sabato 24 ottobre 2020

Ci risiamo

 


Una decina di giorni fa chiedo aiuto ai miei colleghi informatici per un'operazione al computer. Viene nel mio ufficio il borsista, una ragazzo bravo e volenteroso. Facciamo brevemente l'operazione, entrambi indossando la mascherina FFP2, finestra semiaperta, porta aperta. Lunedì mi telefona il mio capo: il ragazzo è positivo al COVID. Quello che pensava fosse un semplice raffreddore si è rivelato il terribile virus che sta mettendo in ginocchio l'umanità. Il nostro non si può definire un contatto stretto e quindi non disturbo il mio medico, non affollo i laboratori dove si fanno i tamponi, ma, per prudenza, me ne sto a casa in smartworking per tutta la settimana.

Ci risiamo. Impennata di contagi che raddoppiano giorno dopo giorno dopo un'estate in cui abbiamo riassaporato il ritrovarsi liberi e rilassati. Ci risiamo con l'ansia da bollettino. Non c'è verso, l'essere umano è sociale, non ci sa stare senza gli altri, senza parlarsi, abbracciarsi, assembrarsi.

L'altra notte ho sognato che ero in ufficio ed entravano diverse persone ed io, vedendo che erano senza mascherina, entravo in agitazione. Mi capita di guardare video di anni fa e automaticamente pensare: "Ma quelle persone stanno parlando troppo vicine!" Questo virus ci sta cambiando e sicuramente non in meglio.

Eppure bisogna stringere i denti, incrociare le dita e.....

 .... arrivare alla prossima primavera.

domenica 6 settembre 2020

Malinconia di fine estate

Sono almeno due settimane che compongo nella mente questo post senza riuscire a trovare un po' di concentrazione per scriverlo. In realtà non riesco nemmeno tanto a trovare le parole per descrivere il sentimento di questi giorni che potrei sintetizzare come "malinconia di fine estate". Non è certo una sensazione inedita. Sono già alcuni anni che mi prende, insieme al magone, alla fine delle ferie, e non so perché, sempre più forte di anno in anno. Una impressione di cose al tramonto, di occasione finita, di paura che non si ripeta più o comunque non con la stessa serenità. Deve essere proprio colpa della vecchiaia.

Quest'anno la malinconia mi è cominciata addirittura alla vigilia di Ferragosto, ma ancora di più in quell'ultima domenica di agosto, il giorno dopo un bel temporale, quando ho visto la mia città irrorata da una luce settembrina, limpida e dorata.

La stessa luce che ritrovo oggi qui in Lunigiana, in questa domenica assolata ma gradevole, una domenica in cui regna la pace che mi fa amare tanto la mia casa di campagna. Un momento dell'anno bellissimo, in cui tra i colori domina l'ocra, in cui si raccolgono fichi dolcissimi, noci e mandorle, in cui le mele rotelle si colorano di rosso e l'erba della Pampas ti regala lo spettacolo dei suoi fiori. 

Un periodo di una bellezza struggente. Lo so tornerà tutto questo tra un anno, così come tornerà la primavera con i suoi fiori e le sue graminacee e l'estate con le lunghe giornate e le grigliate in terrazza. Ma chissà se sarà lo stesso.

venerdì 14 agosto 2020

Quel che resta di te

 

 Quando ti ho chiesto di dipingere una foglia su muro come stavano facendo tutti gli altri, mi hai detto di subito di no. "Dai, babbo! E' facile! Qui ci sono delle foglie di varia forma. Ne scegli una, disegni il contorno sul muro e poi lo colori." Non ne volevi sapere e solo dopo molto tempo ho capito che ti spaventava proprio il non riuscire a fare le cose più semplici. Poi quando ti ho suggerito di utilizzare la foglia di fico, mi hai detto di sì. Chissà, forse l'associazione di idee con un frutto che ti è sempre piaciuto tanto, ha fatto scattare il coraggio in te. E poi ce l'hai fatta, pur con la mano che tremava, ma ce l'hai fatta.

In questi giorni, come in tutte le estati mi dedico alla manutenzione e al restauro del murales dove c'è anche la tua foglia. Oggi che non ci sei più, sono contenta di averti convinto a farla e proteggerò il più possibile dalle ingiurie del tempo questa semplice foglia verde di fico con le tue iniziali perché, insieme a tante piccole altre cose, è quello che mi resta di te.

