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martedì 11 agosto 2026

Gioie e dolori dell'orto

Seconda estate che ci possiamo permettere di vivere interamente nella nostra casa in campagna. E allora abbiamo provato l'esperimento di tenere un piccolo orto.

Preparazione: a marzo abbiamo seminato favino su un paio di pianelli del nostro podere e a Pasqua ne abbiamo fatto il "sovescio", antica tecnica che serve per arricchire di azoto il terreno. Nei primi giorni di giugno abbiamo realizzato un piccolo recinto con le canne di bambù della vicina e una rete leggera, giusto per evitare che il transito dei cinghiali distruggesse tutto. 

Subito dopo abbiamo messo a dimora otto piante di zucchine (varietà ad alberello di Sarzana), quattro di cetriolo, due di peperone e due di melanzane.

Già dopo una quindicina di giorni sono spuntate le prime zucchine ed è stata davvero una bella emozione.

Delle quattro piante di cetriolo ne sono attecchite solo tre, ma è stata una fortuna perché sono molto frondose, si arrampicano da tutte le parti e sono molto produttive.

Tra la fine di giugno e la prima metà di luglio, abbiamo avuto copiosi raccolti di entrambi. 

Per le prime ci siamo sbizzarriti: crude in insalata, tzatziki, risotto, frittata, impanate in friggitrice ad aria, marinate in aceto, grigliate in forno, a scapece, ripiene di carne scarpaccia viareggina (torta salata), zucchini bread (torta dolce alle zucchine), ripiene di tonno, sulla focaccia, torta salata ricotta e zucchine,  barchette con zucchine e feta.

La varietà ad alberello di Sarzana produce zucchine corte a forma di clava e colore chiaro, dal sapore delicato.

Per i cetrioli purtroppo ci sono meno possibilità. Tanti tzatziki, tante insalate, ripieni di ricotta, tonno, capperi e olive e anche una dissetante acqua aromatizzata con cetrioli e limone.

Per i peperoni e le melanzane invece abbiamo pochi frutti e molto molto lenti nella crescita. Dopo più dei sessanta giorni previsti, abbiamo avuto il piacere di assaggiare solo un paio di melanzane e anche piccole.

Passano i giorni e cominciano i dolori. 

Oidio sulle zucchine (polverina bianca sulle foglie che le porta al deperimento) e giù a spruzzare bicarbonato di potassio. Inoltre tagliamo costantemente le foglie malate e leghiamo gli alberelli alle canne perché ci sia aria e luce attorno alle piante (oltre ad una spessa piacciamatura di fieno per protezione del terreno e delle radici.

Ricanide asiatico e ricania speculum (una sorta di ragnetti/farfalline) sulle foglie dei cetrioli. 

Poi compaiono macchie marroni sulle foglie delle melanzane e dei peperoni e giù verderame. 

Inoltre, con il caldo torrido di questa estate, nonostante le costanti innaffiature due volte al giorno, le zucchine hanno smesso di produrre fiori. Abbiamo scoperto che ci sono fiori maschili e fiori femminili e sono ovviamente necessari entrambi. Nel primo mese ne facevano tanti e c'era un via vai di insetti impollinatori al mattino. Era un piacere vederli passare tra un fiore e l'altro.

Poi sono drasticamente diminuiti. Abbiamo quindi provveduto ad impollinare noi a mano, passando il polline con un pennellino dai fiori maschili a quelli femminili.

In questi giorni, invece, ahinoi, i fiori sono talmente pochi che non è proprio possibile nemmeno fare l'impollinazione manuale. E' già tanto se, su otto piante, ce ne sono tre o quattro e magari dello stesso sesso.

Abbiamo quindi dato del concime e speriamo che questo dia loro una nuova vigoria. 

Intanto i piccoli peperoni di una delle due piante sono marciti senza crescere nè maturare.

Insomma, mai visto un orto così coccolato, belle emozioni ma anche cocenti delusioni. 

 

Aggiornamento: ci mancava anche il "virus del mosaico" che ha colpito almeno una pianta di zucchine (temiamo che abbia contagiato anche le altre, ma per ora reggono). Si formano delle macchie gialle sulle foglie che poi si accartocciano fino a rimanere solo nervature. E in tal caso non ci sono cure! La pianta va estirpata e distrutta!


 

sabato 20 giugno 2026

Pulizia abetaia

 - pulizia abetaia

 Questa voce era nella mia lista di cose da fare qui in campagna da almeno due anni. "Pulizia" in che senso? "Pulizia" da cosa? A che scopo?

