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lunedì 8 ottobre 2018

Ancora la Perugia - Assisi


Dopo sette anni sono tornata a fare la Marcia per la Pace Perugia - Assisi. Ecco che, accingendomi a scrivere le impressioni della giornata di ieri, mi accorgo che riscriverei pari pari il post di sette anni fa: atto di testimonianza e condivisione più che di incisività antibellica, evento festoso, colorato, pieno di giovani e, perché no, anche divertente.
Ma perché tornarci in particolare quest'anno? Perché ho sentito il bisogno di fare qualcosa contro il clima di odio, contro gli egoismi, contro i "primagliitalianieglialtrisperiamoaffoghinotutti", per sentirmi meno sola, per vedere che c'è un'altra Italia più solidale e accogliente.
Devono averlo pensato in tanti visto che l'affluenza è stata veramente eccezionale. Si torna a casa con i piedi doloranti ma con il cuore rinfrancato.

lunedì 3 settembre 2018

Soufra

In questo periodo ho particolarmente bisogno di storie positive, di esempi di coraggio e di riscatto. "Soufra" è uno di questi.
Il film documentario è andato in onda col doppiaggio italiano quest'estate per la serie di DOC3 di RAI3, che di solito mostra storie tristissime. Invece questo racconta di un gruppo di donne palestinesi che vive da tempo nel campo profughi di Beirut. Siccome sono molto brave a cucinare, decidono di mettere su un'azienda di catering sia per feste e banchetti, sia per street food con un furgone.
Queste donne caparbie riescono a raccogliere fondi tramite una colletta internazionale per poter partire ma soprattutto riescono a superare le numerose difficoltà burocratiche che, soprattutto come profughe, incontrano nell'avviare la loro attività. La loro leader, Mariam Shaar, è fantastica e smentisce completamente lo stereotipo della donna islamica sottomessa. Mariam dice che durante la guerra ha visto la morte in faccia e ciò la resa forte tanto che tutti gli altri problemi le sembrano meschini. 
E' sempre importante per le donne l'indipendenza economica e poi...
... queste palestinesi cucinano delle cose così invitanti!

venerdì 9 ottobre 2015

Viva internet! Viva facebook! E viva "Lavoro Anomalo"!


A mio figlio diciannovenne, che comincia quest'anno l'università, piacerebbe trovare un lavoretto part-time per guadagnare un po' di soldi e non essere sempre costretto a chiedere ai genitori.
Giusto! Bravo! 
Ha messo un po' di domande e inviato il CV di qua e di là.
Un tempo era più facile. Si aveva meno paura di assumere a nero. C'era meno concorrenza ed era tipico assumere studenti per lavori saltuari o nel finesettimana o in orario serale.
L'altro giorno mi dice che è stato chiamato per un colloquio. L'annuncio parlava di "due addetti al magazzino ed alla gestione degli ordini, volenterosi, anche prima esperienza".
L'ho visto un po' timoroso. In effetti un po' d'ansia l'ho provata anch'io. "Dove sta la fregatura?" ci siamo chiesti. 
Ho pensato però che è bene che si faccia esperienza anche di fregature, di colloqui perditempo con relativa sensazione di sfruttamento. "Vai," gli ho detto, "non firmare nulla, non ti sbilanciare, se non sei convinto puoi sempre dir loro che ci penserai." Ma lo vedevo titubante.
Poi mi è venuto in mente di aver sentito a Controradio l'intervista di un giovane che, arrabbiato per tanto tempo perso, fregature e ingiustizie subite, ha messo su un sito di segnalazioni per svelare gli annunci civetta. Purtroppo non mi ricordavo il nome di questo sito.
Pochi minuti dopo mio figlio mi chiama: "Mamma, ho trovato! E' una fregatura!" E mi mostra un post di Facebook dove si mette in guardia proprio da questa società (con tanto di indirizzo) che lo aveva chiamato per il colloquio. Nella pratica si trattava di vendite porta a porta ma questo lo avrebbe scoperto solo ben dopo.
Il sito si chiama Lavoro Anomalo e si definisce "un servizio a supporto di chi cerca lavoro e non vuole perdere tempo e soldi dietro a false inserzioni". Pubblicizziamolo! I banditi che si approfittano della buona fede e dell'ingenuità dei ragazzi e della disperazione di chi ha bisogno di lavorare devono essere perseguiti. Di Lavoro Anomalo per fortuna ne hanno parlato ancora in radio così come ho sentito un utile sportello del sindacato che si chiama SOL CGIL (Servizio Orientamento al Lavoro).
Ai ragazzi di oggi lasciamo un mondo che va alla deriva, ma almeno hanno dalla parte loro il progresso tecnologico. Il tam tam di internet aiuta.

