sabato 17 giugno 2017

Prigioniero del corpo e di una non-vita

Conosco Enzo come una persona solare, sempre sorridente, pacifica. Impegnato da sempre a livello politico e sociale (e infatti l'ho conosciuto grazie all'ANPI), ha ricoperto cariche importanti nell'ARCI, è stato presidente di quartiere. Un distinto signore di 86 anni a cui è sempre piaciuto informarsi, leggere e anche partecipare. 
Da qualche mese ha avuto dei gravi problemi di salute di cui non conosco bene i particolari ma so che è stato a lungo ricoverato anche, per un periodo, in terapia intensiva.
In questi giorni la figlia mi avverte che è tornato a casa e quindi mi faccio coraggio e lo vado a trovare. 
Trovo un relitto dell'Enzo che conoscevo: costretto in un letto con le sbarre, pallido, dimagrito, con la barba incolta, con grandi difficoltà a parlare sia per la mancanza di denti sia a causa (così mi dicono) di un ictus, con mobilità limitata a causa del cannello che lo alimenta. Impossibilitato a mangiare e bere da solo, deve essere anche girato nel letto e cambiato perché ha perso il controllo degli sfinteri. Mi fa una tristezza infinita lì in quel letto, dipendente completamente dagli altri, lui che tutti i giorni si faceva la sua passeggiata, pur breve, per comprare il giornale. Sono sincera: non mi sembra una vita la sua anche perché, a quanto ho capito, le possibilità di recupero sono molto molto scarse.
Di solito durante le mie visite a casa sua per discutere di cose dell'ANPI, chiacchierava quasi solo lui, mentre oggi riesce solo a dirmi: "Voglio solo dormire e morire."

giovedì 15 giugno 2017

Una scelta coraggiosa da premiare


Mentre ci sono catene che propongono aperture h 24 (ne fa un bel reportage Gad Lerner in questa puntata di Operai), la Coop di Firenze va controtendenza e rinuncia alle aperture domenicali riducendole alla sola domenica mattina e in meno della metà dei negozi. 
Ciò è frutto di una lunga battaglia dei lavoratori ma va dato atto anche alla dirigenza di averla appoggiata. Lo spiega bene la presidente di Unicoop Firenze, Daniela Mori, nell'articolo: Soddisfare i bisogni, non forzare i consumi.
Non c'è nessun bisogno di fare la spesa a tutte le ore e tutti i giorni. Talvolta è capitato anche a me di tornare a Firenze la domenica pomeriggio e di avere il frigo vuoto. Lo confesso: ho approfittato di supermercati aperti e ho fatto la spesa settimanale.
Tuttavia è giusto che i lavoratori del commercio trascorrano la domenica con la famiglia e quindi la prossima volta mi organizzerò o mi arrangerò fino al lunedì ma non premierò le catene che terranno aperto.

venerdì 9 giugno 2017

Danza della pioggia

Che tristezza il torrente Mugnone in questi giorni! Tornando a casa a piedi non ho potuto a fare a meno di documentarne le condizioni. Non riesce nemmeno a sfociare in Arno arenandosi ben prima.
Questa siccità già all'inizio dell'estate mi crea ansia. Sono preoccupata per i miei alberelli in Lunigiana, ma soprattutto per le falde e per l'agricoltura.
Oggi una gallinella d'acqua con i suoi tenerissimi pulcini zampettava sopra queste acque verdastre e asfittiche.

Mi consolerò ammirando gli splendidi girasoli che colorano la piana fiorentina.

