lunedì 8 febbraio 2010

Far tesoro degli insegnamenti del maestro


Dovete volgere la forza di gravità a vostro favore.

Dovete tornare a voi stesse e a i vostri interessi. Tutto il resto viene dopo.



PS il mio istruttore di ginnastica medica si riferisce alla cura della mia schiena ma perché non fare tesoro dei suoi insegnamenti anche in generale?

venerdì 5 febbraio 2010

Allons enfants

Quando ero ragazzina, con il mio carattere che tende ad catalogare tutto, mi ero immaginata che ogni periodo storico dovesse avere i suoi ideali per cui lottare. Nell'Ottocento era l'unità di Italia, nel Novecento la Resistenza. "Chissà quale sarà il fine ideale della nostra generazione. Forse l'unità dell'Europa?", mi chiedevo ingenuamente. La mia visione semplicistica e meccanicistica del progresso non teneva conto dei periodi di crisi morale e di decadenza. In effetti certi periodi storici, per quanto si possano ridimensionare o rivalutare, emanano sempre un certo fascino. Non se è il fascino di chi comunque sacrifica la vita per uno scopo che va al di là del proprio interesse personale oppure se è perché sappiamo che poi quel fine è stato raggiunto.
Uno di questi periodi è appunto il Risorgimento di cui tratta il libro "Bella e perduta" che lo storico Lucio Villari ha presentato anche a Fahrenheit Radio3.
Villari si dispiace che il Risorgimento oggi venga trattato come un oggetto di antiquariato e non come una materia viva che ci appartiene e con cui noi ci confrontiamo ogni giorno. Secondo lui, nel Risorgimento si sono fondati valori essenziali come quello della libertà, della democrazia, del rispetto delle tradizioni storiche nazionali in una visione creativa e costruttiva. Ha rappresentato una ventata di laicità, la prima prima esperienza del vivere civile degli Italiani che hanno imparato grazie ad essa che la libertà è inseparabile dalla giustizia.
Sulla condivisione generale di questi valori da parte degli Italiani io sarei un po' più pessimista. Mi ha fatto riflettere però il ricordare che il Risorgimento ha visto come protagonisti soprattutto i giovani: Mazzini fondò la Giovine Italia a ventisei anni, Mameli scrisse il suo inno a vent'anni, Garibaldi a venticinque era già stato condannato a morte in contumacia per aver partecipato ai moti del '33, ventenni anche i Fratelli Bandiera.
Figure straordinarie, dice il professore, perchè sentivano l'impulso si trasformare un'esigenza politica e di libertà in una grande energia morale di riscatto.
Il pensiero corre ai giovani di oggi e credo che abbia ragione Villari nel dire che la crisi morale è altrettanto grave della crisi economica e che rendere invisibili i giovani oggi è uno dei tradimenti dell'eredità risorgimentale. Si può vivere benissimo senza i valori del Risorgimento ma il vuoto che lasciano questi valori viene riempito da altre cose: la droga, il calcio, la televisione trash, ecc.
Forse "belli e perduti" sono i nostri ragazzi tenuti nella bambagia a patto che se ne stiano zitti e buoni.

Consiglio anche la presentazione di Bella e perduta a Le storie diario italiano.

mercoledì 3 febbraio 2010

Evviva le "vecchie zie"

