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martedì 18 luglio 2023

Se n'è andato anche l'ultimo


 

Ho visto morire uno ad uno quelle ottime persone conosciute nei miei anni di attivista per l'ANPI, partigiani e antifascisti, anziani con le loro difficoltà ma con tenacissima volontà di vivere e di fare. Persone con fermi principi che mi hanno regalato i loro ricordi nelle video interviste e non solo. 

Alfio Tabani, Ettore Casacci, Franco Billi, Silvano Sarti ed altri. Lui ancora più coriaceo resisteva, con i suoi novant'anni e passa, era presente a tutte le celebrazioni e a tutte le cerimonie. Ricordo quando si becchettava con Silvano Sarti sulla versione della canzone che i partigiani fiorentini cantavano entrando in Firenze liberata. "Non faceva mica così, sai!" E come si è arrabbiato quando gli hanno rinnovato la patente per un solo anno (tenendo conto dell'età)! Mi ricordo come mi parlava volentieri della sua casa in campagna a Vaiano e anche quando mi ha regalato un paio di marmellate fatte da lui. Un bel carattere forte, un fiorentinaccio doc.

E alla fine se n'è andato anche lui, passato indenne dal COVID, alla venerabile età di 99 anni.

Che dispiacere! Addio, Leandro! Grazie per tutto! 💔


Qui Leandro parla ai ragazzi dell'ITI Leonardo da Vinci il 24 novembre 2014

e qui protagonista del video allegato al libro "Avevamo vent'anni, forse meno" realizzato con l'ANPI di Peretola



sabato 26 gennaio 2019

Addio Silvano!

Una vera forza della natura. Simpatico, coinvolgente, soprattutto per i giovani, energico, ma anche rassicurante, affettuoso, sempre positivo, sempre pronto a darti l'energia per andare avanti in questo mondo così deprimente. Nelle scuole era fantastico! I ragazzi lo ascoltavano a bocca aperta.
Ci ha lasciati anche Silvano Sarti, il partigiano Pillo. Comincia davvero male questo 2019! Mi mancherai, compagno!

domenica 8 aprile 2018

Tra anziani e sedie ergonomiche, tra stagisti e pranzi multietnici

Settimana impegnativa, mio caro trascurato blog, questa appena trascorsa. Cose che mi hanno amareggiato ma anche cose positive.
Tra le prime il tentativo fallito di far frequentare a mio padre, affetto da Alzeheimer, un centro diurno che poteva essere terapeutico per lui e nello stesso tempo avrebbe sollevato mia madre per qualche ora dal gravoso compito di caregiver (come si chiamano ora i familiari di un malato). Niente da fare, non ne ha voluto sapere. Troppo forte il legame tra i due, troppa dipendenza l'uno per l'altra ma viceversa.
Tra le cose positive mi è arrivata al lavoro una bella sedia ergonomica che mi sono scelta e che spero mi aiuterà a stare più  dritta davanti al PC dove trascorro la maggior parte del mio lavoro.

Ma la novità più rilevante ed entusiasmante è l'arrivo di uno stagista che dovrebbe diventare la mia "stampella" lavorativa. Un giovane ragioniere (aspirante storico) di 21 anni, con il suo ciuffo alla moda, i suoi occhioni attenti e la freschezza che noi, mature impiegate, ci siamo dimenticate. Speriamo non si sciupi e speriamo che mantenga per questo anno di stage la curiosità che mostra per questo lavoro che a me pare così pesante e noioso!
La settimana si è conclusa con un paio di giornate all'insegna della convivialità sociale e culinaria: cena di tesseramento per la mia sezione ANPI e pranzo multietnico al giardino del quartiere. Non amo cucinare e non amo particolamente il cibo, però mi diverto sempre a fare le cose insieme agli altri e quindi non mi sono tirata indietro quando si è trattato di dare una mano.

domenica 18 febbraio 2018

Cose che lasciamo e che parlano di noi

Un mio collega, che ha dovuto liberare la casa nella quale è morta recentemente sua madre, mi ha donato diverse scatole di libri di suo padre, morto invece una decina di anni or sono. Il padre era appassionato di storia e in particolare della seconda guerra mondiale, del periodo del fascismo e della Resistenza. 
Ero un po' titubante ad accettare ma invece questi libri sono davvero molto belli ed interessanti, molti non solo letti ma sottolineati o con annotazioni. Immagino quest'uomo, di cui non so nulla, come uno che ama i suoi libri e che non avrebbe avuto piacere nel saperli finiti nel cassonetto. Penso a mio padre, grande collezionista e appassionato di dischi a 78 giri che mi ha sempre detto: "Mi raccomando: quando ve ne disfarete, dateli almeno ad un collezionista che li apprezzi!"
Il mio collega prima di pensare a me, conoscendo la mia attività nell'ANPI, ha cercato di donarli a biblioteche e case del popolo ma senza successo.
Mi fa piacere salvare, almeno in parte, questa bella biblioteca.
Ce n'andiamo e lasciamo dietro di noi  il segno tangibile delle nostre passioni.