Chissà però quanta acqua c'è voluta per farli così belli! :-(

lunedì 22 maggio 2017

Cammino di San Benedetto - prima parte: da Norcia a Rocca Sinibalda

L'anziana che abita all'inizio di Monteleone di Spoleto esce per venirci incontro sul sentiero: "Così almeno vedo qualcuno. Sono sempre sola in questa casa!" E ci racconta di quella terribile mattina del 30 ottobre 2016, quando "ballava tutto in modo impressionante! I vicini che gridavano! La casa per fortuna non ha avuto danni, ma è stata una cosa da non credere."
Giusy, che gestisce l'ostello Capisterium a Norcia, ci fa fare il giro e ci mostra le mura della bella cittadina sgretolate in alcuni punti. "Ai miei bambini, per consolarli dal trauma subito, dico che almeno ora Norcia ha guadagnato un nuovo fiume", il Torbidone, riemerso a causa del terremoto
Il sindaco di Leonessa ci accoglie in un ufficio provvisorio perché il Comune è inagibile e, mentre ci mette il timbro sulla credenziale del pellegrino, ci spiega che nel suo paese, più che per i danni agli edifici (per fortuna non gravi), temono il non ritorno dei trentamila turisti che erano qui il 24 agosto 2016.
Valeriana, 93 anni, ci ripete che lei è la più vecchia di Monteleone, mentre la sua amica ottantenne Fernanda ci racconta più volte dei suoi tre figli di cui uno quarantenne che "non ne vuol sape' di sposarsi".
Pierina invece ci accoglie con un tè e una delle suo squisite crostate all'agriturismo il Colle del Capitano, dove a cena ci deliziano con salumi e carni dei loro animali e squisite focacce fatte sul momento dalla padrona di casa.
E ritroviamo anche il sempre affascinante Fra' Renzo del Convento di San Giacomo a Poggio Bustone e l'incontenibile Rita che, con la sua consueta passione, ci spiega la Rieti sotterranea.

Sei delle sedici tappe del Cammino di San Benedetto, da Norcia a Rocca Sinibalda, 100 km a piedi tra l'Umbria e il Lazio.
E cammin facendo, abbiamo lasciato un piccolo semino di speranza nel futuro consumando qualcosa (anche solo un caffè) presso questi esercizi:

Ostello Capisterium, Norcia
Hotel delle Rose, Cascia
Trattoria L'Appennino, Cascia
Gran Caffé Royale, Cascia
Norcineria Vatsyk Ganna, Cascia
Bar La Pergola, Roccaporena
Alimentari Rosati Giulia, Monteleone di Spoleto
Agriturismo Il Colle del Capitano, Monteleone di Spoleto
Bar Pizzeria 45 Giri, Leonessa
Pub Der Lowe, Leonessa
Leo Hotel, Leonessa
Alimentari Agabiti, Leonessa
Bar Il Cappuccino, Leonessa
Convento di San Giacomo, Poggio Bustone
Bar Francescano, Poggio Bustone
La Locanda Francescana, Poggio Bustone
Alimentari Petrangeli, Cantalice
Taverna dei Fabri, Rieti
B&B La Terrazza fioRita, Rieti
Gran Caffè La Lira, Rieti
Agriturismo L'Isoletta, Rocca Sinibalda
Bar La Nuvola, Rocca Sinibalda
Ristorante Pizzeria Antica Posta, Rocca Sinibalda
Bar Un Attimo, Rieti

Qui alcune immagini del viaggio

domenica 7 maggio 2017

Al CAF per l'ISEE


Elena lavora al CAF e tutti i giorni inserisce dati per le dichiarazioni dei redditi, ISEE, IMU, RED, INPS, eccetera. Mentre risponde al telefono, recupera i fogli usciti dalla stampante e li passa alla collega dall'altra parte. Poi passa velocissima a fare un conto sulla calcolatrice, mentre un'altra collega le annuncia qualcuno in sala di aspetto che aspetta "quel documento". Allora mi mette un foglio davanti e mi indica dove firmare, mentre spilla i fogli usciti dalla stampante, li controlla velocemente e li passa alla collega che li consegnerà al cliente in sala di aspetto. Mentre controlla che ci siano tutte le mie firme, risponde alla collega che le grida un dubbio dall'altra stanza. Poi ricomincia a immettere i dati per il mio ISEE e si innervosisce un po' (ma solo un pochino) perché il sito dell'INPS è oggi è molto lento. Nel frattempo risponde alla collega che passa prendendo le ordinazioni per pranzo: "Per me risotto con le zucchine, grazie!" Poi suona di nuovo il telefono e capisco che dall'altra parte c'è una persona anziana dal fatto che Elena riformula la risposta in parole più semplici e sillabando. 
Mentre siedo davanti a lei e la vedo lavorare così penso che avrà una casa da badare, magari dei figli piccoli da andare a prendere a scuola e altre mille cose che una giovane donna ha sulle spalle. E mi sento stanca per lei.
Elena è brava, competente, veloce e anche molto paziente. Sorride sempre e si scusa con me per le numerose interruzioni che ha avuto nel fare la mia pratica. Io invece mi complimento per la sua capacità multitasking e penso che lavoratrici così le dovrebbero pagare assai bene. Temo che invece il suo stipendio non sia molto alto. Sicuramente non più alto di quello delle mie colleghe che fanno una cosa per volta e si lamentano subito se incontrano una qualche complicazione o una novità da imparare.

venerdì 5 maggio 2017

Macerato di ortica

Ho visto un documentario su RAI5 della serie "L'insospettabile talento delle piante" dedicato all'ortica e alle sue straordinarie proprietà. Così ho deciso di utilizzare le ortiche del mio campo (proprio quelle che tutti gli anni cercavo inutilmente di eliminare). 
Pare che sia un ottimo fertilizzante e antiparassitario naturale. 
Il problema è che non so quando tornerò in campagna. Spero che non sia troppo "macerato" 😖

domenica 16 aprile 2017

Il giorno di Pasqua sul Monte La Nuda

Una delle mete per noi consuete quando non abbiamo voglia di svegliarsi molto presto. Appena un'ora d'auto, 600 metri di dislivello in un'ora e mezzo. Si cammina dapprima dentro un bel bosco (oggi particolarmente solitario) poi si esce nella conca glaciale del Monte la Nuda costellata di nevai e disseminata di Crocus. Si passa il Bivacco Rosario e poi si sale ripidamente. 
Oggi per evitare di scivolare sui nevai siamo costretti ad arrampicarci tenendoci con le mani alle piantine di mirtilli (mi dispiace!).
Che fatica! Ma in cima la vista spazia a 360°. 

Dalle Apuane alla valle di Fivizzano, alla pianura padana con la pietra di Bismantova e, in lontananza, le Prealpi per finire alla conca di Cerreto Laghi purtroppo deturpata dalle strutture per il turismo invernale.



lunedì 10 aprile 2017

Sulla mia pelle il vaffanculo che non riesco a dire

Ricordo un inverno di molti anni fa quando, attraversando  un periodo di particolari ansie procurate da tensione sul lavoro, scoprii sulla mia pelle macchioline rosse che squamavano. Mi dissero che si trattava di dermatite atopica, una specie di sorella minore della psoriasi.
Da allora evito saponi e bagnoschiuma e mi ungo con creme non profumate ogni volta che faccio la doccia. Nell'estate di quell'anno presi il sole al mare e la dermatite mi lasciò in pace per diverso tempo.
Poi però da alcuni anni è ricomparsa in punti sempre diversi: sotto gli avambracci, sul fianco, sulla nuca. Durante l'ultimo inverno mi ha tormentato costantemente con il suo insopportabile prurito e recentemente sta dando il meglio di sé intorno alle orecchie e sotto il mento.
So che con una crema al cortisone sparirebbe in brevissimo tempo ma so anche che, per l'effetto rebound, me la vedrei tornare implacabile e magari potenziata. Quindi evito di intossicarmi. Tanto pare che sia una malattia cronica dovuta ad un mix di genetica (mia madre ne ha sofferto per anni), di ambiente e di reattività autoimmune da stress.
Purtroppo ora è particolarmente evidente e mi fa sentire a disagio. 


Va beh, diciamo che mi faccio abbastanza schifo. Ma siccome pare che non sia una malattia pericolosa, né contagiosa, mi sono detta che alla fin fine forse è inutile farsene un cruccio. E così la pubblico a memoria di questo periodo di particolare tensione che spero non si ripeta.
In fin dei conti, mi sono detta, probabilmente la mia pelle esprime il disagio che io, per educazione, non riesco a tirar fuori di me. E quindi è bene che si veda!

domenica 2 aprile 2017

Banchini, banchini, banchini

"Sono un po' stanchina" potrei parafrasare la celebre battuta di Forrest Gump alla fine di questo fine settimana dedicato a banchini per buone cause.
Sabato mattina vendita delle uova per l'Associazione Italiana Leucemie. Non abbiamo venduto molto. Purtroppo la gente ha sempre meno soldi e le associazioni di questo tipo si fanno una concorrenza assurda facendo banchini nello stesso centro commerciale nelle stesse date. 

Domenica invece tutto il giorno a vendere prodotti di Libera presso un mercatino equo e solidale dove abbiamo realizzato un discreto incasso per gli standard della nostra bottega. Certo, l'operazione non sarebbe sostenibile dal punto di vista economico se si dovessero pagare due persone per stare al banchino dalle 9 e mezza alle cinque del pomeriggio. Tuttavia l'ho fatto volentieri ed è stato anche piacevole.
Anche se stasera sono un po' stanchina.

lunedì 20 marzo 2017

Il valore dello spazio nelle nostre case


Quattro giorni impegnata ad aiutare mia sorella nel trasloco. A dispetto della pura convenienza economica e contro tutti i pareri in famiglia, ha preferito vendere la villetta in comproprietà con l'ex marito (due piani più taverna, soffitta, garage, giardino e tutti i comfort) e, con la sua metà, comprare un piccolo appartamentino in città di 63 mq dove andrà a vivere con i due figli adolescenti e i due cani. Una scelta coraggiosa la cui fatica si è accollata tutta da sola nei ritagli di tempo libero da un lavoro non leggero.
I traslochi sono sempre un incubo ma concentrare la quantità di roba accumulata in una casa grande in un'altra di metà superficie è davvero un'impresa. 
Eppure l'ho vista contenta alla fine di questi giorni, distrutta, ma felice. La casa dove ha vissuto negli ultimi vent'anni non l'ha mai sentita sua, ogni oggetto le ricordava le infinite discussioni col marito alla fine delle quali la spuntava quasi sempre lui; i vicini (colleghi di lui) con i quali non è mai andata d'accordo; gli spazi da pulire e ripulire incessantemente senza poter contare nell'aiuto dei suoi familiari.
Una bella sfida attende lei e i suoi due "principini dalle mille scarpe": un sano esercizio di sobrietà. Possedere un oggetto non è una cosa neutra, bisogna valutare se è degno di occupare lo spazio che abbiamo a disposizione.
Una direttrice che ho avuto, e che aveva comprato un piccolo appartamento nel centro di Firenze anche lei dopo una separazione, soleva dire: "Questa casa mi è costata 4 milioni di lire al metro quadro, quindi ogni cosa che compro deve essere degna di occupare il relativo spazio che è così prezioso."

sabato 18 marzo 2017

L'orto sul balcone versione 2017

Dopo gli esperimenti degli anni passati (il cetriolo nascosto, le zucchine invadenti, le fave solinghe, gli agli mingherlini), quest'anno abbiamo deciso di ridurre le ambizioni. L'orto sul balcone sarà occupato dalle piante aromatiche: accanto al generoso prezzemolo che ci dona le sue foglioline da diversi anni, ci sarà l'immancabile basilico ma anche il timo, la salvia e l'origano.
D'altro canto sperimenteremo la riproduzione per seme di piante selvatiche di cui abbiamo raccolto i semi nella passata stagione: Ginestra,
Elicriso
Magnolia
Acacia di Persia
Arancio amaro preso nella Piana di Lentini
Stay tuned!

mercoledì 8 marzo 2017

Andare in pensione come femmina

"Uhm, vedo ancora dell'attività nelle ovaie. Complimenti, signora! A cinquantaquattro anni non ci siamo ancora alla menopausa" mi dice la ginecologa durante l'ecografia transvaginale. 
Francamente, dopo più di quaranta anni di "onorato servizio" e due figli, io lascerei volentieri alle spalle la faccenda mestruazioni, assorbenti eccetera. E' vero che mi allarmano un po' i racconti delle donne sui sintomi della menopausa, dalle famose fastidiose caldane, all'ingrassare a vista d'occhio senza aver mangiato più del solito, all'osteoporosi, agli sbalzi di umore.
Così provo sentimenti contrastanti ogni volta che un ciclo salta. Non perché mi sfiori l'idea di un altro figlio (per altro quasi impossibile), ma certo si volta pagina. E' un po' come se andassi in pensione come essere riproduttivo di genere femminile.
"Mah, signora, qui è tutto fermo" mi dice invece l'ecografa scrutandomi l'addome inferiore, "io dico che ci siamo."
Beh, insomma, anche i medici sono discordanti così come le mie sensazioni verso questa nuova fase della mia vita.

lunedì 6 marzo 2017

Il contagio di @MovimentoArturo

 Si fa presto a dire "non mi farò catturare dai social". Si fa presto a dire "mi iscrivo a Twitter ma seleziono accuratamente gli account da seguire per non perdermi nel mare del chattìo". 
Poi scoppia il caso del @MovimentoArturo, nato per scherzo dalla trasmissione Gazebo, mi ci iscrivo e mi diverto un casino. Movimento Arturo nasce in risposta al nome poco felice preso dagli scissionisti del PD: MoDemPro. Nasce per voglia di cazzeggiare ma poi diventa una gara in tutta Italia, in molta parte delle Europa e persino fuori, al tweet o al gruppo più creativo e divertente facendo finta di essere veramente un partito, con i circoli, le assemblee, le mozioni e persino con la soluzione a grandi problemi del paese. Eppure alcuni tweet sono davvero geniali e i gruppi autoproclamati sono fantastici. Tutto sommato il fatto di aver collezionato in pochi giorni 36700 follower fa capire sia la potenza di uno strumento come la rete sia anche la voglia di partecipare e di condividere qualcosa, anche se leggero e futile.
Se io fossi un antropologo uno studio ce lo farei. Intanto mi vado a leggere l'ultimo tweet.

domenica 5 marzo 2017

Pranzo con i vecchi compagni di scuola

 
A dirla tutta non avevo granché voglia di andare a questo pranzo con i vecchi compagni di scuola. Da più di due mesi sul relativo gruppo Whatsapp imperversano i "buongiorno", le faccine che buttano baci, i cuoricini e la retorica dei buoni sentimenti.
Tuttavia non è andata male.
Immaginavo un evento meno rumoroso, dove ognuno potesse parlare e farsi sentire invece di urlare sul casino degli altri. Però l'atmosfera è stata serena. Niente lacrime, molti sorrisi e battute, molta goliardia fanciullesca. Non mi è sembrato (come un po' temevo) che nessuno fosse particolarmente intento a confrontare le rughe o i capelli bianchi o la pancetta degli altri con la propria.
Ci siamo lasciati tutti con il proposito di rivedersi presto. Chissà se manterremo e chissà se avrò voglia di parteciparvi. Sono cose belle perché sporadiche ma so che non ho molto da condividere con questi ragazzi e ragazze ultracinquantenni. Vedremo.

lunedì 27 febbraio 2017

Si è spento il sorriso del "mio" partigiano


Vorrei vedere ancora il tuo sorriso così buono.
Vorrei vederti ancora seduto a quel tavolino alla casa del popolo dove andavi tutti i pomeriggi.
Vorrei che tu mi raccontassi per la milionesima volta di quando, l'8 settembre 1943, eri a Gorizia e vedevi passare dei treni merci carichi di soldati che cantavano "Mamma".
Vorrei sertirti ancora finire le frasi con "eccetera eccetera" per mascherare le tue difficoltà nel trovare le parole.
Vorrei che tu mi chiedessi ancora di darmi da fare con il tesseramento ANPI perché... "ce n'è bisogno!"

E invece te ne sei andato, Alfio.
E io che ti avevo promesso di farti visita "subito dopo le feste" ho aspettato troppo e non ti vedrò.
Mi mancherà il tuo affetto sincero e la tua gratitudine perché ho cercato di mandare avanti la sezione ANPI al posto tuo che non ce la facevi più.
Mi mancherai, Alfio.

domenica 19 febbraio 2017

Come è corto il finesettimana!

Uffa, vorrei che il finesettimana durasse almeno quattro giorni. 
C'è da reimpinguare il frigorifero, c'è da cucinare le verdure comprate, c'è da fare le lavatrici, c'è da aiutare mia sorella e fare visita ai miei genitori, c'è da aprire il giardino pubblico, c'è da dare una mano alla bottega di Libera o a qualche banchino con i prodotti di Libera (come oggi) e poi c'è da camminare la solita ora/ora e mezza per mantenere la forma fisica e poi c'è da recuperare un po' di sonno dormendo anche solo un'oretta di più e poi c'è cercare quella cosa in rete e poi c'è da sistemare quei documenti che mi servono la prossima settimana e poi .... e poi... Cosa c'era poi? 
Ah, sì! Ci sarebbe anche da rilassarsi un po'.


lunedì 6 febbraio 2017

Esperimento twitter

Resistere, resistere, resistere all'assedio dei social assorbitori insaziabili di quella preziosissima risorsa che è il tempo. 
Tenersi caro il buon telefono "da pensionati" (definizione dei miei figli) anche se la mia mamma, pensionata settantaseienne, ha lo smartphone e accedere a Whatsapp solo tramite computer e solo per comunicare con gli amici intimi o i familiari (unica via per ottenere informazioni dai figli).
Pur tuttavia, dopo anni e anni di social top ten di Gazebo tra hashtag, chiocciole, retwitt ecc., mio figlio aspirante informatico mi ha messo curiosità e così ecco il mio primo twett:
C'è chi ha fatto di Twitter lo strumento principale di propaganda della sua azione di governo e che ora torna a quel mezzo un po' agée che è il blog. Io invece, che mi sento e sono agée e che sul blog ci sto da dieci anni, provo a fare questo esperimento.  Non sono sicura che avrò tempo di seguirlo e soprattutto voglio resistere alla tentazione di abbonarmi a troppi siti per non venirne assorbita. Per ora mi limito alle previsioni del tempo del Lamma, al Comune di Firenze e poco più. Mio marito non fa che ripetermi che Twitter è in crisi e sta chiudendo. Vedremo.

domenica 5 febbraio 2017

Se la zuppa la fo da me

Lo so, lo so. Per un'alimentazione ecosostenibile e più salutare bisognerebbe rifuggire dai prodotti industriali, soprattutto da chi ti propone scorciatoie, cibi pronti, ecc. Ma come si fa? Chi si può permettere di andare al mercato tutti i giorni e scegliere prodotti freschi, magari da produttori locali, cucinarli e mangiarli il giorno stesso?
E così anch'io che sono sempre di corsa (come tutti) ogni tanto cedo a qualche prodotto industriale. Per esempio le zuppe fresche, quelle che stanno in frigo e che tutto sommato non hanno conservanti o esaltatori di sapidità. Poi ora c'è pure la linea bio della Coop, un po' meno saporita a dire il vero, ma probabilmente più salutare come materie prime.
E però... e però... capita di vedere la puntata di Quante Storie dove Stefano Liberti, giornalista che ha scritto un libro-inchiesta sul cibo, raccomanda di cucinarsi il più possibile i cibi da sé partendo dalle materie prime, poi c'è il servizio terroristico di Report che spiega quanto fa male scaldare i cibi nella plastica (a dire il vero lo avevo sempre sospettato) e poi c'è il rischio botulino
Insomma un pianto e un lamento ho deciso di cuocermi un abbondante minestrone di verdura partendo dalle verdure e farmi le mie dosi di zuppa da surgelare (ovviamente in vetro!!).

Il gusto, sono sincera, non è affatto migliore di quelle industriali però vuoi mettere sapere cosa c'è dentro? E poi col tempo, se non mi scoccio, magari diventerò più brava.

lunedì 23 gennaio 2017

Piantare fagioli e raccogliere broccoli

La mia idea era quella di tornare a trovare i soci della cooperativa che coltiva i terreni confiscati alla mafia nel territorio tra Catania e Siracusa unendomi ad una delegazione che tutti gli anni parte dalla mia città per partecipare alla raccolta delle arance. Per una serie di disguidi e disorganizzazioni mi trovo da sola col biglietto aereo fatto e non modificabile. Ma i miei amici siciliani mi rassicurano e mi invitano a venire anche da sola. Così parto con la voglia di partecipare alla raccolta e alla lavorazione delle loro squisite arance.
In realtà la scelta infelice dei giorni di permanenza (fatta da chi doveva partire e non è partito) fa sì che posso assistere solo ad una giornata di lavoro mentre per il resto il mio soggiorno è stato oggetto di una gara di ospitabilità impagabile.
Un giovane socio mi ha fatto compagnia costantemente durante i tre giorni, pronto ad esaudire ogni mio desiderio, scorrazzandomi di qua e di là, supportato sabato da un cuoco diciannovenne (un ragazzo eccezionale). 
E poi chi ci ha fornito le squisite fettine del maialino allevato personalmente, chi ci ha offerto una fantastica ricotta bollente, appena uscita da un pentolone scaldato a legna come da antica tradizione.
Quindi servita, riverita e ultra coccolata. Di farmi lavorare non se parla proprio, così come di pagare la quota di iscrizione che pure era prevista. Ospite al cento per cento, come solo al Sud sanno fare.
"Non ti preoccupare. Abbiamo piantato fagioli e sono usciti broccoli" spiega con una metafora efficace il capo della cooperativa.
Eh sì, lo stesso potrei dire io che volevo lavorare ed invece ho fatto la signora. Va beh, sarà per un'altra occasione, così imparo ad intestardirmi nel fare cose fuori dal comune.

mercoledì 11 gennaio 2017

E se un decennio vi sembra poco...

Nell'era di WhatsApp, Twitter, Instagram, Snapchat, dove imperversano le immagini e la scrittura breve, veloce senza nessuna cura grammaticale e ortografica, il blog è ormai obsoleto e poco attraente. 
Eppure...  eppure... dieci anni fa trovai in questo strumento un rifugio, un angolino tutto per me, una scusa per fermarmi, mettermi a sedere comoda con il PC davanti e scrivere, un'attività che mi è sempre piaciuta. Non esiste chat che mi possa dare la soddisfazione di mettere una parola dietro l'altra per esternare ciò che sento e ciò che penso, formulare un pensiero. 
Più agile di un diario su carta, con quel pizzico di socialità che consiste nel lanciare i pensieri nel mare della rete, come recita il sottotitolo di cui sopra. Mi spiace un po' solo quel titolo in inglese, tornassi indietro ne penserei uno in Italiano ma ormai è nato così e così lo amo, anche con la sua grafica poco sghiribillente e con il suo sfondo nero che misi dopo l'ennesima delusione elettorale (che a questo punto non mi ricordo più da quante sono).
Che tenerezza il mio primo post: senza una figurina, con "perché" con l'apostrofo invece dell'accento e nemmeno il giustificato a destra!

Caro mio vecchio blog, non avrei mai mai detto che saresti stato mio compagno per ben dieci anni. Cin cin! Lunga vita ai blog!



mercoledì 4 gennaio 2017

A ciascuno il suo pane

A Ceserano hanno aperto un nuovo forno. Nella mia piccola patria di adozione tra la Toscana e la Liguria, questo è un avvenimento e quindi se ne discute un po'. Passandoci in una delle mie camminate quotidiane, vi sono entrata ma, per me che vengo da una grande città, è stata un po' una delusione: eccetto qualche pezzo di schiacciata, di pane pronto non ce n'era. In realtà nel forno di Ceserano si fa un solo tipo di pane.
Ciò ha scandalizzato una mia vicina (anche lei di provenienza cittadina) che ha pronosticato vita breve per la piccola attività artigiana.
Tuttavia tra quelle montagne è una cosa molto comune. Se entriamo in una qualunque pizzicheria della zona (ma anche al supermercato) e chiediamo del pane, non ci viene chiesto se lo vogliamo all'olio, cotto a legna, integrale o a lievitazione naturale, pagnotta, ciabatta o filoncino, ma ci viene chiesto di scegliere tra pane di Vinca, di Agnino, di Fivizzano, di Tendola, di Po, ecc. Insomma ogni frazione fa il suo pane.
Infatti il pizzicagnolo del mio paesello di adozione non era affatto scandalizzato che il nuovo forno facesse un solo tipo di pane, anzi, per lui è la scelta giusta per specializzarsi e farne una gran quantità. "Ha fatto persino un corso di formazione a Firenze!" mi ha detto con ammirazione.
Penso che abbia ragione e spero proprio che il giovane fornaio provetto di Ceserano abbia successo. In tutta franchezza però il suo pane non era nulla di eccezionale. Preferisco quello del mio "fornaio casalingo" che è diventato davvero bravo. Ecco la sua ultima creatura appena sfornata: