domenica 17 giugno 2018

E se non c'è niente da fare.... Diario del nostro podere. Decima puntata

la nostra catalpa in fiore

15 giugno 2018
In viaggio di venerdì mattina verso la Lunigiana, facciamo mente locale sui lavori da fare al podere. R ha sicuramente da tagliare ancora l'erba anche se è rimasta solo qualche zona marginale. 
Ma poi? Semplice! Se non ci sono altre cose da fare, forse sarà la volta buona che ci godiamo la nostra casa in campagna "sbracandoci". Non male l'idea!
In ogni caso per oggi, tra scaricare la macchina, aprire la casa, l'acqua e il gas, accendere il frigo e la caldaia, fare il giro perlustrativo e pranzare velocemente, troviamo il tempo per rilassarci un po' in terrazza (all'ombra però, il clima non permette più bagni di sole).
Sono in fiore la catalpa e i melograni. Qualche piccolo fiore lo ha fatto anche il tiglio anche se si è specializzato in frondosissimi polloni.
Dopo il caffè di saluto alla vicina, decidiamo di fare una camminata fino al passo del Cucco e ritorno (un'ora e cinquanta minuti); percorso su strada provinciale poco trafficata ed abbastanza ombrosa nel tardo pomeriggio. Rimane il tempo di preparare la cena, consumarla e bersi una tisana guardando le stelle (per quello che consente il super faro che purtroppo illumina a giorno la nostra terrazza dalla strada provinciale). Il farone non ci impedisce però lo stupore delle prime lucciole dell'estate!

16 giugno 2018
R attacca il suo lavoro con il tagliaerba, mentre io raccolgo le ciliegie maturate sugli ultimi due alberi. Si tratta di una varietà più tardiva che fa frutti piuttosto grossi ma non troppo scuri, comunque molto saporiti, forse troppo, visto che, nonostante il nostro spaventapasseri, gli uccelli le hanno già beccate provocando la marcescenza di molte di loro. Mannaggia! Ne ricavo un cestino di cui poche sane.
Scendo in pianura dal nostro vivaista per comprare una piantina di timo e una di menta e scopro che da tempo aveva in serbo per noi due piante che avevamo ordinato ma che si era dimenticato di portarci: un alloro e un ibisco a forma di alberello. Vorremmo prenderle ma adesso comincia l'emergenza siccità e forse stanno meglio posteggiate da lui che ha l'impianto di irrigazione.
Quest'anno lo dicono tutti: il raccolto di frutta è scarso. Pare che la colpa sia della gelata di febbraio che ha sorpreso molte piante già in fiore. Infatti gli unici alberi da frutti che sono stracarichi sono i meli che fioriscono più tardi. Le meline sono a gruppi di tre e anche cinque e allora, come ho letto su Internet, mi accingo a diradarle cioè a farne cadere alcune in modo che quelle rimaste abbiano più spazio e più nutrimento per crescere. Mi piange un po' il cuore sacrificarne alcune ma sono veramente pressate nei loro mazzetti.
Si fa così ora di cena e poi finalmente mi godo un film, cosa che non mi riesce mai di fare in città.

17 giugno 2018
Mentre R dà una passata di verderame agli alberi (che hanno ancora tracce di ruggine), io do un po' di acqua a tutte, operazione che porta via un sacco di tempo visto che il nostro podere è in ripida salita. Su e giù con secchio e annaffiatoio si fa una bella sudata anche di mattina (non proprio di prima mattina a dire il vero). Ma perché non abbiamo ereditato un podere in Pianura Padana?
Poi raccolgo i fiori di lavanda, bellissimi e profumati, in tre bei mazzetti che metterò a seccare mentre R raccoglie quelli di elicriso per ulteriori tisane.

Non mi rimane che ripulire il giardino pensile dai tralci invadenti del glicine e si fa ora di partire.
Puff! Ma come? Non si era detto che non c'era nulla da fare?

lunedì 4 giugno 2018

Primo raccolto ed emergenza ruggine. Diario del nostro podere. Nona puntata.