sabato 17 giugno 2017

Prigioniero del corpo e di una non-vita

Conosco Enzo come una persona solare, sempre sorridente, pacifica. Impegnato da sempre a livello politico e sociale (e infatti l'ho conosciuto grazie all'ANPI), ha ricoperto cariche importanti nell'ARCI, è stato presidente di quartiere. Un distinto signore di 86 anni a cui è sempre piaciuto informarsi, leggere e anche partecipare. 
Da qualche mese ha avuto dei gravi problemi di salute di cui non conosco bene i particolari ma so che è stato a lungo ricoverato anche, per un periodo, in terapia intensiva.
In questi giorni la figlia mi avverte che è tornato a casa e quindi mi faccio coraggio e lo vado a trovare. 
Trovo un relitto dell'Enzo che conoscevo: costretto in un letto con le sbarre, pallido, dimagrito, con la barba incolta, con grandi difficoltà a parlare sia per la mancanza di denti sia a causa (così mi dicono) di un ictus, con mobilità limitata a causa del cannello che lo alimenta. Impossibilitato a mangiare e bere da solo, deve essere anche girato nel letto e cambiato perché ha perso il controllo degli sfinteri. Mi fa una tristezza infinita lì in quel letto, dipendente completamente dagli altri, lui che tutti i giorni si faceva la sua passeggiata, pur breve, per comprare il giornale. Sono sincera: non mi sembra una vita la sua anche perché, a quanto ho capito, le possibilità di recupero sono molto molto scarse.
Di solito durante le mie visite a casa sua per discutere di cose dell'ANPI, chiacchierava quasi solo lui, mentre oggi riesce solo a dirmi: "Voglio solo dormire e morire."

lunedì 27 febbraio 2017

Si è spento il sorriso del "mio" partigiano


Vorrei vedere ancora il tuo sorriso così buono.
Vorrei vederti ancora seduto a quel tavolino alla casa del popolo dove andavi tutti i pomeriggi.
Vorrei che tu mi raccontassi per la milionesima volta di quando, l'8 settembre 1943, eri a Gorizia e vedevi passare dei treni merci carichi di soldati che cantavano "Mamma".
Vorrei sentirti ancora finire le frasi con "eccetera eccetera" per mascherare le tue difficoltà nel trovare le parole.
Vorrei che tu mi chiedessi ancora di darmi da fare con il tesseramento ANPI perché... "ce n'è bisogno!"

E invece te ne sei andato, Alfio.
E io che ti avevo promesso di farti visita "subito dopo le feste" ho aspettato troppo e non ti vedrò.
Mi mancherà il tuo affetto sincero e la tua gratitudine perché ho cercato di mandare avanti la sezione ANPI al posto tuo che non ce la facevi più.
Mi mancherai, Alfio.

sabato 10 settembre 2016

L'ANPI, Libera e lo spleen autunnale


Settembre è il mese del ripensamento (cantava Guccini), è il mese in cui si fa il punto (dico io). E così faccio il punto sulle due attività sulle quali ho speso una discreta quantità di tempo libero e di energie negli ultimi anni: quella di attivista dell'ANPI e di volontaria alla bottega di Libera.
Mi sono iscritta all'ANPI nel 2009 (grazie al prezioso suggerimento di Luposelvatico) e successivamente ho scoperto che nel mio quartiere esisteva una storica ma piccola sezione gestita (praticamente da solo) da un adorabile partigiano. Così mi sono proposta di dargli una mano e poi visto il suo inevitabile (purtroppo) suo venir meno di forze e di lucidità, mi sono trovata in mano la gestione di questa sezione e sono entrata anche a far parte attiva dell'ANPI cittadino. 
Mi sono divertita, lo ammetto: ho conosciuto diversi anziani con cui ho fatto amicizia e di cui ho raccolto i loro ricordi che ho pubblicato su YouTube, ho partecipato attivamente ad eventi in città e anche fuori, ho gestito la comunicazione in internet e con gli iscritti, il tesseramento, i contatti con il provinciale e altro, certo con l'aiuto di altri iscritti (anche di quello prezioso del mio compagno) ma ho sentito su di me la responsabilità di tenere le fila e di prendere iniziative e decisioni.
Ho conosciuto un'associazione dal glorioso passato ma dalla sparuta e disorganica partecipazione attuale, fatta di persone accoglienti e affettuose ma assai disorganizzate. Un'associazione dove nessuno ci guadagna un centesimo (anzi!) ma dove ognuno va per conto suo, prende le iniziative che gli piacciono e le porta avanti a capoccia sua. Nell'ANPI la mano destra non sa cosa fa la sinistra. Per questo mi sono disamorata e, dopo aver lanciato, un paio di gridi allarme sul futuro della nostra piccola sezione, ho deciso di lasciarla spengere di morte naturale. Anche se, devo dire, gli attacchi mediatici di cui è stata oggetto l'ANPI da parte di certa stampa allineata al governo mi fanno una gran rabbia e mi fa ancora più rabbia che sia solo grazie a questa polemica che la gente si sia accorta che l'ANPI esiste e che c'è gente, come me, che non è stata partigiana ma che ci impiega tempo ed energie per portare avanti i valori che erano alla base della Resistenza. Hai voglia a fare eventi, interviste, libri, DVD, incontri, conferenze, ecc.: non ti fila nessuno! Che tristezza! Povero Smuraglia! Che a novant'anni avrebbe diritto di vivere tranquillo quello che gli resta da vivere invece di andare a "duellare" con un giovanotto spocchioso di provincia!
E che dire della bottega dove ho trascorso un bel po' di solinghi sabato pomeriggi di inverno aspettando i clienti scaldata da una ventolina da bagno! Non si sa quando riaprirà, non si sa chi se ne occuperà, ma quello che di sicuro si sa (da tempo) è che ai vertici di Libera regionale non gliene frega niente delle sorti della bottega.
Ecco perché in questi giorni sono depressa e malinconica. Sento che devo fare qualcosa. Ho bisogno di cose da fare che mi divertano e siano anche utili (non mi diverto se non sono utile a qualcuno e a qualcosa). Sono fatta così. Non mi basta condurre una vita normale, casa, lavoro, famiglia. Ho bisogno di stimoli e di impegni. Sono la mia benzina. E infatti sto già esplorando...

