domenica 18 febbraio 2018

Cose che lasciamo e che parlano di noi

Un mio collega, che ha dovuto liberare la casa nella quale è morta recentemente sua madre, mi ha donato diverse scatole di libri di suo padre, morto invece una decina di anni or sono. Il padre era appassionato di storia e in particolare della seconda guerra mondiale, del periodo del fascismo e della Resistenza. 
Ero un po' titubante ad accettare ma invece questi libri questi libri sono davvero molto belli ed interessanti, molti non solo letti ma sottolineati o con annotazioni. Immagino quest'uomo, di cui non so nulla, come uno che ama i suoi libri e che non avrebbe avuto piacere nel saperli finiti nel cassonetto. Penso a mio padre, grande collezionista e appassionato di dischi a 78 giri che mi ha sempre detto: "Mi raccomando: quando ve ne disfarete, dateli almeno ad un collezionista che li apprezzi!"
Il mio collega prima di pensare a me, conoscendo la mia attività nell'ANPI, ha cercato di donarli a biblioteche e case del popolo ma senza successo.
Mi fa piacere salvare, almeno in parte, questa bella biblioteca.
Ce n'andiamo e lasciamo dietro di noi  il segno tangibile delle nostre passioni.

sabato 3 febbraio 2018

Caro figlio che vai a Leeds per l'Erasmus

Il tuo consueto aplomb e la tua scorza da uomo-che-non-deve-chiedere-mai si sono sciolti come neve al sole oggi, il giorno della tua partenza. L'ansia di aver dimenticato di mettere qualcosa di essenziale in valigia, le occhiaie perché stanotte sei rimasto sveglio a lungo, la ripetuta nervosa consultazione della lista. Ti capisco, figlio mio, ma anche ti invidio, tu che parti per quattro mesi di tirocinio postlaurea all'Università di Leeds. 
"Tutti i miei amici mi dicono beato te, vedrai che ti divertirai..., ma io sono troppo agitato per essere contento: ho paura di fare figuracce con la lingua, di perdermi in questa città che non conosco."
Invece io ti ci vedo in questo edificio che sembra un po' il collegio di Harry Potter, e mentre metto da parte le mie ansie di genitore, espresse bene nel bell'articolo di Massimo Giannini a cui ho rubato il titolo del post,  penso che sarà una esperienza che ti farà crescere, ti arricchirà e aumenterà la tua cultura e la tua autostima. Come scrive Giannini: "il tuo biglietto d’ingresso nella grande Madre Europa senza frontiere".

Good luck, darling!



mercoledì 31 gennaio 2018

lunedì 29 gennaio 2018

Non si pota il nespolo con la nebbia! Diario del nostro podere. Quarta puntata



26-28 Gennaio 2017
Gennaio è un mese durante il quale in campagna non succede praticamente nulla, o meglio, sembra che non succeda nulla. Infatti alla consueta ricognizione che facciamo al nostro arrivo, non emerge nulla di significativo, neppure, per fortuna, tracce di burrasche né di gelate. Le nostre piante paiono addormentate, ad eccezione del gelsomino d'inverno che continua a produrre i suoi fiorellini gialli. Il rosmarino della Silvana è sempre pallido e stentato, mentre il nostro mostra un bell'aspetto vigoroso; le piantine grasse sonnecchiano sotto la copertura; l'agrifoglio sembra molto ben ambientato come dimostrano le foglie nuove tutte gialle e le decorative bacche rosse; il sambuco trapiantato ha delle foglioline nuove, segno che si è radicato nella sua nuova collocazione; le bignonie invece sono una gran delusione perché non mostrano neanche una gemma o un rigonfiamento che possa far pensare ad un germoglio in arrivo.
Gli alberi da frutto al contrario sono ricchi di gemme, anche i nuovi albicocchi. Alcune, come quelle del mandorlo o quelle dei susini, sembrano proprio sul punto di sbocciare. Speriamo che non si facciano ingannare dal clima particolarmente mite anticipando la fioritura. Timore fondato perché sia il susino giallo che quello grande rosso hanno già azzardato l'apertura di un timido ma audace fiorellino bianco.