E' diventato ormai per me un appuntamento settimanale atteso. Il lunedì mattina alle 9 e mezzo su Controradio trasmettono ormai da anni "Bene bene male male", una specie di dibattito sui fatti della settimana con Raffaele Palumbo, direttore della radio, Giorgio Van Straten, scrittore che ha ricoperto incarichi prestigiosi in ambito culturale ed è attualmente membro del Consiglio di Amministrazione della Rai e Giovanni Gozzini.
In realtà a quell'ora sono in ufficio e non posso ascoltare la radio così scarico Bene bene male male in podcast e generalmente lo sento il martedì pomeriggio andando e tornando dalla palestra in bicicletta.
Non lo so perché mi piace tanto. Lo stile è un po' da bar sport, frizzi, lazzi, battute tanto che un ascoltatore li ha chiamati "le vecchie zie". Mentre Palumbo tenta di fare il professionale e Van Straten di solito interviene con la sua consueta pacatezza, Gozzini spiazza tutti con le sue uscite provocatorie.
Sembra un po' un bischeraccio Giovanni Gozzini poi però ti esce fuori con affermazioni da uno che ha inquadrato il problema, di quelle che piacciono a me, da analisi ad ampio respiro, e mi fanno pensare: "Ecco, è proprio così! E' questo il punto!"
Infatti, Giovanni Gozzini non è affatto un bischeraccio: insegna Storia del Giornalismo all'Università di Siena, è direttore del Gabinetto Viesseux ed è stato assessore alla cultura al Comune di Firenze.
Per esempio un paio di puntate fa, commentando l'ultimo film di Virzì, Gozzini ha detto: "L'insegnamento principale di questo film è che la nostra salvezza sta nelle donne che possiedono in sé il segreto della vita. Quella vita che vuol dire anche dolore, sofferenza, perdizione, ma anche il senso di potenza che sta nel generarla e che è la nostra radice di futuro. Questa vita che abbiamo è la nostra unica speranza per il domani. Le donne la capiscono meglio di noi uomini e, da questo punto di vista, saranno il nostro futuro."
E ancora, sul tema del rispetto dell'ambiente e del pianeta:
"Nelle culture giudaico-cristiane c'è il concetto di dominio dell'uomo sulla natura, il "vai e nomina tutte le cose". Invece nelle culture orientali l'uomo si deve adattare alla natura che ha una sua armonia primigenia. Per tanto tempo la cultura occidentale eurocentrica ha pensato a questa cultura dell'armonia come ad un limite perché ritardava il progresso tecnologico, lo sfruttamento delle risorse della terra. Nelle lingue africane la parola sviluppo non esiste mentre domina il concetto di equilibrio tra risorse naturali e crescita del numero degli abitanti."
Sull'incontro del rabbino di Roma con il Papa:
"Molti non sanno che Pio XII era nunzio apostolico a Berlino e guidò le pratiche per la riconciliazione tra la Santa Sede e il governo nazista che lui vedeva come la salvezza contro il comunismo. Pio XI aveva ultimato prima di morire un'enciclica contro il nazismo che fu messa nel cassetto da Pio XII e ritrovata recentemente da due ricercatori francesi. Questo è molto più grave del silenzio."
Infine:
"Il tentativo della paura dell'uomo è fare delle società di tutti uguali perché non si è educati alla curiosità. Per essere curiosi bisogna essere molto sicuri di sé, non aver paura di viaggiare, di lasciare la proprie radici perché queste comunque si hanno dentro di noi. Ma questo è molto complicato."

lunedì 1 febbraio 2010

Incontri mattutini

Quando si prende tutte le mattine lo stesso autobus finisce che ci conosciamo tutti almeno di vista e se qualcuno talvolta manca capita di chiederci che gli sarà successo. Così tutte le mattine la vedo salire, talvolta dopo aver fatto una bella corsa perché in ritardo. Avrà sui 14-15 anni. Con il suo look un po' antiquato, i capelli sottili un po' crespi, il fisico non troppo asciutto anzi un po' abbondante, gli occhiali, un po' di peluria sopra le labbra, lo zaino con l'orsacchiottino di peluche attaccato, l'ombrellino piegevole in mano se anche solo c'è qualche nuvola. Niente jeans né stivali ma pantaloni della tuta (o comunque un po' larghi) e scarpe da ginnastica. Chissà come la prendono in giro perché bruttina e un po' sfigatina. Chissà come soffre per non essere fashion come altre sue compagne. Scende un paio di fermate prima della mia. Non so quale scuola frequenti. Mi fa tanta tenerezza che mi verrebbe voglia di abbracciarla.
Una mattina il 57 ha saltato la corsa e la cosa non è indolore perché passa ogni 20-30 minuti. Infatti anch'io ero molto seccata. Così ho visto la mia compagna di viaggio con l'aria di chi sta sulle spine finché, giunti alla sua fermata, si è catapultata fuori e ha iniziato a correre a perdifiato con tutto il peso dei libri sulle spalle. Ho pensato ai miei figli i quali, anche quando sono in ritardo (e non certo per colpa dei mezzi pubblici perché sono fortunati e vanno a scuola a piedi in dieci minuti), non fanno una piega e continuano a camminare con lo stesso blando ritmo di quelli che hanno tutta la vita davanti. Ho immaginato invece l'ansia di questa ragazzina e il suo timore per il rimbrotto dei professori. Avrei voluto offrirmi di farle la giustificazione.

venerdì 29 gennaio 2010

E' sempre tempo di fare qualcosa




mercoledì 27 gennaio 2010

Metti un gancio nel tuo post

Ho riflettuto sul cruccio di alcuni amici blogger di ricevere pochi commenti e in particolare su Giulia che si dispiace quando le scrivono che i suoi post sono così belli e completi che non viene da aggiungere niente. Sono giunta alla conclusione che per stimolare uno scambio o un discussione sia necessario inserire nel post un qualcosa che faccia accendere nel lettore la voglia irresistibile di intervenire, che gli faccia "prudere le mani sulla tastiera", per usare la simpatica espressione di Dario. Questo qualcosa, secondo me dovrebbe appellarsi alla propria esperienza personale, al proprio gusto unico e particolare e dovrebbe essere anche qualcosa di immediato e di quotidiano.
Per esempio, se mi scappa di fare un post sul mio lavoro e mi metto a scrivere sulla contabilità degli enti pubblici potrei anche essere così brava da suscitare il vostro interesse (ce ne vuole, visto l'argomento) ma non credo che vi verrebbe da aggiungere altro (a meno che non facciate esattamente il mio stesso lavoro). Se invece, nel parlare del mio lavoro, racconto le mie imprecazioni perché il computer si è bloccato dandomi un messaggio di errore proprio mentre stavo terminando un compito lungo e delicato, è facile che ai lettori venga voglia di scrivere consigli su come rimediare o di raccontare analoghi episodi in cui hanno perso i dati, o del loro rapporto di odio/amore verso queste "macchine infernali" e così via.
Anche dal punto di vista della forma, ho notato che è utile inserire una domanda nel post che inviti a raccontare la propria esperienza. Più che un generico "voi cosa ne pensate?" è più efficace un "a voi è mai capitato?" oppure un "voi che fareste al posto mio?".
L'informatico di famiglia mi dice che si chiamano "hook" (ganci) quegli elementi che, in un programma già confezionato, permettono di agganciare in certi punti o una personalizzazione o un altro programma che faccia altre cose. Mi è piaciuta quest'idea del gancio e l'ho associata subito a quel qualcosa di un post che "faccia prudere le mani sulla tastiera".

domenica 24 gennaio 2010

Voglia di ossigeno

La lettura dei giornali (L'Unità e Il Fatto Quotidiano) del fine settimana è un momento di relax che in effetti durante i giorni feriali non riesco proprio a ritagliarmi. La sensazione che mi rimane però non è affatto rilassante, anzi, è sempre più demoralizzante. Da molto tempo infatti (lo avrete notato) non scrivo una riga sulle notizie di attualità e di politica. Non ce la faccio proprio. E' più forte di me. E' vero che certe vergogne vanno denunciate e non devono passare sotto silenzio. Ma a chi le denuncio? Ai miei amici lettori che sono già sensibili e sicuramente più informati di me? Lo trovo inutile.
Invece ho un disperato bisogno di scrivere cose positive, chiamiamole "buone notizie", "gocce nel mare", chiamatele come volete. Non si tratta di nascondere la testa sotto la sabbia. Si tratta di boccate di ossigeno prima di ritornare in apnea.

1) Su L'Unità di un paio di settimane fa Federica Fantozzi ha raccontato l'attività delle associazioni che fanno parte della rete Last Minute Market, ideata dieci anni fa dal professor Andrea Segré, preside della facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Il motto è "trasformare lo spreco in risorse". Ci sono gli addetti dell'Opera Pia di padre Marella che recuperano cibo vicino alla scadenza o con confezione danneggiata e lo portano alla mensa dei poveri, le Dame di San Vincenzo che danno agli indigenti gli avanzi delle mense scolastiche e delle caserme, la pasticceria Orsetti di Ferrara che alla fine della giornata mette a disposizione i dolci avanzati per gli extracomunitari e per il dormitorio comunale. Nel 2009 la rete di Last Minute Market (che funziona soprattutto in alcune regioni del Nord) ha salvato 890 tonnellate di cibo per un valore di 3 milioni di euro offrendo 1.800.000 pasti e contribuendo a risolvere il problema di smaltimento dei rifiuti per i fornitori e quello di indigenza dei fruitori (il tutto però solo se nel raggio di poche centinaia di metri per non creare ulteriore inquinamento). Io la trovo una grande iniziativa.

2) Nando Dalla Chiesa, uno dei miei punti di riferimento quando ho bisogno di storie di persone positive, su Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre scorso racconta di una sua amica architetto, Donata Almici, che da direttrice della rivista dell'ordine aveva denunciato la corruzione e gli intrallazzi dei suoi colleghi lombardi e che da membro del consiglio di amministrazione dell'Accademia di Brera ha scovato favoritismi e poste di bilancio non spese. Sempre dello stesso autore su Il Fatto Quotidiano di oggi si racconta invece di Don Cosimo Scordato che nel quartiere degradato di Albergheria, centro storico di Palermo, da anni porta avanti un progetto contro la dispersione scolastica con ottimi risultati. Sono tanti i ragazzi che Don Cosimo è riuscito a far rimanere a scuola. Ha persino fatto laureare un gruppo di ragazzi del Congo.

3) Massimo Gramellini a Che tempo che fa sabato scorso ha raccontato invece di un tassista bengalese di New York che ha trovato una borsa con 21 mila dollari sulla sua auto e ha fatto ottanta chilometri per riportarla alla proprietaria tornandoci ben quattro volte prima di trovarla. La proprietaria, una pensionata italiana, ha offerto una ricompensa al giovane tassista ma egli ha rifiutato dicendo: "Quando avevo cinque anni la mia mamma mi ha detto: sii onesto, lavora sodo e salirai di livello." Lo so, sembra una storia di Natale ma a me fa un gran piacere sapere che esistano ragazzi così.

Buona settimana a tutti.