mercoledì 9 settembre 2015

L'irresistibile impulso della volontaria

Che sarà questa agitazione perenne che mi porta a non stare mai ferma? Che sarà questo surplus di energia che devo assolutamente impiegare in una qualche attività? Che sarà questo bisogno di dover fare per forza qualcosa, questa droga del fare, questo non essere capace di rilassarmi? Questo terrore della domanda cruciale: "Oddio, e ora che faccio?"
Paura della noia? Paura dei miei pensieri? Paura del vuoto?
Se non faccio qualcosa mi sento morta. Se non mi sento utile, soprattutto agli altri, mi sento un nessuno. Non lo faccio per la gratitudine, né per sentirmi dire "grazie" (che certo fa piacere). No, è un bisogno proprio intimo, indipendentemente dal risultato.
E, se possibile, mi piace fare le cose insieme agli altri, condividere, confrontarsi per raggiungere uno scopo comune, anche se so che quello che fanno gli altri spesso non mi soddisferà, però lo preferisco al farlo da sola, all'essere l'unica protagonista.
Ecco perché quando fiuto quelle paroline chiave, quegl'ami buttati da qualcuno, non resisto. Quando sento/leggo frasi del tipo "c'è bisogno di qualcuno che...", "si cercano volontari per...", "urgente richiesta per..." Non resisto. E' più forte di me. Talvolta mi pento, ma spesso no. Spesso torno stanca ma divertita o arricchita. E poi comunque mi dico: "Ho fatto anche questo."
E così apro o chiudo il cancello del giardino pubblico vicino a casa mia. E così faccio il turno al banchino di Libera alla Festa dell'Unità (anche se, a dire il vero, alla festa dell'Unità non ci volevo proprio mettere piede). E così mi lascio coinvolgere nel gruppo cucina della festa "Firenze rossa e solidale". E così mi feci coinvolgere anni fa nell'ANPI e poi nel libro per l'ANPI e poi nella festa provinciale dell'ANPI. E così via.
Perché tanto se non lo faccio, succede, come in questi giorni, che mi metto a dare la cera al parquet e poi magari dopo mi fanno male le ginocchia e le spalle. E poi fare le cose in casa non mi diverte. Sì, sono utili, ma non le condivido con nessuno e ciò non mi piace.
C'è bisogno di me per caso?

Volontari in cucina alla festa provinciale ANPI

giovedì 27 agosto 2015

Oggi ho stampato un libro


L'ennesimo libro sulla faccia della terra? Altra carta stampata? Ce ne sarà davvero bisogno?
Più o meno questi i dubbi che mi sono venuti in mente, quando i compagni della sezione ANPI vicina alla mia mi chiesero di collaborare ad un libro con allegato DVD contenente testimonianze degli ultimi partigiani e antifascisti rimasti in questa parte della città.
Tuttavia, poiché non so dire di no alle nuove esperienze, ho accettato. In realtà pensavo di occuparmi solo delle riprese e del montaggio del video ed invece presto ho constatato che, al solito, eravamo davvero pochi a dedicarvi tempo ed energie, anzi, eravamo solo in tre. Quindi mi sono ritrovata a trascrivere le interviste (con tutti i dubbi stilistici su come riportare per iscritto il linguaggio popolare e dialettale dei testimoni), a scrivere le note improvvisandomi storica, a procurare immagini per arricchire sia il video che il libro, oltre al difficile compito di fare una cernita tra tutti i ricordi che ci avevano donato.
Le interviste sono state l'attività più emozionante. Mattinate e pomeriggi del finesettimana con questi anziani e i loro ricordi, anche dolorosi, spesso un po' confusi. "Questo mio amico ucciso dai tedeschi io ce l'ho sempre negli occhi... tutto trivellato di colpi... perdeva sangue... lo penso sempre quando vado a letto." "Il nostro capitano morì a pochi giorni dalla fine della guerra. Prese due medaglie ma io gliene avrei date dieci!" (e, a distanza di settant'anni, scoppia di nuovo in lacrime). "Il fascismo è stato una persecuzione per la mia famiglia. Ricordo i pianti della mi' mamma."
Poi i primi di luglio lo shock della morte di Francesco, uno di noi tre curatori. Il dolore e lo smarrimento: e ora come facciamo senza di lui? E allora le corse per finire il libro, il raccomandarsi in tipografia che ce lo stampassero prima della chiusura per ferie, altrimenti non avremmo potuto presentarlo alla festa di fine agosto come programmato. 
Così, quando venerdì pomeriggio 7 agosto, ho ritirato le mille copie (proprio all'ultimo minuto prima delle ferie), ho guardato questa "creatura", con la sua bella copertina fatta da due amici di Francesco su sua indicazione, e ho pensato che forse sì, valeva l'ansia e la fatica di questi mesi, il tempo dedicatovi, le sere dopo cena e le domeniche pomeriggio, i giorni di ferie. Poi, alla presentazione, ho visto più gente di quanto potessi sperare, il partigiano protagonista così felice e lo storico parlarne così bene.
Beh, insomma, allora forse valeva la pena di avere un ennesimo libro sulla faccia della terra.