giovedì 30 aprile 2015

Argine restituito




Dopo ben sette anni, l'argine del torrente che percorrevo in bicicletta per recarmi in palestra mi è stato restituito. Devo dire che mi sembra sia venuto un buon lavoro. Ora è percorribile a piedi e in bicicletta su entrambi i lati ed è collegato con il parco delle Cascine creando così un percorso sicuro e piacevole per le bici. 
Ho sentito che qualche abitante della zona non è contento: vorrebbe panchine, cestini e soprattutto lampioni la sera. Certo, tutto è migliorabile, però penso che ci si possa accontentare, salvo sottolineare il fatto che, nonostante questi lavori siano forniti da RFI per "compensare" la TAV, rimango contraria alla TAV e soprattutto a quella cattedrale sotterranea che dovrebbe essere la stazione Foster.


domenica 29 marzo 2015

Quando uno spazio comune diventa spazio "di tutti" e non più "di nessuno"


Tre lustri fa, trascorrevo tante ore nel giardino pubblico situato a cinquanta metri da casa mia. I miei irrequieti figli avevano l'occasione di scavallare un po', di prendere un po' d'aria e di luce, di giocare con altri bambini, mentre io chiacchieravo con altri genitori. Uno spazio essenziale per le famiglie del quartiere. Ultimamente invece, questo spazio per me rappresenta solo una scorciatoia a piedi. Tuttavia mi è giunta notizia di problemi di degrado e di difficoltà del Comune anche solo a tenerlo aperto fino ad una certa ora.
Grande ammirazione quindi per un gruppo di genitori del quartiere (20 famiglie) che da un paio di anni hanno preso a cuore questo giardino: hanno fondato un'associazione, hanno stipulato una convenzione con il Comune e si occupano della sua apertura e chiusura, della manutenzione del verde e delle strutture, di organizzare feste, eventi, doposcuola e altre attività sociali e soprattutto presidiano questo posto perché rimanga un luogo tranquillo e di socialità ad uso di tutti.
Oggi, in una bella domenica di primavera, sono andata a trovarli per rinnovare la mia tessera associativa (il mio piccolo contributo di abitante del quartiere) e li ho visti lì intenti a zappettare, creare aiuole, dipingere murales, contornati da bambini di tutte le misure. 
Davvero bravi! Non basta lamentarsi che le cose non vanno, è necessario cominciare a rimboccarsi le mani e anche sporcaserle di terra se necessario. 




sabato 5 gennaio 2013

Buon 2013!

Eccomi qua. Con il caldo di Capo Verde ancora nel cuore e lo sciallino sulle spalle, l'abbronzatura che si sta sfogliando e il cielo grigio fuori dalla finestra, il mio primo mezzo secolo alle spalle e il sedere piazzato sulla poltrona dell'IKEA, apro il portatile e mi accingo a cominciare il primo post del 2013.

Ho diversi post in bozza ma non ho più voglia di svilupparli. Si riferiscono quasi tutti a trasmissioni viste o sentite un po' di tempo fa, dovrei riascoltarle ma non ho tanto tempo:
- l'intervista al sempre incisivo e puntuale storico Emilio Gentile sui novant'anni dalla marcia su Roma, che sottolinea gli elementi (incompresi allora come oggi) che dovevano far presagire cosa sarebbe stata la dittatura fascista;
Federico Rampini che spiega a Fahrenheit che negli Stati Uniti paga molte più tasse di quello che si pensi per avere in cambio dei servizi non proprio efficienti;
- Michela Marzano che nel suo libro "Avere fiducia" prova a dimostrare che, a dispetto dell'affermarsi sempre più di una società scettica ed egoista, credere negli altri è necessario e per di più conviene (sempre a Fahrenheit);
- Chiara Frugoni che presenta a Le Storie le figure di Chiara e Francesco sulle quali ha scritto un libro (che deve essere molto bello) sottolineando come fosse rigorosa la prima regola francescana e come poi si sia dovuta ammorbidire per farsi accettare dalle gerarchie ecclesiastiche.

Scrivere qualcosa sull'attualità politica? Questa campagna elettorale (per fortuna breve) mi sta già mettendo ansia perché non prevedo nulla di buono. Mi mette di cattivo umore sapere che, secondo i sondaggi, c'è  ancora qualcuno disposto a votare il losco figuro che ci ha rovinato. Non mi piace che si palesi il ritorno della DC coagulata nella "destra presentabile" di Monti (perché ha ragione Curzio Maltese: Destra e sinistra pari non sono; diffido da sempre di chi dice "io non sono nè di destra nè di sinistra" e difatti concordo con lui quando scrive: "Chi sostiene che destra e sinistra non esistono più di solito è di destra, ma non lo vuole ammettere"). E infine mi irrita anche l'irresistibile propensione alla dispersione dei voti degli elettori di sinistra in mille sfumature dal populismo grillesco agli arancio-viola, ai nostalgici comunisti. Sono sempre stata per il maggioritario (che non vuol dire accettare tutto quel che viene da chi si elegge). E poi sono conservatrice, lo ammetto. Basta con questa gara a chi è il più riformista del reame, tanto oggi come oggi la magica parola riforme vuol dire solo tornare indietro rispetto alle conquiste degli anni Settanta. Quindi io sono conservatrice proprio come ben spiega Ilvo Diamanti

Ma insomma basta con questo argomento che mi mette di cattivo umore e mi fa vedere tutto più grigio del cielo di oggi. Meglio pensare alle cose belle, ai progetti per le vacanze, alle piccole sfide che aspettano i miei figli (i primi esami di università per uno, il primo concerto della band per l'altro).

