lunedì 26 dicembre 2016

Nostalgia dei tempi della scuola?

Continua imperterrita la chat dei miei vecchi compagni di scuola. Anzi, via via ne scovano altri, anche di quelli che non ci hanno accompagnato per tutte e cinque gli anni, che entrano e danno il loro contributo.
"Nostalgia?" chiede una.
"Sì, tanta." risponde Raffaele (il promotore di queste rimpatriata), "Lo sai il perché? Perché per me quegli anni sono stati i più belli ed i ricordi sono indelebili"
Mah, mi sento un po' controcorrente. Per me quegli anni non sono stati affatto i più belli. Anni di grande tormento interiore. Soffrivo perché mio padre non mi faceva frequentare i miei compagni al di fuori della scuola (mentre loro erano più liberi, potevano uscire e condividere cose che a me erano precluse). E poi non mi piacevo, non accettavo il mio corpo, mi sentivo brutta (come tutti i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 18 anni del resto). Avrei voluto essere grande, matura e sicura di me e invece ero immatura, timida, complessata. Odiavo l'estate perché, finita la scuola, non avevo più contatti con i miei coetanei (che tra l'altro, salvo qualche nobile eccezione, non mi cercavano nemmeno).
Insomma non tornerei mai a quel periodo. Molto meglio quello successivo quando cominciai a lavorare e a rendermi autonoma. Potei così ribellarmi a mio padre e prendere in mano la mia vita anche se il prezzo da pagare fu rinunciare all'università, lavorare dall'età di 19 anni per poter andare a vivere da sola a 22.
Tuttavia non so quanto i miei compagni siano obiettivi in tutta questa nostalgia. L'adolescenza è un periodo importante di costruzione del nostro sé ma raramente è un periodo sereno.
Si noti l'aria tra lo spaurito e lo sconsolato che avevamo pur essendo in gita a Venezia!

sabato 24 dicembre 2016

Sopravvivere alla spesa della vigilia


Sabato vigilia di Natale. Esco di casa alle 7.30 perché sono di turno nell'aprire il giardino pubblico. Strade deserte. Sembra una mattina di festa. Tutti dormono. Bene, così spero che ci sia ancora poca gente all'ipermercato dove devo fare la spesa, come tutti i sabati del resto.
E invece sono tutti lì, in un delirio da ormone del consumo schizzato a valori stratosferici!
"Il pesce oggi si vende da pulire perché non abbiamo tempo." "Niente focacce, oggi i forni sono impegnati a soddisfare le richieste di pane." Commesse con il cappello di babbo Natale che stringono i denti: "Passerà questo tour de force!" 
"Queste melanzane sembrano finte, così lucide!" accenno ad una signora accanto a me, ma è troppo concentrata nel "portare a casa il risultato" per considerarmi.
"Auguri, signora!" mi dice inaspettatamente una commessa che sta mettendo a posto i dentifrici e poi attacca a parlarmi dei suoi seri problemi di salute. C'è anche chi si ferma a fare salotto nei corridoi intralciando gli altri sull'orlo di una crisi di nervi. 
Chissà, forse in questo carosello allucinante, in realtà la gente avrebbe voglia di fermare la corsa e di sedersi a chiacchierare del più e del meno senza il pensiero della cena della vigilia, del pranzo di Natale da preparare, degli ultimi regali, dello speriamodinonessermidimenticatanulla.
Ma passerà anche questo Natale e ci potremo rilassare un po'.