martedì 2 giugno 2015

Alla cena resistente tra il serio e il faceto con i ragazzi della Val di Cecina


Cena sociale al festival resistente di Montemaggio (bella iniziativa che tutti gli anni i giovani dell'ANPI Valdelsa organizzano a Casa Giubbileo, luogo della battaglia del 28 marzo 1944 conclusasi con la fucilazione di 19 partigiani). 
Mi trovo a tavola accanto a dei compagni della Val di Cecina (luogo per me del tutto inesplorato) che già mi stanno simpatici per la loro parlata. 
Il discorso cade inevitabilmente sull'ennesima delusione elettorale alle regionali e, complice il buon vino offertoci, si fa a chi la spara più grossa quanto a provocazioni tra il serio e il faceto:
"Ma lo volete capire che a sinistra siamo troppo pallosi, sempre con questi discorsi seri, tristi, noiosi...?"
"Per me era meglio Berlusconi! Almeno lui lo diceva chiaramente che era contro gli operai. Questi qui ti dicono che sono dalla parte degli operai ma poi te lo tirano in c..o lo stesso."
"Basta! So io cosa bisogna fare. L'unica è buttare via i libri, non leggere più, guardare solo la televisione, ancora più puttane e più partite di calcio... fino all'abbrutimento totale. Allora forse si comincerà a reagire..."
"Io metterei un esamino per esercitare il diritto di voto. Mica roba difficile... una domandina di educazione civica, tipo: 'per chi stai votando?' 'Per il governo.' 'Sbagliato! Per il parlamento! Ripresentati alla prossima votazione!"
A luglio quasi quasi vado a trovarli alla festa della loro sezione.

domenica 26 aprile 2015

25 Aprile sempre

Luigi* ha novant'anni. Fisico asciutto, carnagione scura, il suo bell'apparecchio acustico che ogni tanto emana un fischio ed un'energia invidiabile. Lo vado a trovare alla sua sezione ANPI e lo trovo al telefono con un altro partigiano con cui concorda un intervento per stasera ad una casa del popolo: "Vacci tu che sei più bravo a raccontare episodi di resistenza." Riattacca ostentando l'aria un po' scocciata: "Mi tocca andare a me anche stasera, stamani sono stato in una scuola elementare e domani [25 aprile n.d.A.] devo essere in tre posti." 
Vivono giorni frenetici da protagonisti questi ragazzi degli anni Venti in questo settantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo. Sono rimasti in pochi e soprattutto sono pochi quelli in grado di muoversi e di raccontare. Luigi è uno di questi. Una miniera di ricordi. Figlio di comunista della prima ora, era già sui monti all'indomani dell'8 settembre 1943. Fu uno dei primi ad entrare in Firenze nell'agosto del 1944 e poi, non contento, partì anche come volontario per il Nord combattendo con la divisione Friuli.

Per questo 25 aprile si dovrebbe avere il dono dell'ubiquità: ogni sezione ANPI, ogni casa del popolo, ogni paese ha preparato qualcosa. Ed anch'io, che non sono una testimone ma che sento il dovere della memoria, mi divido in tre posti come Luigi.
Al mattino atto di presenza alle celebrazioni ufficiali del Comune:


di corsa poi alla Manifattura Tabacchi dove accogliamo un gruppo in bicicletta che fa una "pedalata partigiana".


Nel pomeriggio, ricambio la visita alla Zona Altamente Partigiana (presso il popolare quartiere delle Piagge da cui erano partiti i ciclisti)


ma poi mi precipito a vedere il bel film di Samuele Rossi: La memoria degli ultimi.



Doverosa giornata piena quindi, anche se... provo una certa avversità per questo "dovere della celebrazione" che oggi, 26 aprile, è già messo dietro le spalle e i partigiani già dimenticati. Non oso pensare cosa succederà quando i ragazzi e le ragazze degli anni Venti non ci saranno più.


* nome di fantasia

martedì 24 febbraio 2015

Partigiani a scuola

Mattinata presso una scuola media con un partigiano ed un altro compagno dell'ANPI a spiegare ai ragazzi che cosa è stato il fascismo, l'importanza della Costituzione e così via. Il mio compito era solamente quello di occuparmi delle riprese. 
Mentre i miei compagni parlavano guardavo questi tredicenni: diversi stranieri, soprattutto cinesi, che probabilmente non stavano capendo quasi nulla, alcuni chiacchieravano tra loro, altri probabilmente immersi nei loro pensieri e nella loro lotta interiore tra l'infanzia che si allontana e la maturità che stenta ad arrivare. Le femmine già con l'aspetto di donna e i maschi che invece sembrano ancora bambini. Alcuni prendevano appunti (che nell'intervallo ho sbirciato). Tuttavia alcuni sembravano davvero attenti e coinvolti, soprattutto durante l'infervorato discorso del partigiano, che è davvero bravo in queste occasioni. Uno ci ha chiesto di farsi un immancabile selfie con noi.
Servirà? Germoglierà qualcuno dei semini gettati stamani? Non lo so, però l'intelligenza e la curiosità che brillava in fondo allo sguardo di alcuni fa ben sperare e comunque ripaga di ogni energia investita in queste cose.


domenica 8 febbraio 2015

Radio Cora, libera e resistente


Radio Cora è una webradio ma soprattutto è una scommessa di alcuni giovani giornalisti fiorentini che sia possibile fare informazione "indipendente" nel senso di libera dalla pubblicità, dai contributi pubblici e dalle sovvenzioni di partiti o poteri economici.