1 giugno

All'arrivo veniamo accolti da un bel fiore giallo di uno dei nostri Iperici (quello del giardino pensile) e, con grande sorpresa, da un gruppo di splendidi gigli bianchi nati spontaneamente. Ci rendiamo conto che la pianta che li ha prodotti l'abbiamo sempre estirpata pensandola una comune infestante.
Saliamo subito i pianelli e constatiamo con gioia che almeno due alberi su cinque hanno ciliegie mature pronte per essere colte. Si tratta dei due alberi più piccoli ma comunque siamo contenti che siano scampati agli uccelli.
Le nostre amate piante stanno abbastanza bene, anche se qualcuna mostra un po' di sofferenza per la mancanza d'acqua e purtroppo diverse, tra i quali due albicocchi, hanno la “ruggine” sulla parte inferiore delle foglie. Trovo in rete che si tratta di miceti e che comunque il verde-rame sembra uno dei rimedi consigliati.
Il primo raccolto di questo mese: un mezzo bicchiere di deliziose fragoline di bosco che l'anno scorso furono falciate dal tagliaerba prezzolato.

2 giugno

Munito di diversi rocchetti e fili, Roberto attacca a tagliare l'erba. Subito giunge alla conclusione che l'uso del rocchetto è sconsigliato con questa erba tenace ed alta e passa all'uso del doppio filo. Grazie alla scorta di quest'ultimo riuscirà questo finesettimana a finire praticamente il lavoro, con grande soddisfazione sia dell'occhio che della mia allergia ma anche, immaginiamo, delle piante liberate dalle erbe concorrenti.
Io invece mi dedico a ripulire il tetto della casetta dalle infestanti e dai residui aghi del pino abbattuto l'ottobre scorso. Poi ripulisco il settore delle fragoline e felci dalle altre erbe infestanti.
Nel pomeriggio però mi prendo la libertà di fare il solito anello di due ore a piedi. La temperatura è infatti ideale: sole ma non troppo caldo.
La sera ci godiamo la cena in terrazza sul nostro nuovo tavolino tondo col piano di vetro, nella pace della campagna, tra lo stormir di fronde e il cinguettio degli uccelli, lontani dalle amarezze dell'attualità.

3 giugno

Approfitto della giornata di pieno sole per mettere in terrazza tutti i materassi e i cuscini del salotto. Faticoso, ma penso al lungo inverno nel quale hanno presso umido e freddo e spero così di eliminare in modo naturale un po' acari.
Poi mi accingo alla raccolta delle ciliegie decisa a non lasciarne neanche una sui due alberi pronti. Il raccolto è molto più modesto di quello dello scorso anno: due chili scarsi. Tuttavia sono buonissime.

4 giugno
 
Prima di partire irroro diverse piante con il verde-rame ma purtroppo arriva un temporale che lava un po' il prodotto appena distribuito. Speriamo bene.

domenica 6 maggio 2018

Lotta alle graminacee e ai parassiti. Diario del nostro podere. Settima puntata

5 maggio 2018
Si aspetta tutto l'inverno per vedere le nostre piante esplodere con foglie e fiori ma non si calcola che anche altre piante che non vorremmo esploderanno a loro volta.
 Le piante che quest'inverno abbiamo comprato e amorevolmente messo a dimora stanno bene: delizioso l'acero giapponese, inaspettatatamente gialla la fioritura del gelsomino, belli i fiori fucsia dell'albero di Giuda, foglie nuove sulla bignonia che davamo per spacciata e foglie nuove su tutti i nuovi alberi, dalle rosso brune dell'acero, alle frondose della catalpa, a quelle più timide dell'acacia di Costantinopoli.
Spettacolari i due alberi della nebbia, anche loro con foglie rosso-bruno. I nuovi alberi da frutto danno segno di aver superato le gelate invernali anche se non promettono frutti, salvo una, dico una, albicocca sull'albicocco reale d'Imola (maturerà?). Sono invece in gestazione ciliegie, prugne, kaki e fichi.
Ma il primo problema che salta all'occhio in questa visita è l'erba alta. Oddio, erba: in realtà si tratta di un mix dove le graminacee la fanno da padrone che soffoca tutto quello che non supera il metro. Dove sono gli olmini tenaci che hanno ormai quattro anni? E le coetanee marruche?  E i piccoli melograni della mia mamma di circa 20 centimetri? Persino la rustica rosa canina è mimetizzata tra queste malefiche spighe!
All'urgenza quindi di liberare queste piante basse dedico quasi tutta la mattina del sabato sfidando la mia allergia alle graminacee, confidando nell'antistaminico ma procurandomi il classico mal di schiena da diserbo.
Altra urgenza è  quella di liberare le piantine grasse nel "giardino verticale". Grazie a questa operazione scopriamo che alcune sono insperatamente sopravvissute all'inverno, come le piccole eriche o la piantina viola omaggio della mia amica A.
Roberto nel frattempo mette a dimora: due tipi di hibiscus (Hibiscus syriacus redhearth e Hibiscus syriacus woodbridge),  due coppie di due tipi di iperico (Hypericum moserianum tricolor e Hypericum hidcote),  due ginestre (Spartium juceum), due Cotoneastor salicifolius e un Delosperma.
Poi passa a tagliare l'erba del "giardino pensile" che dopo questa operazione risulta davvero bello!