domenica 18 dicembre 2016

Quando il passato ti bussa su Whatsapp


"Raffaele sta organizzando una cena con tutti i compagni della V D. Posso dargli il tuo numero?" mi chiede una mia amica (l'unica con cui sono rimasta in contatto dai tempi della scuola.
"Sì, certo." rispondo io.
Queste rimpatriate non mi entusiasmano. Di solito si sbircia sul corpo degli altri i segni del tempo passato sperando di esserne immuni e soprattutto si ricrea la stessa atmosfera goliardica, gli stessi lazzi di quando non avevamo ancora vent'anni.
Tuttavia, un po' la curiosità, un po' l'affetto per quella parte di me che i miei vecchi compagni di scuola rappresentano, ho intenzione di partecipare a questa cena.
Pochi minuti dopo mi trovo iscritta sul gruppo Whatsapp "V° D il mito 1981" creato da Raffaele (il nome è di fantasia come tutti i successivi) e lì comincia il carosello di "buon giorno... buona notte... freddino stamani... " faccine, cuoricini, tazzine di caffé ed emoticon vari.
La tentazione è quella di abbandonare subito il gruppo e difatti tre o quattro dei miei compagni abbandonano subito (senza neanche un saluto!). Ma poi mi dico che magari basta silenziare le notifiche e leggere solo quello che mi interessa, tanto per arrivare preparata alla cena e non fare gaffe.
E così emergono anche pezzi di vita...
"Siete tutti sposati? A me non mi ha voluta nessuno..."
"Io mi sono sposata e separata e poi dopo quattro anni siamo tornati insieme..."
"Io ho fatto il bis... e adesso ho una moglie fantastica!"
"Io vivo insieme alla mia mamma e al mio gatto. Sono stata 26 anni insieme ad uno ma sempre ognuno a casa propria... adesso è morto da 8 anni. L'unico rimpianto che ho è di non aver avuto dei figli ma col senno di poi e per come va oggi il mondo forse è stato meglio così."
"Sonia è l'altra metà del mio cielo: a volte nuvoloso a volte sereno. Sono sposato da 27 anni con two girls Arianna di 24 anni ed Emanuela di 17."
"Lavori sempre alle Poste?"
"Niente Poste, mi sono licenziata dopo 12 anni per seguire i miei bambini."
"Io sono emigrata da Firenze sulla provincia di Siena. Ho girovagato un po' per vari uffici e poi dopo 30 anni mi è toccata casa ma questa è la vita..."
"Tu fai ancora mercati?"
"Sì, ormai non ne levo piu le gambe. Comunque mi piace anche se è molto faticoso. Mi dà ancora un sacco di soddisfazioni nonostante la crisi."
"Vi ricordate come ero ciuca? Quando finì la scuola dissi che non ci avrei messo più piede. Ebbene sapete dove va a scuola mio figlio??? Proprio lì! Fortunatamente non è ciuco come la mamma!"
Pezzi di vita che emergono. Vite normalissime. Le associo alle facce delle ragazze e dei ragazzi dei miei ricordi. Alcuni rivelano la stessa identica personalità di allora. Altri sembrano assai diversi. Ragazze timide e complessate che invece chattano a tutto spiano e spiattellano cose anche intime. Sarà che dietro la tastiera ci si sente tutti coraggiosi? Sarà la solitudine?
Non so se resisterò allo stillicidio di decine di messaggi al giorno fino alla cena prevista per metà gennaio. Vedremo.
La mia vita, se a qualcuno interesserà, la racconterò a voce.

domenica 27 novembre 2016

Se ci sarà da dire NO, non mi tirerò indietro

Lo spettacolo dei Ginko Biloba alle Cascine
"Questi tuoi post sono da pieno riflusso!" mi dice mio marito (uno dei miei sparuti lettori). E' vero. Non tratto più di politica da tempo e nemmeno di attualità. Che devo dire? Che mi demoralizza apprendere che gli Americani abbiano eletto un presidente improbabile e detestabile sotto tutti i punti di vista? Che in Italia abbiamo un capo del governo che non è stato eletto e che è impegnato al massimo a far passare leggi dettate dai poteri forti? Che per la rivoluzione bisognerà attendere e parecchio visto che in tutto il mondo occidentale soffiano venti di razzismo e di difesa dei privilegi? Che devo fare? Scendere in piazza non serve più in questa società mediatica. Gli scioperi sono armi spuntate. I movimenti e le associazioni sono allo sbando. Non mi piace come sta andando il mondo e non mi sento in grado di poter fare niente per cambiarlo, ma soprattutto non ho voglia di investire tempo e aspettative per incassare ancora delusioni su delusioni.
Certo quando ci sarà da dire di NO (come il 4 dicembre) lo dirò, e lo farò finché campo, ma sono consapevole che, comunque vada, il giorno dopo l'andazzo sarà lo stesso se non peggiore.
Questo mio pessimismo cosmico mi porta a rifugiarmi nella natura. Solo osservando la natura capisco che l'umanità è una inezia. Per me il modello sono gli alberi, che crescono silenziosi e tenaci e regalano talvolta degli spettacoli incredibili come quello dei Ginko Biloba stamani camminando al parco delle Cascine. 


mercoledì 23 novembre 2016

Un mondo sul palmo della mano


L'altro giorno ho preso l'autobus senza mettermi le cuffie per ascoltare o vedere qualcosa. Così non ho potuto fare a meno di osservare i passeggeri che viaggiavano con me. Incredibile come la stragrande maggioranza fosse a capo chino sullo smartphone. Chi, non essendo di Firenze, seguiva il percorso per capire dove scendere. Due ragazze entrambi dotate di auricolari si mostravano l'un l'altra video, foto o messaggi. Una signora di una certa età chattava con caratteri cubitali, tali da poter sbirciare, con un'amica e le scriveva per scusarsi di essere in ritardo e di pregarla di entrare a prenderle il posto. Una ragazza guardava un video insignificante. Una giovane donna mostrava di annoiarsi cambiando schermata continuamente e alla fine aprendo una chat in WhatsApp con scritto semplicemente: "Che fai?"
Mio figlio ventenne quando gli ho descritto questo quadro mi ha chiesto: "E che male c'è? E' normale! In fin dei conti anche tu ti senti i podcast sull'autobus?"
E' vero ma non su uno smartphone, sarei continuamente distratta dalla possibilità di comunicare.
Ma il mio non vuole essere un giudizio morale. E' una constatazione di come questo apparecchio ha rivoluzionato le nostre vite. Abbiamo un computer in tasca, più veloce e più performante dei computer che abbiamo avuto finora. Un filo che ci lega al mondo intero e che ci permette cose che neanche ci immaginavamo noi, che non siamo nativi digitali.
Chiedere all'autista aiuto per sapere quando scendere? E perché? C'è Google map! Cambiare all'ultimo momento luogo e ora di un appuntamento? C'è WhatsApp!
Senza contare sapere al volo se un locale è aperto o chiuso, a che ora parte il prossimo treno prima ancora di essere in stazione, se c'è coda per entrare in autostrada e mille altre comodità che rendono la vita facile.
E che dire della possibilità di seguire i figli ovunque siano? Ieri a mezzanotte abbiamo seguito in diretta la lite su WhatsApp tra i miei due perché uno aveva lasciato lo scooter senza benzina. 
Abbiamo solo da guadagnare da questo sottile parallelepipedo che contiene il mondo? Questo mondo che ci bombarda continuamente di informazioni e notizie anche se non gliele abbiamo chieste? Oppure ci stiamo perdiamo quei momenti di vuoto e di noia, tipici delle attese, le code, i viaggi sui mezzi pubblici, momenti che servivano a rielaborare i nostri pensieri e chissà forse a farci venire delle idee o forse a crescere e a maturare? Chi lo sa?! 

PS intanto io, come l'ultimo Giapponese sull'isola, resisto.

domenica 20 novembre 2016

Un anno in cammino

Camminando sull'argine del canale
Alla fine della mia giornata di lavoro in ufficio ho la testa che mi ribolle a forza di concentrarmi nel risolvere le piccole e grandi magagne della burocrate pubblica. Talvolta sono anche nervosa a causa delle interazioni con i colleghi. Talvolta ne ho piene le tasche di spiegare le stesse cose a mille persone che non mi ascoltano.
Così non vedo l'ora di infilarmi le scarpe comode, le cuffie sulle orecchie, accendere l'mp3 ed incamminarmi verso casa. 
E allora tutto mi pare più semplice o comunque non così drammatico come sembrava poco prima. Il cielo di colore sempre diverso, i cavalli che pascolano, gli uccelli che mi svolazzano intorno, garzette, aironi, piropiro, germani. L'acqua del canale che scorre, gli alberi che hanno messo i fiori, i funghetti nati sull'argine, il canneto, i tramonti.
La mia ora di libertà e di pace: il mio cammino fino a casa. Quasi sette chilometri in piano, circa 80/90 minuti, col caldo, col freddo, col sole, col vento e, perchè no, anche con la pioggia. Raccogliendo, quando mi è possibile, lattine, bottiglie di vetro e di plastica per buttarli al primo cassonetto. Un piccolissimo contributo per rendere il mondo un po' più pulito. Ascoltando audiolibri, podcast di Fahrenheit, Wikiradio, La lingua batte, conferenze del Festival della mente e tante altre cose che mi arricchiscono la mente mentre il mio corpo si allena e le tensioni si scaricano.
Tre volte la settimana (salvo contrattempi), il lunedì, il mercoledì e il venerdì, alle quali si aggiunge la camminata più lunga la domenica.
Oggi è un anno che mantengo il mio proposito, con pochissime eccezioni. Ormai è diventato un bisogno fisico che mi manca tantissimo quando sono costretta a saltare. Spero faccia bene alla mia salute fisica ma di sicuro fa bene al mio morale.