I miei suoceri, tra i tanti alberi che hanno piantato sugli allora brulli pianelli di questa casa, acquistarono e fecero piantare in un ampio settore del podere diversi abeti rossi. Probabilmente li vendevano a poco prezzo e, visto che avevano già speso un bel po' per le altre zone con ottimi alberi da frutto, optarono per questa scelta. In più di trent'anni gli abeti sono cresciuti esageratamente, tanto che l'estate scorsa due o tre sono stati scapitozzati dal vento durante un temporale. 

E' sempre stato un nostro cruccio questa abetaia: i rami bassi seccano e danno un'aria spettrale, buia, e la legna non si può utilizzare nel camino perchè ricca di resina. Anche il prof di selvicoltura mi ha confermato che l'abete rosso trova il suo habitat sopra i mille metri in montagna e in collina non ha proprio senso.

Dal corso però ho anche capito che, dove si creano varchi di luce in questo tipo di bosco, di solito nascono altre specie che con gli anni dovrebbero soppiantare gli abeti. E infatti guardando meglio il nostro sottobosco, oltre alla onnipresente edera, abbiamo notato spontanei allori, lauri cerasi, roverelle, castagni, aceri campestri, fusaggini, lonicere pileate e le immancabili robinie pseudoacacie.

Ecco che allora la voce della lista "pulizia abetaia" acquista un significato. Abbiamo ripulito dall'edera e dalle infestanti tutti questi giovani alberi, ho segato il più possibile i rami secchi arrampicandomi sugli abeti alla maniera del Barone Rampante e abbiamo raggruppato tutti i rami tagliati sull'ultimo pianello. Ora c'è tutta un'altra luce nella nostra abetaia, è percorribile più agevolmente e sopratutto speriamo di aver dato un bello sprint alle numerose piante spontanee. 

Lavoro inutile? Forse, ma sono contenta di averlo fatto. 

sabato 13 giugno 2026

Ma si mangiano?

 Gleditsia triacanthos, o se vogliamo scegliere uno dei suoi appellativi locali: 

    Acacia spinosa (Toscana), Acacia spinusa (Sicilia), Boch del Signur (Emilia-Romagna, Reggio), Boch salvadegh (Emilia-Romagna, Reggio), Fava americana (Piemonte), Giunco marino (Veneto, Verona), Giunco marino mascio (Veneto, Verona), Giunco marino spinoso (Veneto, Verona), Gleditsia (Italia), Gleditsia spinosa (Toscana), Maruga salvadga (Emilia-Romagna, Reggio), Spein dal Signor (Emilia-Romagna, Piacenza), Spein giudaeich (Emilia-Romagna, Bologna), Spì del Signur (Lombardia, Brescia), Spin de Martinot (Veneto, Treviso), Spin del S' gnur (Emilia-Romagna, Reggio), Spin del Segnor (Veneto, Treviso), Spin in cros (Friuli), Spina Christi (Piemonte), Spina d' Nossignour (Piemonte), Spinacristi (Veneto, Verona), Spini del Signor (Veneto, Istria), Spini galopi (Veneto, Istria), Spino di Giuda (Italia), Spino di giuda (Toscana), Triacanto (Toscana)

 è un bellissimo albero alto dai 15 ai 30 metri, con chioma ampia e vaporosa, fusto molto ramificato e rami spinosi, disordinati e tortuosi. La corteccia, grigio-brunastra con numerose spine composte da tre punte di diversa lunghezza e direzione, si fessura scenograficamente. I frutti sono lunghi baccelli (15–20 cm) che, alla maturazione, diventano semilegnosi, rosso-brunastri, con all'interno numerosi semi scuri, e si attorcigliano in modo singolare e spettacolare.

Pianta robusta e adattabile, e perciò molto usata in città, mi aveva incuriosito. Sono riuscita a far germogliare facilmente i suoi semi scuri, ma la prima mandata di piante è morta giovane. Ho letto infatti che nei primi tre anni teme il freddo. E così al secondo tentativo ho pazientemente protetto le piantine durante gli inverni e ho aspettato ben tre anni e un'altezza di circa 1 metro o poco più per metterle a dimora.

