domenica 10 dicembre 2017

Le piante ci salveranno. Diario del nostro podere. Seconda puntata


8-10 Dicembre
Tutta un'altra scena questa volta al nostro arrivo a San Terenzo: pioggia battente per tutta la giornata del venerdì, vento forte e casa talmente gelida che i vetri sono appannati sul lato esterno (cioè fuori è leggermente più caldo che in casa!). Nel primo dei tre giorni a disposizione riusciamo quindi solo a sistemare la casa, schiacciare un po' delle nostre numerose mandorle dal guscio coriaceo, prendere un caffè dalla Silvana e preparare la cena.
Solo nella splendida fredda mattinata del sabato riusciamo a mettere il naso fuori per la perlustrazione di rito al nostro podere. La prima cosa che osserviamo con rammarico è che una delle piantine grasse ha preso il gelo e sta marcendo. Bisogna organizzarci per coprirle in qualche modo.
I sostegni ai nostri nuovi alberi invece hanno retto bene e sono tutti in piedi. Sulla salute delle piante invece fino a primavera non potremo sapere.
Mi accingo così, nel periodo del cosiddetto di “legno fermo”, a cominciare la potatura degli alberi da frutto partendo da quelli meno preziosi: i tre susini che si stanno inselvatichendo. L'anno scorso è stato il primo esperimento e quindi siamo stati piuttosto prudenti, ma quest'anno, soprattutto con i due susini rossi i cui frutti sono poco buoni, sono più drastica. E' l'ultima possibilità che concedo loro prima che le voglie di Roberto lo portino ad estirparli per piante più attraenti. Ma che fatica segare a mano! Temo che la mia spalla destra, già indolenzita di suo, non abbia goduto dell'operazione. Ottimo invece il nuovo potatore che taglia i rametti alti come fossero di burro. Nella mattinata mi rientra anche di dare una bella potata al susino giallo che tutti gli anni è generosissimo di frutti. Peccato però che le sue susine siano piccole come ciliegie e quindi anche la marmellata (pur buona) diventa faticosa per lo snocciolamento. Chissà se con la decisa potatura ne farà di più grandi! Vedremo.
Roberto invece mette a dimora le due Bignonie, pianti rampicanti, resistenti al freddo, comprate a Firenze. Purtroppo la griglia di plastica che abbiamo comprato è troppo piccola ma per il momento le due piante hanno il misero aspetto di due lunghi stecchi. Quindi rimedieremo la prossima volta.
Concludo la giornata di lavoro con una rapida pulitura intorno alle piantine nate da seme che sono ancora piccole:  marruche, oleandri, olmi, fusaggini e melograni riprodotti dalla mia mamma. Roberto intanto sposta uno degli olmini su al confine con il vigneto del vicino. Mi piace immaginare questo confine, un tempo contrassegnato dal filo spinato, ornato da una varia successione di piante e di alberi.
L'emozione più bella di questo freddo sabato ce la riserva il panorama sulle Apuane settentrionali con il Pizzo d'Uccello e il Sagro innevati. 
Al contrario, nel piovoso giorno successivo, non ci resta che coprire le piantine grasse, sistemare la casa, salutare la vicina e tornare in città.

sabato 2 dicembre 2017

Guerre, profughi, pregiudizi

"In Toscana siamo tenuti per cannibali, dappertutto ci considerano degli intrusi, guastafeste, la causa della guerra."
"Siamo malviste dal popolo."
"Invasori, gente che porta via il lavoro, che crea disordini sociali, mangiatori di bambini."
Non stiamo parlando dell'oggi ma di cento anni fa. Sono parole dei profughi civili, Friulani ma soprattutto Veneti, che, dopo la disfatta di Caporetto, furono costretti a fuggire dalle loro case. Mezzo milione di persone.
Nel mese di novembre e di dicembre del 1917 le prefetture dovettero organizzare l'accoglienza. Requisirono delle case e degli alberghi (come quelli della Versilia e della riviera Romagnola) per alloggiare questa gente. I proprietari delle case sfitte organizzarono dei comitati contro i profughi che spesso erano utilizzati come manodopera a basso costo.



Apprendo quanto sopra da questa puntata di "Passato e presente", programma di approfondimento storico che va in onda su Rai3 tutti i giorni. 
[Per dirla tutta a me piaceva più la formula di "Il tempo e la storia" e Paolo Mieli non mi suscita molta simpatia. Ma in ogni caso, la consiglio ugualmente].

Guerre, profughi, pregiudizi. Ora come cento anni fa. 

giovedì 30 novembre 2017

Aiutiamo la Melegatti a ripartire

Per i miei quattro o cinque affezionati lettori e comunque anche per chi passa di qui per caso.
Ho seguito su Propagandalive LA7 la storia della crisi della Melegatti, la storica azienda che ha inventato il pandoro e che rischia di chiudere. Mi hanno commosso i maestri pasticceri che, ad ottobre, con produzione ferma, andavano tutti i giorni in azienda per tenere in vita la pasta madre, sperando in una ripartenza.
Ora apprendo che un fondo maltese ha investito sulla Melegatti e la produzione è ripartita (sia pure in ritardo).
Quindi quest'anno aiutiamo i coraggiosi dipendenti della Melegatti, senza stipendio da mesi, e compriamo il loro pandoro (che tra l'altro è anche molto buono).


lunedì 27 novembre 2017

Cogliere l'attimo che fugge via

Lunedì 27 Novembre, ore 16.30

Esco un po' più tardi del solito oggi dall'ufficio e mi incammino verso casa come faccio ormai tre volte alla settimana da due anni. Appena metto piede fuori dall'edificio mi rendo conto di quale giornata splendida mi sono persa oggi chiusa tra quattro mura ad imprecare sulle mie scartoffie.


Il sole è appena andato sotto l'orizzonte e la sua luce dipinge di rosa Monte Morello. E' tutto così nitido grazie al vento e alla pioggia del finesettimana: gli alberi ormai spogli, l'erba, i cespugli, le canne lungo il fosso. L'aria pulita e frizzantina mi accarezza la faccia mentre cammino svelta. I Piro Piro schizzano dal canale spaventati al mio passaggio e anche il mio amico airone bianco, che ci vive, si innalza maestoso in volo appena arrivo a distanza di allerta da lui.


Il cielo è una tavolozza di colori che commuove: dorato verso Ovest, azzurro che sfuma in rosa verso est. E tutti questi colori si riflettono sull'acqua. Lassù, dove è già scuro, spicca il bianco della luna a metà. Una spolveratina di zucchero a velo sulla catena del Pratomagno. La presenza dell'uomo, fatta di luci, di centri commerciali e di auto incolonnate, brilla ma un po' più lontano.
Cammino spedita perché non mi voglio far sorprendere dal buio in questo tratto solitario e penso che questa bellezza va colta nella sua caducità. Tra pochi minuti sarà tutto diverso e la magia sarà sparita. Domani forse sarà nuvoloso o per lo meno la visibilità sarà minore. Verrano ancora giornate belle e tramonti spettacolari ma non saranno mai esattamente così, forse anche più belli, ma non esattamente identici a questo momento.
Ciò mi dà veramente il senso del tempo che fugge via e mi viene da piangere.

lunedì 20 novembre 2017

Bi-dottore cum laude

Mi è ancora piuttosto oscura l'utilità della formula del 3+2 all'Università. Fatto sta che oggi abbiamo rivissuto l'emozione e l'ansia di due anni fa, con l'aggiunta della trasferta a Pisa.
La tua agitazione già dal giorno prima: "Dov'è il mio vestito. E le cravatte? Chi accompagna i nonni? Quando compriamo le bibite per il rinfresco? Non vedo l'ora che sia passato tutto!"
E poi l'attesa snervante per le scale anguste di Palazzo Boileau ed infine quella sala austera dove non volava una mosca. Tutti attenti a cercare di capire qualcosa sull'Argomento di Indispensabilità Epistemica a favore del Realismo Normativo  (solo il tuo professore del liceo annuiva). Alla fine la proclamazione: ancora 110 e lode.
Bella doppietta, figlio mio! Complimenti!