Purtroppo un'altra sciagura si abbatte in questo periodo sulle nostre piante: i parassiti. Il più attaccato sembra essere il mandorlo che le foglie accartocciate ed arrossate. Anche il prugno ha segni di parassiti in alcune fronde. Che ansia!
Spruzzo del macerato di ortica su entrambi ma mi riprometto di darci anche verde-rame prima possibile.
Approfitto quindi per mettere in produzione dell'altro macerato che mi serve anche per il giardino di Firenze dove imperversa il cosiddetto "mal bianco".
Si pone il problema del taglio dell'erba, operazione che di solito affidiamo a manovalanza locale. Come evitare però che il rustico indigeno falci piante a cui teniamo? Si parla delle felci, delle fragoline di bosco, dei piccoli melograni della mamma, ma anche delle piantine grasse. Si decide quindi di procrastinare l'affidamento del lavoro ad una fase successiva, cercando nel frattempo di fare da noi le zone "delicate".

6 maggio 2018

Domenica mattina indosso subito l'erogatore di verderame e irroro diverse piante ma principalmente il mandorlo, il prugno, gli albicocchi. Poi diserbo le piantine di fusaggine in cima al podere che ieri avevo completamente dimenticato.
Roberto nel frattempo taglia l'erba nell'aiuola del parcheggio (dove gli operai della provincia avevano lasciato una "acconciatura di moda" con la sfumatura...) e sul settore del podere che dà sul parcheggio. Molto bello il risultato: si comincia a vedere la studiata successione di cespugli (ancora piccoli a dire il vero): lavanda, elicriso, ginestra, albero della nebbia, hibiscus.
Io invece procedo a creare delle piccole aiuole con i ciottoli di fiume che abbiamo preso ieri pomeriggio al torrente. Li sistemo intorno alle piante più piccole in modo da contrassegnarle ed anche impedire un po' la crescita delle erbacce. Anche questa operazione dà un risultato molto gradevole esteticamente.

E' ora di ripartire onde evitare le code in autostrada. Anche se di lavoro ce ne sarebbe tanto da fare, siamo soddisfatti di questo fine settimana.

martedì 1 maggio 2018

Cammino di San Benedetto - seconda (e ultima!) parte: da Rocca Sinibalda a Montecassino

Quando, da Madonna delle Grazie, si sale su per il sentiero e si cambia versante della collina, l'Abbazia di Montecassino ci appare inaspettatamente vicina e l'emozione di essere alla fine del cammino è forte.
Duecentocinquanta chilometri circa in dieci tappe (che si aggiungono alle sei fatte lo scorso anno) attraverso il Lazio interno: zaino sulle spalle e bastoncini in mano.
Passando, la gente ti guarda con curiosità divertita: "Bravi!" "Come mi piacerebbe fare come voi!" "Se andate un po' più piano, vengo anch'io!"
Il settantottenne sovrappeso, ex maestro di rafting, fa un pezzo con noi lungo l'Aniene, subito dopo Subiaco, e continua a ripeterci: "Andate pure al passo vostro!" ma si capisce che ha voglia di raccontarsi.
L'ex operaio della Fiat di Cassino, oggi in pensione, ci mostra come taglia l'erba con il trattore sotto i suoi ulivi e ci spiega volentieri la sua nuova attività agricola.
La madre superiora delle Suore della Carità a Pozzaglia Sabina ci accoglie con calore e sottolinea più volte, a me ed alla mia amica, come noi madri facciamo tanto per gli altri.
La formosa vigile dagli occhi azzurri di Guarcino ci mette volentieri il timbro del suo comando sulla credenziale del pellegrino e ci dà i classici consigli di quelli che si sono sempre mossi in auto.
E poi ci sono i preziosi "amici del cammino": ad Orvinio l'infaticabile Simonetta dal sorriso radioso, a Mandela la bruna Marzia, che si rilassa a fine giornata con lo yoga, a Trevi nel Lazio Luisa che ci raccomanda di goderci la bella vista del suo paese dalla torre della Rocca, a Collepardo Giorgio ed Ivana con il loro B&B nello storico palazzo di famiglia ristrutturato ed arredato con estrema cura e gusto e a Roccasecca Tommaso che con lo scooter va a soccorrere altri imprevidenti pellegrini rimasti senz'acqua in una giornata caldissima. Formano una bella rete questi "amici del Cammino di San Benedetto" tenendosi costantemente in contatto e aiutandosi a vicenda allo scopo di salvaguardare e valorizzare il proprio territorio, quei bei borghi tra i Monti Lucretili, Simbruini ed Ernici, che rischiano lo spopolamento.


"Il pellegrino è un ospite prezioso" ci dicono, "un turista discreto, poco esigente, che sa apprezzare la bellezza dei luoghi che attraversa senza rapacità."
Già, i pellegrini. Categoria particolare di viaggiatori: le quattro tedesche che fanno pezzi con il bus, Marisa e Giulio, 160 anni in due, che fanno il cammino per la quarta volta, il vicentino che si sveglia presto ed è sempre avanti e i quattro siculo-bolognesi che invece sono sempre dietro.
Ed infine noi, "i tre toscani" che, a cammino concluso, a pergamena ricevuta, aspettando il bus davanti all'Abbazia di Montecassino non possiamo fare a meno di progettare il prossimo cammino.
D'altra parte, come lessi una volta su un cartello in un bosco: "la vita è una serie di pause tra un cammino e l'altro".

domenica 8 aprile 2018

Tra anziani e sedie ergonomiche, tra stagisti e pranzi multietnici

Settimana impegnativa, mio caro trascurato blog, questa appena trascorsa. Cose che mi hanno amareggiato ma anche cose positive.
Tra le prime il tentativo fallito di far frequentare a mio padre, affetto da Alzeheimer, un centro diurno che poteva essere terapeutico per lui e nello stesso tempo avrebbe sollevato mia madre per qualche ora dal gravoso compito di caregiver (come si chiamano ora i familiari di un malato). Niente da fare, non ne ha voluto sapere. Troppo forte il legame tra i due, troppa dipendenza l'uno per l'altra ma viceversa.
Tra le cose positive mi è arrivata al lavoro una bella sedia ergonomica che mi sono scelta e che spero mi aiuterà a stare più  dritta davanti al PC dove trascorro la maggior parte del mio lavoro.

Ma la novità più rilevante ed entusiasmante è l'arrivo di uno stagista che dovrebbe diventare la mia "stampella" lavorativa. Un giovane ragioniere (aspirante storico) di 21 anni, con il suo ciuffo alla moda, i suoi occhioni attenti e la freschezza che noi, mature impiegate, ci siamo dimenticate. Speriamo non si sciupi e speriamo che mantenga per questo anno di stage la curiosità che mostra per questo lavoro che a me pare così pesante e noioso!
La settimana si è conclusa con un paio di giornate all'insegna della convivialità sociale e culinaria: cena di tesseramento per la mia sezione ANPI e pranzo multietnico al giardino del quartiere. Non amo cucinare e non amo particolamente il cibo, però mi diverto sempre a fare le cose insieme agli altri e quindi non mi sono tirata indietro quando si è trattato di dare una mano.