Così ho deciso che questa estate fosse il momento per "liberarle" e ho piantato le sei gleditsie proteggendole amorevolmente con un recito anti-rosicchiamento da caprioli. Mi dispiacerebbe che dopo tanta fatica i "simpatici" ungulati me le uccidessero rosicchiandone la corteccia. A qualcuna ho riservato più ombra, a qualcun'altra il pieno sole. Ed eccole qua:

 
I vicini qui in paese si sono incuriositi e mi hanno chiesto a quali piante riservassi tale trattamento protettivo.
 
"Gleditsie."
"Ah, e cosa sono?"
"Delle specie di acacie..." E ecco che si scorge il disappunto appena celato. Del resto la robinia pseudoacacia qui infesta tutti i poderi. Ma le gleditsie non sono infestanti.
 
"E cosa fanno?"
"Producono dei lunghi baccelli scuri che somigliano un po' alle carrube."
"Ah, ma si mangiano?"
"Veramente no... sono solo belle a vedersi..."
Segue una malcelata espressione di perplessità. 
 
Eh già, difficile abbandonare la nostra visione antropocentrica dove la natura deve per forza "servire" all'uomo o per cibo o per altri usi. Riprodurre una pianta che non si mangia e che nemmeno fa fiori da annusare o per abbellire il balcone, è per i più una fatica insensata.
 
Invece io spero proprio di riuscire a veder crescere le mie maestose gleditsie. 

mercoledì 8 aprile 2026

Benefici del verde (e dell'azzurro)

Cominciavo a sentirmi insofferente alla città, al cemento, al traffico, all'assalto. Questa parentesi in Lunigiana mi ci voleva proprio. Sarà anche che dopo tanti giorni di pioggia, vento e freddo, abbiamo finalmente avuto delle giornate bellissime con il sole caldo (ma non torrido) e il cielo terso. Tante ore di luce e di aria, uccelli che cantano tutto il giorno, fiori di tutti i colori. Che meraviglia!

Alcuni studi scientifici dicono che stare in mezzo alla natura non solo rilassa la psiche, ma fa bene anche al nostro corpo. Penso che sia vero. Quando sono qui non riesco a sedermi neppure sulla sdraio in terrazza (tanto meno ad un tavolo in casa). E' irresistibile per me andare su e giù per il podere (che pure è bello ripido) a fare manutenzione ma anche solo a fare foto o a guardare le montagne all'orizzonte.

Mi piace anche fare fatica, se all'aria aperta. Adoro ripulire le mie piantine dalle erbe spontanee che le soffocano, anche se è scomodo e bisogna stare accoccolati o in ginocchio. Le vedo riemergere alla luce. Ritrovo la loro forma e scopro le nuove foglie e i nuovi rametti.

Anche l'escursione di ieri, senza bisogno di spostare l'auto, è stata bella. Sentieri di collina panoramici o dentro il bosco, che ancora non è troppo frondoso. Scoprire le fioriture del sottobosco. Osservare tutto per non perdersi nulla. Neppure la nascita di un castagno: una cosa che non avevo mai visto e che mi pare una sorta di miracolo:

 


 

martedì 9 settembre 2025

Si sbaracca

Domani si torna in città dopo quasi tre mesi. In questa giornata di pioggia, riordiniamo le cose, facciamo le pulizie, imballiamo le cose da portare a Firenze. Le nostre piantine "sotto protezione" che ci siamo portati per salvarle dalla siccità, i nostri raccolti di mele, fichi, cotogne, mandorle, bacche di rosa canina ed erbe per tisane.

Mele rotelle e cotogne
Bilancio più che positivo questa estate quasi interamente trascorsa in campagna. A parte il riposo notturno che ne ha sicuramente beneficiato, ci siamo goduti l'aria pulita, il sole, il canto degli uccelli e delle cicale, il fruscio degli alberi, le cene e i pranzi in terrazza.
Le nostre mandorle

E poi abbiamo fatto tanti lavori di manutenzione come mai ci era stato possibile: tagliato l'erba, riverniciato muri, porte, mobili, ritoccato e unto ringhiere con olio protettivo, ripristinato recinti, potato siepi, alberi e cespugli, diviso rizomi degli iris, trasferito piantine spontanee dal buio dell'abetaia, sfrondato abeti (ahinoi) caduti.

E ora si riparte. Nulla a che vedere con il rientro al lavoro degli anni scorsi. Anzi, il solito magone che mi viene alla partenza della mia casa di campagna quest'anno è accompagnato da aspettative sulle mie attività cittadine, dai corsi dell'università della terza età, a quello di aerobica, ai brani che faremo con il coro.

Finché sarà possibile, non mi fermerò! Daje!