Un pensiero riconoscente alla Scuola Normale Superiore che in questi due anni ti ha ospitato, accudito, seguito, formato, fatto crescere e dato tante opportunità. Davvero una gran bella istituzione.

domenica 19 novembre 2017

Le piante ci salveranno. Diario del nostro podere. Prima puntata




18-19 Novembre 2017

E' la livrea autunnale, fatta di tonalità di marrone, di giallo e di rosso, che contraddistingue il nostro podere in questo periodo. Il sole indora le poche foglie rimaste attaccate ai nostri alberi e dà loro una luce tutta particolare.
Inizio oggi questo diario ispirato all' Orto di un perdigiorno di Pia Pera, che ho appena finito di leggere e che è proprio un diario, divertente e appassionato, del suo podere e dei suoi esperimenti da dilettante con le piante. Voglio annotare anch'io quello che vedo e che faccio in questo pezzetto di terra, dono dei genitori di Roberto.
Ho sempre pensato che l'Autunno fosse un periodo triste, ed invece vedo che le piante e la natura hanno sempre qualcosa da dire. Per esempio, il nostro nespolo sembra rinato dopo che gli sono stati abbattuti a fianco l'enorme pino marittimo e il grande abete (mi pare un Douglas, ma non sono sicura). E' talmente fiorito e pieno di vespe ed api che ronzano banchettando sui suoi fiori e senza nemmeno litigarsi, vista l'estrema abbondanza. Mi chiedo di questi fiori cosa ne sarà, visto che le nespole le abbiamo sempre avute d'estate.
Ci è dispiaciuto molto abbattere le due conifere, tuttavia ora c'è una gran luce in quello che noi chiamiamo “giardino pensile”, cioè il rettangolo recintato che si affaccia sulla strada provinciale.
Sabato mattina facciamo il giro perlustrativo che non abbiamo potuto fare al nostro arrivo la sera prima: le piante sul “giardino verticale” (il piccolissimo pezzetto molto scosceso sotto la siepe) stanno bene (forse tranne le piccole eriche). Sono quasi tutte piante grasse donate da amiche o riprodotte rubando piccoli tralci in qua e là.
Le fusaggini al confine con il vicino e con il bosco sono stracolme dei singolari frutti che ricordano il cappello dei cardinali (si chiamano infatti anche “berretta del prete”) e che, ormai aperti, fanno scorgere il loro seme arancione. Ho sempre pensato che l'accostamento fucsia con arancione non fosse felice, ma la natura giustamente se ne frega e trasgredisce le regole della moda.
Non è più tempo di raccogliere frutta (come abbiamo invece fatto abbondantemente l'estate scorsa) tranne che per sei kaki in realtà piuttosto duri ancora. Però notiamo tante gemme e brindilli sui ciliegi, sul mandorlo e sui susini.
Il tronco del grande fico crollato anni fa è quasi tutto sfatto. Infatti si è addirittura spezzato e, se lo si tocca, cede. Questo fa capire come niente sia indistruttibile per la natura, che si riprende tutto e gli dà una nuova funzione.
Il corbezzolo è al suo momento magico e ci mostra le sue belle foglie verdi insieme ai fiori e alle bacche rosse che sono anche gustose. Roberto è davvero contento perché lo vedeva sofferente l'estate scorsa durante il lungo periodo siccitoso.
In realtà il motivo principale della perlustrazione è decidere dove piantare gli alberi e gli arbusti che il nostro vivaista ci consegna in mattinata. Un personaggio tutto particolare quest'uomo: anziano, con i suoi begli acciacchi, incomprensibile quando parla farfugliando, sembra del tutto inaffidabile. Però ci fa tenerezza e ci fa dei prezzi davvero bassi.
Sono mesi che studiamo quali piante acquistare e mettere a dimora. Non c'è stata passeggiata in cui non abbiamo sbirciato nei giardini degli altri. Roberto ha passato serate a studiare in rete piante a crescita veloce e resistenti perché non abbiamo la possibilità di accudirle costantemente e nemmeno modo di irrigarle regolarmente. Ed ecco che oggi riceviamo la prima mandata.
Mentre Roberto scava buche su buche destinate ad accogliere i nuovi alberelli, io raccolgo le foglie secche del glicine nella carriola e in alcuni secchi. Ci dà sempre un gran lavoro il glicine, per raccogliere il mare di fiori viola a maggio e la gran massa di foglie in questo periodo. Però è pianta generosa: ci fa ombra sull'infuocata terrazza d'estate e ora ci fornisce, con le sue foglie secche, un ottimo materiale per pacciamatura. Anche questo l'ho imparato da poco: la pacciamatura permette di trattenere l'acqua e fa concime.
Accidenti come sono pesanti i vasi con i nuovi alberelli! E che fatica portali su per il podere che non è bello piano come quello della Pia Pera! Si tratta infatti del fianco di una collina, scavata ricavandone pianelli che un tempo ospitavano il vigneto degli avi di Roberto.
Alla fine della giornata, grande soddisfatta stanchezza. Roberto ha piantato: due albicocchi, una catalpa, un'albizia o acacia di Costantinopoli, un acero riccio, una paulownia e una aucuba japonica.
I due albicocchi (per lo meno a quanto sta scritto sul loro cartellino) sono di due tipi diversi: uno di Tyrinthos e uno Reale d’Imola, uno dovrebbe fruttificare a maggio e l'altro a luglio. Così, se tutto va bene, dovremmo avere due mandate. La catalpa fa dei bei fiori bianchi che durano a lungo ed infatti l'abbiamo messa in un punto che consente di vederla dalla terrazza. L'albizia dovrebbe essere una pianta ben robusta perché ne sono pieni i parcheggi e quindi l'abbiamo messa in un punto ambizioso: in cima alla collina esposta al sole tutto il giorno e ai venti freddi (infatti in quel punto ci è già morta una giovane roverella). Una bella sfida per il nuovo alberello. Sono riuscita a convincere Roberto a mettere almeno la paulownia tomentosa nel bosco (cioè lontana dalla casa) ma per l'acero non ha voluto sentir ragioni e lo ha piantato nella parte a vista sotto i due ciliegi grandi.
Mentre lui finiva queste messe a dimora, io mi sono divertita a piantare diversi bulbi (anche questa è un'idea che mi ha dato il libro di Pia Pera): anemoni, crocus e due tipi di narcisi. Li ho messi nel bosco e anche nel piccolo terreno accanto al posto auto.
Domenica finiamo di piantare i nostri acquisti: due gelsomini (uno bianco ed uno giallo), tre cespugli di lavanda, l'agrifoglio e il cipresso strisciante, oltre a rinforzare i giovani alberelli con le canne di bambù donate dalla nostra vicina Silvana.

sabato 28 ottobre 2017

Jamu a cugghjire l'alivi

L'alba sul promontorio crotonese

Sabato, 28 Ottobre 2017
 
Ingannando la lunga giornata in attesa del volo di stasera da Lamezia, mi godo il sole e l'aria del bel lungomare di Catanzaro Lido.
Un campo di Libera speciale, diverso da tutti gli altri, questo appena concluso presso la Cooperativa Terre Joniche ad Isola di Capo Rizzuto, un campo finalizzato alla raccolta delle olive. Un campo che mi ha dato una grande soddisfazione perché ho sentito davvero di aver dato il mio contributo, pur con i miei limiti fisici e la mia inesperienza.