Radio CORA (acronimo per COmmissione RAdio) era un'emittente clandestina, gestita da membri del Partito d'Azione fiorentino, che dal gennaio al giugno 1944 mantenne i contatti tra la Resistenza toscana e i comandi alleati.

La Radio Cora odierna nasce ispirandosi ai valori della Resistenza e della Costituzione (infatti è patrocinata dall'ANPI) ed è aperta ai contributi di tutte quelle associazioni che si ispirano a questi valori: comitati in difesa della Costituzione, dell'ambiente, della legalità, della pace, per i diritti delle donne, dei migranti, dei disabili, dei lavoratori, eccetera.

La sede di Radio Cora è a Firenze ma, essendo una webradio, le sue trasmissioni (così come gli articoli scritti) sono ascoltabili e scaricabili da ovunque e infatti i temi trattati spaziano dalla realtà toscana a quella nazionale e internazionale. Per questo consiglio a tutti di seguirla anche solo iscrivendosi alla newsletter (info@radiocora.it).

Segnalo solo un paio di esempi.

Dopo la strage di Charlie Hebdo, ho sentito un'interessante intervista allo storico Franco Cardini, di cui ho sempre avuto molta stima ma che ho sempre considerato piuttosto di destra.

"Quando si considera il terrorismo si fa confusione tra burattinai e burattini" afferma Cardini, "Si ha pietà dei burattini (della manovalanza) dicendo che ci sono motivi sociali e motivi religiosi che li portano a tanto, ma ci si dimentica sempre dei burattinai, perché l'Occidente a riguardo ha la coscienza sporca. Sa di averla perché sa benissimo che alcuni tra i burattinai dei terroristi sono, nel mondo musulmano, tra i migliori alleati dell'Occidente." E cita l'emiro katariota,  il re dell'Arabia Saudita ed altri emiri della penisola arabica che hanno qualcosa a che vedere con il finanziamento e l'equipaggiamento dei gruppi jihadisti,ma che contemporaneamente sono tra i nostri migliori e più stretti partners commerciali e finanziari.
Aggiunge lo storico: "Il mondo di oggi è caratterizzato dai fenomeni della postmodernità, il più evidente e grave dei quali non è il fanatismo religioso, ma è la pesantissima sperequazione socioeconomica. Andiamo verso un mondo dove la ricchezza è sempre più accentrata in un numero sempre minore di mani, sempre meno visibili. Il potere non è dove sembra essere, nei governi, ma è altrove, nelle grandi lobbies, nelle multinazionali. Sono loro che, dopo aver sfruttato quattro dei cinque continenti che ci sono al mondo, adesso ci riversano sulle nostre spiagge europee migliaia e migliaia di disgraziati che non possono che sfuggire alla miseria." E continua accusando le multinazionali di aver sfruttato e affamato la zona subtropicale dell'Africa, riducendo ettari ed ettari di terreno alla monocultura dell'ananas o del caffé perché questo era redditizio e costringendo gli indigeni o a morire di fame o ad andarsene per morire affogati nel canale di Sicilia. 
"Non meraviglia quindi," dice Franco Cardini,  "che, tra morire di fame o morire affogati nel canale di Sicilia, qualcuno di loro non scelga la terza ipotesi: quella del terrorismo di guerriglia, perché, se non altro, così ci accorgiamo di loro."
E passa poi a parlare dei governi dei singoli stati che non hanno più potere ma che sono diventati dei comitati di affari e del liberismo galoppante non più fornito dei freni interni che i governi dei popoli dovrebbero rappresentare.
Le cosiddette "democrazie avanzate" sono in realtà "quello che avanza della democrazia". Ne è prova che, anche per volontario abbandono di chi questo strumento dovrebbe difenderlo, la gente va sempre meno a votare. I governi lavorano sempre meno sulla base delle libere scelte elettorali e sempre di più sulla base della cooptazione.
Così viviamo prigionieri di un "totalitarismo soft", un totalitarismo che non ti mette l'uniforme ma che ti toglie possibilità decisionali e soprattutto toglie a chi è povero la possibilità di uscire dalla povertà. Ma Cardini non era di destra?

Altra trasmissione che ho trovato interessante: la Grecia vista dalla Grecia, un'analisi della situazione che si è creata all'indomani della vittoria di Alexis Tsipras raccontata da Francesco Moretti, un italiano che vive in Grecia, e dalla sua compagna. I due giovani raccontano i primi gesti simbolici ma importanti del governo Tsipras: lo stop alla privatizzazione del porto del Pireo, l'eliminazione della cancellata intorno al parlamento che impediva alla popolazione di avvicinarsi in caso di protesta, la nomina di persone molto valide al governo, come il ministro dell'economia Giannis Varoufaki che ha rifiutato la Troika come interlocutore chiedendo di discutere la posizione del proprio paese con tutti i membri dell'Europa.