Ed infine concentriamoci sulle belle notizie: dopo anni la nazionale di calcio di Capo Verde si è potuta iscrivere alla Coppa d'Africa grazie ad una colletta nazionale. Forza Squali Blu!

martedì 14 febbraio 2012

Il miglior antigelo è la solidarietà

Quando accadono eventi naturali eccezionali (alluvioni, terremoti, ecc.) seguono sempre le polemiche e le lamentele per ciò che non ha funzionato. Si assiste immancabilmente allo scaricabarile, una sorta di sport nazionale, che però, come afferma Elvezio Galanti, dirigente della Protezione Civile intervistato ad Ambiente Italia RAI3, "è la peggior cosa che si possa fare nella pubblica amministrazione." Ed aggiunge: "Non bisogna sentirsi autosufficienti. Di fronte ad eventi eccezionali nessuno da solo ce la fa."
Per questo, a parer mio, sono da incorniciare le parole del Sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, anch'egli intervistato, il quale, alla domanda di Beppe Rovera "cosa ci sarebbe stato bisogno per affrontare meglio l'emergenza e cosa chiederebbe in più per il prossimo evento eccezionale?", molto tranquillamente risponde "niente". Lucchi ammette che Protezione Civile, Prefettura, Provincia e Comune hanno dovuto operare con grandi difficoltà, visto che una nevicata così si ricordava solo nel 1929 (vedi Amarcord di Fellini), tuttavia "il sistema ha funzionato, non ci siamo mai sentiti soli e io non sono a chiedere nulla in più di quello che è accaduto in questi dieci giorni difficilissimi." Lucchi sottolinea poi con orgoglio la reazione della sua comunità e il grande senso civico dei suoi concittadini citando, solo a titolo di esempio, i trenta giovani universitari che nel centro storico stavano in quel momento spalando davanti alle farmacie e agli ospedali. "Non devo lamentarmi, né criticare nessuno. Abbiamo operato bene e così faremo anche in futuro."
Parole che trovano eco nel detto dell'Alta Valmarecchia, anch'essa fortemente colpita dalla nevicata: "il miglior antigelo è la solidarietà".
Ma la solidarietà non è esclusiva dei paesi di montagna perché poi la ritroviamo anche in piena Rimini dove la signora Antonietta Curcio, proprietaria dell'Hotel Britannia, dal 2006 apre il suo albergo ai senzatetto nel periodo più freddo dell'anno.

giovedì 5 gennaio 2012

Torna "Per un pugno di libri"!

Dopo l'annunciato addio di Neri Marcoré, silenzio generale. Il sito fermo ad aprile. Avevo fatto anche delle ricerche in rete per capire se la trasmissione fosse stata cancellata, se ci fossero state delle proteste, anche flebili. Niente.
Ed ecco che dal blog della RAI apprendo con piacere che

Domenica 8 gennaio 2012 alle 18 riparte
"Per un pugno di libri"

Una trasmissione molto carina, rilassante e istruttiva.
Sono proprio contenta.

lunedì 19 dicembre 2011

La "differenza" la fanno i ragazzi così

L'aria da nerd ce l'ha e forse anche un po' quella da "secchione", però bravo davvero Francesco Cucari, un ragazzo di diciotto anni, ultimo anno di liceo scientifico, e di Rotondella (che non è poi "l'ombelico del mondo"), il quale ha sviluppato applicazioni per SmartPhone e in particolare ne ha creata una per verificare in modo pratico e veloce come differenziare correttamente i rifiuti che si chiama "Fai la differenza!". Ne ho sentito parlare ad Ambiente Italia Rai3 ma la notizia è girata su diverse testate. E poi comunque, sotto la patina seriosa che gli conferiscono gli occhiali e la cravatta, sono sicura che c'è un ragazzo normalissimo che ama il calcio, il tennis e il Liga.
Averne di ragazzi così!

sabato 17 dicembre 2011

Mai perdere la speranza


I miei figli mi hanno preso in giro più volte perché da settembre, dall'incontro nazionale di Emergency, me ne andavo in giro con questa patacca sullo zaino. L'avevo persino assicurata con uno spaghino perché la spilla mi si era rotta quasi subito.
Un giorno un signore anziano in un bar mi guarda e improvvisamente mi fa: "E chi è Francesco?" "Un operatore di Emergency rapito in Darfur" rispondo io. "Ah!" fa questi con aria di pensare ecchisenefrega.
In questi giorni stavo meditando di togliere la patacca. Non si parlava più di Francesco e cominciavo a temere il peggio. Ed invece non bisogna mai perdere la speranza. Proprio una bella notizia.

venerdì 14 ottobre 2011

I nuovi mille

Letizia Maniaci, giornalista di Telejato, gira con la sua telecamera e riprende arresti e processi di mafiosi, intervista i suoi concittadini di Partinico sulla mafia. Letizia, nel suo lavoro, ha eredito la passione ed il coraggio dal padre Pino ("è diventata peggio di me e a questo punto non riuscirei a fermarla anche se volessi"). Telejato ha ricevuto tante minacce e intimidazioni. Pino Maniaci è stato malmenato. Tuttavia Letizia va avanti cercando di non pensare ai rischi che corre.

Laura Tartarini, giovane avvocato, ha difeso gratuitamente i giovani ingiustamente accusati di devastazione in occasione del Genova Social Forum. Laura ha studiato per ore e ore i numerosi video di quelle giornate ed è riuscita a far scagionare i suoi assistiti. "Ho fatto l'avvocato perché è una delle professioni che ti consentono di intervenire sulle ingiustizie" dice Laura.

Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo hanno messo su l'associazione VodiSca (che sta per "voci di Scampia, perché la voce è qualcosa che può rompere il silenzio dell'omertà") per sottrarre i ragazzi dalla strada e dalla camorra e coinvolgerli in attività sportive, teatro, musica, ecc. "Non abbiamo cercato il fiore in un deserto," dice Rosario, al quale la camorra ha ucciso un cugino disabile, "lo abbiamo piantato."

Quelle di Letizia, Laura, Rosario e Maddalena sono le storie raccontante nella prima puntata di un bel programma dal titolo "I nuovi mille" in onda su RAI2 il giovedì alle 24.30 (volevate che programmi così li trasmettessero ad ore umane?) ma che per fortuna si può rivedere su RAI.TV. Il programma si propone di andare a scovare storie di giovani italiani animati da ideali forti e valori profondi, esempi positivi di partecipazione e coraggio, come lo erano probabilmente coloro che presero parte alla spedizione garibaldina. In ogni caso una piccola iniezione di speranza, di cui abbiamo tanto bisogno.

"Un ruggito di sdegno e di approvazione surse unanime da quella folla di generosi. Io ne fui ritemprato e da quel momento ogni sintomo di timore, di titubanza e di indecisione sparve."
G. Garibaldi, Le memorie autobiografiche (1888).

lunedì 26 settembre 2011

Marciando tra Perugia e Assisi

"Quanto ritiene efficace la manifestazione per raggiungere i due obiettivi della pace e fratellanza dei popoli e della lotta contro le ingiustizie sociali?" pone una delle domande presenti nel questionario che mi è stato consegnato mentre marciavo alla volta di Assisi.
Ad essere sincera, penso che, dal punto di vista dell'efficacia, la Marcia per la Pace e la fratellanza tra i popoli serva a ben poco. Direi che è più un atto di testimonianza e di condivisione.
La cosa più bella della marcia Perugia-Assisi è il caleidoscopio di persone che vi partecipano: giovani, anziani, bambini, famiglie, migranti, scout, animalisti, ambientalisti, tante scolaresche con il loro striscione, associazioni di ogni tipo, dalla Lipu all'Avis, da Libera alla CGIL, dalle ACLI agli anarchici. Tutti si dichiarano (almeno a parole) contro la guerra. E chi non lo è. Quanto poi alla pratica quotidiana della nonviolenza (senza il trattino), del superamento dell'aggressività, del risentimento e del rancore, della soluzione pacifica di ogni tipo di conflitto (anche banale e spicciolo), beh, su questo, diciamo che c'è da lavorarci su.
Ciò nonostante quest'anno ho voluto parteciparvi, un po' perché si celebravano i cinquant'anni dalla prima marcia promossa da Aldo Capitini (quanti dei partecipati sanno chi è?), un po' perché è un'esperienza antropologicamente interessante, un po' perché vi regna un'atmosfera festosa, allegra e creativa.
Insomma il serpentone di venti chilometri di persone che ha marciato tra Perugia e Assisi non basterà a fermare gli enormi interessi economici che stanno dietro le guerre, lo sfruttamento, il commercio di armi, però è stato bello esserci.


Consiglio la visione della puntata de La Grande Storia andata in onda il 3 ottobre 2011 ma rivedibile su Rai.TV.