Ortica per tisane, risotti, frittate


I nostri fichi

Bacche di rosa canina per tisane

Salvia

giovedì 14 agosto 2025

Piante create e trasferite

Fantastico il mondo delle piante! Se non avete mai sentito una conferenza di Stefano Mancuso, consiglio di rivedere su RAIplay la puntata di Presadiretta dedicata all'intelligenza delle piante.

Sono ormai più di dieci anni che nutro questa passione, grazie ai campi di Libera e soprattutto al corso che seguii all'Oasi di Focognano. E' da allora che prendo cura del mio podere arricchendolo con nuovi alberi o arbusti.

Grande soddisfazione mi hanno dato quelle create dal seme: una decina di olmi, quattro glicini, tre passiflora, cinque melograni (creati dalla mia mamma), un paio di ginestre, una decina e più di magnolie, quattro albizie, una decina di marruche (spina-christi), un avocado, una decina di melangoli (arancio amaro), un clementino (creato dalla mia amica S.), tante calle (create separando il rizoma), un ginko biloba (creato da una signora che ce l'ha gentilmente donato quando era piccolino), quattro o cinque piantine di raphiolepis (che non si decidono a crescere nonostante gli anni). Per sei o sette  gledtsie, ancora in vaso, sto aspettando impazientemente che siano abbastanza robuste per poterle trasferire in terra. Incrociando le dita, se cresceranno, saranno alberi bellissimi, con una corteccia particolare e con degli splendidi colori autunnali.

Bello anche riprodurre per talea come ho fatto per un bel cespuglio di rosa canina di cui mi godo in tisana le squisite bacche.

Infine ci sono le piante che ho trasferito dalla città dando loro una nuova vita. Dal piccolo e buio giardino della mia vecchia casa ho trasferito numerosi figli della yucca che non finiva mai di crescere, tanti tanti ligustri, diverse nandine e oleandri, tutti nati spontaneamente. Dai vasoni nei quali erano costrette, ho liberato e messo a dimora sul terreno (con immensa fatica) due corbezzoli, un ginko biloba e innumerevoli agavi, che, compressi in un unico vaso, ora costellano il nostro podere. Stessa operazione per tre evonimi donati sempre dalla mia amica S.





Non tutte le operazioni di riproduzione sono andate bene, ma tante sì. La facilissima ma ahimé annuale ipomea ha fatto una fugace apparizione. L'alkekengi era rispuntato l'anno seguente alla creazione da seme ma il secondo anno è stato sommerso dalle numerose e prepotenti erbe spontanee. 

Abbiamo comprato tante piante in vivaio ma, ad essere sincera, come amo quelle che ho creato io (o i miei amici e parenti) non c'è confronto.

martedì 24 giugno 2025

Amato tiglio

 


Non è un refuso con "f-iglio". Sto proprio parlando di questo nostro albero che un post se lo merita tutto. E' stato uno dei primi alberi che abbiamo piantato nel nostro podere nel 2015 (quelli preesistenti furono messi a dimora dai miei suoceri nei primi anni Novanta). Un conoscente in paese ci consigliò questo tipo di albero in quanto molto robusto. E in effetti, non ci ha mai dato ansie (al contrario di quelli seccati al primo anno, quelli tirati giù dal vento, quelli macchiolati di malattie fungine varie, quelli che soffrono troppo la siccità, quelli che le potature "andiamoci piano", quelli che dopo dieci anni sono più bassi di noi e l'elenco sarebbe lungo). In secondo luogo, già dopo un paio di anni, ci ha regalato profumatissimi fiori, molto apprezzati dagli insetti (e anche molto buoni come infuso rilassante). Inoltre, senza bisogno di innaffiature, ha prodotto delle bellissime fronde ombrose e ora svetta lassù, maestoso colorando di un bel verde il nostro podere giallognolo.

Lunga vita al nostro tiglio! 

domenica 24 marzo 2024

Liberarsi dalle spine


 

Adoro le piante, ma soprattutto quelle in terra e poco quelle in vaso, che mi sembrano costrette a vivere contronatura (un po' come gli animali domestici). Le piante grasse sono tra quelle che mi piacciono meno.


 

Nella nostra nuova casa, i precedenti proprietari ci hanno lasciato un buon numero di piante, soprattutto poveri alberi costretti a vivere in enormi vasi di difficile gestione, e un buon numero di piante grasse, fichi d'india, cactus, agavi, aloe. Sono già diverse volte che, dopo averle gestite e spostate, mi ritrovo piena di spine che mi pungono per giorni.