domenica 26 luglio 2020

Elogio del blog

Domenica pomeriggio. Silenzio in casa. I ragazzi sono al mare. Il marito su in mansarda a leggere. I vicini non ci sono. Poche auto passano lontane. Solo il rumore ritmico della lavapiatti che mi procura qualche sonnolenza.
Penso a quando, una decina di anni fa, per me era normale, in questo contesto, sedermi sul divano con il computer davanti e cominciare a scrivere qui, impressioni, sentimenti, riflessioni, novità, segnalazioni. Da quanto tempo non lo faccio più!
Non che non usi il portatile, anzi, lo uso quasi sempre nel pur poco tempo libero. Prima viene il lavoro, la cura della casa e della persona, la cucina, i familiari, far compagnia alla mamma, i bucati, il fitness, le questioni burocratiche, il giardino. E alla fine quando proprio proprio ho fatto tutto quello che mi sono ripromessa (tipicamente la sera), mi siedo sì sul divano, ma per rilassarmi mi metto a scorrere Twitter. Sì, Twitter assorbe quel poco di tempo libero che ho. Sto attenta a selezionare gli account, cerco di trattenermi dal seguire tutto quello che mi incuriosisce, evito di leggere i commenti. In questo modo lo trovo stimolante ed è praticamente la mia fonte di informazione.
E così alla fine Feedly (dove sono raccolti i blog che seguivo) non ho mai tempo di leggerlo. Ma oggi, in questo caldo pomeriggio di luglio prevacanze, mi è venuta voglia di sfogliarlo e mi sono letta diversi post, alcuni molto interessanti. Qualcuno molto bello di Marina che mi ha fatto riflettere e poi diversi di Loredana Lipperini (ma come si fa dopo anni e anni a tenere ancora un blog su Kataweb?) che mi sono piaciuti tanto che, come riflesso automatico, mi scattava la manina sul mouse per cliccare "mi piace". Ah già! Sui blog non c'è il "mi piace"! Sui blog bisogna commentare.
Scorro Feedly come si sfoglierebbe un vecchio album di foto di famiglia. Riaffiorano tutti i blog a cui mi ero abbonata. Tanti argomenti diversi: antifascismo, ambientalismo, femminismo, antimafia. Tutti abbandonati da chi li aveva aperti. Il blog non va più. E' obsoleto. Onore quindi a Marina ed a Loredana Lipperini (primo post novembre 2004) per la loro costanza!
Non siamo più abituati a leggere un testo lungo (o medio lungo), a seguire un ragionamento articolato, a concentrarsi un po' di più di quello che richiede una frase ad effetto o uno slogan. Soprattutto non siamo più abituati (e purtroppo io non sono più abituata) a prendersi tempo, tempo per capire, tempo per riflettere, tempo per rielaborare. Quello che fa mio figlio maggiore di mestiere (beato lui) e che io facevo da ragazza (tanto, pensavo tanto) e che ora non faccio più.
Mi manca questa attività. Mi manca questa mia dimensione. Ma è inutile che mi faccia promesse che so che non manterrò.

(PS ora ci starebe un'immagine. Potrei cercarne una attinente su internet o potrei mettere una foto recente delle mie adorate piante, ma no, non ci metto nulla. Oggi è tempo di parole.)

sabato 13 giugno 2020

Accomiatarsi

Oggi sono andata al cimitero di Viareggio a salutare il mio amico e maestro Virgilio. Lui era là, in quella scatolina di legno, destinato ad essere introdotto nella tomba dove giace la sua mamma pittrice e il suo omonimo zio, morto giovanissimo.
Eravamo una trentina di persone, molti suoi ex alunni, qualche parente e diversi amici tra i quali qualche ivoriano come il suo figlio adottivo.
Non è stato un funerale, non è stata una cerimonia, ma è stato quello che secondo me è il miglior modo di salutare una persona che è morta. Ci siamo messi in cerchio e abbiamo cominciato a raccontare ricordi di lui, di com'era, di cosa ci ha insegnato come docente ma soprattutto come uomo, della sua generosità ed anche della sua autorevolezza. Abbiamo pianto, ma abbiamo anche riso.
Virgilio in quel momento c'era, era con con noi e, come ha detto una sua amica, ce lo porteremo un po' tutti dentro di noi per il resto della nostra vita. Penso che questo sia il modo più bello per accomiatarsi.

venerdì 5 giugno 2020

Lunigiana nel cuore

Finalmente fase due: libera circolazione all'interno della stessa regione! Finalmente posso stare qualche giorno in questa casa dove mi sento in pace con il mondo, dove mi accompagna il canto degli uccelli, dove mi godo il cielo azzurro e soprattutto le mie piante (tra l'altro nella stagione più bella). C'è tanto da fare sia nel podere che in casa e per di più devo anche alternare giorni di ferie con giorni di lavoro agile. Però è bello svegliarsi qui la mattina ed ancora più bello cenare in terrazza con il sole che cala dietro i monti e la pace di questa terra che è Toscana ma anche un po' Liguria e anche un po' Emilia. 







Alla fine siamo restati quindici giorni. Il podere ha tutto un altro aspetto. Siamo riusciti a raccogliere un bel po' di ciliegie, ci siamo fatti risotti e frittate con l'ortica, piatti aromatizzati con il finocchietto selvatico, abbiamo preparato tisane seccando salvia, rosmarino, iperico e tarassaco e ci siamo allietati ammirando la fioritura dei bellissimi gigli bianchi, della salvia e anche di diverse rose piantate quest'inverno.


Ci rivediamo molto presto, Lunigiana mia.

lunedì 18 maggio 2020

Fugace ritorno in ufficio



Oggi sono tornata in ufficio dopo più di due mesi di assenza. Sensazione strana. Da un lato di familiarità, di consuetudine, dall'altro di estraneità. Già il dover attendere che ci aprissero, tutti in coda con mascherina, misurazione della temperatura, gel per sanificare le mani e così via. E poi sarà che ci hanno tartassato abbondantemente con i protocoli, con le precauzioni anticontagio, ma sento l'ansia che sale. Non posso toccare nulla di comune. Se vado in bagno devo pulirmi le mani prima di toccare la maniglia e poi dopo. Se mi va un caffè mi devo mettere i guanti per premere il tasto. E poi l'andito davanti alla macchinetta, di solito affollato di persone in conversazione, appare deserto. D'altra parte non possiamo essere presenti nell'edificio di più di un terzo degli abituali frequentatori. Gli utenti non possono venire nel mio ufficio per chiedere consulenza o per portarmi documenti. Non posso andare dai colleghi della stanza accanto. Alla fine a che serve venire, se non per recuperare dei file dal PC e stampare qualcosa? Meglio tornare al "vecchio" lavoro agile da casa. 
Prendo quindi le mie due piantine, le tisane che avevo lasciato e ci rivediamo tra un paio di settimane nella fase 2.