mercoledì 9 marzo 2011

Buone notizie intorno a me

Sempre più scarsi i motivi di ottimismo leggendo le notizie di attualità. Meglio limitarsi alle cose più vicine tra le quali qualche buona notizia si trova.
  • Dopo anni nei quali, da talebana della raccolta differenziata, mi sono portata il mio sacchettino di scarti di cucina nell'unico cassonetto della zona distante circa 500 metri, stanno finalmente posizionando i cassonetti dell'organico nella mia strada.
  • Il ragazzo ruandese che sostengo a distanza tramite la Reach Italia ha brillantemente terminato gli studi. Mi è arrivata la sua foto (con la sua candida camicina bianca e l'aria un po' triste e pensosa) accompagnata dalla sua pagella: 217 giorni di presenza a scuola su 220, "buono" a tutte le materie tranne due "eccellente". Una piccola grande soddisfazione. Spero che davvero questo gli dia la possibilità di un futuro dignitoso, come dice la lettera della Reach. Mi hanno assegnato adesso Elie, un tenerissimo bambino del Burkina Faso che inizia ora il suo percorso scolastico.
  • La ricercatrice precaria di cui ho parlato in questo post (forse qualcuno la ricorderà) è stata assunta a tempo indeterminato presso il mio ente dal 1 marzo, risultando vincitrice di un concorso nazionale. La sua tenacia è stata premiata.
  • Infine, non avrei scommesso un cent sulla sopravvivenza all'inverno delle quattro piantine di geranio comprate l'estate scorsa (ricordate l'esperimento?). Due infatti sono morte ma dalle altre due, lasciate fuori alle intemperie (anche se riparate un po' dal vento) senza alcuna cura, stanno spuntando miracolosamente delle nuove foglioline verdi. Rimango sempre stupefatta della potenza della vita.

domenica 16 gennaio 2011

La variante anomala

Generalmente l'essere umano si muove per convenienza. Sta nella natura umana agire sotto la spinta del proprio interesse, economico soprattutto, ma non solo. Non per niente, per promuovere comportamenti virtuosi, si ricorre ad incentivi e, per scoraggiare certe azioni ritenute dannose, si ricorre a sanzioni. E' normale che sia così.
Risulta spesso inspiegabile e desta stupore il comportamento di chi va controcorrente e, almeno apparentemente, contro il proprio tornaconto, tanto che si tende a spiegarlo come ricerca di notorietà perché ciò almeno rientra in un quadro "normale". Eppure ci sono mosche bianche di cui non si parla neppure e che pertanto risultano ancora più inspiegabili.
Devo dire che queste "varianti anomale" a me sono sempre tanto piaciute, specialmente quando sono sconosciute. Le considero un modello da seguire, mi danno speranza, mitigano il mio usuale pessimismo. E poi a pensarci bene il loro numero non è così esiguo.
Mi accorgo di averne indicate diverse su questo blog: dalle due produttrici di divani che si rifiutano di pagare i lavoratori a nero, al commissario per il risanamento della Valle del Sarno che rifiuta il suo compenso per darlo alle famiglie dei Carabinieri caduti, alla cassiera del supermercato che consegna ai Carabinieri una cassetta piena di soldi che ha trovato, al proprietario di un'azienda tessile di Como in crisi che tira fuori i soldi per salvare la sua azienda invece di venderla.
Ed altre scovate più recentemente:

- Ambrogio Mauri era tra i maggiori costruttori di autobus del nord d'Italia ma non accettò di pagare le consuete tangenti al fine di avere un turno di appalto. Si tolse la vita nel 1997 perché gli soffiarono irregolarmente un appalto ma i suoi figli Carlo e Umberto continuano l'attività dell'azienda resistendo ai tentativi di corruzione del nuovo tipo (Report, puntata del 24.10.2010, rubrica "C'è chi dice no").

- Nei giorni in cui il governo si è salvato grazie alla vergognosa compravendita di parlamentari, leggo su Paneacqua la storia di Vincenzo Zucca, che, dopo aver lavorato per anni nello stabilimento Ilva di Savona e aver partecipato alla lotta contro la sua chiusura, fu eletto negli anni Cinquanta senatore del PCI. Alle elezioni del 1963 Zucca lasciò l'incarico di senatore per il normale turno di avvicendamento dei parlamentari (era rigoroso allora il limite delle due legislature) e rientrò regolarmente in fabbrica per svolgere il suo lavoro di operaio oltre all'attività di militante di base. Una scelta che fece scalpore: ci furono interrogazioni parlamentari ma fu volere preciso dell'interessato rifiutare altre collocazioni. Vincenzo Zucca restò in fabbrica fino al pensionamento avvenuto nel 1964.

- Su L'Unità di qualche giorno fa leggo invece di un imprenditore di Altamura che è stato l'unico a denunciare chi gli chiedeva il pizzo ed è stato per questo isolato da tutto il paese. Una scelta che egli definisce "giusta" ma che ha sconvolto la vita di tutta la sua famiglia dalla sera alla mattina. Chi glielo ha fatto fare?, viene spontaneo chiedersi.

- Antonio Diana, titolare di Erreplast, azienda che ricicla plastica nel Casertano, eletto da Legambiente ambientalista dell'anno, si è costituito parte civile insieme al fratello nel processo contro coloro che avevano ucciso il padre perché non si era piegato alla camorra, come racconta Il Fatto Quotidiano. “Una cosa normale – commenta Antonio – e le cose normali sono quelle che sorprendono di più in queste terre”.

Nel loro piccolo, sono "varianti anomale" tutti quelli che lasciano a casa la macchina per muoversi a piedi, in bicicletta o in bus, quelli che fanno la raccolta differenziata anche se non hanno il porta-a-porta, quelli che leggono un libro invece di guardare la televisione, quelli che non ci pensano nemmeno a passare la domenica all'outlet (anche se ci sono i saldi), quelli che chiedono la fattura di un lavoro accollandosi l'IVA anche se non la possono scaricare, quelli che quando fa freddo si mettono un maglione in più senza accendere la stufa elettrica, quelli che si ricordano di portare la borsa di tela piuttosto che chiedere un sacchetto usa-e-getta (anche bio), quelli accompagnano i figli a scuola a piedi invece che in auto anche se piove, quelli che....

martedì 3 agosto 2010

La salvezza a Nonantola

Una leggenda ebraica narra che in qualsiasi momento della storia dell'umanità ci siano sempre 36 giusti al mondo. Nessuno sa chi siano, nemmeno loro stessi, ma sanno riconoscere le sofferenze e se ne fanno carico perché sono nati giusti e non possono ammettere le ingiustizie. E' solo per amor loro che Dio non distrugge il mondo.

Così comincia un bellissimo documentario della serie La Storia siamo noi che ho visto ieri sera. (L'estate, quando le mie trasmissioni preferite sono in vacanza, è tempo infatti di guardare un po' di questi documentari messi da parte durante l'inverno.)
La storia dei ragazzi di Villa Emma a Nonantola, provincia di Modena, era per me del tutto sconosciuta e mi ha colpito come un fiorellino nel deserto di follia di cui era pervasa l'Europa negli anni delle dittature nazifasciste e della seconda guerra mondiale.
Con l'invasione della Polonia da parte dei Tedeschi, gli Ebrei polacchi vengono internati e i loro figli rimangono soli. Un gruppo di questi orfani, aiutati dalla rete internazionale di solidarietà ebraica, vestiti da studenti tedeschi in gita di piacere, raggiunge Zagabria per poi fuggire in Slovenia ed infine arrivare miracolosamente a Nonantola dove la DEL.AS.EM., organizzazione degli Ebrei italiani autorizzata dal governo, prende in affitto Villa Emma, bellissimo edificio ma del tutto spoglio e abbandonato.
I ragazzi vi arrivano il 17 luglio del 1942 e vi trovano asilo grazie a Josef Indig, un sionista appartenente ad una organizzazione socialista. A loro si aggiunge più tardi un gruppo proveniente da Spalato fino a formare i 73 ragazzi di Villa Emma.
Quello che colpisce di più di questa storia è la solidarietà e l'aiuto degli abitanti del luogo. "Nonantola fa da sempre della solidarietà la sua bandiera", dice il commentatore del documentario. Ecco si accende dentro di me una lampadina e mi viene in mente che questo paese (oltre ad averlo sentito citare per la sua famosa abbazia durante una visita degli Amici dei Musei) è stato nominato anche da Riccardo Iacona come esempio di integrazione degli stranieri da contrapporre ad altri paesi della Pianura Padana in cui purtroppo l'accoglienza non è delle migliori.
Con l'8 settembre il pericolo dei rastrellamenti diventa concreto. Il parroco don Arrigo Beccari, antifascista, riesce a nascondere un gruppo di loro nell'Abbazia ma non c'è posto per tutti. Gli altri vengono quindi ospitati da famiglie locali correndo grandi rischi. Commovente, tra gli altri, il racconto di una di loro che, durante un'incursione dei soldati tedeschi, fu vestita da contadina per mimetizzarsi con le altre donne e ragazze che facevano il bucato. Una di loro l'abbracciò facendo finta di consolarla ma in realtà per nascondere il suo viso (evidentemente straniero) ai soldati. Tutta la città sapeva ma nessuno tradì nonostante fossero stati promessi dei soldi per chi avesse parlato. Una cosa da brivido pensando, per esempio, che dei 200 bambini ebrei deportati ad Auschwitz dal ghetto di Roma nessuno tornò vivo.
Alla fine i ragazzi più grandi fuggirono verso Sud incontro agli Alleati ma i più piccoli furono portati in Svizzera, correndo grandi rischi per loro e per i loro accompagnatori. Anche in questo caso da sottolineare la solidarietà della gente del luogo: dagli impiegati comunali che fecero loro delle Carte d'Identità senza la scritta obbligatoria "appartenente alla razza ebraica", alle donne che confezionarono in pochi giorni quaranta cappotti tutti uguali per farli apparire in divisa da collegio.
Cinque anni in fuga, tutti salvi tranne un ragazzo malato di tubercolosi che fu portato in sanatorio e da lì purtroppo catturato. Un miracolo di cui si possono leggere i dettagli sul sito della Fondazione Villa Emma.
La prossima volta che passo vicino a Modena, tappa d'obbligo a Nonantola.

giovedì 10 giugno 2010

Eppure non sarebbe poi così difficile

In questo periodo di crisi, di fabbriche che chiudono, di disoccupazione galoppante, in questo periodo dove vengono messe in discussione le importanti conquiste degli anni Settanta, sembra un po' anacronistico rivendicare la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di vita. Eppure in un fabbrica del padovano hanno fatto una specie di miracolo: l'orario personalizzato (da aggiornare ogni due mesi), frutto di un accordo (e di un software) che mette insieme le preferenze degli operai sui tempi di lavoro e le esigenze dell'azienda sulle necessità produttive. Ciò evita di affrontare i picchi di lavoro con lo straordinario e nello stesso tempo di bilanciare la vita familiare dei lavoratori con quella di fabbrica. C'è chi riesce a gestisce un'associazione di volontariato, chi accudisce i figli mentre la moglie è al lavoro, chi va a lezione all'Università. Il bilancio delle ore si fa a fine anno. Pare che l'esperimento stia andando bene, l'assenteismo sia diminuito, sia aumentata la puntualità nelle consegne e la redditività. Speriamo che continui a funzionare e che venga preso come esempio da altre realtà.

Altro piccolo miracolo, anche se di altro tipo. Siamo a Riace, il paese calabro noto per il ritrovamento dei bronzi. Quando nel 1998 sbarcarono circa 300 curdi, gli abitanti di questa cittadina si dettero da fare alloggiandoli nelle case abbandonate dagli emigrati e affidando loro il recupero degli antichi mestieri artigianali. Da allora anche altri immigrati sono stati accolti ed hanno arricchito la tradizione artigianale locale con la loro cultura araba, eritrea, etiope, somala, curda, irakena, afghana. Questi progetti usufruiscono dei contributi della Regione ma se pensiamo che uno straniero in un Centro di Identificazione costa 60 euro al giorno e non produce nulla mentre questi ne costano 20 e in più lavorano, il meccanismo conviene. Inoltre i Riacini sono grati ad essi perché con i loro figli hanno ripopolato il paese e hanno fatto riaprire la scuola elementare. Non è un caso che la mafia abbia cercato con intimidazioni di non far rieleggere il sindaco detto "Mimmo dei Curdi". Pare che il "Modello Riace" stia contagiando altri comuni della Locride.

venerdì 16 aprile 2010

Quando il padrone ci mette del suo

Forse sarò ingenua, magari penso di essere ancora ai tempi del fordismo, ma credo che chi fa l'imprenditore debba accettare il rischio che la sua attività comporta e non giustifico coloro che, in nome della garanzia di un profitto, si sentono autorizzati scaricare il rischio di impresa sui lavoratori negando loro le tutele che un lavoro dipendente deve avere.
Per questo mi ha fatto davvero piacere sentire l'intervista di Fahrenheit Radio3 a Moritz Mantero, proprietario di un'azienda del distretto serico di Como che ha una lunga origine familiare. Il nonno arrivò ai primi del Nocento da Novi Ligure con indosso tutto quello che aveva e una bicicletta e successivamente riuscì a far venire tutti gli altri fratelli.
La Mantero, che ha circa 500 dipendenti, si trovava in crisi economica e stava per essere venduta. "Ho parlato con i miei figli", dice Moritz Mantero, "e ho chiesto loro se avevano intenzione di continuare questa storia meravigliosa e, con il loro conforto, ho fatto una cosa che dovrebbe semplicemente rientrare nella normalità per un imprenditore: ho messo mano al portafoglio [5 ML di Euro]. Si va avanti pur nelle difficoltà del mercato ma con l'entusiasmo e la motivazione che ci hanno sempre sostenuto." Mantero si dice sicuro che anche altre piccole e medie imprese abbiano stretto la cinghia e fatto la stessa cosa nel silenzio e senza clamore, ma confessa che il fatto di essere intervistato da La Stampa e dalla radio non se l'aspettava. "Un imprenditore deve avere la propensione al rischio ed essere munito di una sufficiente dose di senso di responsabilità." Racconta quindi con orgoglio che Como nel mondo è conosciuta per il lago e per la seta, un quarto degli addetti della provincia lavora intorno a questi tessuti. Centinaia di famiglie (tra dipendenti, fornitori, piccoli artigiani) ruotano intorno alla realtà della sua azienda dove c'è ancora un rapporto umano, una logica di intreccio di sensibilità e di senso di resposabilità.
Improvvisamente mi è venuta una gran voglia di comprarmi un foulard di seta.

