a leggere un testo lungo (o medio lungo), a seguire un ragionamento articolato, a concentrarsi un po' di più di quello che richiede una frase ad effetto o uno slogan. Soprattutto non siamo più abituati (e purtroppo io non sono più abituata) a prendersi tempo, tempo per capire, tempo per riflettere, tempo per rielaborare. Quello che fa mio figlio maggiore di mestiere (beato lui) e che io facevo da ragazza (tanto, pensavo tanto) e che ora non faccio più.
Mi manca questa attività. Mi manca questa mia dimensione. Ma è inutile che mi faccia promesse che so che non manterrò.

(PS ora ci starebe un'immagine. Potrei cercarne una attinente su internet o potrei mettere una foto recente delle mie adorate piante, ma no, non ci metto nulla. Oggi è tempo di parole.)

mercoledì 11 gennaio 2017

E se un decennio vi sembra poco...

Nell'era di WhatsApp, Twitter, Instagram, Snapchat, dove imperversano le immagini e la scrittura breve, veloce senza nessuna cura grammaticale e ortografica, il blog è ormai obsoleto e poco attraente. 
Eppure...  eppure... dieci anni fa trovai in questo strumento un rifugio, un angolino tutto per me, una scusa per fermarmi, mettermi a sedere comoda con il PC davanti e scrivere, un'attività che mi è sempre piaciuta. Non esiste chat che mi possa dare la soddisfazione di mettere una parola dietro l'altra per esternare ciò che sento e ciò che penso, formulare un pensiero. 
Più agile di un diario su carta, con quel pizzico di socialità che consiste nel lanciare i pensieri nel mare della rete, come recita il sottotitolo di cui sopra. Mi spiace un po' solo quel titolo in inglese, tornassi indietro ne penserei uno in Italiano ma ormai è nato così e così lo amo, anche con la sua grafica poco sghiribillente e con il suo sfondo nero che misi dopo l'ennesima delusione elettorale (che a questo punto non mi ricordo più da quante sono).
Che tenerezza il mio primo post: senza una figurina, con "perché" con l'apostrofo invece dell'accento e nemmeno il giustificato a destra!

Caro mio vecchio blog, non avrei mai mai detto che saresti stato mio compagno per ben dieci anni. Cin cin! Lunga vita ai blog!



domenica 23 ottobre 2016

Piccolo, caro, trascurato blog!

Parco delle Cascine, camminando inseguita dal temporale
Caro il mio piccolo blog! Caro il mio spazio così trascurato ultimamente!
Perdonami! Mi sono lasciata fagocitare da mille cose, alcune di dovere, altre a cui non sono stata capace di dire di no, nonostante non ne fossi molto convinta. Il lavoro che mi spreme il cervello e fa sì che la sera non abbia più energie per mettermi davanti alla tastiera. L'età che avanza e si fa sempre più fatica a concentrarsi. Qualche preoccupazione familiare che spero non peggiori. E poi ci sono le registrazioni TV da vedere, i libri da leggere, e i chilometri da percorrere a piedi (quelli sono la cosa a cui tengo di più da un anno a questa parte).
Ma non disperare, caro blog! Tornerò, anzi, non sono mai andata via. Ti prometto che mi ritaglierò più tempo per te (che poi è tempo per me), per fare il punto, per raccontarti, per tirare un po' il fiato.
A presto, caro blog!

sabato 11 luglio 2015

E sono 1000!



Caro mio vecchio blog,
compagno di gioie, dolori, speranze e arrabbiature da oltre otto anni. Scusami se ti trascuro da un po' di tempo a questa parte. Ti penso spesso e sovente mi riprometto di scrivere post, ma poi il tempo che scorre spietatamente si mangia il mio proposito e quell'idea, quello spunto che avevo pensato non lo ricordo più o comunque non è più attuale. 
Ma sappi che ci tengo a te e sono contenta di festeggiare con questo

il post numero 1000!

Cin cin!

domenica 11 gennaio 2015

Otto anni di blog

Ci sono mattine in cui per pochi secondi mi capita di perdere la coincidenza con il bus che mi porta proprio sotto l'ufficio. Inizio così la giornata con una piccola imprecazione e con una camminata di un quarto d'ora. Chissà che magari, come è successo uno di questi giorni, il contrattempo non mi regali l'emozione dello spettacolo di un'alba invernale con la nebbia che sale sul canale. Bisogna cogliere ciò che viene.
E cogliere ciò che viene e soprattutto ciò che passa è stato uno dei motivi per cui ho cominciato otto anni fa a tenere un blog: fermare un pochino il fluire degli eventi, delle sensazioni, del tempo che passa, perché di esso non rimanga solo una ruga in più sul mio viso o un capello bianco in più. 
C'erano anche altri motivi otto anni fa ma alcuni di questi non li sento più tanto, uno per tutti la voglia di socializzare per la quale preferisco rivolgermi ad altre vie. Per questo, pur continuando a leggere i post degli amici di vecchia data, raramente lascio commenti e rifuggo dalle discussioni.
Però questo spazio lo voglio difendere. Anche se non sarà curato con la stessa costanza e con lo stesso amore dei primi anni, è sempre comunque uno spazio personale, un angolino mio che spero mi accompagni (Blogger piacendo) ancora per diversi anni.