La raccolta inizia di primo mattino sull'uliveto confiscato al clan Arena. Si stendono due grandi teli sotto un ulivo, il braccio meccanico scuote ramo per ramo la pianta, si finisce di far cadere le olive battendo i rami con delle pertiche, poi si spostano i teli alla pianta successiva e, quando sono troppo pesanti si rovescia il raccolto su un terzo telo che il braccio meccanico solleva per permettere di riempire i cassoni posti sul camion.
Tra uno scuotimento e l'altro della macchina, c'è da defogliare il più possibile le olive sul telo (con il rastrello ma il più delle volte chini a terra) oppure si raccoglie quelle cadute fuori. Alla fine della giornata (intorno alle tre e mezza) ti senti indolenzite le spalle e le gambe (non ho idea di quanti piegamenti posso aver fatto per raccogliere olive o foglie o i lembi del telo).
Insomma una bella fatica, soprattutto dei due giorni e mezzo di Tramontana bestiale che pare sia comune qui sul promontorio.


Un pomeriggio abbiamo accompagnato il socio della cooperativa di turno al frantoio dove abbiamo visto il fantastico macchinario che dalle nostre carnose olive, varietà Carolea, raccolte nella giornata, ha prodotto un ottimo olio profumato, dal colore verde brillante e dal sapore forte e deciso come il sole calabrese sa dare. Che meraviglia!
E infine che dire della squisita ospitalità dei soci della cooperativa (come del resto ho sempre trovato qui al Sud)? Come dimenticare gli ottimi piatti di pasta che Irene ci ha portato per pranzo sul campo?
Un'esperienza sicuramente da ripetere.


sabato 21 ottobre 2017

Periodo di riconoscimenti

In questi giorni ho ricevuto la medaglia per i trentacinque anni di servizio presso l'ente per cui lavoro (anche se in realtà l'anniversario sarebbe a metà novembre) insieme ad un attestato dove il mio presidente mi ringrazia per il mio contributo ai successi dell'istituto.
Il primo impulso è stato pensare che, anziché una medaglia, vorrei che mi dessero strumenti per lavorare meglio risparmiandomi arrabbiature e dispendio inutile di energia. Passata la prima reazione, devo dire che tutto sommato mi ha fatto piacere (anche se chiaramente la danno a tutti, anche a quelli che hanno contribuito ben poco al successo della ricerca sulle particelle elementari).

Ma ancora più piacere, perché me lo sento davvero guadagnato, è stato il distintivo che ho ricevuto domenica scorsa per le mie 50 donazioni di sangue. 


Appena maggiorenne andai infatti insieme a mio padre a donare e poi ho sempre continuato con un paio di prelievi l'anno (eccetto che nel periodo delle gravidanze). Negli ultimi anni mi ha fatto molto piacere andarci insieme ai miei figli.
La manifestazione dell'AVIS, nonostante la scenografia del salone dei Cinquecento, mi ha dato  l'impressione di una "festa tra amici" dove mi sentivo un po' tagliata fuori. Però non nascondo di aver provato un pizzico di emozione, salendo sul palco insieme ad un piccolo gruppo di donatori alla cinquantesima sacca (e davvero poche donne).

giovedì 12 ottobre 2017

Madamina, il catalogo è questo...

Niente "madamine" ma un rustico rivenditore lunigianese di piante.
Niente fanciulle da sedurre... ma arbusti e alberelli che mio marito, dopo lunghi studi in rete, ha ordinato per il nostro terreno (ripiani collinari esposti a Est e Sud senza possibilità di irrigazione artificiale).

E il catalogo è questo:
  • Ibiscus syriacus [ibisco cinese] (alberello)     
  • Alloro (alberello) 
  • Aloe 
  • Aucuba japonica     
  • Agrifoglio  
  • Albicocco
  • Dicksonia anctartica  
  • Catalpa [albero dei sigari] 
  • Paulownia tomentosa 
  • Albizia julibrissin [acacia di Costantinopoli]
  • Acer platanoides [acero riccio]
  • Ginestra (3)
  • Lavanda  (3)
  • Elicriso (3)
  • Jasminum nudiflorum [Gelsomino di San Giuseppe]     
  • Jasminum beesianum 
  • Jasminum odoratissimum         
  • Cotinus coggygria [albero della nebbia]  
  • Delosperma cooperi  

Chi pianta un albero / pianta una speranza.
Lucy Larcom, Pianta un albero, Poesie 1875/93

mercoledì 4 ottobre 2017

La via degli Dei, ovvero tornare a casa a piedi da Bologna

Un cammino che prima o poi volevo fare, ricordando il film "Gita scolastica" di Pupi Avati, e che sono contenta di aver fatto.
Tuttavia non mi ha entusiasmato come altri cammini che ho intrapreso. A parte il fatto che la definizione "via degli Dei" è una trovata fuorviante (dal nome delle cime che il più delle volte neanche si raggiungono), ma soprattutto la parte toscana per me è troppo dietro l'angolo di casa mia. Si attraversano posti quasi familiari, mete da gita fuori porta la domenica, la gente, la parlata, la cultura non mi hanno dato il gusto della scoperta.
Cinque giorni di cammino con tappe da circa 30 km al giorno e dislivelli di tutto rispetto (1200 - 1500 metri).
Alcune cose comunque mi sono piaciute molto: 
  • l'incredibile porticato di San Luca a Bologna che si snoda scenograficamente per quasi 4 km;
  • il solitario parco fluviale lungo il Reno tra Casalecchio e Sasso Marconi;
  • il contrafforte Pliocenico e i torrioni di roccia del Monte Adone (Sasso Marconi);
  • i bei castagni secolari sopra Monzuno;
  • la solitudine e il silenzio dei boschi dell'Appennino tra Madonna dei Fornelli e la Futa;
  • l'atmosfera mattutina dell'operoso Mugello che si sveglia;
  • la vista improvvisa e confortante le Cupolone da Vetta alle Croci
Quanto alle strutture dove abbiamo dormito, sconsiglio vivamente "La casetta di Badolo" (sporca e poco accogliente) e l'Albergo Ristorante il Sergente a Monte di Fo (molto fatiscente), mentre consiglio il confortevole Albergo Ristorante Poli a Madonna dei Fornelli e le accoglienti camere di Giulia (Affittacamere Via degli Dei a San Piero a Sieve). Certo, (ad eccezione di Poli), ricevuta fiscale questa sconosciuta!

martedì 12 settembre 2017

Ma che bella frase!

In un mondo che va avanti a slogan e che non riesce più ad apprezzare un ragionamento che vada oltre i 140 caratteri, bisognerebbe rivalutare l'esercizio dell'analisi e della riflessione. Tuttavia talvolta capita di venir colpiti da una frase che ci pare che sintetizzi in modo efficace e immediato un pensiero forte e profondo.
Recentemente ho sentito questa citazione:

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.

"Ma che bella!" ho pensato. Ed avrei voluto subito rivenderla a mia madre,  tipica rappresentante dell'Italiano medio, di scarsa cultura, sempre pronto a protestare sui social o a mugugnare (lo sdegno) ma mai a mettersi in gioco, a sporcarsi le mani, a fare la propria parte per cambiare le cose (il coraggio).
Siccome non mi piace citare senza nominare la fonte, ho fatto una ricerca e ho scoperto che questa (come tante altre) sono frasi erroneamente attribuite a qualcuno famoso ma in realtà l'autore non si conosce. Come spiega bene questo interessante sito:


"Questa frase è attribuita, in alcuni casi, a Pablo Neruda, ma il più delle volte ad Agostino d'Ippona. La frase è molto diffusa e si trova citata in diverse lingue su centinaia di siti  e libri. Una cosa, però, accomuna tutti: in nessun caso viene mai indicata la fonte bibliografica. Lo stesso Aforismario, pur consultando diverse opere dei due autori, non è riuscito a individuare la frase. Detto tra parentesi, è improbabile che sant'Agostino abbia potuto scrivere una frase che contiene una critica abbastanza esplicita alla creazione divina. Non si può escludere, dunque, che si tratti della solita frase di un anonimo attribuita a un autore celebre per darle maggior autorevolezza e diffusione. Quanto sia diffusa tale pratica si può vedere consultando la sezione di citazioni errate di questo sito."

Chissà forse l'anonimo in questione avrebbe dovuto avere appunto "il coraggio" di palesarsi.

lunedì 21 agosto 2017

L'estate degli alberi





Anche quest'anno ho provato il magone alla partenza di amici e familiari che ci sono venuti a trovare in campagna. Stesso magone che ormai provo tutte le volte che lascio questo posto, anche se so che ci tornerò, magari persino a breve. Sarà diverso: sarà nuvoloso, sarà più freddo, ci sarà da accendere il camino, ma sarà bello ugualmente. E poi mica sempre deve splendere il sole in questo cielo azzurro intenso! Anzi, sarà bene che venga un po' sospirata pioggia per i nostri amati e sofferenti alberelli.
Alberi acquistati e piantati immaginandoseli grandi e fronzuti. Alberi ereditati con la casa e che abbiamo per la prima volta curato, potato, coccolato. Alberi fatti nascere dal seme e ancora così piccoli e fragili. Alberi dai cui frutti abbiamo fatto tante di quelle marmellate. Alberi immaginati e progettati negli spazi ancora liberi. Alberi di cui siamo stati costretti ad ordinare l'abbattimento come quello che ormai chiamiamo “il nostro povero pino” e che ha i giorni contati. Alberi generosi come il grande fico che abbiamo liberato dai rampicanti e che ci sta inondando di deliziosi frutti. Alberi studiati sul libro che sto leggendo (“La saggezza degli alberi” di Peter Wohlleben). Alberi come quello di fantasia dipinto sul muro opera collettiva di familiari e amici.
Però che malinconia la fine delle vacanze!

martedì 15 agosto 2017

Ma ce l'ho ancora la mia casa?




Talvolta riguardo le vecchie foto o i vecchi filmini di famiglia e ti rivedo come ormai non sei più: dinamico, sicuro di te (almeno apparentemente), brillante, spiritoso, estroverso, piuttosto invadente e anche un po' capriccioso, di sicuro testardo.
Mi colpisce allora lo sguardo mite e i modi remissivi che hai da un po' di anni a questa parte, da quando sappiamo della malattia che spegne di giorno in giorno, inesorabilmente il tuo cervello. E allora mi si è stretto il cuore quando ti sei svegliato dal riposino pomeridiano nella mia casa in campagna e hai cominciato a vagare guardandoti intorno tra il disperato e l'impaurito: “Sono frastornato! Ma…. dove sono?? Io non riesco a capacitarmi dove mi trovo? Ma ce l'ho ancora casa mia?” Così ho cercato di spiegarti, con la maggiore tranquillità che ho potuto, che ti trovavi nella casa dove trascorro le mie vacanze e dove tu, la mamma e mia sorella siete venuti solo per una breve visita.
Quindi mi è balenata l'idea di aprire il PC portatile e di farti vedere foto e video di famiglia dove tu, piano piano, hai riconosciuto volti familiari e ti sei anche un po' commosso. “Uh, guarda! La mia nonna! Povera nonna, come l'ho fatta dannare!” “Ah ecco, questo è lo zio Vincenzo.” “Qui eravamo giovani io e tua madre. Certo, ci siamo voluti molto bene!”
E così alla fine questo esperimento di due giorni in “trasferta” è andato bene, nonostante le ansie delle “guerriere”, come ormai ci chiamiamo noi tre donne della mia famiglia. Sono grata alla mia tenace sorellina che si è sobbarcata la fatica di portare genitori e cani durante i suoi due unici giorni consecutivi di riposo dal lavoro. Sono contenta che il fragile equilibrio famigliare abbia retto e spero che mia madre abbia avuto un po' di respiro dalla fatica e dal peso di caregiver h24 di un malato di Alzheimer. L'aspetta un periodo sempre più duro ma intanto questo momento di serenità tra noi ce lo siamo ritagliato.

sabato 29 luglio 2017

Se il burocrate si fa capire chi lo rispetta più?


Quando mi si chiede che lavoro faccio e sono in un periodo di particolare disamore verso il mio impiego (come questo), dopo aver pronunciato la lunga e risonante ragione sociale del mio ente (che di solito fa spalancare gli occhi), finisco per demolire lo stupore definendomi una "burocrate".
Anche Alfonso Celotto si definisce tale nella breve intervista rilasciata a La lingua batte di Radio 3 RAI. Celotto ha firmato con lo pseudonimo di Ciro Amendola un romanzo dal titolo "Non ci credo, ma è vero. Storie di ordinaria burocrazia. L'autore ha preso ispirazione dal suo quotidiano lavoro in Banca d'Italia e dice che la prima cosa che ha dovuto imparare è stata proprio quella di rispondere in maniera burocratica: "Codesti centrali uffici...", "Si fa riferimento alle note di cui a margine...", "Si trasmette un provvedimento omissato", ecc.
Si fa così perché si è sempre fatto, perché è il linguaggio degli iniziati e solo usandolo si è ritenuti importanti.
Come Manzoni parlava di latinorum per fregare i poveracci, oggi la burocrazia cerca di fregarci con l'inglesorum: non si sceglie un posto ma una location, l'esito non si riferisce ma si de-briffa, non si avvia una nuova azienda ma si apre una startup, anziché una riunione assai meglio "fare brainstorming in conference call con i partner".
E che dire delle sigle? La burocrazia ama le sigle, come quelle di suono futurista che contraddistinguono i ministeri: "Il MATTM ha chiesto al MISE, d’intesa con il MAECI, di verificare assieme al MIT e al MIUR la competenza del MIBACT sulle nuove procedure individuate dal MEF".
Da burocrate di provincia, sogno leggi chiare e dirette che mi aiutino nel mio lavoro ed invece subisco continue delusioni come quella del correttivo al codice degli appalti che sancisce roba come:

"All'articolo 36 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: "di cui all'articolo 30, comma 1, nonché del rispetto del principio di rotazione" sono sostituite dalle seguenti: "di cui agli articoli 30, comma 1, 34 e 42, nonché del rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti" ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo "Le stazioni appaltanti possono, altresì, applicare le disposizioni di cui all'articolo 50." 

Ah, beh, ora sì che è tutto più chiaro!

Parentesi felice quella della nostra Costituzione che Concetto Marchesi volle scritta in un Italiano chiaro e accessibile a tutti: parole di uso comune, frasi mai più lunghe di venti parole, non più di una subordinata.  

sabato 17 giugno 2017

Prigioniero del corpo e di una non-vita

Conosco Enzo come una persona solare, sempre sorridente, pacifica. Impegnato da sempre a livello politico e sociale (e infatti l'ho conosciuto grazie all'ANPI), ha ricoperto cariche importanti nell'ARCI, è stato presidente di quartiere. Un distinto signore di 86 anni a cui è sempre piaciuto informarsi, leggere e anche partecipare. 
Da qualche mese ha avuto dei gravi problemi di salute di cui non conosco bene i particolari ma so che è stato a lungo ricoverato anche, per un periodo, in terapia intensiva.
In questi giorni la figlia mi avverte che è tornato a casa e quindi mi faccio coraggio e lo vado a trovare. 
Trovo un relitto dell'Enzo che conoscevo: costretto in un letto con le sbarre, pallido, dimagrito, con la barba incolta, con grandi difficoltà a parlare sia per la mancanza di denti sia a causa (così mi dicono) di un ictus, con mobilità limitata a causa del cannello che lo alimenta. Impossibilitato a mangiare e bere da solo, deve essere anche girato nel letto e cambiato perché ha perso il controllo degli sfinteri. Mi fa una tristezza infinita lì in quel letto, dipendente completamente dagli altri, lui che tutti i giorni si faceva la sua passeggiata, pur breve, per comprare il giornale. Sono sincera: non mi sembra una vita la sua anche perché, a quanto ho capito, le possibilità di recupero sono molto molto scarse.
Di solito durante le mie visite a casa sua per discutere di cose dell'ANPI, chiacchierava quasi solo lui, mentre oggi riesce solo a dirmi: "Voglio solo dormire e morire."

giovedì 15 giugno 2017

Una scelta coraggiosa da premiare


Mentre ci sono catene che propongono aperture h 24 (ne fa un bel reportage Gad Lerner in questa puntata di Operai), la Coop di Firenze va controtendenza e rinuncia alle aperture domenicali riducendole alla sola domenica mattina e in meno della metà dei negozi. 
Ciò è frutto di una lunga battaglia dei lavoratori ma va dato atto anche alla dirigenza di averla appoggiata. Lo spiega bene la presidente di Unicoop Firenze, Daniela Mori, nell'articolo: Soddisfare i bisogni, non forzare i consumi.
Non c'è nessun bisogno di fare la spesa a tutte le ore e tutti i giorni. Talvolta è capitato anche a me di tornare a Firenze la domenica pomeriggio e di avere il frigo vuoto. Lo confesso: ho approfittato di supermercati aperti e ho fatto la spesa settimanale.
Tuttavia è giusto che i lavoratori del commercio trascorrano la domenica con la famiglia e quindi la prossima volta mi organizzerò o mi arrangerò fino al lunedì ma non premierò le catene che terranno aperto.

venerdì 9 giugno 2017

Danza della pioggia

Che tristezza il torrente Mugnone in questi giorni! Tornando a casa a piedi non ho potuto a fare a meno di documentarne le condizioni. Non riesce nemmeno a sfociare in Arno arenandosi ben prima.
Questa siccità già all'inizio dell'estate mi crea ansia. Sono preoccupata per i miei alberelli in Lunigiana, ma soprattutto per le falde e per l'agricoltura.
Oggi una gallinella d'acqua con i suoi tenerissimi pulcini zampettava sopra queste acque verdastre e asfittiche.

Mi consolerò ammirando gli splendidi girasoli che colorano la piana fiorentina.

Chissà però quanta acqua c'è voluta per farli così belli! :-(

lunedì 22 maggio 2017

Cammino di San Benedetto - prima parte: da Norcia a Rocca Sinibalda

L'anziana che abita all'inizio di Monteleone di Spoleto esce per venirci incontro sul sentiero: "Così almeno vedo qualcuno. Sono sempre sola in questa casa!" E ci racconta di quella terribile mattina del 30 ottobre 2016, quando "ballava tutto in modo impressionante! I vicini che gridavano! La casa per fortuna non ha avuto danni, ma è stata una cosa da non credere."
Giusy, che gestisce l'ostello Capisterium a Norcia, ci fa fare il giro e ci mostra le mura della bella cittadina sgretolate in alcuni punti. "Ai miei bambini, per consolarli dal trauma subito, dico che almeno ora Norcia ha guadagnato un nuovo fiume", il Torbidone, riemerso a causa del terremoto
Il sindaco di Leonessa ci accoglie in un ufficio provvisorio perché il Comune è inagibile e, mentre ci mette il timbro sulla credenziale del pellegrino, ci spiega che nel suo paese, più che per i danni agli edifici (per fortuna non gravi), temono il non ritorno dei trentamila turisti che erano qui il 24 agosto 2016.
Valeriana, 93 anni, ci ripete che lei è la più vecchia di Monteleone, mentre la sua amica ottantenne Fernanda ci racconta più volte dei suoi tre figli di cui uno quarantenne che "non ne vuol sape' di sposarsi".
Pierina invece ci accoglie con un tè e una delle suo squisite crostate all'agriturismo il Colle del Capitano, dove a cena ci deliziano con salumi e carni dei loro animali e squisite focacce fatte sul momento dalla padrona di casa.
E ritroviamo anche il sempre affascinante Fra' Renzo del Convento di San Giacomo a Poggio Bustone e l'incontenibile Rita che, con la sua consueta passione, ci spiega la Rieti sotterranea.

Sei delle sedici tappe del Cammino di San Benedetto, da Norcia a Rocca Sinibalda, 100 km a piedi tra l'Umbria e il Lazio.
E cammin facendo, abbiamo lasciato un piccolo semino di speranza nel futuro consumando qualcosa (anche solo un caffè) presso questi esercizi:

Ostello Capisterium, Norcia
Hotel delle Rose, Cascia
Trattoria L'Appennino, Cascia
Gran Caffé Royale, Cascia
Norcineria Vatsyk Ganna, Cascia
Bar La Pergola, Roccaporena
Alimentari Rosati Giulia, Monteleone di Spoleto
Agriturismo Il Colle del Capitano, Monteleone di Spoleto
Bar Pizzeria 45 Giri, Leonessa
Pub Der Lowe, Leonessa
Leo Hotel, Leonessa
Alimentari Agabiti, Leonessa
Bar Il Cappuccino, Leonessa
Convento di San Giacomo, Poggio Bustone
Bar Francescano, Poggio Bustone
La Locanda Francescana, Poggio Bustone
Alimentari Petrangeli, Cantalice
Taverna dei Fabri, Rieti
B&B La Terrazza fioRita, Rieti
Gran Caffè La Lira, Rieti
Agriturismo L'Isoletta, Rocca Sinibalda
Bar La Nuvola, Rocca Sinibalda
Ristorante Pizzeria Antica Posta, Rocca Sinibalda
Bar Un Attimo, Rieti

Qui alcune immagini del viaggio

domenica 7 maggio 2017

Al CAF per l'ISEE


Elena lavora al CAF e tutti i giorni inserisce dati per le dichiarazioni dei redditi, ISEE, IMU, RED, INPS, eccetera. Mentre risponde al telefono, recupera i fogli usciti dalla stampante e li passa alla collega dall'altra parte. Poi passa velocissima a fare un conto sulla calcolatrice, mentre un'altra collega le annuncia qualcuno in sala di aspetto che aspetta "quel documento". Allora mi mette un foglio davanti e mi indica dove firmare, mentre spilla i fogli usciti dalla stampante, li controlla velocemente e li passa alla collega che li consegnerà al cliente in sala di aspetto. Mentre controlla che ci siano tutte le mie firme, risponde alla collega che le grida un dubbio dall'altra stanza. Poi ricomincia a immettere i dati per il mio ISEE e si innervosisce un po' (ma solo un pochino) perché il sito dell'INPS è oggi è molto lento. Nel frattempo risponde alla collega che passa prendendo le ordinazioni per pranzo: "Per me risotto con le zucchine, grazie!" Poi suona di nuovo il telefono e capisco che dall'altra parte c'è una persona anziana dal fatto che Elena riformula la risposta in parole più semplici e sillabando. 
Mentre siedo davanti a lei e la vedo lavorare così penso che avrà una casa da badare, magari dei figli piccoli da andare a prendere a scuola e altre mille cose che una giovane donna ha sulle spalle. E mi sento stanca per lei.
Elena è brava, competente, veloce e anche molto paziente. Sorride sempre e si scusa con me per le numerose interruzioni che ha avuto nel fare la mia pratica. Io invece mi complimento per la sua capacità multitasking e penso che lavoratrici così le dovrebbero pagare assai bene. Temo che invece il suo stipendio non sia molto alto. Sicuramente non più alto di quello delle mie colleghe che fanno una cosa per volta e si lamentano subito se incontrano una qualche complicazione o una novità da imparare.

venerdì 5 maggio 2017

Macerato di ortica

Ho visto un documentario su RAI5 della serie "L'insospettabile talento delle piante" dedicato all'ortica e alle sue straordinarie proprietà. Così ho deciso di utilizzare le ortiche del mio campo (proprio quelle che tutti gli anni cercavo inutilmente di eliminare). 
Pare che sia un ottimo fertilizzante e antiparassitario naturale. 
Il problema è che non so quando tornerò in campagna. Spero che non sia troppo "macerato" 😖

domenica 16 aprile 2017

Il giorno di Pasqua sul Monte La Nuda

Una delle mete per noi consuete quando non abbiamo voglia di svegliarsi molto presto. Appena un'ora d'auto, 600 metri di dislivello in un'ora e mezzo. Si cammina dapprima dentro un bel bosco (oggi particolarmente solitario) poi si esce nella conca glaciale del Monte la Nuda costellata di nevai e disseminata di Crocus. Si passa il Bivacco Rosario e poi si sale ripidamente. 
Oggi per evitare di scivolare sui nevai siamo costretti ad arrampicarci tenendoci con le mani alle piantine di mirtilli (mi dispiace!).
Che fatica! Ma in cima la vista spazia a 360°. 

Dalle Apuane alla valle di Fivizzano, alla pianura padana con la pietra di Bismantova e, in lontananza, le Prealpi per finire alla conca di Cerreto Laghi purtroppo deturpata dalle strutture per il turismo invernale.



lunedì 10 aprile 2017

Sulla mia pelle il vaffanculo che non riesco a dire

Ricordo un inverno di molti anni fa quando, attraversando  un periodo di particolari ansie procurate da tensione sul lavoro, scoprii sulla mia pelle macchioline rosse che squamavano. Mi dissero che si trattava di dermatite atopica, una specie di sorella minore della psoriasi.
Da allora evito saponi e bagnoschiuma e mi ungo con creme non profumate ogni volta che faccio la doccia. Nell'estate di quell'anno presi il sole al mare e la dermatite mi lasciò in pace per diverso tempo.
Poi però da alcuni anni è ricomparsa in punti sempre diversi: sotto gli avambracci, sul fianco, sulla nuca. Durante l'ultimo inverno mi ha tormentato costantemente con il suo insopportabile prurito e recentemente sta dando il meglio di sé intorno alle orecchie e sotto il mento.
So che con una crema al cortisone sparirebbe in brevissimo tempo ma so anche che, per l'effetto rebound, me la vedrei tornare implacabile e magari potenziata. Quindi evito di intossicarmi. Tanto pare che sia una malattia cronica dovuta ad un mix di genetica (mia madre ne ha sofferto per anni), di ambiente e di reattività autoimmune da stress.
Purtroppo ora è particolarmente evidente e mi fa sentire a disagio. 


Va beh, diciamo che mi faccio abbastanza schifo. Ma siccome pare che non sia una malattia pericolosa, né contagiosa, mi sono detta che alla fin fine forse è inutile farsene un cruccio. E così la pubblico a memoria di questo periodo di particolare tensione che spero non si ripeta.
In fin dei conti, mi sono detta, probabilmente la mia pelle esprime il disagio che io, per educazione, non riesco a tirar fuori di me. E quindi è bene che si veda!

domenica 2 aprile 2017

Banchini, banchini, banchini

"Sono un po' stanchina" potrei parafrasare la celebre battuta di Forrest Gump alla fine di questo fine settimana dedicato a banchini per buone cause.
Sabato mattina vendita delle uova per l'Associazione Italiana Leucemie. Non abbiamo venduto molto. Purtroppo la gente ha sempre meno soldi e le associazioni di questo tipo si fanno una concorrenza assurda facendo banchini nello stesso centro commerciale nelle stesse date. 

Domenica invece tutto il giorno a vendere prodotti di Libera presso un mercatino equo e solidale dove abbiamo realizzato un discreto incasso per gli standard della nostra bottega. Certo, l'operazione non sarebbe sostenibile dal punto di vista economico se si dovessero pagare due persone per stare al banchino dalle 9 e mezza alle cinque del pomeriggio. Tuttavia l'ho fatto volentieri ed è stato anche piacevole.
Anche se stasera sono un po' stanchina.

lunedì 20 marzo 2017

Il valore dello spazio nelle nostre case


Quattro giorni impegnata ad aiutare mia sorella nel trasloco. A dispetto della pura convenienza economica e contro tutti i pareri in famiglia, ha preferito vendere la villetta in comproprietà con l'ex marito (due piani più taverna, soffitta, garage, giardino e tutti i comfort) e, con la sua metà, comprare un piccolo appartamentino in città di 63 mq dove andrà a vivere con i due figli adolescenti e i due cani. Una scelta coraggiosa la cui fatica si è accollata tutta da sola nei ritagli di tempo libero da un lavoro non leggero.
I traslochi sono sempre un incubo ma concentrare la quantità di roba accumulata in una casa grande in un'altra di metà superficie è davvero un'impresa. 
Eppure l'ho vista contenta alla fine di questi giorni, distrutta, ma felice. La casa dove ha vissuto negli ultimi vent'anni non l'ha mai sentita sua, ogni oggetto le ricordava le infinite discussioni col marito alla fine delle quali la spuntava quasi sempre lui; i vicini (colleghi di lui) con i quali non è mai andata d'accordo; gli spazi da pulire e ripulire incessantemente senza poter contare nell'aiuto dei suoi familiari.
Una bella sfida attende lei e i suoi due "principini dalle mille scarpe": un sano esercizio di sobrietà. Possedere un oggetto non è una cosa neutra, bisogna valutare se è degno di occupare lo spazio che abbiamo a disposizione.
Una direttrice che ho avuto, e che aveva comprato un piccolo appartamento nel centro di Firenze anche lei dopo una separazione, soleva dire: "Questa casa mi è costata 4 milioni di lire al metro quadro, quindi ogni cosa che compro deve essere degna di occupare il relativo spazio che è così prezioso."