Quindi, con dispiacere, con tutto l'affetto per le verdi creature, ma anche con diverse escoriazioni, abbiamo destinato quasi tutte le piante grasse al cassonetto.

 


Diverso il trattamento delle due agavi imprigionate in un grosso vaso dove si erano talmente espanse da renderlo assolutamente inamovibile persino per nostro figlio palestrato. Con loro ho ingaggiato una lotta all'ultimo sangue e alla fine sono riuscita ad estrarle e anche a sezionare tutti i loro numerosi ributti. Proveremo a trapiantarle in terra in Lunigiana. Non è l'ambiente adatto, ma d'altra parte sono piante destinate a diventare giganti e non è proprio il caso di farle vivere in vaso.


 

Stay tuned! 

PS #lepiantecisalveranno.... ma se non ci bucano è meglio! 😉

domenica 28 gennaio 2024

Potature

Inverno, tempo di potature. Sempre tanti dubbi quando mi accingo a questa operazione, che tra l'altro mi piace da impazzire. Taglio molto? Poco? Quali rami? Farò bene? Farò male?


Stavolta ci sono andata pesante sul vecchio albero di prugne. Faceva tante prugne deliziose da luglio a settembre. Ricordo marmellate squisite. Poi da un paio di anni fa pochissimi frutti che marciscono prima ancora di maturare. Anche le foglie si accartocciano e sembrano malate. Così abbiamo deciso di dargli una bella potatura e vedere se così si rinvigorisce. 

Dispiace tagliare rami dove si vedono le gemme, ma d'altra parte, adesso le fronde avranno più luce e chissà se l'albero ne beneficierà.


Ho tagliato anche tre o quattro grossi rami del nespolo giapponese. Anche questo albero nel 2019 fece tanti bei frutti ma successivamente non siamo riusciti pi a mangiare una nespola. I piccoli frutti verdi marciscono prima ancora di diventare color arancio. Vediamo se, creata luce tra i rami, si vedrà qualche miglioramento.

Certo, i rami tagliati sono proprio ferite inferte in un essere vivente che non parla e che non può scappare. Cerco di farmi perdonare spalmando il mastice per potature che dovrebbe disinfettare e aiutare l'albero a cicatrizzare. Ma nel mio cuore, piango.

domenica 24 settembre 2023

Passioni

 


Una di queste sere ho visto il film "Una stagione da ricordare". Non è un gran film ma a me è piaciuto molto perché mi sono entusiasmata durante le scene sulle partite di pallavolo. Improvvisamente, come una madeleine mi sono tornati in mente gli anni della mia giovinezza, tra i sedici e i ventidue anni, quando giocavo a pallavolo. 

Non eravamo una grande squadra, anzi, perdevamo quasi sempre, ma mi divertivo tanto, cioè "divertivo" non è il verbo giusto. Mi dava grandi emozioni: gioia quando facevo punto con una schiacciata (ero martello) ed esplodeva l'esultanza del pubblico e delle compagne, rabbia quando sbagliavo, paura quando andavo alla battuta o quando ero in ricezione, eccitazione quando riuscivamo a "sentire" la partita e ci caricavamo l'una con l'altra. In quegli anni pensavo che mai mai nella mia vita avrei smesso di giocare a pallavolo. Tant'è che continuai anche quando, finita la scuola, cominciai a lavorare, nonostante la stanchezza degli allenamenti serali. Tant'è che, chiusa la squadra, andai a giocare in un'altra ben più lontana da casa mia. Ecco che però, durante quell'ultimo anno, capii che qualcosa si era rotto. Era scattato qualcosa e cominciai ad annoiarmi e a percepire il tutto come un rito. A quel punto l'impegno di tre sere a settimana più la partita nel finesettimana, i viaggi in motorino, soprattutto di inverno col freddo ed il mal tempo, cominciarono a pesarmi. Ma soprattutto la pallavolo non mi dava più sufficienti emozioni per giustificare il sacrificio e smisi. 

Fu la prima volta che capii che una passione, di qualsiasi tipo, è come un fuoco e, come tale, capita che si spenga. Ne ho attraversate altre nella mia vita di varia durata ed intensità di emozione.