domenica 14 dicembre 2014

Nativi o immigrati ma comunque dipendenti digitali

Una rivoluzione silenziosa è in atto nelle nostre società tecnologiche: quella che ci costringe ad essere sempre iperconnessi. Come non provare stupore dal fatto che non solo, ormai da tempo, siamo raggiungibili telefonicamente ovunque noi siamo, qualunque cosa stiamo facendo e a tutte le ore del giorno e della notte, ma da quando si sono diffusi quelle diavolerie dei telefoni "furbi" siamo anche costantemente online? Certo, possiamo sempre staccare, ma chi lo fa? Chi resiste alla tentazione di non essere cercato da un SMS, da un Tweet o da un messaggio WhatsApp? E' così comodo e così divertente!
Mia madre settantaquattrenne, da completa digiuna digitale, è stata così contenta di ricevere un centinaio di auguri da amici e parenti grazie al fatto che Facebook ha inevitabilmente ricordato a tutti il suo compleanno! "Se avessi aspettato le telefonate come gli altri anni, addio!"
Come tutte le novità tecnologiche, inutile fare gli apocalittici. Meglio fare gli integrati anche se è assai difficile non farsi dominare.
Lo dimostra il questionario dipendenze digitali che è stato sottoposto ad insegnanti, alunni e genitori al liceo di mio figlio. Dalle domande si capisce facilmente dove si vuole andare a parare.
Ci sono quelle ci aspettiamo, tipo:

Quando sono in rete ho la sensazione che il tempo voli

Preferisco contattare le persone via Internet, piuttosto che per telefono o di persona

Mi emoziono a navigare o a comunicare in Internet

Ma ci sono anche affermazioni, a parer mio, stravaganti (alle quali bisogna rispondere, come per tutte, in ordine crescente dal falso al vero), tipo:

Dopo alcune ore di collegamento, le persone o le cose intorno a me mi sembrano in qualche modo diverse

Dopo alcune ore di collegamento ho la sensazione che il mondo intorno a me abbia qualcosa di irreale

Qualche volta penso che la vita reale sia più deprimente della vita "on-line"

Quando sono collegato provo una vaga sensazione di onnipotenza

In Internet mi sento più abile o scaltro

Dopo alcune ore di collegamento mi sento leggermente stordito o ho delle sensazioni strane

Ho l'impressione che in rete sia tutto più facile

Qualche volta ho l'impressione di perdermi nel cyberspazio

Le domande poi cercano di capire se si stanno trascurando amici e familiari per internet, se vi costruiamo una personalità parallela e completamente diversa da quella reale, se la rete per noi è un rifugio per superare la solitudine, la noia o le frustrazioni, ecc. 
Devo dire, che per me stare in internet è una delle cose più rilassanti che ci sia. Per me rappresenta un'evasione, quando ci sono, il tempo vola e che mi capita di pensare: "ancora un po' " ... e mi scollego" (questa l'ultima affermazione del questionario). Tuttavia la vita reale, i rapporti dal vivo e anche, bene o male, i doveri familiari e sociali hanno sempre la precedenza per me. Pertanto il tempo in cui mi posso accomodare sulla poltrona dell'Ikea a pispolettare sulla tastiera del portatile è veramente poco (lo si vede dalla frequenze e dalla lunghezza dei post). Non credo quindi di correre il rischio di maturare una dipendenza digitale e, dall'altra parte, vorrei resistere più che posso all'acquisto di un "telefono furbo"  perché la trovo una comodità che si paga a caro prezzo, cioè con il continuo intromettersi nella mia vita e nel mio così scarso tempo di informazioni che per la maggior parte non mi interessano e non ho richiesto. Un po' come quelli che tengono sempre la televisione accesa anche se non la guardano. Mai potuto sopportarlo. Ma si sa, non faccio testo: sono una vecchia cinquantenne (che spesso non risponde nemmeno al telefono), una di quelli che ho sentito definire "immigrati digitali".

domenica 30 marzo 2014

Moratoria delle bozze dei post

Puff! Ci sono periodi in cui non riesco a fermarmi un attimo. Ho diversi post in bozza dove mi sono segnata puntate di Fahrenheit (o di Pane quotidiano) delle quali mi sarebbe piaciuto fare il riassunto (Federico Rampini che indica le banche come i banditi del nostro tempo, Oliviero Beha e Livio Pepino che spiegano che indignarsi non basta, Daniele Giglioli e la sua interessante analisi del paradigma della vittima, l'incisiva intervista a Luciano Hinna sulla corruzione, l'incredibile successo di una biblioteca di condominio in via Rembrandt 12 a Milano, la figura così affascinante e coinvolgente di Don Gino Rigoldi).
Mi dispiace ma non ho proprio tempo di riascoltarmi queste puntate di trascriverne i passaggi che mi hanno colpito. Così oggi ho deciso per una moratoria: mi limito a riportarne i link e semmai avrò bisogno, a causa della mia memoria sempre più labile, saprò dove trovare queste puntate (evanescenza della rete permettendo).
D'altra parte in questo periodo mi sto appassionando ad un progetto da portare avanti con la mia sezione dell'ANPI. Con l'occasione del settantesimo anniversario della Resistenza, mi sono impegnata (con l'aiuto di mio marito e di mio figlio) a fare delle videointerviste ai pochi partigiani ma anche ad anziani che erano adolescenti nel 43-45. Un'attività divertente ma che richiede un sacco di tempo.
Ed io di tempo libero ne ho assai poco, come tutti del resto. O per meglio dire, quel poco tempo che abbiamo libero dal lavoro e dagli obblighi di tutti i tipi, ci troviamo a dover fare delle scelte.
Perché se in quel lasso di tempo (come, per esempio, in questo momento) scrivo per il blog, non cucino;
se cucino, non mi occupo della raccolta e del montaggio videointerviste;
se mi occupo delle videointerviste, non vado fuori a godermi la splendida giornata primaverile;
se vado fuori, non leggo i blog e i siti che mi interessano;
se navigo in internet, non leggo libri;
se leggo libri, non curo il giardino (che ne avrebbe bisogno);
se curo il giardino, non vado a trovare i miei genitori (che pure sono così contenti delle mie visite);
se vado a trovare i miei genitori, non riordino gli scaffali della libreria (che ne avrebbero bisogno);
se riordino la libreria, non guardo le numerose trasmissioni che ho registrato (soprattutto da Rai Storia);
se guardo la TV, non rammendo, non faccio partire la lavatrice, non stendo, non stiro, .... (devo continuare?)
Come dice? Riposarmi?!?

sabato 5 gennaio 2013

Buon 2013!