lunedì 1 marzo 2010

I treni della felicità

Fa bene sentir parlare di un'Italia che non ti aspetteresti, un'Italia solidale e generosa con semplicità. E' quella che racconta Giovanni Rinaldi nel libro "I treni della felicità" intervistato a Fahrenheit Radio 3.
Subito dopo la guerra circa 70.000 bambini rimasti soli o senza sostentamento a causa dei bombardamenti o a causa degli arresti durante le rivolte contadine del Sud furono accompagnati dalle donne dell'UDI (Unione Donne Italiane) presso famiglie emiliane, romagnole, toscane o marchigiane, che li accolsero e li ospitarono come fossero loro figli per alcuni mesi o per alcuni anni. Rinaldi ha raccolto le testimonianze di questi bambini ormai divenuti adulti. Si trattava dei bambini di Napoli abbandonati in mezzo alla strada, di quelli di Frosinone senza casa a causa dei bombardamenti o dei figli dei braccianti pugliesi arrestati dopo le retate a seguito delle rivolte contadine. Questi bambini scoprirono un mondo diverso rispetto a quello povero del Sud. Chi racconta della scoperta della cioccolata o della prima briosche, chi della paura, sentendo parlare emiliano, di essere arrivato in Russia e non voleva scendere dal treno. Paure e difficoltà che furono superate dall'umanità di queste donne che aprirono la loro casa e li accolsero come figli tanto che ancora oggi i legami con queste famiglie permangono con lettere, visite per le vacanze, ecc. C'è chi, come Giovanna Pagani di Massa Lombarda, ricorda come avesse accolto con una certa gelosia il ragazzino sardo altissimo che arrivò nella sua casa per poi capire, grazie all'amore che i genitori seppero dare ad entrambi, di averci guadagnato e non perso. Ci fu persino chi decise di rimanere: come Amerigo Marino che oggi vive a Senigallia. Dopo sei mesi ad Ancona in una famiglia che lo aveva accolto meravigliosamente, tornò in Puglia e cominciò a manifestare disagio rifiutando il cibo e inducendo alla fine la mamma a ricercare la famiglia ospitante.
Un'Italia che sembra un'altra rispetto a quella divisa ed egoista di oggi ma che probabilmente è quella vera anche se non viene mai raccontata.

sabato 27 febbraio 2010

Amico sole


Dal 22 dicembre, ogni volta che al risveglio scopro che quella che mi aspetta è una bella giornata di sole (purtroppo è accaduto piuttosto raramente), il mio pensiero corre sul tetto. Quanto produrremo oggi? Il contatore segna quasi 320 kw/h prodotti dal 22 dicembre (giorno dell'allacciamento alla rete) ma io che sono poco avvezza alle unità di misura preferisco pensare che più o meno ho prodotto l'energia necessaria per le lavatrici che faccio in un anno. L'operazione nel suo complesso non è costata poco. Diciamo quanto comprare una nuova auto di media cilindrata. Penso che molti, avendo la possibilità, opterebbero per l'auto.
Ho sentito a Controradio che esistono dei Gruppi di Acquisto Solare, un'esperienza nata nel Triveneto e portata avanti da un paio di anni da Legambiente con qualche contributo dei comuni interessati. In effetti, a parte eventuali sconti di quantità, mettendosi insieme più acquirenti si può abbattere i costi dei sopralluoghi e del progetto dei tecnici. Inoltre queste 400 famiglie hanno potuto usufruire di un lavoro di indagine su più preventivi fatto da esperti dello Sportello Energia.
Legambiente non entra nel processo decisionale ma si occupa di preparare un documento comprensibile a tutti con tutti i dati lasciando poi la decisione della scelta del preventivo alle assemblee dei G.A.S. Esperienza interessante che spero si espanda anche in altre zone del nostro assolato paese.

Qui potete ascoltare il servizio di Controradio.

lunedì 15 febbraio 2010

"Pronto? Sono in tram!"

Secondo me ha ragione il sindaco Renzi: non c'è niente da festeggiare. Anni di ritardi, di polemiche e di cantieri. 261 milioni di euro spesi ad oggi. Una sofferenza. Alla fine però non ho resistito alla tentazione, forse un po' infantile, di farmi un viaggio in tramvia nel giorno della sua inaugurazione con la scusa di andare a trovare i miei genitori che abitano vicino al capolinea. Naturalmente non è stata un'idea originale viste le orde di fiorentini che si sono riversate sul loro sudatissimo e sospiratissimo nuovo balocco.
Sarei bugiarda se dicessi che quando il mezzo si è mosso da Santa Maria Novella non ho provato un po' di emozione (saranno stati i Giapponesi che erano con me e che mandavano gridolini di gioia neanche si fosse a Gardaland).
Durante il viaggio mi sono affiorate alla mente le ridicole affermazioni dei sostenitori del referendum antitramvia (ricordate?):

non è un tram, è un treno grosso quanto un Eurostar;






le rotaie sono un ostacolo invalicabile per pedoni e mezzi;










il collaudo del nuovo ponte è stato fatto senza tener conto del peso dei passeggeri.

E via sciocchezza dicendo. Pensare che il tram, come leggo oggi su L'Unità, dal 1890 al 1958 è stato un oggetto familiare per i miei concittadini, tanto che si usa dire "vado a prendere il tram" anche per indicare l'autobus e la tipica espressione di "attaccati al tram" per dire "rassegnati" è sulla bocca di tutti. Eppure anche oggi un signore vicino a me ha pontificato per tutto il viaggio criticando la tramvia e dicendo quanto sarebbe stata preferibile la metropolitana. Ma si sa, ai fiorentini non va bene mai nulla.
Vuoi mettere però quando ha squillato il cellulare della signora accanto a me e lei ha risposto tra l'emozionato e l'incredulo: "Pronto? Sono in tram!"

Qui altre foto del viaggio.