domenica 2 dicembre 2018

Un anno di diario del nostro podere. Ventesima e ultima puntata.



Ed eccoci di nuovo all'autunno inoltrato.
I nostri alberi sono ormai quasi spogli e si preparano all'arrivo del freddo. Il nespolo è di nuovo in fiore ma non in modo spettacolare come un anno fa. Il glicine generoso ci fornisce un tappeto di foglie secche ottimo per pacciamare tutte le nostre amate piante.

Ancora nuovi alberelli da piantare: due allori e un ibisco già ad alberello.
Roberto sposta anche le ultime marruche accanto alle altre al confine col vicino, mentre io interro di nuovo i bulbi ma quest'anno, per variare dai narcisi e anemoni dell'anno scorso, metto a dimora tulipani, iris e agli.

Un grosso lavoro che ci tocca è liberare il confine dai rami di acacia caduti per il vento di un mese fa, anche se il ramo più grosso non è alla nostra portata e appoggia pesante e minaccioso sui fili del telefono.

E' passato un anno dal primo post diario del podere e, come Pia Pera nell'Orto di un perdigiorno, finisco qui il racconto sistematico. Ma la mia passione per le piante e la natura non finisce qui. Tornerò a parlare di questa minuscola porzione del pianeta a cui sono sempre più affezionata e alla quale torno sempre più volentieri appena posso.
Non per nulla, come recita il tag di questi post, le piante ci salveranno.

sabato 17 novembre 2018

Caro babbo


Caro babbo,
è da tre settimane che ti volevo scrivere per tentare di sollevare il peso che sento sullo stomaco e sul cuore. Solo oggi ho preso il coraggio a quattro mani, anche se tu queste righe non le leggerai mai.
La malattia che sta devastando la tua mente e le nostre vite e che porta il nome di Alzheimer ha fatto emergere l'estate scorsa la parte primordiale del tuo carattere e ha tirato fuori tutta la tua aggressività, senza possibilità di mediazione meno che mai di ragionevolezza. Abbiamo temuto seriamente per l'incolumità della mamma e l'abbiamo vista esaurire le sue energie fisiche e psichiche giorno per giorno.
Per questo, babbo, abbiamo dovuto ricoverarti in una RSA, un posto deprimente abitato da vecchi ridotti a larve dove tu, da capriccioso e irragionevole con tendenza alla fuga, sei stato presto ridotto ad un vecchio barcollante e farfugliante.
Non ci perdoneremo mai, babbo, io e la Carla di averti lasciato lì quella mattina a tradimento, dopo che avevi già espresso (a tuo modo) la tua contrarietà. E la mamma non si dà pace di non essere riuscita a tenerti a bada.
Perdonaci, babbo, ma non avevamo scelta. D'altra parte (come continuo a ripetermi) tu non hai mai avuto un carattere facile, sei sempre stato egoista, dispotico e bizzoso. E noi non abbiamo trovato aiuto né dal geriatra (che vediamo due volte l'anno), né dalla dottoressa di famiglia che si è limitata a prescriverti tranquillanti, né dai servizi sociali con la loro procedura burocratica infinita.
Non sai quanto mi dispiaccia vederti così, ma non ce la potevamo fare da sole.
Porterò sempre con me i ricordi dei pomeriggi che abbiamo passato insieme negli ultimi tempi quando venivo a casa tua per far uscire un po' la mamma. Guardavamo insieme le vecchie foto di famiglia dove tu riconoscevi assai poche persone, ascoltavamo le vecchie canzoni dei tuoi tempi e talvolta abbiamo persino ballato insieme. Porterò sempre con me quella volta che, guardando la foto dove siamo io e la Carla bambine, hai pronunciato i nostri nomi come se ti fosse arrivata d'improvviso una luce nelle tenebre della tua mente. E infatti poi ci siamo commossi e ci siamo abbracciati.
Porterò con me questi ricordi che saranno gli ultimi del mio babbo che oggi non c'è più, perché purtroppo non abita più il fantasma che oggi vegeta su una poltrona.
Perdonami se puoi, babbo.

domenica 4 novembre 2018

Obiettivo due quintali. Diario del nostro podere. Diciannovesima puntata.


Dopo aver passato l'inverno scorso a spazzare olive dalla terrazza, quest'anno ci siamo riproposti di raccoglierle e cercare di ottenere almeno un po' di olio. Lasciamo Firenze con le nuvole e in Lunigiama troviamo il sole. Prima di arrivare a casa, passiamo da tre frantoi per prendere contatti: uno chiede almeno due quintali di olive, un altro ha una lista di prenotazioni per giorni e giorni e il terzo invece ha santificato la festa di Ognissanti ed è chiuso.
Arrivati nel nostro podere constatiamo che la tromba d'aria dei giorni scorsi ha buttato a terra tantissime olive, e ancora di più dagli alberi della nostra vicina con i quali, grazie alla sua cortese offerta, dovremmo integrare il nostro raccolto. Il vento ha persino spezzato uno dei suoi ulivi.
Scopriamo che anche nel nostro podere ci sono stati danni: il vento ha spezzato tre grossi rami di acacia che si sono abbattuti sui fili del telefono. Così il pomeriggio di giovedì  se ne va cercando di liberare il campo del vicino e i fili del telefono dai rami caduti anche se, alla fine, siamo costretti a lasciarne uno troppo pesante per i nostri mezzi.
Per terra trovo ancora un bel po' di noci, cadute probabilmente con il vento e le raccolgo prima che marciscano. 
Il venerdì attacchiamo la raccolta delle olive nonostante il cielo coperto e minaccioso. Il tempo ce lo permette fino a mezzogiorno e poi comincia a piovere di buona lena. Nella mattinata ripuliamo tre ulivi piccoli e solo due di quelli grandi e riempiamo a metà due cassette. Peccato che per il resto della giornata la pioggia non dia tregua e non ci permetta di finire il lavoro.
Il traguardo dei due quintali ci sembra a nostra portata di mano e quindi fissiamo con l'unico frantoio disponibile per domenica nel primo pomeriggio. 
Continuiamo quindi la nostra raccolta serrata per tutto il sabato e per un paio di ore la domenica mattina lasciando tante olive sugli alberi per mancanza di tempo e riempiamo cinque cassette di belle olive turgide.
Arrivati al frantoio la delusione: le nostre olive sono solo un quintale. Per fortuna il proprietario si rende disponibile a frangerle lo stesso senza aggiunta di olive "straniere" (pur al costo di due quintali) e dopo un paio ore ecco uscire il "nostro" olio (14 kg). Una bella fatica ma una grande soddisfazione!

domenica 14 ottobre 2018

Il susino fiorito di ottobre. Diario del nostro podere. Diciottesima puntata

Due delle nostre noci

12-14 ottobre 2018

Temperatura ancora gradevolissima in questo periodo, soprattutto in mezzo del giorno. Lo dimostra il fatto che il susino grande è impazzito e è fiorito del tutto fuori stagione. Le piogge autunnali ancora non si vedono e le piante lo dimostrano: quasi del tutto spogli i ciliegi e i noci, spoglia la catalpa (spina nel fianco di R che medita una sua sostituzione). Tuttavia i piccoli ibischi presentano dei piccoli ributtini che ci fanno sperare che non siano spacciati.
Il grosso del raccolto dei frutti è ormai andato ma anche questo finesettimana qualcosa si trova: un cestino di noci (forse anche più sane di quelle della volta scorsa), qualche fico residuo, le ultimissime mele, un bel po' di semi di finocchietto per tisane e qualche piccolissima castagna.
Durante la nostra passeggiata della domenica mattina raccogliamo diverse altre castagne sul bordo della strada, abbastanza per una caldarrostata una volta tornati a Firenze.
Riusciamo anche a mangiare le prime due bacche di corbezzolo.
Scrutiamo le olive per capire se è ora di raccoglierle ma ci sembra ancora presto, sia sui nostri pochi alberi che su quelli ben più numerosi della nostra vicina Silvana. Anche in paese ci confermano che prima di novembre non è il caso di raccogliere e aggiungono che se non pioverà probabilmente la resa sarà piuttosto bassa. Speriamo quindi nella pioggia, visto che quest'anno ci siamo decisi a tentare la raccolta dotandoci di casse, rastrelli e telo.
Filtro un bel po' di macerato d'ortica e sego alcuni rami per il camino. Seghiamo anche, con un po' di dispiacere, il fico che è smottato verso la terrazza visto che ormai è spoglio.
Lasciamo il nostro podere domenica dopo pranzo, mentre sull'altro lato della casa gli operai stanno finendo il rifacimento del tetto. Chissà se riusciremo a rifare anche il nostro, come ci ha promesso ormai da un anno e mezzo il nostro indolente geometra di fiducia!

lunedì 8 ottobre 2018

Ancora la Perugia - Assisi


Dopo sette anni sono tornata a fare la Marcia per la Pace Perugia - Assisi. Ecco che, accingendomi a scrivere le impressioni della giornata di ieri, mi accorgo che riscriverei pari pari il post di sette anni fa: atto di testimonianza e condivisione più che di incisività antibellica, evento festoso, colorato, pieno di giovani e, perché no, anche divertente.
Ma perché tornarci in particolare quest'anno? Perché ho sentito il bisogno di fare qualcosa contro il clima di odio, contro gli egoismi, contro i "primagliitalianieglialtrisperiamoaffoghinotutti", per sentirmi meno sola, per vedere che c'è un'altra Italia più solidale e accogliente.
Devono averlo pensato in tanti visto che l'affluenza è stata veramente eccezionale. Si torna a casa con i piedi doloranti ma con il cuore rinfrancato.

lunedì 24 settembre 2018

Missione noci, fichi e mele. Diario del nostro podere. Diciassettesima puntata.


21-23 settembre 2018 

Arrivando al solito di venerdì pomeriggio il primo pensiero va ai frutti da raccogliere. Ci sono ancora un po' di fichi, piccoli ma dolcissimi perché stavolta per fortuna il sole li ha asciugati conservando il loro nettare. Poi ci concentriamo sulle noci, alcune già cadute le recuperiamo da terra mentre altre le facciamo cadere sui teli battendo i rami con una canna. Non sono molte ma speriamo che siano buone. Decidiamo che è ora di cogliere anche le mele rotelle. Purtroppo sui rami non ne sono rimaste molte. Alcune sono ancora indietro ma, prevedendo di non tornare che tra due o tre settimane, non vogliamo rischiare di trovarle tutte per terra e le cogliamo tutte: tre cassette più una di mele rotolate da fare cotte. Altro raccolto: i semi del finocchietto selvatico con i quali contiamo di fare ottime tisane. 

Il tempo è bello e caldo, solo un po' di nuvole il sabato mattina. I nostri alberi sembrano sentire già l'autunno: praticamente spogli i susini, ingialliti quasi tutti ma soprattutto i ciliegi, il gelso e la catalpa. Ripulisco un po' tutte le piantine basse e do loro un po' di concime. Roberto invece pianta due aster (detti anche settembrini) che abbiamo comprato ad un mercatino a Firenze. Dicono che sono molto robusti e rustici. 
Mette un po' di malinconia l'estate alle nostre spalle ma la campagna ha una luce più bella in questa stagione. Le giornate sono più corte e sabato sera mettendoci a tavola in terrazza ci fa compagnia uno spettacolare tramonto. Non vorrei essere in nessun altro posto al mondo.


domenica 9 settembre 2018

I fichi marciti, i sospirati pennacchi e le aracnoarchitetture.Diario del nostro podere. Sedicesima puntata.

7-9 settembre 2018

“Signora, sono maturi i fichi!” mi grida l'anziano vicino dall'altra parte della strada mentre innaffio l'agrifoglio. “Eh, sì, ho visto. Siamo quasi venuti apposta!” rispondo. “Eh ma se piove non son più buoni!” dice lui. Ha ragione, mannaggia! Arriviamo di venerdì pomeriggio e io mi precipito a coglierli cercando di prevenire un temporale che si annuncia all'orizzonte. Delusione! Molti sono caduti, tanti pendono mosci ed anneriti dall'albero ed anche quelli che sembrano buoni hanno segni di inizio di marcescenza. Ne raccolgo comunque circa tre cestini sperando di ricavarne almeno materiale per un'altra mandata di marmellata (che per fortuna verrà squisita). 
Tutto sembra cambiato qui in campagna rispetto a quando l'ho lasciata una decina di giorni fa: è tutto più umido, e ciò è un bene per le nostre amate piante, però il sole tramonta prima che riusciamo a metterci a tavola e fa freddino a cenare in terrazza. Le noci cadute cominciano ad essere commestibili e le mele rotelle sono diventate più grosse e rosse. Le nostre due piante di erba della Pampas hanno “partorito” dei graziosi ciuffi, una di colore bianco e l’altra di colore rosa.  
Sabato mattina ci svegliamo con la nebbia (altro segno dell'autunno alle porte) che piano piano si dirada ma prima di sparire del tutto ci offre uno spettacolo incredibile. Le goccioline di nebbia con il sole mattutino mettono in evidenza le miriadi di ragnatele distribuite sul nostro podere. Costruzioni elaboratissime che spiccano sull'erba o tra una pianta e l'altra, qualcuna persino con in mezzo il suo orgoglioso architetto. Certo, la natura non cessa mai di stupirti.