Sono solo due esempi ma ve ne potrei citare altri (come l'Osservatorio sulle Alpi Apuane che piacerà alla mia amica S.).

giovedì 4 dicembre 2014

Quando qualcosa brilla in fondo allo sguardo delle ragazze


Oggi sono dovuta andare a illustrare un piccolo progetto di grafica ad una classe di un istituto professionale. Una piccola cosa da fare in collaborazione tra la nostra sezione ANPI e loro. Per i ragazzi si tratta di un esercizio, per noi un prezioso ricordo nel settantesimo anniversario della Resistenza.
Ho dovuto prendere permesso al lavoro per andarci all'ora di lezione (la mattina), ho attraversato due volte la città con lo scooter, tra il traffico, la benzina da fare, ed ho preso pure un bello scroscio d'acqua tornando in ufficio.
Tuttavia non c'è prezzo che valga quel lampo di intelligenza e di interesse che ho scorto in fondo allo sguardo di quelle quattro o cinque ragazze (i maschi facevano visibilmente i fatti loro) che, non solo mi stavano a sentire, ma facevano anche domande, osservazioni, ecc.

lunedì 6 ottobre 2014

Viaggio della memoria al confine orientale

Partiamo da qui. Il 28 luglio 1914 l'Impero Austroungarico dichiarò guerra alla Serbia dando inizio a quella carneficina chiamata anche Grande Guerra. In quei giorni migliaia di giovani Triestini furono chiamati ad arruolarsi per andare a combattere con la divisa austriaca in Galizia. Non deve sorprendere quindi che per Trieste la memoria di lutti e di sofferenze legata alla Prima Guerra Mondiale sia "dall'altra parte" rispetto alla nostra, non per questo meno dolorosa.


Ecco una delle cose che ho imparato nello scorso finesettimana partecipando ad un "viaggio della memoria" su quello che era "il confine orientale" (o per dirla in asburgico: "il litorale") organizzato dall'Istituto Storico della Resistenza di Reggio Emilia.


Nella splendida luce che solo ottobre sa dare, abbiamo visitato Gorizia (quanto sangue è costata questa cittadina ormai un tutt'uno con la sua corrispondente slovena, Nova Gorica!), il sacrario di Redipuglia, che pur essendo una monumentale opera fascista riesce a rendere l'idea della dimensione del massacro, le trincee e le doline carsiche, la mostra "Trieste 1914" di cui sopra, i monumenti ai cinque fucilati dai fascisti al poligono di tiro e quello ai settantuno ostaggi a Opicina.


Tutto molto interessante, ma soprattutto mi ha colpito come questa zona abbia da sempre vissuto i complessi problemi e i conflitti di una terra di confine: il bilinguismo, le identità contrapposte, le dominazioni succedutesi, le strumentalizzazioni, la sovrapposizione della toponomastica, ecc. Non è solo una questione di identità nazionale (che oggi si spera superata con l'Europa) ma, per lunghi anni, qui passava anche la cortina di ferro. Nel mio piccolo, ricordo infatti negli anni Settanta il passaggio in treno verso Spalato con un'inquietante perquisizione accuratissima da parte della polizia ferroviaria yugoslava.
Dove la storia si fa più complessa, come ci ha detto l'eccezionale presidene dell'ANPI triestina, Stanka Hrovatic, è ancora più importante capire e ricordare.


Qui altre immagini del viaggio

domenica 28 settembre 2014

Che fatica! Però...

Che fatica!
Il motivo principale per il quale sto trascurando questo blog è dovuto alla mia attività per l'A.N.P.I. 
Con il fatto del Settantesimo della liberazione mi sono infilata in una corposa attività di raccolta di testimonianze, partecipazione alle iniziative delle altre sezioni, riunioni al provinciale, trasferte per gli eventi nazionali o regionali (oltre alla consueta attività di tesseramento, mailinglist e pagina di google+). 
Insomma, me lo sono proprio cercata. 
Poi con questa telecamerina in mano mi sono un po' montata la testa. Mi sento un po' Diego Bianchi e sento l'irresistibile impulso a riprendere tutto ciò a cui partecipo per poi farci quelle che io chiamo "videosintesi". Un lavoro divertente e creativo di montaggio, ma quanto tempo porta via!
E poi che gratificazione l'amicizia che nasce con questi intervistati 80/90enni che mi dicono: "Ma lo sai che mi ha visto mia nipote su internet e ha detto che sono stata davvero brava?! Lo sai che persino il mio medico mi ha vista su internet e mi ha fatto i complimenti per quello che ho raccontato?!"
Insomma quando la sera dopo cena, con la stanchezza della giornata, mi metto davanti al PC a montare questi video (taglia, assembla, sovrapponi le immagini, regola l'audio, metti la dissolvenza tra le scene, sfuma, inserisci il sottofondo musicale, converti e trasferisci su YouTube, con il preziosissimo aiuto del marito informatico) talvolta mi chiedo "ma chi me lo fa fare?". Talvolta avrei voglia di buttarmi sul divano a vedermi un film come fa mio figlio.
Però poi succede come venerdì scorso che, in occasione del solito anniversario che onoriamo tutti gli anni e al quale partecipano sempre i soliti quattro vecchietti, succede che venga un sacco di gente, anche facce nuove, anche giovani, anche compagni del provinciale che persino portano il medagliere. Succede che la sala è piena, succede che mi fanno pure i complimenti. Sì, una gran fatica, ma anche una certa soddisfazione.
Ed infine, (perché no?) bando all'anonimato, eccomi qui a fare compagnia sullo schermo ai miei intervistati ai quali auguro, con tutto il mio affetto, ancora cento anni ad aiutarmi a tener viva la sezione ANPI Enrico Rigacci di Firenze.

venerdì 25 aprile 2014

25 aprile a Casa Cervi

Il 25 aprile a Casa Cervi è festa di popolo, è folla di gente con copertina e cestini da picnic, è la genuina vitalità emiliana che si esprime nello squisito gnocco fritto ancora caldo.
Il 25 aprile a Casa Cervi sono i banchini dell'ANPI Campegine, di Emergency, di Libera e di tutto quell'artigianato etnico che può attirare un pubblico frikkettone.
Il 25 aprile a Casa Cervi è il museo che ti catapulta a settant'anni fa quanto sette giovani coraggiosi, ma un po' incoscienti, rifiutarono le precauzioni attendiste del partito per continuare ad esprimere apertamente il loro antifascismo.
Il 25 aprile a Casa Cervi sono le giovani madri e i giovani padri che comprano alla figlia di tre anni la maglietta con la scritta "antifascista sempre", sono le famiglie spaparanzate sui prati accanto all'immancabile Lambrusco.
Il 25 aprile a Casa Cervi sono i ragazzi, ma soprattuto le ragazze che ballano, saltano e si sbracciano al ritmo delle canzioni politico-folk.
Il 25 aprile a Casa Cervi è l'ex-deportato a Mathausen che, con i suoi ricordi, crea una breccia di commozione nel clima festaiolo.
Il 25 aprile a Casa Cervi è una bella atmosfera di allegria perché oggi l'Italia è stata liberata. Come sarebbero stati contenti i sette fratelli Cervi se avessero potuto partecipare a questo bell'evento a casa loro!

Il nostro video artigianale:

giovedì 17 aprile 2014

4 sì e 4 no per una cultura antifascista

Colpevole dimenticanza quella di non aver ancora pubblicato qui il nostro breve artigianale e "familiare" video della manifestazione di sabato 5 aprile promossa dall'ANPI.



Una piazza "intima". Praticamente un ritrovo tra amici. Tuttavia un pomeriggio sereno, utile per non sentirsi soli in questo periodo di decadenza morale. 

Fosse stato per me avrei lasciato integrale l'intervento del nostro presidente provinciale. La sua semplice saggezza di partigiano dà una carica incredibile. Segnalo solo al min 3:12: "... tutte le sere un par di hoglioni 'ndo si piglia i quattrini? .... 'NDO CI SONO!!!"
Grande Silvano! Grande Pillo!

lunedì 7 aprile 2014

Come dividersi tra antifascismo, ambientalismo e antimafia?

Un fine settimana dove si sono concentrate tante di quelle cose che mi stanno a cuore che, pur correndo a destra e a manca e dormendo assai poco, ho dovuto comunque rinunciare a qualcosa (uno per tutti aiutare per la vendita delle uova dell'A.I.L.).

L'appuntamento mensile all'oasi di Focognano l'ho ridotto alla sola domenica godendomi almeno un po' la mite aria primaverile. Abbiamo fatto ordine nel vivaio, ripulito le piantine ed abbiamo visitato la nuova oasi che è stata appena realizzata a un paio di chilometri da Focognano nella piana accanto all'aeroporto (e a rischio di venire cancellata dalla pista che vogliono realizzare). Mentre la vegetazione, sia spontanea che impiantata dai volontari, deve ancora crescere, i due capanni di avvistamento sono già terminati e gli stagni già realizzati (ed anche apprezzati da una colonia di Cavalieri d'Italia).



Sabato pomeriggio non sono potuta mancare ad un appuntamento promosso dall'ANPI provinciale con la partecipazione di numerose associazioni, sindacati e partiti. Lo scopo era di ribadire pochi ma chiari valori: no alla fascismo, al razzismo, alla violenza e al sessismo, sì alla democrazia, ai diritti, alla giustizia sociale e alla solidarietà. Concetti quasi ovvi, ma che purtroppo vanno difersi costantemente. In piazza è stato come ritrovarsi tra amici, ci si conosceva un po' tutti noi sognatori un po' fuori dal tempo. Tuttavia è stato bello ritrovarsi e persino cantare e ballare.


