domenica 19 febbraio 2017

Come è corto il finesettimana!

Uffa, vorrei che il finesettimana durasse almeno quattro giorni. 
C'è da reimpinguare il frigorifero, c'è da cucinare le verdure comprate, c'è da fare le lavatrici, c'è da aiutare mia sorella e fare visita ai miei genitori, c'è da aprire il giardino pubblico, c'è da dare una mano alla bottega di Libera o a qualche banchino con i prodotti di Libera (come oggi) e poi c'è da camminare la solita ora/ora e mezza per mantenere la forma fisica e poi c'è da recuperare un po' di sonno dormendo anche solo un'oretta di più e poi c'è cercare quella cosa in rete e poi c'è da sistemare quei documenti che mi servono la prossima settimana e poi .... e poi... Cosa c'era poi? 
Ah, sì! Ci sarebbe anche da rilassarsi un po'.


lunedì 6 febbraio 2017

Esperimento twitter

Resistere, resistere, resistere all'assedio dei social assorbitori insaziabili di quella preziosissima risorsa che è il tempo. 
Tenersi caro il buon telefono "da pensionati" (definizione dei miei figli) anche se la mia mamma, pensionata settantaseienne, ha lo smartphone e accedere a Whatsapp solo tramite computer e solo per comunicare con gli amici intimi o i familiari (unica via per ottenere informazioni dai figli).
Pur tuttavia, dopo anni e anni di social top ten di Gazebo tra hashtag, chiocciole, retwitt ecc., mio figlio aspirante informatico mi ha messo curiosità e così ecco il mio primo twett:
C'è chi ha fatto di Twitter lo strumento principale di propaganda della sua azione di governo e che ora torna a quel mezzo un po' agée che è il blog. Io invece, che mi sento e sono agée e che sul blog ci sto da dieci anni, provo a fare questo esperimento.  Non sono sicura che avrò tempo di seguirlo e soprattutto voglio resistere alla tentazione di abbonarmi a troppi siti per non venirne assorbita. Per ora mi limito alle previsioni del tempo del Lamma, al Comune di Firenze e poco più. Mio marito non fa che ripetermi che Twitter è in crisi e sta chiudendo. Vedremo.

domenica 5 febbraio 2017

Se la zuppa la fo da me

Lo so, lo so. Per un'alimentazione ecosostenibile e più salutare bisognerebbe rifuggire dai prodotti industriali, soprattutto da chi ti propone scorciatoie, cibi pronti, ecc. Ma come si fa? Chi si può permettere di andare al mercato tutti i giorni e scegliere prodotti freschi, magari da produttori locali, cucinarli e mangiarli il giorno stesso?
E così anch'io che sono sempre di corsa (come tutti) ogni tanto cedo a qualche prodotto industriale. Per esempio le zuppe fresche, quelle che stanno in frigo e che tutto sommato non hanno conservanti o esaltatori di sapidità. Poi ora c'è pure la linea bio della Coop, un po' meno saporita a dire il vero, ma probabilmente più salutare come materie prime.
E però... e però... capita di vedere la puntata di Quante Storie dove Stefano Liberti, giornalista che ha scritto un libro-inchiesta sul cibo, raccomanda di cucinarsi il più possibile i cibi da sé partendo dalle materie prime, poi c'è il servizio terroristico di Report che spiega quanto fa male scaldare i cibi nella plastica (a dire il vero lo avevo sempre sospettato) e poi c'è il rischio botulino
Insomma un pianto e un lamento ho deciso di cuocermi un abbondante minestrone di verdura partendo dalle verdure e farmi le mie dosi di zuppa da surgelare (ovviamente in vetro!!).

Il gusto, sono sincera, non è affatto migliore di quelle industriali però vuoi mettere sapere cosa c'è dentro? E poi col tempo, se non mi scoccio, magari diventerò più brava.

lunedì 23 gennaio 2017

Piantare fagioli e raccogliere broccoli

La mia idea era quella di tornare a trovare i soci della cooperativa che coltiva i terreni confiscati alla mafia nel territorio tra Catania e Siracusa unendomi ad una delegazione che tutti gli anni parte dalla mia città per partecipare alla raccolta delle arance. Per una serie di disguidi e disorganizzazioni mi trovo da sola col biglietto aereo fatto e non modificabile. Ma i miei amici siciliani mi rassicurano e mi invitano a venire anche da sola. Così parto con la voglia di partecipare alla raccolta e alla lavorazione delle loro squisite arance.
In realtà la scelta infelice dei giorni di permanenza (fatta da chi doveva partire e non è partito) fa sì che posso assistere solo ad una giornata di lavoro mentre per il resto il mio soggiorno è stato oggetto di una gara di ospitabilità impagabile.
Un giovane socio mi ha fatto compagnia costantemente durante i tre giorni, pronto ad esaudire ogni mio desiderio, scorrazzandomi di qua e di là, supportato sabato da un cuoco diciannovenne (un ragazzo eccezionale). 
E poi chi ci ha fornito le squisite fettine del maialino allevato personalmente, chi ci ha offerto una fantastica ricotta bollente, appena uscita da un pentolone scaldato a legna come da antica tradizione.
Quindi servita, riverita e ultra coccolata. Di farmi lavorare non se parla proprio, così come di pagare la quota di iscrizione che pure era prevista. Ospite al cento per cento, come solo al Sud sanno fare.
"Non ti preoccupare. Abbiamo piantato fagioli e sono usciti broccoli" spiega con una metafora efficace il capo della cooperativa.
Eh sì, lo stesso potrei dire io che volevo lavorare ed invece ho fatto la signora. Va beh, sarà per un'altra occasione, così imparo ad intestardirmi nel fare cose fuori dal comune.

mercoledì 11 gennaio 2017

E se un decennio vi sembra poco...