Purtroppo la pioggia non ci permette di lavorare fino al sabato pomeriggio. Dopo pranzo ci precipitiamo fuori con i nostri attrezzi. Roberto pianta due alberi della nebbia, due cespugli di ginestra, un bell'albero di Giuda e un acero giapponese nel giardino pensile, dopo aver estirpato con grande fatica un susino spontaneo, giudicato troppo poco decorativo e produttivo per occupare posto nel nostro podere.
Io invece mi dedico alle potature dei meli: tre sono facili e comportano solo uno sfoltimento leggero e l'eliminazione dei succhioni. Il melo grande invece mi dà filo da torcere perché è cresciuto troppo in alto e non è facile arrivare ai rami grossi saliti ad altezze fuori mano anche per la scala. Sono abbastanza contenta del risultato per quanto riguarda la forma ma un po' preoccupata per un paio di rami il cui taglio non è affatto netto, tanto che, la mattina dopo tra il dormiveglia maturo la decisione di tagliarne almeno uno alla base, quello più straziato. Letteralmente “non ci dormivo la notte” pensando a quel ramo e ai microrganismi patogeni che potevano penetrare attraverso quella brutta ferita.

La domenica mattina faccio quello che non si dovrebbe fare: potare il nespolo e per di più con la nebbia. Ma d’altra parte ho solo stamani per lavorare e la fronda che spicca sulla sommità di questo albero mi disturba la vista.
Roberto invece mette a dimora altre piante portate ieri dal vivaista locale: un cespuglio di elicriso, un susino varietà Stanley (anche se noi avevamo chiesto varietà California per far contenta la nostra cara Silvana) e un esile castagno aggiunto in omaggio e che in effetti tutto pare meno che un albero.
Prima di partire ripasso tutti i nostri alberi con il verderame per disinfettare le ferite nuove e vecchie e contrastare questo clima troppo mite e umido per il mese di Gennaio. In effetti la nebbia si è sciolta ed è venuta fuori una giornata davvero primaverile: uccellini che cantano, farfalle e un’adorabile coccinella posata sulle foglie della salvia. Troppo presto, però. Speriamo bene!

domenica 14 gennaio 2018

Non ti scordar del giardino di città

Mentre la nostra attenzione è tutta rivolta al nostro podere in Lunigiana, zitto zitto, nel nostro piccolo giardino di città accadono cose.

Fiorisce il nostro Gelsomino d'Inverno, subito scoperto da un'ape laboriosa


Mentre la nostra Nandina offre i suoi bei grappoli purpurei
 Sempre caro mi fu il mio giardino responsabile...


domenica 7 gennaio 2018

Archiviando vecchie foto

Dal trasloco di mia sorella sono emerse un bel po' foto della nostra prozia, morta diversi anni fa. Sarà perché invecchio e ho il terrore dell'oblio, sarà per la mia crescente passione per la storia, per le testimonianze, le fonti ecc., mi sono messa a digitalizzare ed ordinare questa massa di immagini. Le più belle sono quelle più vecchie, come le cartoline postali del mio bisnonno, soldato nel 1915, alla mia bisnonna, oppure le foto di scuola della mia prozia.


Ma anche quelle un po' più recenti risalgono comunque al secolo scorso e ritraggono la zia Sara con il suo Vince, un po' marito, un po' figlio. Li vediamo giovani e magri, sulla vespa o sulla moto dell'epoca, con il nipote adorato (mio padre) o con la sorella spregiudicata (la mia nonna Vanda), con amici, con bambini o con cani (tanti).

Da sinistra in piedi: la bisnonna Luisa, zia Sara, nonna Vanda, nonno Beppe, sotto lo zio Vincenzo e mio padre Vittorio alla Fortezza da Basso a Firenze

Tuttavia quello che mi è piaciuto di più di queste foto è l'immersione nel passato che regalano: pezzi della mia città come erano decine di anni or sono, la moda dell'epoca, oggetti quotidiani desueti, giovani donne sorridenti con il loro miglior abito, famiglie contadine tradizionali.