Eccomi qua. Con il caldo di Capo Verde ancora nel cuore e lo sciallino sulle spalle, l'abbronzatura che si sta sfogliando e il cielo grigio fuori dalla finestra, il mio primo mezzo secolo alle spalle e il sedere piazzato sulla poltrona dell'IKEA, apro il portatile e mi accingo a cominciare il primo post del 2013.

Ho diversi post in bozza ma non ho più voglia di svilupparli. Si riferiscono quasi tutti a trasmissioni viste o sentite un po' di tempo fa, dovrei riascoltarle ma non ho tanto tempo:
- l'intervista al sempre incisivo e puntuale storico Emilio Gentile sui novant'anni dalla marcia su Roma, che sottolinea gli elementi (incompresi allora come oggi) che dovevano far presagire cosa sarebbe stata la dittatura fascista;
Federico Rampini che spiega a Fahrenheit che negli Stati Uniti paga molte più tasse di quello che si pensi per avere in cambio dei servizi non proprio efficienti;
- Michela Marzano che nel suo libro "Avere fiducia" prova a dimostrare che, a dispetto dell'affermarsi sempre più di una società scettica ed egoista, credere negli altri è necessario e per di più conviene (sempre a Fahrenheit);
- Chiara Frugoni che presenta a Le Storie le figure di Chiara e Francesco sulle quali ha scritto un libro (che deve essere molto bello) sottolineando come fosse rigorosa la prima regola francescana e come poi si sia dovuta ammorbidire per farsi accettare dalle gerarchie ecclesiastiche.

Scrivere qualcosa sull'attualità politica? Questa campagna elettorale (per fortuna breve) mi sta già mettendo ansia perché non prevedo nulla di buono. Mi mette di cattivo umore sapere che, secondo i sondaggi, c'è  ancora qualcuno disposto a votare il losco figuro che ci ha rovinato. Non mi piace che si palesi il ritorno della DC coagulata nella "destra presentabile" di Monti (perché ha ragione Curzio Maltese: Destra e sinistra pari non sono; diffido da sempre di chi dice "io non sono nè di destra nè di sinistra" e difatti concordo con lui quando scrive: "Chi sostiene che destra e sinistra non esistono più di solito è di destra, ma non lo vuole ammettere"). E infine mi irrita anche l'irresistibile propensione alla dispersione dei voti degli elettori di sinistra in mille sfumature dal populismo grillesco agli arancio-viola, ai nostalgici comunisti. Sono sempre stata per il maggioritario (che non vuol dire accettare tutto quel che viene da chi si elegge). E poi sono conservatrice, lo ammetto. Basta con questa gara a chi è il più riformista del reame, tanto oggi come oggi la magica parola riforme vuol dire solo tornare indietro rispetto alle conquiste degli anni Settanta. Quindi io sono conservatrice proprio come ben spiega Ilvo Diamanti

Ma insomma basta con questo argomento che mi mette di cattivo umore e mi fa vedere tutto più grigio del cielo di oggi. Meglio pensare alle cose belle, ai progetti per le vacanze, alle piccole sfide che aspettano i miei figli (i primi esami di università per uno, il primo concerto della band per l'altro).

Ed infine concentriamoci sulle belle notizie: dopo anni la nazionale di calcio di Capo Verde si è potuta iscrivere alla Coppa d'Africa grazie ad una colletta nazionale. Forza Squali Blu!

sabato 3 marzo 2012

Primavera con nostalgia

Stamani sono uscita in giardino e ho scorto "il segnale" dell'arrivo della primavera: le piccole violette che da un po' di anni imperversano nel minuscolo trasandato fazzoletto di terra. Ho pensato di fotografarle e pubblicarle qui come sintomo del risveglio alla vita.


Poi mi è venuto in mente di aver fatto la stessa identica cosa (non certo originale) diversi anni fa' e così sono andata a ripescare quel post del 2008. Il trionfo di violette era di tutt'altro rigoglio (ed eravamo anche un mese prima sul calendario) ma più che altro mi è caduto lo sguardo sui commenti al post (19). La nostalgia non è tanto per il fatto di ricevere commenti o meno. Ciò mi interessa relativamente. Penso alle persone che lasciavano una traccia di sé e con le quali avevo fatto conoscenza. Tranne i fedeli Spunto, Giulia e Julo, con i quali sono tuttora in contatto, di quante persone non so più niente! Marcouk76, Rino, Dama Verde, Fabioletterario, Frida, Lorenzo, Pandoro, Dona, Liber! Poi c'è la mia sorella che "non ha tempo per stare in internet" e poi ci sono Anna e Marina di cui conosco le tragiche vicende che le tengono lontane da questo spazio virtuale. Continuo a dirmi che è normale che sia così: ci si incontra, ci si conosce, si condivide e ci si saluta. Esattamente come succede nella vita. E' così. Tuttavia non posso fare a meno di sentire un pizzico di nostalgia e torno a mirare le spelacchiate violette della primavera 2012.

mercoledì 26 ottobre 2011

Perché blog?


  • per sfogare le arrabbiature;
  • per condividere idee, emozioni, riflessioni, soddisfazioni, amarezze;
  • per ricevere commenti (pochi, anzi meglio pochi-ma-buoni che tanti-insignificanti-o-peggio-ancora-insultanti);
  • per consigliare qualcosa che mi è piaciuto;
  • per fare esercizio di scrittura (che ce n'è talmente bisogno, ché poi altrimenti si perde la capacità di mettere insieme un discorso, guarda quanta gente non sa più scrivere due righe);
  • per approfondire, elaborare, memorizzare, assimilare (ché se una cosa che mi colpisce non mi fermo a scriverla, a riassumerla, ad approfondirla con ricerche in rete, svanisce presto dalla mia mente, evapora ed è come se non l'avessi mai sentita/vista/vissuta, e finisce che mi chiedo: "da chi avevo sentito questa cosa? Chi era quello che aveva detto questo? Quand'è che ne ho sentito parlare?");
  • perché mi piace "confezionare" qualcosa (nessuna pretesa artistica o giornalistica, però che bello avere un'idea che piano piano prende forma, si butta giù un po' di parole e poi si cercano i link, e poi si lima l'Italiano, e poi si cerca la foto o la figurina, e poi si fa l'allineamento a destra, e poi il controllo ortografico, e poi si rilegge e si migliora, e alla fine si clicca su "pubblica post");
  • perché mi diverto, perché non vedo l'ora di ritagliarmi quel tempo per scrivere;
  • perché quando rileggo i miei vecchi post mi dico: "Però carino questo, non mi ricordavo di averlo scritto!"
  • perché se poi quello che pubblico piace o interessa qualcun altro, sono ancora più contenta.
Della serie, ogni tanto bisogna andare in loop e ricominciare dall'inizio. ;-)

mercoledì 2 marzo 2011

Ripercorrendo gli anni di blog

Ci sono due cose che trovo bellissime nel tenere un diario: scriverlo e rileggerlo. Ho riletto più volte nella mia vita i miei quadernini di quando ero una ragazzina di 11-13 anni e ogni volta con spirito ed emozioni diversi.
Così, con l'occasione dell'estrazione dei pdf del blog mi sono riletta con sorpresa, divertimento ed anche soddisfazione, i miei numerosi post e anche gran parte dei commenti. E' stato un po' come rivivere questi anni appena trascorsi, riflettere su come sono cambiata, ricordare le speranze e le
delusioni.
Tra l'Artemisia del 2007 e quella del 2011 (ma anche quella del 2008, 2009 e 2010) ho trovato delle discrete differenze. A parte il comprensibile entusiasmo per lo strumento blog che caratterizza i primi due anni, ora prevedibilmente calato, a parte la nostalgia che ho provato per il boom di commenti e di scambio di idee con i miei lettori (picco nel 2008), si percepisce chiaramente quanta urgenza avevo di raccontarmi nei primi tempi. Era un po' come aver tolto il tappo ad un recipiente a pressione. E via a parlare della mia famiglia di origine, dei ricordi di infanzia, del rapporto con i miei figli, delle insoddisfazioni sul lavoro, dei viaggi a piedi, delle manifestazioni a cui ho partecipato. E che dire dei numerosi post sui temi ambientali, sul consumo critico, sulla politica? E dei post sull'autocoscienza blogger sempre molto commentati? E quelli sul rapporto con la lettura? E quando con Marina ci siamo messe d'accordo per fare un post contemporaneo sullo stesso argomento? Che nostalgia!
Ora mi sento molto più disincantata, ma non tanto dal blog, quanto a voglia e ad entusiasmo nel denunciare le cose che non mi piacciono e nel proporre un possibile combiamento. Mi sento come in standby per quanto riguarda la situazione sociale e politica del mondo che mi circonda. Sono pronta a fare qualcosa, come sempre, ma sento ora più che mai l'inutilità, o forse la stanchezza, di parlarne. Per questo ultimamente tratto quasi sempre di cose personali, tornando, appunto, al classico diario di quando ero piccina.

martedì 11 gennaio 2011

Quattro anni di blog

Non sono pochi quattro anni di blog, 556 post. Sicuramente al di là delle mie aspettative dell'11 gennaio 2007. Recentemente mi sono decisa a fare una cosa che mi proponevo da tempo, terrorizzata dall'idea che Google mi faccia uno scherzetto. Salvare in pdf e stampare su carta (l'insostituibile carta) tutti i miei post con i relativi commenti**. Mamma mia, quanto ho scritto! Che sensazione strana nel rileggere sia i post che i commenti!
Non posso dire di sentirmi diversa dalla donna che nel 2007 parlava di ecologia e di consumo critico, si lamentava dei figli e del lavoro, raccontava dei suoi viaggi a piedi, cercava buone notizie da citare ogni settimana (ambizioso progetto presto archiviato). Ero solo un po' più entusiasticamente metodica e pedissequa come capita a chi apre un rubinetto chiuso per anni: quello della mia voglia di raccontarmi. Oggi mi sento più smaliziata, sicuramente più scettica e probabilmente più arida. Non è colpa del blog, ovviamente.
Ho riletto con molta nostalgia certi commenti di persone che non sono più in rete e mi dispiace davvero di averne perso le tracce. Mi pare che anche quelli che sono rimasti abbiano meno verve tanto che i loro commenti sono più frettolosi (esattamente come lo sono i miei sui loro blog).
In ogni caso trovo che sia un piccolo successo anche solo il fatto di avere ancora voglia di scrivere, di essere riuscita a tenermi lontana dai social network e di riuscire ancora durante le mie giornate a strappare questi cinque minuti solo per me.

** Per chi volesse ottenere una stampa "pulita" dei propri post (cosa non facile) suggerisco il software PrintWhatYouLike.

lunedì 22 novembre 2010

Piove sulla blogger malinconica, svogliata e anche un po' obsoleta

In questo piovoso pomeriggio domenicale mi pervade una certa malinconia. L'autunno mi mette tristezza, le feste natalizie che si avvicinano, l'inverno davanti da passare, l'attualità politica, i miei colleghi, tutto contribuisce a deprimermi.
Apro il PC portatile e mi accingo a fare il mio compitino domenicale di trascrizione-riassunto di qualche trasmissione ascoltata o vista tra le mie preferite. Ho vari file nella cartella "dapostare" ma improvvisamente mi prende la pigrizia di chi avrebbe voglia solo di andare in letargo.
Penso agli amici blogger e mi accorgo che tanti hanno smesso di aggiornare il blog per i motivi più diversi, alcuni noti, altri solo immaginati. Marina non si è ripresa dalla morte del marito, i due giovani Pandoro e Lorenzo hanno comprensibilmente ben altro per la testa, Belphagor è emigrato, Giangiacomo, Equipaje, Licia Titania hanno altro da fare o si sono scocciati. Un po' assenti anche Verrocchio, Marco-Senza traccia, Erica, Julo. In giro per blog noto che scarseggiano anche i commenti e non ci sono più quelle belle discussioni di qualche tempo fa'. Probabilmente il blog è una moda che sta passando.
Trovo nel mio file di appunti un link ad un articolo del Corriere della Sera nel quale, già dal febbraio di quest'anno, si titolava "I blog sono già vecchi". In realtà nell'articolo si parla più che altro di giovani e si indica come causa del declino la necessità di qualcosa di più veloce e immediato. Gli intervistati nell'inchiesta in questione (tutti sotto i 30 anni) definiscono il blog troppo "macchinoso, complicato e prolisso". (Come non mi piace la parola prolisso!) Probabilmente, dal loro punto di vista, hanno ragione. Dipende tutto da ciò che si cerca. Capisco che oggi non si abbia voglia di spiegare concetti e sensazioni per mezzo di un testo scritto e articolato, di prestare un minimo di attenzione alla forma, alla sintassi, all'ortografia. E questo non vale solo per i giovani. D'altra parte si può essere tentati di vedere l'affermarsi dei social network, con la loro immediatezza a danno del pensiero ponderato e formulato con un minimo di accuratezza, come un "imbarbarimento".
Stefano Maruzzi, capo di Google Italia, intervistato da Marino Sinibaldi a Fahrenheit, afferma a ragione che si è sempre parlato di imbarbarimento quando nella storia abbiamo avuto una discontinuità tecnologica significativa, come per esempio quando si è diffusa la macchina per la stampa di Gutenberg. Anche allora la diffusione più veloce dei libri è stata vista come un imbarbarimento perché si è avuto un abbassamento del livello qualitativo del prodotto come accade quando la tecnologia apre spazi a chi fino ad allora faceva altri mestieri. (Chi di noi blogger si può dire indenne da piccole inconfessate velleità letterarie o giornalistiche? "Vanity publishing" si chiama in USA l'attività di stampare libri a spese proprie per il piacere di pubblicare qualcosa di proprio).
Temo di star divagando. Quindi, visto che siamo sull'autocoscienza blogger e che non vuole smettere di piovere, ci sta bene una curiosa poesia che ho trovato in rete diverso tempo fa'. E' di una blogger che si firma "DolceLei" e che, a quanto pare, a dispetto di quanto detto sopra, tiene il suo blog, carico di banner e di cuoricini, da ben quattro anni.

oh..ohhh...ohhhh ...ascoltate voi blogger dispersi latitanti e depressi.
Piove sui blogger a macchia di leopardo.
Piove e tuona sopra i loro blog con ghigno beffardo.
Piove sui derelitti blogger afflitti.
Piove sulle loro teste balzane e le loro menti scrivane.
Piove sui loro volti bizzarri e stanchi.
Piove sui loro sinistri scritti e i loro
volti avvizziti
Piove e diluvia sui blogger senza l'Adsl e la connessione.
Piove sul postatore di professione e sul suo capoccione.
Piove senza sosta sul blogger che posta.
Piove a catinelle e forse a tinozze sul blogger che festeggia le terze nozze.
Piove a dirotto sul blogger che ha rotto.
Piove insistentemente sul blogger assente
Piove sui loro commenti sempre poco presenti.
Piove senza indugio sul blogger deluso.
Piove senza ritegno sul blogger ottimista, scherzoso e altruista
Piove semplicemente
su questa Dolcelei fetente
che vi dedica questa poesia.
Chiedo venia per le possibili inondazioni,
gli straripamenti e le alluvioni.

mercoledì 2 giugno 2010

Che lagna 'sta Artemisia

Provvidenziale questa giornata di festa per rimettermi in pari sui post da leggere arretrati. C'è stato chi mi ha suggerito di lasciar perdere e di far finta che il mondo si sia fermato in queste settimane. Una sorta di moratoria. Certo che il tastino di Google Reader "contrassegna tutto come già letto" è una bella tentazione. Clicchi e magicamente tutti i post in neretto diventano grigio chiaro come fossero stati davvero letti e quindi via, archiviati, avanti un altro. Sarebbe facile eppure non me la sento. Come quando da piccola, tornando a scuola dopo un'assenza, mi rodeva se altri parlavano di cose avvenute in quel periodo e di cui io non ero a conoscenza, così non mi piace perdermi "delle puntate". E infatti mi sarei persa la laurea di Verrocchio, il compleanno di Heike, le difficoltà di Marina, il nuovo blog di Spunto Cattolico, i saluti di Giulia in partenza per le vacanze, le belle foto di Sileno, il cucciolo di serpente del figlio di Unodicinque, ecc.
I blogger che leggo sono vecchie conoscenze (da tempo mi sono imposta di resistere alla tentazione di aggiungerne di nuovi) e li considero un po' amici (parola impegnativa che ho sempre usato con parsimonia e titubanza). E poi non sono d'accordo con chi un volta mi ha scritto "i post vecchi non li leggo perché vivo del presente". Beh, io sì. Se il blogger ha sentito la necessità di scriverli, hanno diritto alla loro attenzione. Si può decidere che non ci interessano ma non è giusto saltarli solo perché sono passati. Per questo apprezzo quelli come Erica che, prendendosi tranquillamente il proprio tempo, quando decidono di dedicarsi a leggere i post, ricominciano da dove erano rimasti.
Non volevo fare un post lagnoso ma ci sono cascata e allora visto che ormai siamo alle lamentele scriviamo pure questa. Questo mio periodo di assenza dai blog degli altri mi conferma che tanti (non tutti sia chiaro) se non si lascia loro un commentino, un semino, si dimenticano di venirti a trovare, cosa che invece accade se "ti rifai viva". Mentirei se dicessi che questo non mi fa rimanere male. Lo trovo un comportamento un po' superficiale. Ma forse sono io che sbaglio, anzi, sicuramente sbaglio perché sono permalosa e prendo sempre tutto maledettamente troppo sul serio. Sui blog ci raccontiamo molte cose di noi, anche cose molto intime. Chi legge questo blog sa molte cose di me e mi conosce molto di più di tante persone che mi vedono ogni giorno. Ma si vede che ho frainteso completamente i rapporti che si stabiliscono in rete che, a quanto pare, sono altrettanto superficiali di quelli della vita reale. Ma sì, sicuramente sono io che non ho capito niente delle amicizie virtuali.
Beh, beccatevi 'sto post lagnoso e abbiate pazienza.

sabato 13 marzo 2010

Piccola oasi lontana dai troll

Ogni tanto nel mio piccolo gruppo di amici blogger qualcuno manifesta il desiderio di interventi di dissenso. Non capisco molto questa esigenza. Non è che bisogna essere sempre tutti d'accordo su tutto, per carità. Sarebbe noioso. Io trovo che in questo, come in altri blog che seguo, ci sia scambio di opinioni ma per fortuna non quelle polemiche sterili che si leggono su certi siti molto frequentati con interventi che spesso sfociano nell'insulto fine a se stesso di chi non ha nessun interesse verso l'interlocutore o verso il suo pensiero quanto solo bisogno di dar sfogo alle proprie frustrazioni.
Francamente mi guardo bene dal frequentare blog e siti che hanno questi toni e mi conforta un bell'articolo di Leonardo Tondelli su L'Unità di qualche tempo fa che spiegava bene quella che è l'esperienza di chi come me bazzica la rete ormai da qualche anno.
Cito qualche passo anche se ne consiglio la lettura integrale:
"Voi praticoni di internet avete i vostri riferimenti, i vostri feed, le persone simpatiche ed esperte di questo o quel settore che avete selezionato in anni di frequentazioni, ed è questo a rendere la vostra finestra così colorata e interessante."
"Internet è piena di melma, inutile negarlo (nessuno infatti ci ha provato). Però in mezzo alla melma ci sono cose straordinarie che valgono tutta la bolletta, e persone che sostengono, come me, che è inutile criticare la melma: l'unico sistema per migliorare la qualità è creare piccole oasi di cose intelligenti e interessanti, in zone non troppo remote da quelle dove passa il grande traffico. I blog che leggo quotidianamente sono una realizzazione imperfetta di questa idea di oasi: mi riassumono i fatti importanti del giorno in modo esauriente e divertente, mi raccontano notizie singolari e importanti che da solo non avrei trovato mai, a volte mi fanno arrabbiare, ma sempre per un'idea diversa dalla mia, non per uno schizzo d'odio. Però ci ho messo anni a selezionarli, e ho dovuto vincere il fascino per la melma, per i deliri dei dementi, che soprattutto all'inizio mi soggiogavano e mi facevano perdere tempo prezioso (tuttora, a portata di clic, c'è la perdizione). Insomma, ci ho messo anni per rendere davvero efficiente e interessante quella che una volta si chiamava “navigazione” su Internet."
E' proprio così. A cosa serve mettersi a litigare con chi non ne sa affatto più di te ma crede di poterti insegnare come stanno le cose? Oppure con chi si sente il diritto di giudicarti da qualche frase che lasci in rete senza sapere nient'altro di te? La realtà di tutti i giorni è piena di gente che ti aggredisce, di gente nervosa e prepotente. Per questo mi tengo cara la mia piccola oasi.

mercoledì 24 febbraio 2010

Anche l'occhio vuole la sua parte

Considero il blog come uno spazio personalissimo che, esattamente come la propria casa, ognuno è libero di tenere come gli pare: ordinato o incasinato, con i vasi di fiori alle finestre e le tendine ricamate oppure sobrio e lineare, spoglio ed essenziale o pieno di gadget colorati in allegro disordine.
Io non ho grande senso estetico, lo ammetto. Infatti non ho molta voglia di andare a scovare layout originali e raffinati (e soprattutto di capire come importarli). Però ho due fissazioni: la figurina e l'allineamento a destra. A parte i primissimi post, quando ancora non avevo capito come fare ad inserirla, sento necessaria almeno un'immagine per ogni post, tanto che certe volte perdo più tempo a cercare in rete una figurina appropriata che quasi a scrivere il post.
Anche il testo non allineato a destra mi dà un po' fastidio, è più forte di me (ma non vi preoccupate: sui blog degli altri sono molto meno severa). E' un po' come quelle donne che non escono di casa se non sono truccate. E dire che invece, per quanto riguarda l'estetica della mia persona e della mia casa sono assai poco esigente. Chissà perché questo differente approccio!
Deve essere la stessa esigenza che mi spinge a rileggere più volte il post per evitare refusi e errori di ortografia (oltre al passaggio del controllo automatico). Così come non mi perdonerei un link che non funzionasse. Insomma non sono fra quelli che pensano che siccome un testo ha un impiego informale non se ne debba curare la forma.
Probabilmente sono rimasta la solita secchiona di quando andavo a scuola.

mercoledì 27 gennaio 2010

Metti un gancio nel tuo post

Ho riflettuto sul cruccio di alcuni amici blogger di ricevere pochi commenti e in particolare su Giulia che si dispiace quando le scrivono che i suoi post sono così belli e completi che non viene da aggiungere niente. Sono giunta alla conclusione che per stimolare uno scambio o un discussione sia necessario inserire nel post un qualcosa che faccia accendere nel lettore la voglia irresistibile di intervenire, che gli faccia "prudere le mani sulla tastiera", per usare la simpatica espressione di Dario. Questo qualcosa, secondo me dovrebbe appellarsi alla propria esperienza personale, al proprio gusto unico e particolare e dovrebbe essere anche qualcosa di immediato e di quotidiano.
Per esempio, se mi scappa di fare un post sul mio lavoro e mi metto a scrivere sulla contabilità degli enti pubblici potrei anche essere così brava da suscitare il vostro interesse (ce ne vuole, visto l'argomento) ma non credo che vi verrebbe da aggiungere altro (a meno che non facciate esattamente il mio stesso lavoro). Se invece, nel parlare del mio lavoro, racconto le mie imprecazioni perché il computer si è bloccato dandomi un messaggio di errore proprio mentre stavo terminando un compito lungo e delicato, è facile che ai lettori venga voglia di scrivere consigli su come rimediare o di raccontare analoghi episodi in cui hanno perso i dati, o del loro rapporto di odio/amore verso queste "macchine infernali" e così via.
Anche dal punto di vista della forma, ho notato che è utile inserire una domanda nel post che inviti a raccontare la propria esperienza. Più che un generico "voi cosa ne pensate?" è più efficace un "a voi è mai capitato?" oppure un "voi che fareste al posto mio?".
L'informatico di famiglia mi dice che si chiamano "hook" (ganci) quegli elementi che, in un programma già confezionato, permettono di agganciare in certi punti o una personalizzazione o un altro programma che faccia altre cose. Mi è piaciuta quest'idea del gancio e l'ho associata subito a quel qualcosa di un post che "faccia prudere le mani sulla tastiera".

lunedì 11 gennaio 2010

Tre anni di post

Domenica pomeriggio. Sullo sfondo le urla dei miei figli che assistono alla partita della Fiorentina, il tempo bigio (per fortuna almeno non piove che già sta filtrando acqua dal tetto della mansarda!), sono seduta al solito nella poltrona Ikea (ops, non si fa pubblicità gratuita!) con il vecchio portatile e preparo quelle due o tre bozze di post che mi fanno affrontare con meno ansia la settimana (tanto lo so che i giorni di lavoro non ho tempo e non ho testa e quindi è meglio avere una scortina). Così sfogliando i quattrocento e passa post che contiene questo blog mi accorgo che sono passati già tre anni dal primo.
Questa scoperta mi suscita sensazioni varie:
a) soddisfazione perché non avrei mai scommesso di durare tre anni e, visto quanti amici blogger partiti in quarta, si son stufati o demoralizzati, provo una puntina di orgoglio per il mio piccolo traguardo;
b) senso di impreparazione perché avrei dovuto pensare per tempo a un post adatto all'occasione (che ne so, un bilancio dell'esperienza, ringraziamenti vari, propositi, ecc.) ed invece niente;
c) lieve autocompiacimento come sempre quando mi sorprendo "approssimativa", io, che c'ho sempre 'sto super-io che mi impone di essere metodica, efficientina e rigorosa, sulle ricorrenze invece mi sento libera. In effetti non mi appassiona il fatto che il contatore dei post abbia superato i 100, i 200, ecc., perché il numero non conta un bel niente, così come non mi ricordo nemmeno il giorno del mio matrimonio, così come non festeggio il mio compleanno (se non fosse che essendo Natale i miei me lo ricordano) e poco anche quello dei miei familiari, meno che mai l'inizio di un nuovo anno di cui proprio non me ne importa nulla. Insomma non sento il "dovere" delle ricorrenze e devo dire che mi sento molto leggera per questo.
Quindi per una volta non ho preparato il "compitino" da brava secchiona e ho scritto questo post a briglia sciolta solo per dire: beh sono tre anni che sono qui.

sabato 9 gennaio 2010

Controcommentando

Un dubbio assilla l'anima del blogger (sicuramente del neoblogger ma anche di chi ha una qualche esperienza con l'oggetto in questione): è doveroso, auspicabile o superfluo rispondere ai commenti?
Tutti gli ambienti, fisici o virtuali, hanno le loro convenzioni, le loro leggi non scritte. Quando ci entri non le sai e spesso nessuno te le insegna. Le impari piano piano, anche facendo gaffe.
Io però ancora non l'ho capito se si debba rispondere o no ai commenti e, osservando i blog degli altri, noto che anche qui ci sono i comportamenti più vari che spesso riflettono il carattere del blogger.
Ci sono gli "scrupolosi" i quali, ne puoi star certo, anche se lasci loro un "Ciao!", ti risponderanno con un saluto. Numerosi sono invece i "farfalloni" che volano di blog in blog, lasciano la loro traccia ma, ci puoi scommettere, non ripasseranno di lì neanche se hanno lasciato un punto di domanda (e la risposta non la leggi?).
Infine ci sono quelli che "dipende": se l'argomento è per loro stimolante si abbonano anche al post in modo da ricevere tutti i commenti e continuare così il dialogo o la discussione. Devo dire che questi sono la mia passione perché il dialogo mi diverte. E' anche vero che il blog non è un forum e quindi, forse, non è lo strumento adatto per le discussioni.
Per quanto mi riguarda, la mia indole personale mi suggeriva di rispondere sempre e comunque ai commenti perché lo ritenevo "buona creanza". In effetti mi fanno un po' tristezza i commenti che rimangono lì, sospesi nel vuoto, circondati dal silenzio. Con il tempo però ho notato che ben pochi lo fanno e, dall'altra parte, ben pochi ripassano a leggere le risposte. E' anche vero che non tutti i commentatori si aspettano una risposta. Spesso i commenti sono visti dal loro autore come una semplice traccia di passaggio per farti sapere che hanno letto e che ti seguono sempre (e infatti fa sempre piacere). Per questo mi sono sentita di rassicurare una mia amica blogger che qualche tempo fa si disperava di non riuscire a rispondere a tutti i commenti. "Non è mica obbligatorio", le ho scritto.
Così anch'io mi sono adeguata alla maggioranza e vado un po' sull'impulso del momento. Talvolta rispondo, talvolta no, talvolta aspetto e rispondo con un unico controcommento a più interlocutori. Mi capita quindi, contro il mio carattere metodico, di essere discontinua e dispersiva. Spero mi perdonerete.
Infatti mi scuso una volta per tutte con gli amici che non hanno avuto la risposta che si aspettavano, così come con quelli che mi hanno lasciato qualche risposta sul loro blog che io non ho avuto l'accortezza di leggere (per inciso: come si fa ad abbonarsi sulle piattaforme diverse da Blogger senza registrarsi?).
Sull'arte del commento, facendo una rapida ricerca, ho trovato una miriade di post che danno suggerimenti e consigli, ma io preferisco questo bel post di Marina.

lunedì 2 marzo 2009

Il primo post non si scorda mai

E' curioso e divertente indagare sul primo post degli amici blogger. Essendo un tipo metodico e poco fantasioso, mi è venuto spontaneo pensare al primo post come ad una dichiarazione di intenti, una sorta di programma: Perché scrivere un blog?
E in effetti sono in buona compagnia.

Su questa linea c'è Heike che con il suo "Comunicato numero uno" dichiara "Io faccio un blog perché in ufficio da solo mi annoio" oppure Verrocchio che esordisce con "Manifesto - primo post" ammettendo che "struca struca (come dicono da queste parti), forse cerco anch'io una piccola tribuna da cui sproloquiare in libertà sulle cose che vedo attorno a me".
C'è chi esordisce con ironia come Luposelvatico con un "Ohhhh ancora un altro blog?...:-(
...non se ne sente il bisogno, eh?" e chi invece con una certa preoccupazione come Marco da Londra ("Che ansia il primo post!"), ma è Luca il più preciso di tutti: "Oggi, in data 13 dicembre 2007, alle ore 17.34, ho fondato il mio primo blog."
Unodicinque trae auspici e dice di ispirarsi ad "uno dei blog più divertenti, umani, istruttivi, avvincenti e veri che mi sia capitato di leggere", mentre Nestorburma si dice "stregato dal canto delle sirene del 'blogghismo'" ed elenca scrupolosamente i suoi "Buoni propositi per un blog...(ma NON il blog dei buoni propositi...)".

Poi ci sono quelli che hanno preferito l'accoglienza e immaginato che il primo post dovesse essere un benvenuto.
Dario, nel suo "(ri)comincio da qui", scrive: “Se dovessi passare di qui e ti va di lasciare un commento, mi farà felice.”
Bentornati a tutti quelli che già mi conoscono, e benvenuti a coloro che verranno in futuro”, questo è Lorenzo, che non è alla sua prima esperienza.
"Anch'io faccio parte di voi e non mi sembra vero!", scrive addirittura Annamaria nel suo "Un benvenuto a tutti".

Molti sembrano non dare alcuna importanza al primo post tanto che, non essendoci l’archivio, non si riesce nemmeno a risalirvi oppure l’argomento è del tutto casuale.
Pandoro, per esempio, inizia proponendoci laconicamente un video di Gigi Proietti, Spunto Cattolico una riflessione sul progresso e Rodocrosite un proverbio ottomano.
Anche se talvolta il primo post, dietro l’apparente casualità, rivela un momento particolare o forse la voglia di introdurre qualcosa di nuovo nella propria vita. Ce lo fanno pensare alcune frasi.
"A volte un gesto fatto d'impulso, un gesto fatto in pochi secondi, arriva perché era pronto per arrivare”, scrive Manu, che dedica alla sorella il suo primo post.
La campanella è suonata, la ricreazione è finita ed è ora di mettersi a lavorare", scrive invece Belphagor nel suo "Scusi, ha da accendere ?".
"Perché adesso proprio di un day after si tratta", confessa Frank57, reduce da una delusione d'amore ed Irnerio sceglie di inaugurare il suo blog con il racconto del suo gatto che lo appena lasciato.

Quando conosco un nuovo blogger sono solita andare a leggere il suo primo post pensando di capire immediatamente la persona con cui ho a che fare. Ed invece non si deve avere fretta come ci insegna la saggia Giulia nel suo primo post "Saper guardare oltre": "Bisogna saper aspettare. Bisogna dare il tempo di farsi conoscere."


In collaborazione con Marina