giovedì 7 febbraio 2019

Voglia di passare il testimone


S. si alzò quella mattina di Ottobre, una delle prime mattinate fredde dell'inverno che stava arrivando, e guardò fuori dalla finestra. Niente di speciale: una mattina come tante. Si preparò pensando alle varie cose che doveva fare prima di recarsi in ufficio....

Comincia così un appunto che ho ritrovato in questi giorni mettendo ordine tra i file del computer. Si tratta di una memoria dove racconto un episodio della mia vita lavorativa che risale ai primi anni novanta. Non avevo neanche trent'anni e già lavoravo da diverso tempo per l'ente pubblico di ricerca di cui sono ancora dipendente. Nell'episodio la mia capoufficio di allora, dal carattere instabile e vessatorio, mi rimprovera per un errore che invece io dimostro non esserci.

E., la capoufficio, era una donna sulla cinquantina che aveva fatto una brillante carriera all'interno dell'Istituto grazie alle sue doti di versatilità (non aveva infatti alcuna preparazione di contabilità essendo diplomata "Maestra elementare") e grazie anche a un buon tempismo.
[...]
Negli ultimi tempi E. aveva ceduto un po' in lucidità e prontezza, forse per l'età particolare che attraversava o forse per il suo modo troppo "appassionato" di vivere il lavoro. 

Rileggendo oggi, cinquantaseienne, questo passo sono saltata sulla sedia. Non escludo assolutamente di aver ceduto anch'io "in lucidità e prontezza", anzi, ne ho prova tutti i giorni, ahimè, ma mi ha fatto riflettere il mio giudizio di neanche trentenne sull'anziana collega.
La grande differenza tra oggi ed allora è che la mia capoufficio aveva diverse giovani colleghe da vessare, ma anche alle quali passare il testimone, mentre io, che oggi svolgo il suo lavoro, non ho nessuno. Le mie colleghe sono tutte mie coetanee o forse anche un po' più anziane e il nostro mantra è calcolare quanto dobbiamo ancora lavorare prima della sospirata pensione.
Mio figlio mi rassicura che sono ancora utile alla società ed al mio ente e mi dice che quindi è giusto che lavori ancora. Tuttavia credo che sarebbe sacrosanto avere al mio fianco qualche collega più giovane, più fresco e anche volenteroso di apprendere la contabilità degli enti pubblici. Invece, a causa del blocco pluriennale delle assunzioni negli enti pubblici, dopo noi "ragazze degli anni Ottanta" c'è il deserto. E' vero che negli anni ottanta probabilmente si è esagerato nelle assunzioni, ma adesso si rischia di chiudere. E se anche si apre la possibilità di assumere qualcuno, lo si può fare solo a tempo determinato e senza poter promettere un futuro ai possibili interessati (che quindi scarseggiano).
Sono sicura che se avessi una giovane e promettente amministrativa al mio fianco le troverei tanti difetti per potermi dire che "brava come me non ce n'è". E' umano e comprensibile. Eppure vorrei averla e vorrei anche che mi stupisse. 
Come io feci con la mia vecchia capoufficio in quell'episodio di tanti anni fa.

sabato 26 gennaio 2019

Addio Silvano!

Una vera forza della natura. Simpatico, coinvolgente, soprattutto per i giovani, energico, ma anche rassicurante, affettuoso, sempre positivo, sempre pronto a darti l'energia per andare avanti in questo mondo così deprimente. Nelle scuole era fantastico! I ragazzi lo ascoltavano a bocca aperta.
Ci ha lasciati anche Silvano Sarti, il partigiano Pillo. Comincia davvero male questo 2019! Mi mancherai, compagno!

mercoledì 16 gennaio 2019

Oh mio babbino caro


Te ne sei andato una bella mattina di gennaio, col un bel cielo azzurro e gli uccellini che cantavano lieti tra i fronduti ulivi intorno alla struttura dove hai faticato a fare gli ultimi respiri. Il tuo fisico forte ha lottato con tutta l'anima ben sei giorni nonostante che i medici venerdì scorso ci abbiano detto: "E' questione di ore."
Adesso basta medici, babbo, basta flebo, cateteri, sondini nasogastrici e pannoloni. Ora riposa in pace. Noi ti porteremo nel cuore e ti ricorderemo come eri prima della malattia: esuberante, socievole, spiritoso e un po' egocentrico. Io ti ricorderò anche come ti ho visto in questi ultimi mesi: smarrito, confuso, facile alla commozione, fragile.
Addio, babbino caro. Non credo in una vita oltre la morte, ma se qualcosa c'è, spero ci sia la musica perché la musica ti è sempre piaciuta tanto.


martedì 15 gennaio 2019

Non c'è una seconda occasione

"Tutti, quando abbiamo commesso qualche grosso sbaglio, come diversamente vorremmo agire alla seconda occasione! Ma dice bene Salomone: non si presenta una seconda occasione, almeno per la maggior parte di noi. Quando raggiungiamo la finestra, vi troviamo scritto sopra: Chiusura. E le sbarre di ferro sono lì per la vita."
 James Mattew Barrie, Peter Pan nei giardini di Kensington

In questi giorni nei quali assisto sgomenta allo spengersi di una vita, mi martella nella testa questo passo. Questa nostra vita così banalmente unica, così tenace ma anche così effimera, è tutto quello che abbiamo. Non ci sarà una seconda occasione.

martedì 25 dicembre 2018

Ce l'ho fatta a farvi sorridere

Un Natale speciale questo. Io che ho sempre detestato le riunioni familiari in occasione delle feste, quest'anno ho chiesto proprio come regalo di compleanno l'aiuto di tutti per poter riuscire ad essere tutti insieme, compreso mio padre. Grazie quindi al mio compagno e ai miei figli, siamo riusciti a portare a casa nostra il babbo, che non usciva da due mesi dall'RSA. Chissà cosa avrò capito lui che ha partecipato come poteva, con tutta la sua fragilità, con tutta la sua difficoltà nel fare gli atti più semplici. E la mamma con la sua ansia di non saperlo gestire, con il dolore di vederlo ridotto così, con le lacrime trattenute a stento.
E' stata dura, ma dai e dai, alla fine, ce l'ho fatta a farvi sorridere (o quasi).


venerdì 21 dicembre 2018

Se lo studio è una passione

Fa uno strano effetto entrare nella sede della Scuola Normale Superiore di Pisa. Si respira un'aria di altri tempi. Non tanto per il bel palazzo della Carovana, per l'arredamento antico, per i libroni polverosi, per gli stemmi alle pareti, quanto perché qui si può dire forte quello che ormai non è più di moda: studiare è bello, anzi, è la cosa più bella del mondo. La passione per la fatica intellettuale, l'amore per i libri, il piacere di impegnarsi è quello che accomuna questi sessanta ragazzi e ragazze che oggi ricevono il loro bel diploma, non spendibile purtroppo nel mercato del lavoro, ma di cui sono giustamente orgogliosi.
Sono contenta che mio figlio sia tra questi. Lo vedo a suo agio salutando i vecchi amici del collegio dove ha trascorso due anni, esperienza che lui, così parco di superlativi, ha definito bellissima.
Un po' troppo autocompiacimento nei discorsi dei due presidi della scuola, mentre bravi i rappresentanti degli allievi che non hanno risparmiato qualche critica alla Normale. 


domenica 2 dicembre 2018

Un anno di diario del nostro podere. Ventesima e ultima puntata.



Ed eccoci di nuovo all'autunno inoltrato.
I nostri alberi sono ormai quasi spogli e si preparano all'arrivo del freddo. Il nespolo è di nuovo in fiore ma non in modo spettacolare come un anno fa. Il glicine generoso ci fornisce un tappeto di foglie secche ottimo per pacciamare tutte le nostre amate piante.

Ancora nuovi alberelli da piantare: due allori e un ibisco già ad alberello.
Roberto sposta anche le ultime marruche accanto alle altre al confine col vicino, mentre io interro di nuovo i bulbi ma quest'anno, per variare dai narcisi e anemoni dell'anno scorso, metto a dimora tulipani, iris e agli.

Un grosso lavoro che ci tocca è liberare il confine dai rami di acacia caduti per il vento di un mese fa, anche se il ramo più grosso non è alla nostra portata e appoggia pesante e minaccioso sui fili del telefono.

E' passato un anno dal primo post diario del podere e, come Pia Pera nell'Orto di un perdigiorno, finisco qui il racconto sistematico. Ma la mia passione per le piante e la natura non finisce qui. Tornerò a parlare di questa minuscola porzione del pianeta a cui sono sempre più affezionata e alla quale torno sempre più volentieri appena posso.
Non per nulla, come recita il tag di questi post, le piante ci salveranno.