Peccato che per diverse persone raffigurate non conosca né il nome né la storia. I miei genitori non mi sono di aiuto: mio padre per la sua malattia e mia madre per la rimozione dovuta ai conti in sospeso che ha sempre avuto con la famiglia acquisita.
Pur tuttavia sono contenta di averle salvate dall'oblio. Chissà se, con l'odierno proliferare di immagini, con i nostri apparecchi dallo scatto facile, immediato e gratuito, con i social che rendono pubblico ogni nostro momento, la memoria di noi e di cosa facciamo sarà più salvaguardata oppure no.

Ecco le foto della zia Sara

lunedì 1 gennaio 2018

Le piante ci salveranno. Diario del nostro podere. Terza puntata.



28 Dicembre

Dopo una giornata di pioggia intesa (e quindi persa per quanto riguarda i lavori nel podere), oggi finalmente il tempo è discreto. Le piante però sono intrise di pioggia e quindi non possiamo fare diverse cose che ci eravamo proposti.
Per prima cosa finiamo di togliere il filo spinato dal confine col vicino e al suo posto Roberto ci trapianta sei marruche (o spina di Cristo). Sono alberelli rustici che ho riprodotto da seme prelevandolo all'Oasi di Focognano. Dopo ben quattro anni non hanno superato però il mezzo metro e quindi decidiamo che al massimo possono fare da cespugli di confine.
L'adorabile Silvana ci regala la sua aucuba japonica che piantiamo vicino a quella che abbiamo comprato, sul limitare del boschetto di abeti. La nostra ha persino fatto qualche bella bacca rossa. Anche l'agrifoglio ha fatto diverse bacche rosse che ci rallegrano e ci danno speranza sui recenti trapianti.
Il vento deve essere stato veramente forte durante la nostra assenza perché, oltre al ramo di acacia, notiamo a terra anche un frondoso ramo di abete che in realtà è corrisponde alla cima dell'albero che quindi risulta addirittura scapitozzato. Un pensiero va al maestoso pino abbattuto ad Ottobre: avrebbe retto?
Mi dedico alla pulizia del ripostiglio sotto il forno che ho riempito di legna un paio di anni fa. La legna ha retto bene ma è ora di sgombrarlo e ripulirlo per non avere brutte sorprese.
Mentre Roberto prova la nuova sega circolare con i rami tagliati le volte scorse, provo a potare il glicine. Nonostante mi sia documentata prima di accingermi, ho un sacco di dubbi e alla fine spero di non aver fatto danni. Quello che mi preoccupa non è tanto la decisa sfrondatura (forse poteva essere addirittura più drastica) quanto le zone del pergolato che adesso sono risultate vuote. Temo che la prossima estate ci dovremmo accontentare di minore ombra sul terrazzo.


29 Dicembre

Oggi giornata splendida: il sole si staglia nel cielo azzurro e fa brillare la neve caduta abbondante su tutto l'Appennino e sulle Apuane Settentrionali. Prevedendo che sarà probabilmente l'unica giornata veramente bella delle nostre vacanze, rinunciamo al lavoro agricolo e andiamo a fare una camminata. Ci siamo svegliati troppo tardi per andare fino alle Cinque Terre, come ci sarebbe piaciuto, e quindi “ci accontentiamo” di un giro di tre ore verso Fosdinovo, giù per via della Maestà quasi ad arrivare a Giucano e ritorno. Il giro è su strada asfaltata ma non troppo trafficata ed il panorama è superbo. All'inizio appunto le montagne innevate e poi, dopo il passo del Cucco, la vista spazia sul golfo de La Spezia con Porto Venere, la Palmaria e la foce del Magra.
Dopo pranzo però un paio di ore di lavoro ci toccano e ci dedichiamo alla potatura del susino grande, quello sul lato Est del podere che si affaccia sul parcheggio. Si tratta di una grande pianta che ha sempre fatto tanti fiori e tantissimi frutti. Purtroppo susine piccole come ciliegie e non particolarmente pregiate tranne che per fare una marmellata piuttosto apprezzabile (al netto della pazienza della snocciolatura!). Quest'anno decidiamo di potarlo decisamente, soprattutto eliminando un paio di grossi rami che salgono verticali. Tanto i frutti che eventualmente verrebbero a quell'altezza sarebbero irraggiungibili. Già che siamo su questo lato del terreno seghiamo anche un ramo del grande fico che va a toccare i fili del telefono.
Oggi la nostra Silvana ci ha regalato un rosmarino, in realtà piuttosto malandato, ma proprio per questo confida nella nostra capacità “rianimatoria”. Lo piantiamo nell'angolo delle erbe aromatiche e gli auguriamo buona fortuna.


30 Dicembre

Oggi giornata di lavoro piena. Il tempo non è bello come ieri ma neanche perfido. Si prosegue con la potatura. Per prima cosa un'operazione un po' pericolosa: il taglio di un paio di rami del noce più grande che si sono letteralmente infilati in mezzo ai fili del telefono con rischio di tirarli giù. Devo operare ad altezza da vertigini e quindi decido di assicurarmi con una corda ad un grosso ramo. Il legno del noce è notoriamente coriaceo e, nonostante la sega che si applica in cima al potatore sia piuttosto efficace, faccio una gran fatica ed una bella sudata, alla faccia del clima. Ma la mia ostinazione alla fine ha la meglio e tiro giù i due rami. E' incredibile come il noce cominci a grondare subito linfa appena lo si taglia. Sembra quasi che sanguini!
Le altre potature in confronto sono una passeggiata: il susino giallo, l'unico albero che conserva ancora la forma a vaso e l'altezza propria degli alberi da frutto “addomesticati”, è quasi rilassante, mentre il prugno del “giardino pensile” è un po' più impegnativo ma raggiungibile con la scala. Speriamo di non averlo danneggiato perché ci tengo davvero a questa pianta che ha sempre fatto delle ottime e abbondanti prugne. Anche lui comunque lo abbiamo riportato ad altezza umana anche se ora ha una forma non proprio felice.
Roberto abbatte un paio di acacie che danno sulla provinciale e sega diversi rami con il nuovo attrezzo elettrico. Io invece irroro di verderame tutti i tronchi di tutti gli alberi sperando che quest'anno i licheni, già numerosi, almeno non progrediscano. Il clima più rigido, rispetto al mite inverno scorso, fa ben sperare riguardo agli attacchi di muffe e funghi.
Infine distribuisco democraticamente a tutte le piante, alberi e cespugli, neonate ed adulte, basse e alte, comprate, regalate e riprodotte da seme, il concime che abbiamo comprato di recente e che promette nutrimento (Azoto), fioritura e frutti saporiti (Potassio) e tante belle cose. L'odore è comunque quello tipico del pollaio.
Alla sera davanti al camino scoppiettante le spalle dolgono ma la soddisfazione per il lavoro fatto è grande.

 31 Dicembre


La nebbia accompagnata da pioggia leggera e da temperatura mite non ci impedisce di lavorare all'aperto anche oggi. Roberto si dedica a frazionare e radunare i numerosi rami sparsi per il podere, da quelli frutto della potatura a quelli spezzati dal vento sulla grande acacia.
Io invece mi metto a ripulire e riordinare lo spazio che un tempo era occupato dalla legnaia (abbattuta per mettersi in regola con il catasto). Di essa infatti rimane solo il pavimento di cemento sul quale però era accumulato un po' di tutto ma soprattutto rami di piccola taglia abbandonati alle intemperie e quindi ormai marciti. Sgombrati quelli e ramazzate le foglie secche e gli aghi del pino che fu, lo spazio ha un aspetto ben più civile ed ordinato. Dopo pranzo, mentre Roberto conclude i lavori con la lubrificazione degli attrezzi prima di riporli, io faccio il mio consueto giro a piedi di due ore raccogliendo strada facendo un bel po' di bottiglie di vetro e lattine abbandonati dai soliti incivili sul ciglio della bella strada provinciale.