Nell'era di WhatsApp, Twitter, Instagram, Snapchat, dove imperversano le immagini e la scrittura breve, veloce senza nessuna cura grammaticale e ortografica, il blog è ormai obsoleto e poco attraente. 
Eppure...  eppure... dieci anni fa trovai in questo strumento un rifugio, un angolino tutto per me, una scusa per fermarmi, mettermi a sedere comoda con il PC davanti e scrivere, un'attività che mi è sempre piaciuta. Non esiste chat che mi possa dare la soddisfazione di mettere una parola dietro l'altra per esternare ciò che sento e ciò che penso, formulare un pensiero. 
Più agile di un diario su carta, con quel pizzico di socialità che consiste nel lanciare i pensieri nel mare della rete, come recita il sottotitolo di cui sopra. Mi spiace un po' solo quel titolo in inglese, tornassi indietro ne penserei uno in Italiano ma ormai è nato così e così lo amo, anche con la sua grafica poco sghiribillente e con il suo sfondo nero che misi dopo l'ennesima delusione elettorale (che a questo punto non mi ricordo più da quante sono).
Che tenerezza il mio primo post: senza una figurina, con "perché" con l'apostrofo invece dell'accento e nemmeno il giustificato a destra!

Caro mio vecchio blog, non avrei mai mai detto che saresti stato mio compagno per ben dieci anni. Cin cin! Lunga vita ai blog!



mercoledì 4 gennaio 2017

A ciascuno il suo pane

A Ceserano hanno aperto un nuovo forno. Nella mia piccola patria di adozione tra la Toscana e la Liguria, questo è un avvenimento e quindi se ne discute un po'. Passandoci in una delle mie camminate quotidiane, vi sono entrata ma, per me che vengo da una grande città, è stata un po' una delusione: eccetto qualche pezzo di schiacciata, di pane pronto non ce n'era. In realtà nel forno di Ceserano si fa un solo tipo di pane.
Ciò ha scandalizzato una mia vicina (anche lei di provenienza cittadina) che ha pronosticato vita breve per la piccola attività artigiana.
Tuttavia tra quelle montagne è una cosa molto comune. Se entriamo in una qualunque pizzicheria della zona (ma anche al supermercato) e chiediamo del pane, non ci viene chiesto se lo vogliamo all'olio, cotto a legna, integrale o a lievitazione naturale, pagnotta, ciabatta o filoncino, ma ci viene chiesto di scegliere tra pane di Vinca, di Agnino, di Fivizzano, di Tendola, di Po, ecc. Insomma ogni frazione fa il suo pane.
Infatti il pizzicagnolo del mio paesello di adozione non era affatto scandalizzato che il nuovo forno facesse un solo tipo di pane, anzi, per lui è la scelta giusta per specializzarsi e farne una gran quantità. "Ha fatto persino un corso di formazione a Firenze!" mi ha detto con ammirazione.
Penso che abbia ragione e spero proprio che il giovane fornaio provetto di Ceserano abbia successo. In tutta franchezza però il suo pane non era nulla di eccezionale. Preferisco quello del mio "fornaio casalingo" che è diventato davvero bravo. Ecco la sua ultima creatura appena sfornata:


lunedì 26 dicembre 2016

Nostalgia dei tempi della scuola?

Continua imperterrita la chat dei miei vecchi compagni di scuola. Anzi, via via ne scovano altri, anche di quelli che non ci hanno accompagnato per tutte e cinque gli anni, che entrano e danno il loro contributo.
"Nostalgia?" chiede una.
"Sì, tanta." risponde Raffaele (il promotore di queste rimpatriata), "Lo sai il perché? Perché per me quegli anni sono stati i più belli ed i ricordi sono indelebili"
Mah, mi sento un po' controcorrente. Per me quegli anni non sono stati affatto i più belli. Anni di grande tormento interiore. Soffrivo perché mio padre non mi faceva frequentare i miei compagni al di fuori della scuola (mentre loro erano più liberi, potevano uscire e condividere cose che a me erano precluse). E poi non mi piacevo, non accettavo il mio corpo, mi sentivo brutta (come tutti i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 18 anni del resto). Avrei voluto essere grande, matura e sicura di me e invece ero immatura, timida, complessata. Odiavo l'estate perché, finita la scuola, non avevo più contatti con i miei coetanei (che tra l'altro, salvo qualche nobile eccezione, non mi cercavano nemmeno).
Insomma non tornerei mai a quel periodo. Molto meglio quello successivo quando cominciai a lavorare e a rendermi autonoma. Potei così ribellarmi a mio padre e prendere in mano la mia vita anche se il prezzo da pagare fu rinunciare all'università, lavorare dall'età di 19 anni per poter andare a vivere da sola a 22.
Tuttavia non so quanto i miei compagni siano obiettivi in tutta questa nostalgia. L'adolescenza è un periodo importante di costruzione del nostro sé ma raramente è un periodo sereno.
Si noti l'aria tra lo spaurito e lo sconsolato che avevamo pur essendo in gita a Venezia!