Intramezzo a questi due impegni ho cercato di ritagliarmi la partecipazione ad un convegno di tre giorni sulla legalità e la giustizia molto denso e interessante con interventi molto stimolanti.
"Era come essere vicino al cambiamento del mondo" ha raccontato ad una platea di ragazzi delle scuole Danilo Sulis, amico di Peppino Impastato e curatore della Rete Cento Passi. "A convincere i miei coetanei ormai ho rinunciato e per questo mi rivolgo a voi ragazzi" ha aggiunto.
Penso che abbiano impressionato molto le parole di Nadia Furnari che, ricordando la storia di Rita Atria, testimone di giustizia suicida a 17 anni, ha sottolineato che "le persone si uccidono quando sono state lasciate sole da una società che giudica e non lascia scampo" ed ha esortato i ragazzi a rivendicare "il diritto di essere noi stessi". Filippo La Torre, nipote del sindacalista siciliano ucciso dalla mafia, lo ha ricordato come "un uomo integro, quasi al limite dell'integralismo", analogamente a quello che ha fatto il fratello di Angelo Vassallo ricordando come il sindaco di Pollica avesse imposto ai suoi dipendenti di non accettare l'offerta neanche di un caffé dagli esercenti del loro paese. Dario Vassallo inoltre ha messo in guardia sul fatto che "qualcuno lavora perchè queste morti non abbiano senso" e (di fronte ad una platea purtroppo sparuta) "perché la gente non partecipi a queste iniziative". Giulio Cavalli ha esortato i presenti ad "allenare il muscolo della curiosità per essere differenti" mentre infine il magistrato Nicola Gratteri ci ha brevemente illustrato le sue proposte per rendere la giustizia snella ed efficace "rendendo così non conveniente delinquere".



Qui la petizione della Associazione Angelo Vassallo per la pulizia dei fondali marini

domenica 23 febbraio 2014

Il paradigma delle vittime

Questo mese sto seguendo un nuovo corso di formazione organizzato dall'ANPI a cura dell'Istituto Storico della Resistenza in Toscana (l'altro si era tenuto nel maggio scorso). Il tema di questo ciclo è la memoria, parola che è talmente usata da essermi quasi venuta a noia e in queste lezioni ho capito perché. Il direttore dell'ISRT, Simone Neri Serneri, nella prima lezione ci ha illustrato le tre tappe fondamentali della memoria collettiva dopo la seconda guerra mondiale: la torsione anticomunista degli anni Cinquanta quando la resistenza era dipinta come un movimento del popolo Italiano per riscattarsi, il "paradigma antifascista" degli anni Sessanta/Settanta cioè la mitizzazione della resistenza come base della nostra Repubblica ed infine, dagli anni Ottanta in poi, il cosiddetto "paradigma delle vittime".
Che cosa sia questo "paradigma delle vittime" ce lo ha spiegato bene la storica Marta Baiardi nella seconda lezione di cui ecco alcuni sintetici spunti interessanti:

a) La memoria è fallace (vedi Primo Levi in I sommersi e i salvati). I ricordi con il tempo non solo tendono a cancellarsi, ma anche a modificarsi e addirittura a crescere, cioè ad assimilare elementi estranei.

b) Le ragioni profonde per spiegare la storia non si trovano nelle memorie. La storia lavora sui processi di lungo periodo. La percezione dei fatti da parte dei contemporanei è limitata. Per questo bisogna fare la tara sulla voce dei testimoni, mentre invece è passata l’idea che solo il testimone, colui che ha vissuto quel dato evento, sia l’unico accreditato a raccontarlo.

c) Con la perdita di credibilità delle grandi narrazioni del Nocevento (il marxismo, il cattolicesimo, ecc.) si è affermata la soggettività come valore (in ciò ha fortemente contribuito la televisione). Si è diffusa cioè l’idea che siano più interessanti ed efficaci i racconti soggettivi ed individuali delle ricostruzioni storiche.

d) Nella nostra era postmoderna il mondo è visto in modo orizzontale: tutto vale la stessa cosa, non c’è più una gerarchia di valori, esistono solo racconti (il web è la classica dimostrazione di questa orizzontalità: tutte le opinioni hanno lo stesso valore). 

e) A partire dal processo Eichman con le sue più di cento testimonianze di persecuzione, la vittima conquista la scena. La figura del testimone, da un lato, scava positivamente nella coscienza della vecchia Europa, dall’altro, crea il paradigma vittimario (si veda l'istituzione della giornata delle memoria, del ricordo, delle vittime del terrorismo, ecc.). 

f) Se la vittima occupa troppo la scena, la figura dell’eroe, cioè colui che attua una scelta e ne accetta i rischi, scompare; c’è una deresponsabilizzazione generale. La legge che ha istituito il Giorno della Memoria, per esempio, non contiene neanche una parola sui responsabili, non contiene la parola “fascista”. La legge commemora i deportati, ma non dice chi li aveva denunciati, arrestati e deportati. I colpevoli delle persecuzioni non erano “bande”, come più volte si sono chiamati, ma erano le istituzioni repubblicane stesse che operavano i rastrellamenti. Ci siamo “tranquillizzati” nello stereotipo del nazista cattivissimo, ma i nazisti non avrebbero avuto il personale sufficiente e le informazioni necessarie per fare da soli tutte quelle deportazioni. I morti sono tutti ugualmente vittime, ma quello che cambia la memoria dei fatti sono le loro scelte da vivi. 

Per fare storia, questa la conclusione di Marta Baiardi, i testimoni sono importanti ma non sufficienti. Ci vogliono anche i documenti ma anche un certo spirito critico, quasi da investigatore, dello storico. La realtà è sempre complessa e quindi lo storico deve dotarsi di “passione fredda” e sfuggire le semplificazioni.