lunedì 2 aprile 2018

Un narciso ti stupirà. Diario del nostro podere. Sesta puntata


28 Marzo – 2 Aprile (Pasqua)

Proveniendo da una Firenze piena di peri selvatici fioriti, mi aspettavo di trovare più primavera nel mio podere. Ed invece per la maggior parte i nostri alberi sono ancora silenti. Di fiorito abbiamo i susini (anzi forse già sfioriti) mentre i meli non accennano ancora.
La maggior soddisfazione me la danno i bulbi che ho interrato a novembre: diversi narcisi gialli, qualche crocus, a dire il vero già un po' ammosciato, qualche anemone ma piccolino, mentre un solo narciso tromba magnet. Possibile? Vicino al parcheggio noto però le tracce di un paio di narcisi che sono stati recisi e sospetto che qualche signora del paese abbia decorato la casa con i nostri narcisi magnet.
Per il resto tante gemme. Togliamo la copertura dalle piantine grasse del giardino verticale e le troviamo in gran parte marcite dal gelo. Che peccato! In realtà qualcuna nasconde dei ributti nuovi alla base. Speriamo che siano sufficienti per la sopravvivenza della piante. Idem per le piccole eriche che sembrano tutte marroni ma sfoltendo i rametti secchi ne emerge qualcuno verde. Il tempo non è granché ma forse un po' meglio delle nefaste previsioni: pioggia giovedì ma solo nuvole venerdì, tanto che riusciamo a potare l'ulivo grande, quello che sporge sulla terrazza e che quest'anno ci ha inondato con le sue olive. I rami sono andati molto in altezza e quindi è dura riportarlo ad una forma più contenuta, ma gli diamo comunque una bella sfoltita al suo interno. 

Sabato tempo pessimo. Facciamo un giro a Fivizzano e poi mi dedico a pulire la casa, cosa che faccio di rado perché preferisco, quando possibile, lavorare all'aperto. Nel frattempo è arrivato un nuovo albero che abbiamo ordinato: un albero della canfora (o canforo). Per il momento è un lungo stelo verde con qualche foglia in cima ma constatiamo, sfregando un paio di foglie, che davvero profumano di canfora. Sono alberi che vivono a lungo e pare ce ne sia di bellissimi nel Lago Maggiore.
Altra piccola miglioria: attacchiamo alle due entrate della casa due targhette di ceramica che abbiamo fatto decorare a Firenze raffiguranti un pino marittimo in ricordo della nostra bella conifera che abbiamo dovuto abbattere lo scorso autunno. La nostra casa quindi si chiamerò “Il pino” in suo onore. 
Domenica di Pasqua finalmente il sole! Ci mettiamo quindi subito al lavoro per la potatura degli altri cinque ulivi. Il loro aspetto cespuglioso e i loro succhioni che svettano alti ci danno filo da torcere. Una gran fatica segare i grossi rami saliti verso l'alto (quelli che il buon Diego della cooperativa di Libera a Catania chiama "i maschi", quelli che non producono nulla). Per non parlare del dolore alle braccia nel tenere sollevata la lunga pertica dello svettatore! Il risultato è discreto: la chioma ora è ariosa anche se non proprio aggraziata. Speriamo che nei prossimi anni l'operazione sia più facile.
Il pomeriggio ce lo godiamo con una bella camminata per il solito anello ammirando le cime delle Apuane che brillano innevate e allietati dai versi più vari degli uccelli.
Anche lunedì di Pasquetta è una bellissima giornata. Roberto sega vari tronchi frutto della potatura e poi comincia a tagliare l'erba partendo dall'aiuola del parcheggio e dall'allevamento di elicriso.
Io invece mi dedico a potare il nocciolo che è ricco di rami intrecciati tra loro e corrosi a causa dello sfregamento l'un contro l'altro. Il suo legno è ben più docile di quello dell'ulivo ma è comunque faticoso districare quest'albero che tra l'altro mostra segni di poca salute. In realtà non ha mai fatto molti frutti e i pochi sono sempre caduti per terra verdi e vuoti. Non vuoi mai che arieggiandolo  rinsavisca!
Prima di partire (a malincuore come sempre) faccio un giro per ammirare e scattare tantissime foto ai miei fiori da bulbo, ancora più aperti e belli col sole, che non ritroverò il mese prossimo.