sabato 18 marzo 2017

L'orto sul balcone versione 2017

Dopo gli esperimenti degli anni passati (il cetriolo nascosto, le zucchine invadenti, le fave solinghe, gli agli mingherlini), quest'anno abbiamo deciso di ridurre le ambizioni. L'orto sul balcone sarà occupato dalle piante aromatiche: accanto al generoso prezzemolo che ci dona le sue foglioline da diversi anni, ci sarà l'immancabile basilico ma anche il timo, la salvia e l'origano.
D'altro canto sperimenteremo la riproduzione per seme di piante selvatiche di cui abbiamo raccolto i semi nella passata stagione: Ginestra,
Elicriso
Magnolia
Acacia di Persia
Arancio amaro preso nella Piana di Lentini
Stay tuned!

mercoledì 8 marzo 2017

Andare in pensione come femmina

"Uhm, vedo ancora dell'attività nelle ovaie. Complimenti, signora! A cinquantaquattro anni non ci siamo ancora alla menopausa" mi dice la ginecologa durante l'ecografia transvaginale. 
Francamente, dopo più di quaranta anni di "onorato servizio" e due figli, io lascerei volentieri alle spalle la faccenda mestruazioni, assorbenti eccetera. E' vero che mi allarmano un po' i racconti delle donne sui sintomi della menopausa, dalle famose fastidiose caldane, all'ingrassare a vista d'occhio senza aver mangiato più del solito, all'osteoporosi, agli sbalzi di umore.
Così provo sentimenti contrastanti ogni volta che un ciclo salta. Non perché mi sfiori l'idea di un altro figlio (per altro quasi impossibile), ma certo si volta pagina. E' un po' come se andassi in pensione come essere riproduttivo di genere femminile.
"Mah, signora, qui è tutto fermo" mi dice invece l'ecografa scrutandomi l'addome inferiore, "io dico che ci siamo."
Beh, insomma, anche i medici sono discordanti così come le mie sensazioni verso questa nuova fase della mia vita.

lunedì 6 marzo 2017

Il contagio di @MovimentoArturo

 Si fa presto a dire "non mi farò catturare dai social". Si fa presto a dire "mi iscrivo a Twitter ma seleziono accuratamente gli account da seguire per non perdermi nel mare del chattìo". 
Poi scoppia il caso del @MovimentoArturo, nato per scherzo dalla trasmissione Gazebo, mi ci iscrivo e mi diverto un casino. Movimento Arturo nasce in risposta al nome poco felice preso dagli scissionisti del PD: MoDemPro. Nasce per voglia di cazzeggiare ma poi diventa una gara in tutta Italia, in molta parte delle Europa e persino fuori, al tweet o al gruppo più creativo e divertente facendo finta di essere veramente un partito, con i circoli, le assemblee, le mozioni e persino con la soluzione a grandi problemi del paese. Eppure alcuni tweet sono davvero geniali e i gruppi autoproclamati sono fantastici. Tutto sommato il fatto di aver collezionato in pochi giorni 36700 follower fa capire sia la potenza di uno strumento come la rete sia anche la voglia di partecipare e di condividere qualcosa, anche se leggero e futile.
Se io fossi un antropologo uno studio ce lo farei. Intanto mi vado a leggere l'ultimo tweet.

domenica 5 marzo 2017

Pranzo con i vecchi compagni di scuola

 
A dirla tutta non avevo granché voglia di andare a questo pranzo con i vecchi compagni di scuola. Da più di due mesi sul relativo gruppo Whatsapp imperversano i "buongiorno", le faccine che buttano baci, i cuoricini e la retorica dei buoni sentimenti.
Tuttavia non è andata male.
Immaginavo un evento meno rumoroso, dove ognuno potesse parlare e farsi sentire invece di urlare sul casino degli altri. Però l'atmosfera è stata serena. Niente lacrime, molti sorrisi e battute, molta goliardia fanciullesca. Non mi è sembrato (come un po' temevo) che nessuno fosse particolarmente intento a confrontare le rughe o i capelli bianchi o la pancetta degli altri con la propria.
Ci siamo lasciati tutti con il proposito di rivedersi presto. Chissà se manterremo e chissà se avrò voglia di parteciparvi. Sono cose belle perché sporadiche ma so che non ho molto da condividere con questi ragazzi e ragazze ultracinquantenni. Vedremo.

lunedì 27 febbraio 2017

Si è spento il sorriso del "mio" partigiano


Vorrei vedere ancora il tuo sorriso così buono.
Vorrei vederti ancora seduto a quel tavolino alla casa del popolo dove andavi tutti i pomeriggi.
Vorrei che tu mi raccontassi per la milionesima volta di quando, l'8 settembre 1943, eri a Gorizia e vedevi passare dei treni merci carichi di soldati che cantavano "Mamma".
Vorrei sertirti ancora finire le frasi con "eccetera eccetera" per mascherare le tue difficoltà nel trovare le parole.
Vorrei che tu mi chiedessi ancora di darmi da fare con il tesseramento ANPI perché... "ce n'è bisogno!"

E invece te ne sei andato, Alfio.
E io che ti avevo promesso di farti visita "subito dopo le feste" ho aspettato troppo e non ti vedrò.
Mi mancherà il tuo affetto sincero e la tua gratitudine perché ho cercato di mandare avanti la sezione ANPI al posto tuo che non ce la facevi più.
Mi mancherai, Alfio.

domenica 19 febbraio 2017

Come è corto il finesettimana!

Uffa, vorrei che il finesettimana durasse almeno quattro giorni. 
C'è da reimpinguare il frigorifero, c'è da cucinare le verdure comprate, c'è da fare le lavatrici, c'è da aiutare mia sorella e fare visita ai miei genitori, c'è da aprire il giardino pubblico, c'è da dare una mano alla bottega di Libera o a qualche banchino con i prodotti di Libera (come oggi) e poi c'è da camminare la solita ora/ora e mezza per mantenere la forma fisica e poi c'è da recuperare un po' di sonno dormendo anche solo un'oretta di più e poi c'è cercare quella cosa in rete e poi c'è da sistemare quei documenti che mi servono la prossima settimana e poi .... e poi... Cosa c'era poi? 
Ah, sì! Ci sarebbe anche da rilassarsi un po'.


lunedì 6 febbraio 2017

Esperimento twitter

Resistere, resistere, resistere all'assedio dei social assorbitori insaziabili di quella preziosissima risorsa che è il tempo. 
Tenersi caro il buon telefono "da pensionati" (definizione dei miei figli) anche se la mia mamma, pensionata settantaseienne, ha lo smartphone e accedere a Whatsapp solo tramite computer e solo per comunicare con gli amici intimi o i familiari (unica via per ottenere informazioni dai figli).
Pur tuttavia, dopo anni e anni di social top ten di Gazebo tra hashtag, chiocciole, retwitt ecc., mio figlio aspirante informatico mi ha messo curiosità e così ecco il mio primo twett:
C'è chi ha fatto di Twitter lo strumento principale di propaganda della sua azione di governo e che ora torna a quel mezzo un po' agée che è il blog. Io invece, che mi sento e sono agée e che sul blog ci sto da dieci anni, provo a fare questo esperimento.  Non sono sicura che avrò tempo di seguirlo e soprattutto voglio resistere alla tentazione di abbonarmi a troppi siti per non venirne assorbita. Per ora mi limito alle previsioni del tempo del Lamma, al Comune di Firenze e poco più. Mio marito non fa che ripetermi che Twitter è in crisi e sta chiudendo. Vedremo.

domenica 5 febbraio 2017

Se la zuppa la fo da me

Lo so, lo so. Per un'alimentazione ecosostenibile e più salutare bisognerebbe rifuggire dai prodotti industriali, soprattutto da chi ti propone scorciatoie, cibi pronti, ecc. Ma come si fa? Chi si può permettere di andare al mercato tutti i giorni e scegliere prodotti freschi, magari da produttori locali, cucinarli e mangiarli il giorno stesso?
E così anch'io che sono sempre di corsa (come tutti) ogni tanto cedo a qualche prodotto industriale. Per esempio le zuppe fresche, quelle che stanno in frigo e che tutto sommato non hanno conservanti o esaltatori di sapidità. Poi ora c'è pure la linea bio della Coop, un po' meno saporita a dire il vero, ma probabilmente più salutare come materie prime.
E però... e però... capita di vedere la puntata di Quante Storie dove Stefano Liberti, giornalista che ha scritto un libro-inchiesta sul cibo, raccomanda di cucinarsi il più possibile i cibi da sé partendo dalle materie prime, poi c'è il servizio terroristico di Report che spiega quanto fa male scaldare i cibi nella plastica (a dire il vero lo avevo sempre sospettato) e poi c'è il rischio botulino
Insomma un pianto e un lamento ho deciso di cuocermi un abbondante minestrone di verdura partendo dalle verdure e farmi le mie dosi di zuppa da surgelare (ovviamente in vetro!!).

Il gusto, sono sincera, non è affatto migliore di quelle industriali però vuoi mettere sapere cosa c'è dentro? E poi col tempo, se non mi scoccio, magari diventerò più brava.

lunedì 23 gennaio 2017

Piantare fagioli e raccogliere broccoli

La mia idea era quella di tornare a trovare i soci della cooperativa che coltiva i terreni confiscati alla mafia nel territorio tra Catania e Siracusa unendomi ad una delegazione che tutti gli anni parte dalla mia città per partecipare alla raccolta delle arance. Per una serie di disguidi e disorganizzazioni mi trovo da sola col biglietto aereo fatto e non modificabile. Ma i miei amici siciliani mi rassicurano e mi invitano a venire anche da sola. Così parto con la voglia di partecipare alla raccolta e alla lavorazione delle loro squisite arance.
In realtà la scelta infelice dei giorni di permanenza (fatta da chi doveva partire e non è partito) fa sì che posso assistere solo ad una giornata di lavoro mentre per il resto il mio soggiorno è stato oggetto di una gara di ospitabilità impagabile.
Un giovane socio mi ha fatto compagnia costantemente durante i tre giorni, pronto ad esaudire ogni mio desiderio, scorrazzandomi di qua e di là, supportato sabato da un cuoco diciannovenne (un ragazzo eccezionale). 
E poi chi ci ha fornito le squisite fettine del maialino allevato personalmente, chi ci ha offerto una fantastica ricotta bollente, appena uscita da un pentolone scaldato a legna come da antica tradizione.
Quindi servita, riverita e ultra coccolata. Di farmi lavorare non se parla proprio, così come di pagare la quota di iscrizione che pure era prevista. Ospite al cento per cento, come solo al Sud sanno fare.
"Non ti preoccupare. Abbiamo piantato fagioli e sono usciti broccoli" spiega con una metafora efficace il capo della cooperativa.
Eh sì, lo stesso potrei dire io che volevo lavorare ed invece ho fatto la signora. Va beh, sarà per un'altra occasione, così imparo ad intestardirmi nel fare cose fuori dal comune.

mercoledì 11 gennaio 2017

E se un decennio vi sembra poco...

Nell'era di WhatsApp, Twitter, Instagram, Snapchat, dove imperversano le immagini e la scrittura breve, veloce senza nessuna cura grammaticale e ortografica, il blog è ormai obsoleto e poco attraente. 
Eppure...  eppure... dieci anni fa trovai in questo strumento un rifugio, un angolino tutto per me, una scusa per fermarmi, mettermi a sedere comoda con il PC davanti e scrivere, un'attività che mi è sempre piaciuta. Non esiste chat che mi possa dare la soddisfazione di mettere una parola dietro l'altra per esternare ciò che sento e ciò che penso, formulare un pensiero. 
Più agile di un diario su carta, con quel pizzico di socialità che consiste nel lanciare i pensieri nel mare della rete, come recita il sottotitolo di cui sopra. Mi spiace un po' solo quel titolo in inglese, tornassi indietro ne penserei uno in Italiano ma ormai è nato così e così lo amo, anche con la sua grafica poco sghiribillente e con il suo sfondo nero che misi dopo l'ennesima delusione elettorale (che a questo punto non mi ricordo più da quante sono).
Che tenerezza il mio primo post: senza una figurina, con "perché" con l'apostrofo invece dell'accento e nemmeno il giustificato a destra!

Caro mio vecchio blog, non avrei mai mai detto che saresti stato mio compagno per ben dieci anni. Cin cin! Lunga vita ai blog!



mercoledì 4 gennaio 2017

A ciascuno il suo pane

A Ceserano hanno aperto un nuovo forno. Nella mia piccola patria di adozione tra la Toscana e la Liguria, questo è un avvenimento e quindi se ne discute un po'. Passandoci in una delle mie camminate quotidiane, vi sono entrata ma, per me che vengo da una grande città, è stata un po' una delusione: eccetto qualche pezzo di schiacciata, di pane pronto non ce n'era. In realtà nel forno di Ceserano si fa un solo tipo di pane.
Ciò ha scandalizzato una mia vicina (anche lei di provenienza cittadina) che ha pronosticato vita breve per la piccola attività artigiana.
Tuttavia tra quelle montagne è una cosa molto comune. Se entriamo in una qualunque pizzicheria della zona (ma anche al supermercato) e chiediamo del pane, non ci viene chiesto se lo vogliamo all'olio, cotto a legna, integrale o a lievitazione naturale, pagnotta, ciabatta o filoncino, ma ci viene chiesto di scegliere tra pane di Vinca, di Agnino, di Fivizzano, di Tendola, di Po, ecc. Insomma ogni frazione fa il suo pane.
Infatti il pizzicagnolo del mio paesello di adozione non era affatto scandalizzato che il nuovo forno facesse un solo tipo di pane, anzi, per lui è la scelta giusta per specializzarsi e farne una gran quantità. "Ha fatto persino un corso di formazione a Firenze!" mi ha detto con ammirazione.
Penso che abbia ragione e spero proprio che il giovane fornaio provetto di Ceserano abbia successo. In tutta franchezza però il suo pane non era nulla di eccezionale. Preferisco quello del mio "fornaio casalingo" che è diventato davvero bravo. Ecco la sua ultima creatura appena sfornata: