lunedì 8 ottobre 2018

Ancora la Perugia - Assisi


Dopo sette anni sono tornata a fare la Marcia per la Pace Perugia - Assisi. Ecco che, accingendomi a scrivere le impressioni della giornata di ieri, mi accorgo che riscriverei pari pari il post di sette anni fa: atto di testimonianza e condivisione più che di incisività antibellica, evento festoso, colorato, pieno di giovani e, perché no, anche divertente.
Ma perché tornarci in particolare quest'anno? Perché ho sentito il bisogno di fare qualcosa contro il clima di odio, contro gli egoismi, contro i "primagliitalianieglialtrisperiamoaffoghinotutti", per sentirmi meno sola, per vedere che c'è un'altra Italia più solidale e accogliente.
Devono averlo pensato in tanti visto che l'affluenza è stata veramente eccezionale. Si torna a casa con i piedi doloranti ma con il cuore rinfrancato.

lunedì 24 settembre 2018

Missione noci, fichi e mele. Diario del nostro podere. Diciassettesima puntata.


21-23 settembre 2018 

Arrivando al solito di venerdì pomeriggio il primo pensiero va ai frutti da raccogliere. Ci sono ancora un po' di fichi, piccoli ma dolcissimi perché stavolta per fortuna il sole li ha asciugati conservando il loro nettare. Poi ci concentriamo sulle noci, alcune già cadute le recuperiamo da terra mentre altre le facciamo cadere sui teli battendo i rami con una canna. Non sono molte ma speriamo che siano buone. Decidiamo che è ora di cogliere anche le mele rotelle. Purtroppo sui rami non ne sono rimaste molte. Alcune sono ancora indietro ma, prevedendo di non tornare che tra due o tre settimane, non vogliamo rischiare di trovarle tutte per terra e le cogliamo tutte: tre cassette più una di mele rotolate da fare cotte. Altro raccolto: i semi del finocchietto selvatico con i quali contiamo di fare ottime tisane. 

Il tempo è bello e caldo, solo un po' di nuvole il sabato mattina. I nostri alberi sembrano sentire già l'autunno: praticamente spogli i susini, ingialliti quasi tutti ma soprattutto i ciliegi, il gelso e la catalpa. Ripulisco un po' tutte le piantine basse e do loro un po' di concime. Roberto invece pianta due aster (detti anche settembrini) che abbiamo comprato ad un mercatino a Firenze. Dicono che sono molto robusti e rustici. 
Mette un po' di malinconia l'estate alle nostre spalle ma la campagna ha una luce più bella in questa stagione. Le giornate sono più corte e sabato sera mettendoci a tavola in terrazza ci fa compagnia uno spettacolare tramonto. Non vorrei essere in nessun altro posto al mondo.


domenica 9 settembre 2018

I fichi marciti, i sospirati pennacchi e le aracnoarchitetture.Diario del nostro podere. Sedicesima puntata.

7-9 settembre 2018

“Signora, sono maturi i fichi!” mi grida l'anziano vicino dall'altra parte della strada mentre innaffio l'agrifoglio. “Eh, sì, ho visto. Siamo quasi venuti apposta!” rispondo. “Eh ma se piove non son più buoni!” dice lui. Ha ragione, mannaggia! Arriviamo di venerdì pomeriggio e io mi precipito a coglierli cercando di prevenire un temporale che si annuncia all'orizzonte. Delusione! Molti sono caduti, tanti pendono mosci ed anneriti dall'albero ed anche quelli che sembrano buoni hanno segni di inizio di marcescenza. Ne raccolgo comunque circa tre cestini sperando di ricavarne almeno materiale per un'altra mandata di marmellata (che per fortuna verrà squisita). 
Tutto sembra cambiato qui in campagna rispetto a quando l'ho lasciata una decina di giorni fa: è tutto più umido, e ciò è un bene per le nostre amate piante, però il sole tramonta prima che riusciamo a metterci a tavola e fa freddino a cenare in terrazza. Le noci cadute cominciano ad essere commestibili e le mele rotelle sono diventate più grosse e rosse. Le nostre due piante di erba della Pampas hanno “partorito” dei graziosi ciuffi, una di colore bianco e l’altra di colore rosa.  
Sabato mattina ci svegliamo con la nebbia (altro segno dell'autunno alle porte) che piano piano si dirada ma prima di sparire del tutto ci offre uno spettacolo incredibile. Le goccioline di nebbia con il sole mattutino mettono in evidenza le miriadi di ragnatele distribuite sul nostro podere. Costruzioni elaboratissime che spiccano sull'erba o tra una pianta e l'altra, qualcuna persino con in mezzo il suo orgoglioso architetto. Certo, la natura non cessa mai di stupirti.

lunedì 3 settembre 2018

Soufra

In questo periodo ho particolarmente bisogno di storie positive, di esempi di coraggio e di riscatto. "Soufra" è uno di questi.
Il film documentario è andato in onda col doppiaggio italiano quest'estate per la serie di DOC3 di RAI3, che di solito mostra storie tristissime. Invece questo racconta di un gruppo di donne palestinesi che vive da tempo nel campo profughi di Beirut. Siccome sono molto brave a cucinare, decidono di mettere su un'azienda di catering sia per feste e banchetti, sia per street food con un furgone.
Queste donne caparbie riescono a raccogliere fondi tramite una colletta internazionale per poter partire ma soprattutto riescono a superare le numerose difficoltà burocratiche che, soprattutto come profughe, incontrano nell'avviare la loro attività. La loro leader, Mariam Shaar, è fantastica e smentisce completamente lo stereotipo della donna islamica sottomessa. Mariam dice che durante la guerra ha visto la morte in faccia e ciò la resa forte tanto che tutti gli altri problemi le sembrano meschini. 
E' sempre importante per le donne l'indipendenza economica e poi...
... queste palestinesi cucinano delle cose così invitanti!

domenica 2 settembre 2018

Quando la sanità pubblica ti stupisce


Con ancora nella mente il servizio di Presa Diretta di questo inverno che mostrava situazioni allucinanti negli ospedali pubblici, sono andata all'appuntamento per una visita audiologica all'ospedale San Giovanni di Dio di Firenze (conosciuto dai fiorentini come Torregalli).
Devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. I locali devono essere stati ristrutturati da poco perché sono in ottimo stato, puliti, le pareti colorate, gli arredi nuovi.
Anche il servizio è stato ottimo. Sono arrivata in anticipo ma il tecnico audiometrista, un giovane con una bella barba, mi ha chiamato dopo pochi minuti. Le apparecchiature mi sono sembrate più nuove del laboratorio privato a cui mi sono sempre rivolta. Ed infine la dottoressa mi ha fatto un'ottima impressione: mi è sembrata appassionata del suo lavoro e partecipe del mio problema, tanto che mi ha dato esaurienti indicazioni e si è raccomandata di tornare tra un anno facendomi subito la richiesta per poter prendere il prossimo appuntamento.
Nonostante quindi che stiano cercando da anni di smantellare la sanità pubblica, fa piacere che ci siano in essa operatori che resistono e governi regionali che ci credono e ci investono. Non è un caso che, anche nell'inquietante servizio di Presa Diretta, i due esempi citati di sanità pubblica fiore all'occhiello sono stati proprio due esempi toscani: l'ospedale di Prato e il pediatrico Meyer di Firenze.
Teniamocela cara.

lunedì 27 agosto 2018

La memoria degli orrori del passato ci serva per non smarrire la nostra umanità



Il piccolo paese della Lunigiana dove trascorro le mie vacanze e dove mi rifugio appena posso fu teatro, il 19 Agosto 1944, di un brutale eccidio ad opera delle SS di Walter Reder dove morirono 159 persone. Tutti gli anni la strage viene ricordata con una cerimonia preannunciata da manifesti e da uno striscione che, nei giorni precedenti, viene affisso sotto casa mia. Quest'anno la sera del 18 non vedo lo striscione e mi viene un colpo. Possibile che non si faccia niente? 
Per fortuna, si trattava solo di un ritardo. Mi sveglio al mattino del 19 e lo striscione è lì.
Vado così a Valla, la località dove furono massacrati i civili, donne, vecchi e bambini, ed assisto al discorso del Sindaco, dell'assessore regionale e del presidente dell'associazione dei familiari.
Tornando verso casa penso che tutto ciò può sembrare routine, stanco rito, vuota rievocazione di fatti lontani. Eppure mi dico che no, non è così. In questi tempi bui, dove sembra che si stia perdendo il senso di solidarietà umana, la pietà minima, basilare verso chi soffre, dove sembra regnare l'indifferenza se non addirittura l'odio, in questo periodo nel quale apro i social e rabbrividisco nel leggere gli insulti di cui sono capaci le persone, è bene ricordare a cosa porta tutto ciò.
Ed è bene anche sapere a cosa può arrivare il consenso di una folla, tenuta nell'ignoranza e opportunamente sobillata. Si pensi al massacro di 42 ebrei accaduto a Kielce (Polonia) il 4 luglio del 1946, cioè ben un anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale (lo racconta molto bene Paolo Soldini in questa puntata di Wikiradio).
Che la memoria dei morti di San Terenzo e Bardine quindi ci serva sempre da bussola.

sabato 25 agosto 2018

La cisterna d'acqua, l'arcobaleno e la siepe di lauroceraso. Diario del nostro podere. Quindicesima puntata


Agosto 2018 

Mentre la città bolle nella sua allerta caldo da bollino rosso, qui in campagna almeno si respira, soprattutto la notte, anche se il grazioso termometro a forma di fiore che abbiamo comprato segna sulla terrazza anche 40 gradi il pomeriggio. 
Cerchiamo di innaffiare le nostre piante il più possibile perché non si vede una goccia d'acqua, neanche un temporale estivo. L'hibiscus dai fiori bianchi non ci ha perdonato l'ultima assenza ed è definitivamente seccato. Per fortuna l'altro hibiscus e le bignonie si sono ripresi. Scopro invece che uno dei cespugli di lavanda appare completamente secco. Probabilmente, essendo il primo della fila, ce lo siamo dimenticato durante le innaffiature. 
Aiutare le nostre piante a superare la siccità è il principale compito agricolo di questo periodo. E su questo la grande svolta è la realizzazione di un impianto che pesca dal pozzo che abbiamo scoperto in cantina. Quando finalmente l'idraulico si rende disponibile e lo collega ad una graziosa fontanella nel giardino pensile, la sorpresa più gradita è che, non solo nel pozzo l'acqua c'è, ma si tratta addirittura di una bella cisterna con la volta a botte che occupa la superficie di tutta la cantina e che ha quindi immagazzinata una bella quantità di acqua persino ora a fine estate. Fantastico! La vigorosa pressione della pompa elettrica permette di irrorare persino i due iperici in cima al podere! 

La manutenzione del lungo muro che divide la terrazza dal podere è un classico delle vacanze agostane. Il murales 2016 va restaurato, quello 2017 va protetto mentre per il tratto restante (che si estende lungo tutta la casa) bisogna partire dall'imbiancatura di base sulla quale decidiamo di realizzare un grande arcobaleno di 180 gradi. Il paesaggio apuano realizzato nel 2016 con la spugna dalla mia amica S. purtroppo è completamente cancellato dalle intemperie. Per fortuna la nostra cara S. torna a trovarci e ne realizza una nuova versione più scura e, speriamo, più duratura. Anche a mio figlio minore e alla sua fidanzata chiediamo un contributo pittorico sul murales “albero degli ospiti”. Lui aggiunge così un pitone attorcigliato ad un ramo dell'albero (ispirato al linguaggio informatico su cui ha fatto la tesi) e lei realizza una foglia con dentro un fiore che sembra un po' un cammeo. Speriamo che i primi temporali di agosto (siamo già al 13), benedetti per le nostre piante, ma arrivati quando la vernice non è ancora ben asciutta e soprattutto prima che riuscissimo a dare il protettivo, non abbiano pregiudicato le loro opere. 

Partiti i nostri ospiti, ci concentriamo sulla potatura della lunghissima siepe di lauroceraso che dà sulla strada. R ha già sistemato quella che affaccia sulla terrazza con un drastico dimezzamento. Massacrante il taglio ma anche il trasferimento degli sfalci sul nostro accumulo che sta raggiungendo un'altezza esagerata. Quando siamo a fare l'ultimo terzo, ci viene in mente che non sarebbe male esteticamente lasciare alti un paio di lauri che vengono su belli dritti per dar loro la possibilità di crescere ad albero. Nel campo della nostra vicina infatti c'è un lauroceraso ormai divenuto un bell'albero possente che forse rivela la vera natura della pianta, sempre costretta al nanismo da siepe.

Le mele tipo renette sono sempre piccole ad inizio agosto ma poiché gli uccelli le stanno beccando perché sono belle dolci, decidiamo per la raccolta ricavandone circa 3,5 kg e 11 barattoli di marmellata (nella quale mettiamo però anche qualche mela rotella acerba per fare volume). I nostri tre alberi di mele rotelle ne fanno cadere tante ogni giorno che noi recuperiamo perché valide comunque cotte o nelle torte o per marmellate. Con la fine di agosto (e purtroppo anche delle vacanze), si comincia a raccogliere gli squisiti fichi e persino qualche noce. In attesa dell'autunno, tempo di raccolto, preannunciato dai bei pennacchi dell'erba della Pampas. 

martedì 14 agosto 2018

I saluti con la pioggia mettono sempre malinconia


Dopo averci lasciato il loro gradito contributo sul "muro degli ospiti", stamattina sono ripartiti  mio figlio, la sua ragazza e la nostra cara amica S. compagna dei nostri cammini. Ed ecco che salutandoli ho provato la stessa sensazione di tristezza descritta due anni fa. Saranno stati i temporaloni di stanotte, saranno le giornate che si accorciano, sarà che il periodo più caldo dell'anno è passato. Eppure la malinconica sensazione di fine vacanze mi prende, anche se in realtà manca ancora una settimana di ferie.



La casa è ritornata silenziosa ed io e il mio compagno ci rinfiliamo i guanti da lavoro e continuamo la drastica potatura della lunghissima siepe di lauro.
Lo so: anche l'autunno sarà bello, e perché no, anche l'inverno con le serate davanti al camino. E se l'emozione della poderosa cometa che abbiamo avvistato due sere fa sarà alle nostre spalle, ci saranno i bulbi da interrare, gli alberi da potare e di nuovi da piantarne (già ci attendono un alloro e un hibiscus ad alberello lasciati a balia dal vivaista).
Tuttavia ci saranno anche le preoccupazioni e le ansie: la malattia degenerativa di mio padre, il futuro professionale incerto di mio figlio, la situazione del nostro incattivito paese.
Non pensiamoci adesso. Infiliamo le scarpe comode e facciamoci la nostra camminata di due ore nella sempre più amata terra di Lunigiana.

lunedì 23 luglio 2018

Temporalone e fontana che eroga fiori. Diario del nostro podere. Quattordicesima puntata.

20-23 luglio 2018

Venerdì sera diamo una bella innaffiata di un’ora e mezza alle nostre amate piante. Il meteo prevede pioggia, ma ormai non ci fidiamo più di queste allerta farlocche. Sabato mattina si presenta con un po’ di nuvole. Facciamo la spesa giù a valle e alle 12.30 andiamo a prendere nostro figlio alla stazione. Il tempo di tornare su ed ecco che si sentono i tuoni dalla parte dell’Appennino. Tuttavia tante altre volte il temporale si è scaricato sulle montagne, risparmiandoci. Invece alle due arriva anche da noi una bella acquata con vento forte, anche se, già nel pomeriggio rispunta il sole.
Siccome non ci è mai chiaro quanta acqua effettivamente cade, mi viene l’idea di mettere sul tavolo della terrazza un bicchiere graduato. Così R fa i suoi calcoli e ne deduce che sono caduti circa 3 mm di pioggia. Infatti l’osservatorio di Pontremoli dice di aver registrato 2,6 mm che, grosso modo, torna con le nostre misurazioni casalinghe. Una bella bevuta per le nostre piante. Il fortunale ha fatto però cedere il fico che si affaccia sulla casetta, che si è adagiato un po’ sul filo per stendere e un po’ sulla siepe di lauro. Ci secca tagliare drasticamente i rami, ormai orizzontali, perché sono pieni di frutti che spereremmo di cogliere a settembre. Sacrifichiamo così quello più basso sperando che non ceda ulteriormente il resto.
R purtroppo deve andare al pronto soccorso perché il polso sul quale è caduto ieri scivolando tra i pianelli, durante il sopralluogo, è gonfio e gli duole. Per fortuna è solo una contusione e se la cava con una fasciatura.
Sempre nel pomeriggio il nostro vivaista ci porta una bella fontanella bianca per il nostro giardino. Adesso mancherebbe solo l’idraulico per allacciarla al pozzo della cantina ma si sa quanto siano poco affidabili questi artigiani e difatti il promesso sopralluogo per le misure non avviene. La fontana per il momento “eroga fior di bignonie”.
Dopo aver sperimentato la bottiglia di plastica rovesciata (con risultato dubbio) per le bignonie e i due hibiscus in difficoltà da carenza d’acqua, sperimentiamo questa settimana un dispositivo che collega, attraverso un tubino di gomma, un cono di materiale poroso con un contenitore pieno d’acqua. Il cono dovrebbe cedere al terreno una goccia per volta e supplire alle nostre innaffiature. Vedremo.
Le mele continuano a crescere mentre le buonissime prugne del giardino pensile continuano a cadere. Quest’anno sono troppo poche per farne una marmellata e così faccio di nuovo una composta in forno che è adatta soprattutto per crostate e dolci veloci.
Domenica pomeriggio decido di mettere un po’ di ordine alla cantina del ping pong. Metto tutte le cassette di legna fuori al sole ad asciugare, spazzo per terra e raggruppo gli ingombranti da buttare in vista della chiamata al consorzio.
La notte tra domenica e lunedì piove ma il nostro pluviometro ci dice che le precipitazioni sono state scarsucce. E così do un’innaffiatura generale. Poi con calma torniamo a Firenze dove invece, ci dicono, è piovuto abbondantemente tutta la notte. Beh almeno le piante fiorentine hanno avuto il loro.

domenica 15 luglio 2018

Se l'ibisco salvato ti regala un fiore. Diario del nostro podere. Tredicesima puntata.


13 - 15 luglio 2018

Arriviamo a tarda sera del venerdì e perciò non possiamo fare il consueto sopralluogo. Ma R non resiste e va a sbirciare le bignonie con la torcia: i bei fiori vermigli a forma di tromboncino sono sbocciati. E dire che abbiamo temuto a lungo che queste due piante sarebbero rimaste due esili steli!

Sabato mattina, appena spuntato il sole, non riesco a riaddormentarmi e così ne approfitto per innaffiare un po' tutto il podere, cosa che non mi sarebbe stato possibile svegliandomi tardi. Mi sento un po' crocerossina. Scopro infatti che i segni di sofferenza da mancanza di acqua si sono attenuati grazie alle nostre settimanali innaffiature. Ma soprattutto i due hibiscus, grazie anche alla bottiglia di plastica rovesciata e piantata nel terreno, mostrano di essersi ripresi e, per ringraziarci del soccorso, ci regalano degli splendidi fiori: rosa il syriacus woodbridge e bianco il syriacus redheart. Che soddisfazione!

Seccata repentinamente invece la seconda piantina di timo che abbiamo acquistato, mentre la menta sta bene.
Nel pomeriggio ci procuriamo qualche canna di bambù dalla vicina e costruiamo una staccionata per le rampicanti. Quella preesistente di plastica infatti non ci soddisfaceva. Il risultato è discreto. Speriamo che piaccia anche ai due gelsomini e alle due bignonie.
Raccolgo le poche susine gialle prodotte quest'anno (non si arriva ad un chilo) e, mescolandole con le prime prugne che stanno cadendo dal vecchio amatissimo prugno, ne faccio una composta in forno. Molto buona abbinata ad uno strato di ricotta fresca della nostra fornitrice di formaggi.

Domenica 15 luglio è la festa del santo patrono del paese e noi la rispettiamo astenendoci dal lavoro. La mattina ci facciamo la solita passeggiata ad anello ed il pomeriggio ci rilassiamo in attesa di un momento buono per metterci in autostrada.

venerdì 13 luglio 2018

Centodieci complimenti a tanta lode

 E così anche il mio cucciolo dagli occhioni scuri si è laureato. 
A tempo record e col massimo dei voti. 
Che volere di più?
Bravo, figlio mio, che ci hai regalato questa emozione e questa soddisfazione! 
E complimenti anche per aver vinto la tua personale sfida con i tuoi problemi di fluenza che ti hanno fatto tanto soffrire.
Che Phyton ti porti la fortuna che ti meriti!

lunedì 9 luglio 2018

Allarme siccità, ma siamo solo all'inizio! Diario del nostro podere. Dodicesima puntata

Iperico seccato

6 luglio
Venerdì nel primo pomeriggio scappiamo dalla città infuocata. Il meteo promette allerta gialla temporali ma non si vede una goccia neppure lungo la strada. Arrivati, il sopralluogo ci procura delle stilettate al cuore: quasi tutte le piante sono già in sofferenza per la mancanza di acqua ed alcune sono già seccate. I due iperici sul "giardino verticale" sono completamente secchi e gli altri non stanno bene. Stentano anche i due giovani ibiscus nonostante abbiano diversi bocci e qualche fiore. La catalpa ha le foglie verde pallido, pallidissimo, ed anche l'albizia, nonostante abbia fatto qualche fiore rosa piumoso, ha una parvenza non sana. Reggono bene gli alberi vecchi e quelli nel bosco (tranne il povero emaciato castagno che mostra diverse foglie marroni). Ma la pianta che ci desta più preoccupazione è l'albero di Giuda, che era così bello quando l'abbiamo comprato! 
Provvediamo subito ad una innaffiatura generale perché i promessi temporali non si vedono.

7 luglio 2018
Andiamo a prendere alla stazione nostro figlio maggiore che ci onora della sua compagnia in questo finesettimana. Nel pomeriggio si sente tuonare ma le nubi scaricano più che altro sull'Appennino mentre da noi arriva solo una spruzzatina che di certo non risolve.
Sera al ristorante Emili con ottimi testaroli e sgabei (piatti tipici lunigianesi) per festeggiare il compleanno della mia dolce metà.

8 luglio
Per lo meno il tempo secco ha dato un bello stop al proliferare della ruggine. Infatti anche l'albicocco di Thyrinthos sembra essersi ripreso. E' sua l'unica albicocca che riusciamo a raccogliere quest'anno. Povero giovane virgulto! Ce l'ha messa tutta!
Pochissime susine gialle selvatiche (un po' più grandi degli altri anni, segno che comunque la potatura ha giovato), mentre stanno maturando le prugne, i fichi e tante mele. Incrociamo le ditta e mettiamo mano all'innaffiatoio.

lunedì 2 luglio 2018

Cara Coop, che delusione!


Sono socia da molti anni di Unicoop Firenze. Come consumatrice ho sempre preferito questa catena per la sua attenzione al sociale, all'ambiente, ai produttori locali e per tante campagne sacrosante che ha supportato.
Per questo quando mio figlio, in cerca di un lavoro per l'estate, è stato assunto con contratto a tre mesi part time alla Coop, siamo stati contenti in famiglia.

Tuttavia ieri ha chiesto un cambio di turno per poter partecipare ad un concorso pubblico, a cui tiene molto e il cui esito è importante per il suo futuro, e gli è stato negato. Il direttore del negozio gli ha detto: "Mi spiace, gli orari sono stati fatti. Fatti spostare il colloquio oppure licenziati. Il lavoro è questo".

Non vi si chiede di essere dei benefattori. E' giusto che vi atteniate alle regole di qualsiasi altra azienda. E' comprensibile che pretendiate dai neoassunti impegno, puntualità, serietà. Ma da voi, il rispetto dei lavoratori, me lo sarei aspettato. Ecco perchè stamani ho fatto la spesa con risentimento.

lunedì 25 giugno 2018

Primo giorno di lavoro


Una mattina di inizio marzo del 1982 salivo la collina di Arcetri per prendere servizio come Assistente Amministrativo con contratto a novanta giorni. Avevo diciannove anni ed era il mio primo giorno di lavoro. Non ricordo il mio stato d'animo ma sicuramente ero emozionata e soprattutto molto tesa perché volevo fare bella figura e farmi apprezzare per avere buone possibilità nei concorsi futuri.

Stamattina, dopo trentasei anni e più di 1800 settimane di lavoro (dati sull'estratto conto INPS), il pensiero torna a quel giorno mentre faccio colazione con mio figlio venticinquenne che oggi va al suo primo giorno di lavoro per un contratto stagionale presso una catena della grande distribuzione.

I sociologi e giuslavoristi ci potrebbero scrivere un libro sul confronto tra il mondo del lavoro nel 1982 e quello di oggi. I sentimenti personali sono gli stessi, anche se le prospettive putroppo no. Tuttavia sono certa che si farà apprezzare.
Buon lavoro, ragazzo mio!
E buona fortuna!

domenica 24 giugno 2018

Quando è il tuo corpo che ti ferma. Diario del nostro podere. Undicesima (breve) puntata.

Un nuovo acquisto per l'ingresso sul retro

22-24 giugno 2018
Era da tanto che non mi prendevo un'infreddatura così. D'estate poi, non ho proprio ricordanza. Tosse stizzosa fastidiosissima, raffreddore, bruciore in gola, mancanza di appetito, pressione bassa e spossatezza. Venerdì pomeriggio parto in questo stato per la campagna.
E così questa volta è stato il mio corpo a mettere i freni alla mia iperattività e ho dovuto davvero abbassare le pretese. Certo, il minimo l'ho dovuto fare: la spesa, cucinare, ho aspirato anche un po' di polvere e ragnatele dal piano superiore. Ma niente lavori agricoli!
Ripartiamo al solito nel primo pomeriggio di domenica dopo aver fatto un gran raccolto di iperico e salvia da essiccare per tisane invernali (e non). Non a caso l'iperico è chiamata anche "Erba di San Giovanni"!

domenica 17 giugno 2018

E se non c'è niente da fare.... Diario del nostro podere. Decima puntata

la nostra catalpa in fiore

15 giugno 2018
In viaggio di venerdì mattina verso la Lunigiana, facciamo mente locale sui lavori da fare al podere. R ha sicuramente da tagliare ancora l'erba anche se è rimasta solo qualche zona marginale. 
Ma poi? Semplice! Se non ci sono altre cose da fare, forse sarà la volta buona che ci godiamo la nostra casa in campagna "sbracandoci". Non male l'idea!
In ogni caso per oggi, tra scaricare la macchina, aprire la casa, l'acqua e il gas, accendere il frigo e la caldaia, fare il giro perlustrativo e pranzare velocemente, troviamo il tempo per rilassarci un po' in terrazza (all'ombra però, il clima non permette più bagni di sole).
Sono in fiore la catalpa e i melograni. Qualche piccolo fiore lo ha fatto anche il tiglio anche se si è specializzato in frondosissimi polloni.
Dopo il caffè di saluto alla vicina, decidiamo di fare una camminata fino al passo del Cucco e ritorno (un'ora e cinquanta minuti); percorso su strada provinciale poco trafficata ed abbastanza ombrosa nel tardo pomeriggio. Rimane il tempo di preparare la cena, consumarla e bersi una tisana guardando le stelle (per quello che consente il super faro che purtroppo illumina a giorno la nostra terrazza dalla strada provinciale). Il farone non ci impedisce però lo stupore delle prime lucciole dell'estate!

16 giugno 2018
R attacca il suo lavoro con il tagliaerba, mentre io raccolgo le ciliegie maturate sugli ultimi due alberi. Si tratta di una varietà più tardiva che fa frutti piuttosto grossi ma non troppo scuri, comunque molto saporiti, forse troppo, visto che, nonostante il nostro spaventapasseri, gli uccelli le hanno già beccate provocando la marcescenza di molte di loro. Mannaggia! Ne ricavo un cestino di cui poche sane.
Scendo in pianura dal nostro vivaista per comprare una piantina di timo e una di menta e scopro che da tempo aveva in serbo per noi due piante che avevamo ordinato ma che si era dimenticato di portarci: un alloro e un ibisco a forma di alberello. Vorremmo prenderle ma adesso comincia l'emergenza siccità e forse stanno meglio posteggiate da lui che ha l'impianto di irrigazione.
Quest'anno lo dicono tutti: il raccolto di frutta è scarso. Pare che la colpa sia della gelata di febbraio che ha sorpreso molte piante già in fiore. Infatti gli unici alberi da frutti che sono stracarichi sono i meli che fioriscono più tardi. Le meline sono a gruppi di tre e anche cinque e allora, come ho letto su Internet, mi accingo a diradarle cioè a farne cadere alcune in modo che quelle rimaste abbiano più spazio e più nutrimento per crescere. Mi piange un po' il cuore sacrificarne alcune ma sono veramente pressate nei loro mazzetti.
Si fa così ora di cena e poi finalmente mi godo un film, cosa che non mi riesce mai di fare in città.

17 giugno 2018
Mentre R dà una passata di verderame agli alberi (che hanno ancora tracce di ruggine), io do un po' di acqua a tutte, operazione che porta via un sacco di tempo visto che il nostro podere è in ripida salita. Su e giù con secchio e annaffiatoio si fa una bella sudata anche di mattina (non proprio di prima mattina a dire il vero). Ma perché non abbiamo ereditato un podere in Pianura Padana?
Poi raccolgo i fiori di lavanda, bellissimi e profumati, in tre bei mazzetti che metterò a seccare mentre R raccoglie quelli di elicriso per ulteriori tisane.

Non mi rimane che ripulire il giardino pensile dai tralci invadenti del glicine e si fa ora di partire.
Puff! Ma come? Non si era detto che non c'era nulla da fare?

lunedì 4 giugno 2018

Primo raccolto ed emergenza ruggine. Diario del nostro podere. Nona puntata.


1 giugno

All'arrivo veniamo accolti da un bel fiore giallo di uno dei nostri Iperici (quello del giardino pensile) e, con grande sorpresa, da un gruppo di splendidi gigli bianchi nati spontaneamente. Ci rendiamo conto che la pianta che li ha prodotti l'abbiamo sempre estirpata pensandola una comune infestante.
Saliamo subito i pianelli e constatiamo con gioia che almeno due alberi su cinque hanno ciliegie mature pronte per essere colte. Si tratta dei due alberi più piccoli ma comunque siamo contenti che siano scampati agli uccelli.
Le nostre amate piante stanno abbastanza bene, anche se qualcuna mostra un po' di sofferenza per la mancanza d'acqua e purtroppo diverse, tra i quali due albicocchi, hanno la “ruggine” sulla parte inferiore delle foglie. Trovo in rete che si tratta di miceti e che comunque il verde-rame sembra uno dei rimedi consigliati.
Il primo raccolto di questo mese: un mezzo bicchiere di deliziose fragoline di bosco che l'anno scorso furono falciate dal tagliaerba prezzolato.

2 giugno

Munito di diversi rocchetti e fili, Roberto attacca a tagliare l'erba. Subito giunge alla conclusione che l'uso del rocchetto è sconsigliato con questa erba tenace ed alta e passa all'uso del doppio filo. Grazie alla scorta di quest'ultimo riuscirà questo finesettimana a finire praticamente il lavoro, con grande soddisfazione sia dell'occhio che della mia allergia ma anche, immaginiamo, delle piante liberate dalle erbe concorrenti.
Io invece mi dedico a ripulire il tetto della casetta dalle infestanti e dai residui aghi del pino abbattuto l'ottobre scorso. Poi ripulisco il settore delle fragoline e felci dalle altre erbe infestanti.
Nel pomeriggio però mi prendo la libertà di fare il solito anello di due ore a piedi. La temperatura è infatti ideale: sole ma non troppo caldo.
La sera ci godiamo la cena in terrazza sul nostro nuovo tavolino tondo col piano di vetro, nella pace della campagna, tra lo stormir di fronde e il cinguettio degli uccelli, lontani dalle amarezze dell'attualità.

3 giugno

Approfitto della giornata di pieno sole per mettere in terrazza tutti i materassi e i cuscini del salotto. Faticoso, ma penso al lungo inverno nel quale hanno presso umido e freddo e spero così di eliminare in modo naturale un po' acari.
Poi mi accingo alla raccolta delle ciliegie decisa a non lasciarne neanche una sui due alberi pronti. Il raccolto è molto più modesto di quello dello scorso anno: due chili scarsi. Tuttavia sono buonissime.

4 giugno
 
Prima di partire irroro diverse piante con il verde-rame ma purtroppo arriva un temporale che lava un po' il prodotto appena distribuito. Speriamo bene.

domenica 6 maggio 2018

Lotta alle graminacee e ai parassiti. Diario del nostro podere. Settima puntata

5 maggio 2018
Si aspetta tutto l'inverno per vedere le nostre piante esplodere con foglie e fiori ma non si calcola che anche altre piante che non vorremmo esploderanno a loro volta.
 Le piante che quest'inverno abbiamo comprato e amorevolmente messo a dimora stanno bene: delizioso l'acero giapponese, inaspettatatamente gialla la fioritura del gelsomino, belli i fiori fucsia dell'albero di Giuda, foglie nuove sulla bignonia che davamo per spacciata e foglie nuove su tutti i nuovi alberi, dalle rosso brune dell'acero, alle frondose della catalpa, a quelle più timide dell'acacia di Costantinopoli.
Spettacolari i due alberi della nebbia, anche loro con foglie rosso-bruno. I nuovi alberi da frutto danno segno di aver superato le gelate invernali anche se non promettono frutti, salvo una, dico una, albicocca sull'albicocco reale d'Imola (maturerà?). Sono invece in gestazione ciliegie, prugne, kaki e fichi.
Ma il primo problema che salta all'occhio in questa visita è l'erba alta. Oddio, erba: in realtà si tratta di un mix dove le graminacee la fanno da padrone che soffoca tutto quello che non supera il metro. Dove sono gli olmini tenaci che hanno ormai quattro anni? E le coetanee marruche?  E i piccoli melograni della mia mamma di circa 20 centimetri? Persino la rustica rosa canina è mimetizzata tra queste malefiche spighe!
All'urgenza quindi di liberare queste piante basse dedico quasi tutta la mattina del sabato sfidando la mia allergia alle graminacee, confidando nell'antistaminico ma procurandomi il classico mal di schiena da diserbo.
Altra urgenza è  quella di liberare le piantine grasse nel "giardino verticale". Grazie a questa operazione scopriamo che alcune sono insperatamente sopravvissute all'inverno, come le piccole eriche o la piantina viola omaggio della mia amica A.
Roberto nel frattempo mette a dimora: due tipi di hibiscus (Hibiscus syriacus redhearth e Hibiscus syriacus woodbridge),  due coppie di due tipi di iperico (Hypericum moserianum tricolor e Hypericum hidcote),  due ginestre (Spartium juceum), due Cotoneastor salicifolius e un Delosperma.
Poi passa a tagliare l'erba del "giardino pensile" che dopo questa operazione risulta davvero bello!

Purtroppo un'altra sciagura si abbatte in questo periodo sulle nostre piante: i parassiti. Il più attaccato sembra essere il mandorlo che le foglie accartocciate ed arrossate. Anche il prugno ha segni di parassiti in alcune fronde. Che ansia!
Spruzzo del macerato di ortica su entrambi ma mi riprometto di darci anche verde-rame prima possibile.
Approfitto quindi per mettere in produzione dell'altro macerato che mi serve anche per il giardino di Firenze dove imperversa il cosiddetto "mal bianco".
Si pone il problema del taglio dell'erba, operazione che di solito affidiamo a manovalanza locale. Come evitare però che il rustico indigeno falci piante a cui teniamo? Si parla delle felci, delle fragoline di bosco, dei piccoli melograni della mamma, ma anche delle piantine grasse. Si decide quindi di procrastinare l'affidamento del lavoro ad una fase successiva, cercando nel frattempo di fare da noi le zone "delicate".

6 maggio 2018

Domenica mattina indosso subito l'erogatore di verderame e irroro diverse piante ma principalmente il mandorlo, il prugno, gli albicocchi. Poi diserbo le piantine di fusaggine in cima al podere che ieri avevo completamente dimenticato.
Roberto nel frattempo taglia l'erba nell'aiuola del parcheggio (dove gli operai della provincia avevano lasciato una "acconciatura di moda" con la sfumatura...) e sul settore del podere che dà sul parcheggio. Molto bello il risultato: si comincia a vedere la studiata successione di cespugli (ancora piccoli a dire il vero): lavanda, elicriso, ginestra, albero della nebbia, hibiscus.
Io invece procedo a creare delle piccole aiuole con i ciottoli di fiume che abbiamo preso ieri pomeriggio al torrente. Li sistemo intorno alle piante più piccole in modo da contrassegnarle ed anche impedire un po' la crescita delle erbacce. Anche questa operazione dà un risultato molto gradevole esteticamente.

E' ora di ripartire onde evitare le code in autostrada. Anche se di lavoro ce ne sarebbe tanto da fare, siamo soddisfatti di questo fine settimana.

martedì 1 maggio 2018

Cammino di San Benedetto - seconda (e ultima!) parte: da Rocca Sinibalda a Montecassino

Quando, da Madonna delle Grazie, si sale su per il sentiero e si cambia versante della collina, l'Abbazia di Montecassino ci appare inaspettatamente vicina e l'emozione di essere alla fine del cammino è forte.
Duecentocinquanta chilometri circa in dieci tappe (che si aggiungono alle sei fatte lo scorso anno) attraverso il Lazio interno: zaino sulle spalle e bastoncini in mano.
Passando, la gente ti guarda con curiosità divertita: "Bravi!" "Come mi piacerebbe fare come voi!" "Se andate un po' più piano, vengo anch'io!"
Il settantottenne sovrappeso, ex maestro di rafting, fa un pezzo con noi lungo l'Aniene, subito dopo Subiaco, e continua a ripeterci: "Andate pure al passo vostro!" ma si capisce che ha voglia di raccontarsi.
L'ex operaio della Fiat di Cassino, oggi in pensione, ci mostra come taglia l'erba con il trattore sotto i suoi ulivi e ci spiega volentieri la sua nuova attività agricola.
La madre superiora delle Suore della Carità a Pozzaglia Sabina ci accoglie con calore e sottolinea più volte, a me ed alla mia amica, come noi madri facciamo tanto per gli altri.
La formosa vigile dagli occhi azzurri di Guarcino ci mette volentieri il timbro del suo comando sulla credenziale del pellegrino e ci dà i classici consigli di quelli che si sono sempre mossi in auto.
E poi ci sono i preziosi "amici del cammino": ad Orvinio l'infaticabile Simonetta dal sorriso radioso, a Mandela la bruna Marzia, che si rilassa a fine giornata con lo yoga, a Trevi nel Lazio Luisa che ci raccomanda di goderci la bella vista del suo paese dalla torre della Rocca, a Collepardo Giorgio ed Ivana con il loro B&B nello storico palazzo di famiglia ristrutturato ed arredato con estrema cura e gusto e a Roccasecca Tommaso che con lo scooter va a soccorrere altri imprevidenti pellegrini rimasti senz'acqua in una giornata caldissima. Formano una bella rete questi "amici del Cammino di San Benedetto" tenendosi costantemente in contatto e aiutandosi a vicenda allo scopo di salvaguardare e valorizzare il proprio territorio, quei bei borghi tra i Monti Lucretili, Simbruini ed Ernici, che rischiano lo spopolamento.


"Il pellegrino è un ospite prezioso" ci dicono, "un turista discreto, poco esigente, che sa apprezzare la bellezza dei luoghi che attraversa senza rapacità."
Già, i pellegrini. Categoria particolare di viaggiatori: le quattro tedesche che fanno pezzi con il bus, Marisa e Giulio, 160 anni in due, che fanno il cammino per la quarta volta, il vicentino che si sveglia presto ed è sempre avanti e i quattro siculo-bolognesi che invece sono sempre dietro.
Ed infine noi, "i tre toscani" che, a cammino concluso, a pergamena ricevuta, aspettando il bus davanti all'Abbazia di Montecassino non possiamo fare a meno di progettare il prossimo cammino.
D'altra parte, come lessi una volta su un cartello in un bosco: "la vita è una serie di pause tra un cammino e l'altro".

domenica 8 aprile 2018

Tra anziani e sedie ergonomiche, tra stagisti e pranzi multietnici

Settimana impegnativa, mio caro trascurato blog, questa appena trascorsa. Cose che mi hanno amareggiato ma anche cose positive.
Tra le prime il tentativo fallito di far frequentare a mio padre, affetto da Alzeheimer, un centro diurno che poteva essere terapeutico per lui e nello stesso tempo avrebbe sollevato mia madre per qualche ora dal gravoso compito di caregiver (come si chiamano ora i familiari di un malato). Niente da fare, non ne ha voluto sapere. Troppo forte il legame tra i due, troppa dipendenza l'uno per l'altra ma viceversa.
Tra le cose positive mi è arrivata al lavoro una bella sedia ergonomica che mi sono scelta e che spero mi aiuterà a stare più  dritta davanti al PC dove trascorro la maggior parte del mio lavoro.

Ma la novità più rilevante ed entusiasmante è l'arrivo di uno stagista che dovrebbe diventare la mia "stampella" lavorativa. Un giovane ragioniere (aspirante storico) di 21 anni, con il suo ciuffo alla moda, i suoi occhioni attenti e la freschezza che noi, mature impiegate, ci siamo dimenticate. Speriamo non si sciupi e speriamo che mantenga per questo anno di stage la curiosità che mostra per questo lavoro che a me pare così pesante e noioso!
La settimana si è conclusa con un paio di giornate all'insegna della convivialità sociale e culinaria: cena di tesseramento per la mia sezione ANPI e pranzo multietnico al giardino del quartiere. Non amo cucinare e non amo particolamente il cibo, però mi diverto sempre a fare le cose insieme agli altri e quindi non mi sono tirata indietro quando si è trattato di dare una mano.

lunedì 2 aprile 2018

Un narciso ti stupirà. Diario del nostro podere. Sesta puntata


28 Marzo – 2 Aprile (Pasqua)

Proveniendo da una Firenze piena di peri selvatici fioriti, mi aspettavo di trovare più primavera nel mio podere. Ed invece per la maggior parte i nostri alberi sono ancora silenti. Di fiorito abbiamo i susini (anzi forse già sfioriti) mentre i meli non accennano ancora.
La maggior soddisfazione me la danno i bulbi che ho interrato a novembre: diversi narcisi gialli, qualche crocus, a dire il vero già un po' ammosciato, qualche anemone ma piccolino, mentre un solo narciso tromba magnet. Possibile? Vicino al parcheggio noto però le tracce di un paio di narcisi che sono stati recisi e sospetto che qualche signora del paese abbia decorato la casa con i nostri narcisi magnet.
Per il resto tante gemme. Togliamo la copertura dalle piantine grasse del giardino verticale e le troviamo in gran parte marcite dal gelo. Che peccato! In realtà qualcuna nasconde dei ributti nuovi alla base. Speriamo che siano sufficienti per la sopravvivenza della piante. Idem per le piccole eriche che sembrano tutte marroni ma sfoltendo i rametti secchi ne emerge qualcuno verde. Il tempo non è granché ma forse un po' meglio delle nefaste previsioni: pioggia giovedì ma solo nuvole venerdì, tanto che riusciamo a potare l'ulivo grande, quello che sporge sulla terrazza e che quest'anno ci ha inondato con le sue olive. I rami sono andati molto in altezza e quindi è dura riportarlo ad una forma più contenuta, ma gli diamo comunque una bella sfoltita al suo interno. 

Sabato tempo pessimo. Facciamo un giro a Fivizzano e poi mi dedico a pulire la casa, cosa che faccio di rado perché preferisco, quando possibile, lavorare all'aperto. Nel frattempo è arrivato un nuovo albero che abbiamo ordinato: un albero della canfora (o canforo). Per il momento è un lungo stelo verde con qualche foglia in cima ma constatiamo, sfregando un paio di foglie, che davvero profumano di canfora. Sono alberi che vivono a lungo e pare ce ne sia di bellissimi nel Lago Maggiore.
Altra piccola miglioria: attacchiamo alle due entrate della casa due targhette di ceramica che abbiamo fatto decorare a Firenze raffiguranti un pino marittimo in ricordo della nostra bella conifera che abbiamo dovuto abbattere lo scorso autunno. La nostra casa quindi si chiamerò “Il pino” in suo onore. 
Domenica di Pasqua finalmente il sole! Ci mettiamo quindi subito al lavoro per la potatura degli altri cinque ulivi. Il loro aspetto cespuglioso e i loro succhioni che svettano alti ci danno filo da torcere. Una gran fatica segare i grossi rami saliti verso l'alto (quelli che il buon Diego della cooperativa di Libera a Catania chiama "i maschi", quelli che non producono nulla). Per non parlare del dolore alle braccia nel tenere sollevata la lunga pertica dello svettatore! Il risultato è discreto: la chioma ora è ariosa anche se non proprio aggraziata. Speriamo che nei prossimi anni l'operazione sia più facile.
Il pomeriggio ce lo godiamo con una bella camminata per il solito anello ammirando le cime delle Apuane che brillano innevate e allietati dai versi più vari degli uccelli.
Anche lunedì di Pasquetta è una bellissima giornata. Roberto sega vari tronchi frutto della potatura e poi comincia a tagliare l'erba partendo dall'aiuola del parcheggio e dall'allevamento di elicriso.
Io invece mi dedico a potare il nocciolo che è ricco di rami intrecciati tra loro e corrosi a causa dello sfregamento l'un contro l'altro. Il suo legno è ben più docile di quello dell'ulivo ma è comunque faticoso districare quest'albero che tra l'altro mostra segni di poca salute. In realtà non ha mai fatto molti frutti e i pochi sono sempre caduti per terra verdi e vuoti. Non vuoi mai che arieggiandolo  rinsavisca!
Prima di partire (a malincuore come sempre) faccio un giro per ammirare e scattare tantissime foto ai miei fiori da bulbo, ancora più aperti e belli col sole, che non ritroverò il mese prossimo. 

domenica 18 marzo 2018

#ascoltatolanotte

 

Un nuovo tag è apparso nella mia libreria di aNobii: ascoltato la notte. Da anni combatto i periodi di insonnia cacciandomi nell'orecchio che non appoggia sul cuscino un auricolare collegato con il piccolo lettore mp3 che sviaggia allegramente tra le lenzuola.
E' il mio sonnifero elettronico. Forse non fa bene all'udito (il volume è comunque molto basso) ma di sicuro è meglio degli "aiutini" chimici. Infallibile per tenermi compagnia tutte le volte che stento ad addormentarmi nei rifugi o nelle camerata; impedisce che mi salga l'ansia o il nervoso; mi isola dall'esterno ed evita che sobbalzi ad ogni minimo rumore. Certo la scelta dei brani da sentire è importante: niente musica (che rimarrebbe nel sottofondo dei miei pensieri svagolanti) ma parole, di solito conferenze e convegni da sentire anche più volte. 
Ultimamente però ho cominciato a sentire audiolibri. Ero scettica perché mi dicevo: "Se il romanzo è bello, è un peccato sentirlo a spizzichi e bocconi e con la poca lucidità che posso avere mentre mi addormento; se invece è brutto, non riuscirò a seguirlo e ad imbrigliare i miei pensieri."
Tuttavia l'esperimento sta andando bene. La scelta cade su libri "tranquilli" (niente gialli o tanto meno noir), semplici come linguaggio e come trama. Non importa se spesso perdo il segno e se risento diverse volte lo stesso punto e magari salto qualche pezzetto qua e là. Lo so, è un delitto per un lettore/uditore ma tutto sommato alla fine arrivo in fondo alla trama e riesco a farmi comunque un'idea sul libro.
E poi è così dolce addormentarsi con una voce che ti racconta (e che talvolta continua per un'oretta o due a sussurrarti nell'orecchio durante il sonno)!
Mi accorgo che, quando spengo la luce la sera, quel piccolissimo supplemento di giornata, che viene dopo la lettura serale vera e propria, mi piace come un cioccolatino che ci si concede a fine pasto.
Ormai forse è diventato un piccolo vizio e neanche troppo giustificato dall'insonnia. E però, per il momento, non ci voglio riunciare. Buona notte!

#ascoltatolanotte:

domenica 4 marzo 2018

Se 25 vi sembran pochi...



"Mi hanno dato anche la scheda per votare per il Senato!"
Eh beh, caro mio, si vede che la Repubblica Italiana ti ritiene più maturo di ieri. 
Benvenuto nel mondo degli adulti, figliolo! Forse ti spaventerà un po' non essere più il pischellino di ieri, ma pensa che il quarto di secolo che hai alle tue spalle rappresenta il tuo fagottino di esperienza preziosa che ti tornerà utile. 
E poi pensa che finalmente ti puoi svincolare dalla società calcistica che ti ha fregato a 14 anni!
Buon compleanno, carino!

lunedì 26 febbraio 2018

Metti il cappotto ai giovani virgulti. Diario del nostro podere. Quinta puntata.



23-26 Febbraio
Questo mese fine settimana lungo. Arriviamo di venerdì pomeriggio col tempo bruttino e piovoso nella serata. Le piante sono ancora addormentate tranne il mandorlo che ha già messo fuori i suoi bellissimi fiori rosa. Imprudente di un albero! Non lo sai che le previsioni danno una settimana di freddo polare con temperature sotto zero? Speriamo che gli eterei fiori di questo albero siano altrettanto tenaci dei gusci dei suoi frutti che non si spaccano nemmeno col martello.


L'altra emozione del giorno: sono spuntate le foglie di diversi bulbi che ho piantato in autunno.
Sabato in realtà viene fuori una giornata bella e con temperature gradevoli. Così, mentre Roberto sotterra il cavo della parabola per lo Wi-Fi, io mi accingo a coprire con del cannicciato tutti i tronchi degli alberi nuovi. E' un'idea che mi è venuta guardando gli alberi che il Comune ha piantato nella piazza vicino a casa mia e che ha accuratamente fasciato con dei teli. Ho letto infatti che sotto zero la linfa può gelare e spaccare la corteccia creando pericolosi accessi a funghi e batteri. Non so se questa operazione sarà davvero, utile ma almeno placa la mia ansia “materna” verso i nostri giovani e teneri alberelli, soprattutto gli albicocchi, ma anche l'albizia e l'albero di Giuda che, piantati lassù in cima al podere, sono esposti a tutti i venti.

Poi nel pomeriggio comincio a sfoltire un po' il nocciolo. In effetti mi accorgo solo ora dopo anni che i suoi rami sono tutti intrecciati e scortecciati per lo sfregamento uno contro l'altro. Chissà magari è troppo tardi per rimediare?

Domenica giornata proibitiva di nevischio mentre lunedì ci sveglia un cielo splendido ma accompagnato da un vento gelido. Niente da fare. Un paio di foto e si torna in città.