Dal 2005 al 2010 ho fatto una quindicina di viaggi a piedi con lo zaino in gruppo e con la guida. Ne ho parlato anche in questo blog. In alcuni di questi ho provato grandi emozioni e alla fine dei viaggi più belli e più riusciti non vedevo l'ora di segnarmi al prossimo tanto che pensavo che avrei fatto tutto il catalogo di quella associazione e poi avrei attinto a quello di un'altra. Poi anche lì è scattata la molla: durante l'ultimo viaggio (che pure mi piacque) percepii una sorta di stanchezza per il rito di fare conoscenza col gruppo, conoscere persone magari anche interessanti ma che sapevo che non avresti visto più (solo con la mia cara amica S. si è sviluppata una vera amicizia che ha vinto il tempo e la distanza). Percepii distintamente che dietro il lavoro della guida c'era sì leggittimamente il guadagno ma che la voglia di alimentare il proprio ego era maggiore di quella di trasmettere ai partecipanti qualcosa in cui si crede (non ultimo la speranza di fugaci avventure). Passione finita.

Dal 2011 al 2016 ho partecipato ad una decina di campi di Libera sulle terre confiscate alla mafia. Anche in quel caso forti emozioni: vedere il coraggio dei lavoratori delle cooperative che sfidano il loro difficile contesto, ascoltare le testimonianze dei parenti delle vittime, imparare tante cose sul lavoro agricolo e sul contatto con la terra (per me, cittadina, elemento alieno) e anche, perché no, il rapporto di me adulta con i giovani ventenni, ascoltarli con umiltà e ammirazione. Poi lo scatto della molla: un campo poco interessante e soprattutto il limite dei 35 anni sancito sul catalogo allo scopo ovviamente di scoraggiare la partecipazione di una ultracinquantenne. Passione finita

Ci sono passioni che purtroppo ho dovuto abbandonare, con grande dispiacere, per questioni di salute: le escursioni in mountain bike nel 2004 che mi causavano problemi alla schiena, i pellegrinaggi a piedi con la mia amica S. a causa della coxartrosi. Per queste la molla non è scattata ma ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco.

La mia passione principale da qualche anno, si sarà capito, è il mio podere in Lunigiana. Mi dona emozioni sbirciare su questo pezzo di terra ogni più piccolo cambiamento, ogni cosa che succede ad opera di un essere vivente: un ragno che fa una ragnatela, una piantina spontanea che nasce, il lombrico che migliora il terreno, una pianta che si riprende grazie alle mie cure, una farfalla particolare che si posa su un fiore, un albero che fiorisce, i frutti che maturano. In questi anni la cosa che desidero più di tutti è abitare là e poter assistere tutti i giorni allo spettacolo della natura in questo piccolo impervio pezzo di terra in collina.

Quanto durerà? Scatterà anche per questa la molla? Ne sono certa. Posso solo sperare che avvenga prima che l'età e il fisico mi impediscano di andarci (cosa che sicuramente avverrà). Così non dovrò piangere e rassegnarmi ma semplicemente passare ad un'altra passione. 

Perchè le passioni, cioè quelle attività che ti donano emozioni, sono la benzina della vita. Guai a non averne!

Io in partenza dalla mia casa in campagna dopo quattro settimane


sabato 23 luglio 2022

Vacanza (anteprima)

 

In realtà oggi non cominciano le mie ferie perché ho ancora una settimana di lavoro. Però sono qui nella mia adorata casa in Lunigiana e mi sembra davvero che sia il primo giorno di vacanza. Ho dato una sfrondatina al glicine, ho legato i rami di bignonia che ci impedivano di passare, ho appeso in terrazza gli anelli e il trapezio. Ora vado a mettere a dimora i piccoli ligustri nati spontanei nel giardino di città. Stasera facciamo la nostra grigliatina e ci godiamo il fresco dopo cena sulla sdraio in terrazza o forse, quasi quasi, mi guardo un film su RaiPlay.

Incrociamo le dita e speriamo davvero di riuscire a goderci questa progettata lunga vacanza.

venerdì 24 giugno 2022

Acqua di San Giovanni

 


Sembra che sia una tradizione addirittura pagana, ma io non la conoscevo assolutamente prima che me ne parlasse una mia collega: raccogliere dopo il tramonto del 23 giugno un certo numero di fiori spontanei, metterli a bagno nell'acqua e lasciarli all'aperto tutta la notte a ricevere la "rugiada degli dei". L'acqua che si ottiene pare abbia proprietà miracolose.

Della serie "non ci credo ma mi diverto", ieri sera ho raccolto almeno un esemplare dei molti fiori che ho trovato nel mio podere (non tutti spontanei a dire il vero): rosa, glicine, santolina, elicriso, ibisco, sedum, lamium, cicerchia selvatica, albizia, achillea, coreopsis, trifoglio, iperico, papavero, ginestra. 


 

Non ho avuto il coraggio di lavarmi con l'acqua ottenuta pensando a quanto è suscettibile la mia pelle. Così mi sono solo bagnata le mani e le braccia e poi ho donato l'acqua sacra e il suo contenuto al cespuglio di evonimo che si è recentemente ammalato. Speriamo che sia miracolosa almeno per lui. 

 

 

sabato 16 gennaio 2021

Non c'è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale

Sono passati due anni e ci manchi sempre molto, babbo. Non oso pensare come avremmo fatto a gestire la tua malattia in questo periodo di pandemia e di lockdown. Non oso pensare alla mamma confinata in casa con te, a regredire giorno per giorno, oppure, ancora peggio, a te nell'RSA senza possibilità nemmeno di quelle brevi visite durante le quali ti si illuminava lo sguardo nel vedermi. Nell'impossibilità di averti nel pieno possesso delle tue facoltà, meglio che tu non abbia vissuto questo periodo, babbo.

Sto digitalizzando le tue lunghissime e numerosissime riprese fatte con la telecamera. Le vostre vacanze, i nipoti piccoli al mare con voi, i compleanni, i Natali. Quanto ci hai lavorato, babbo caro! Quanto tempo ci hai dedicato! Ti consideravamo un po' fissato, sempre con questa telecamera in mano, ma ora mi fa un piacere immenso poterti rivedere e sentire come se tu fossi qua, come se il tempo e l'Alzheimer non ti avessero portato via. Grazie, babbo! 

Ho visto anche le riprese degli spettacoli che facevi a beneficio degli anziani. Tu e il tuo amico impegnati a cantare, raccontare barzellette e recitare commedie. Ne hai fatte di cose divertenti. Hai fatto proprio bene, babbo! La vita è così breve, così effimera. Tuttavia "non c'è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale" come dice la brava Szymborska nel passo che ho fatto collegare al tuo albero. Un acero che ho fatto piantare dal Comune in tua memoria. Spero sia forte e spero di vederlo coprirsi di tenere foglie verdi la prossima primavera.


"
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.

Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto."


Wislawa Szymborska (Sulla morte senza esagerare)

venerdì 5 giugno 2020

Lunigiana nel cuore

Finalmente fase due: libera circolazione all'interno della stessa regione! Finalmente posso stare qualche giorno in questa casa dove mi sento in pace con il mondo, dove mi accompagna il canto degli uccelli, dove mi godo il cielo azzurro e soprattutto le mie piante (tra l'altro nella stagione più bella). C'è tanto da fare sia nel podere che in casa e per di più devo anche alternare giorni di ferie con giorni di lavoro agile. Però è bello svegliarsi qui la mattina ed ancora più bello cenare in terrazza con il sole che cala dietro i monti e la pace di questa terra che è Toscana ma anche un po' Liguria e anche un po' Emilia. 







Alla fine siamo restati quindici giorni. Il podere ha tutto un altro aspetto. Siamo riusciti a raccogliere un bel po' di ciliegie, ci siamo fatti risotti e frittate con l'ortica, piatti aromatizzati con il finocchietto selvatico, abbiamo preparato tisane seccando salvia, rosmarino, iperico e tarassaco e ci siamo allietati ammirando la fioritura dei bellissimi gigli bianchi, della salvia e anche di diverse rose piantate quest'inverno.


Ci rivediamo molto presto, Lunigiana mia.

giovedì 7 maggio 2020

Fuitina dalle mie amate piante

Siamo stati attaccati alle notizie in attesa dell'ordinanza regionale: si può andare o no nelle seconde case? Almeno per lavori di manutenzione? Almeno per un paio di giorni? Niente. Semidelusione: si può andare solo uno alla volta e con rientro in giornata.
Non banale, tenuto conto che la nostra casa dista due ore di autostrada dalla nostra abitazione principale. Tuttavia sono troppo in ansia per le mie amate piante e affronto la sfacchinata.
Sveglia che è ancora buio, partenza alle 6, per fortuna autostrada quasi deserta. Arrivo alle 8 sul posto. La mia vicina è ancora a letto. Apro la casa dove non ho messo piede dal 23 febbriao. Spalanco le finestre per far uscire la puzza di chiuso e di umido. E poi mi tuffo nel mare di graminacee alte quasi quanto me e che soffocano tutte le nostre piante più basse di un metro.
Un lavoro immenso mi aspetta ed ho solo qualche ora a disposizione. Ma subito mi gratifica scoprire che le rose Lady of Shalott hanno fatto degli splendidi fiori.

Indosso maschera e occhiali quasi fossi un'infermiera in un reparto Covid, ma per fortuna è solo per evitare attacchi di allergia e comincio a strappare spighe ed erbe di tutti i tipi. Lavoro sodo fino alle sei del pomeriggio interrompendomi solo per un paio di caffé dalla vicina (con il dovuto distanziamento sociale) e per un veloce panino.
Ma alla fine sono soddisfatta: ho fatto tutte le emergenze, ho scattato tante foto e sono persino riuscita a fare lo spaventapasseri a protezione delle ciliegie ancora verdi.
Che fatica anche il ritorno in autostrada! Una vera corsa contro il tempo. Tuttavia ora sono più tranquilla perché ho liberato le mie verdi creature che spero di rivedere presto.

giovedì 8 agosto 2019

Cogli l'attimo



E' un attimo.
Vado a vuotare la concimaia che comincia ad esser piena. Riempio un secchio con quello che potrebbe essere compost, ma forse è semplicemente terriccio arricchito con i nostri rifiuti organici. Salgo i ripidi pianelli per distribuirlo alle piante di nuovo impianto, tre allori, un ginkgo biloba e torno attraversando il bosco di abeti.
Il bosco di abeti. Questo insieme di conifere piantato venticinque anni fa dai miei suoceri e che a noi non piace. C'è poca luce e non cresce niente sotto questi alberi ormai anche troppo alti. Non fanno frutti. La loro legna è ricca di resina e poco adatta da bruciare nel camino.
Eppure mi fermo stupita. Stamattina mi ha svegliato il temporale. Gli alberi grondano ancora ed un raggio di sole ha appena fatto capolino dalla collina. E allora il miracolo: gli abeti luccicano di goccioline attraversate dalla luce del sole. Sembra quasi che piangano perché noi non li apprezziamo. Ma non umanizziamo le piante. Sono semplicemente magnifici.
Corro giù per il pendio a prendere la macchina fotografica. Voglio catturare questa magia.
Ma è un attimo. Le nuvole coprono il sole, il cielo ritorna grigio e la magia non c'è più.
Lo so, è banale dirlo, ma la vita è così. Un attimo.

sabato 23 marzo 2019

Tempo di semine

Oggi ho seminato vari semi di diversa provenienza: arancio amaro ottenuto dai frutti comprati da un GAS, saggina regalata da un amico, senape, finocchio fiorentino, sedano e calendula ricevuti durante un incontro con Seed Vicious, albizia e alkekengi raccolti durante le camminate dell'autunno scorso.
Non so cosa riuscirò a far crescere, soprattutto in questa primavera paurosamente siccitosa.
Però è così bello seminare! E' un atto carico di significato, l'accendere una speranza immaginando la piantina che verrà.



domenica 2 dicembre 2018

Un anno di diario del nostro podere. Ventesima e ultima puntata.



Ed eccoci di nuovo all'autunno inoltrato.
I nostri alberi sono ormai quasi spogli e si preparano all'arrivo del freddo. Il nespolo è di nuovo in fiore ma non in modo spettacolare come un anno fa. Il glicine generoso ci fornisce un tappeto di foglie secche ottimo per pacciamare tutte le nostre amate piante.

Ancora nuovi alberelli da piantare: due allori e un ibisco già ad alberello.
Roberto sposta anche le ultime marruche accanto alle altre al confine col vicino, mentre io interro di nuovo i bulbi ma quest'anno, per variare dai narcisi e anemoni dell'anno scorso, metto a dimora tulipani, iris e agli.

Un grosso lavoro che ci tocca è liberare il confine dai rami di acacia caduti per il vento di un mese fa, anche se il ramo più grosso non è alla nostra portata e appoggia pesante e minaccioso sui fili del telefono.

E' passato un anno dal primo post diario del podere e, come Pia Pera nell'Orto di un perdigiorno, finisco qui il racconto sistematico. Ma la mia passione per le piante e la natura non finisce qui. Tornerò a parlare di questa minuscola porzione del pianeta a cui sono sempre più affezionata e alla quale torno sempre più volentieri appena posso.
Non per nulla, come recita il tag di questi post, le piante ci salveranno.