Qui gli album cominciati l'anno scorso con arricchimenti successivi:

Percorso 1

Percorso 2 

domenica 13 novembre 2016

#facciamocispazio

Il nostro paese pullula talmente tanto di comitati e associazioni che c'è materiale per un bel po' di tesi di sociologia. Chissà se è normale questo proliferare di movimenti dal basso che si prendono a cuore un quartiere, una strada, una valle, una piazza, un giardino, ecc.
Da un lato destano ammirazione queste persone che spendono tempo ed energie per fare qualcosa che esula dal proprio tornaconto personale. Penso alle Mamme No Inceneritore che dopo manifestazioni, conferenze, concerti e proteste varie hanno visto bloccata dal TAR la costruzione di un inceneritore tradizionale in una piana già avvelenata da tante infrastrutture pesanti. Davvero tanto di cappello!
Tuttavia non tutti i comitati mi piacciono. Nel mio quartiere c'è un'associazione "contro il degrado" che ha dei toni un po' leghisti e fascisti (non a caso pare sia frequentata da neofascisti). Quando sento mantra del tipo "vogliamo le telecamere, vogliamo più forze dell'ordine" per poi arrivare "questi stranieri fanno casino, sono sempre ubriachi, ho paura per mia moglie, mia figlia, ecc.", drizzo le antenne e me ne sto alla larga.
Invece quelli dell'associazione giardino di San Jacopino mi piacciono. Ho partecipato a loro eventi e ho visto la volontà di socializzare anche con culture diverse e di creare un quartiere sereno ed accogliente per tutti. Ho partecipato alle loro riunioni e li ho visti molto impegnati fino a sera tardi per migliorare questo giardino pubblico non come spazio proprio ma come spazio di tutti. 
Anche loro si dichiarano apartitici (altra definizione che mi fa drizzare le antenne) tuttavia sanno stare lontani da realtà populiste e fasciste perché, un conto è essere autonomi dai partiti, un conto è la becera antipolitica fine a se stessa.

Sabato ho marciato con loro per le strade del quartiere, con i palloncini e gli striscioni fatti a mano, con bambini e passeggini per chiedere più verde nel quartiere, stop alla speculazione edilizia, più spazi sociali di aggregazione, più piste ciclabili.

Ecco alcune immagini della manifestazione

giovedì 10 novembre 2016

Ma la pesca birindella vuole o no i tagli di ritorno?

Potatuta a vaso o a piramide?
Gemme apicali, ascellari o avventizie?
Succhioni e polloni vanno eliminati?
Una pianta si dice vigorosa quando è ricca di gemme vegetative o di gemme produttive?
Come si distingue la lamburda dal brindillo e dal ramo misto?
Quando è il caso di fare tagli di ritorno?
Quali specie si possono riprodurre per talea trapiantando i polloni?
Qual è il tempo di carenza della poltiglia bordolese, del macerato di ortica o del silicato di sodio?

Queste domande non mi suonano più strane dopo il corso a cui ho partecipato sabato scorso presso i Vivai Belfiore sul frutteto familiare biologico. Un posto splendido, sulle colline a Sud-Ovest di Firenze tra boschi e vigneti. Un'azienda che si occupa principalmente della salvaguardia e della vendita dei frutti antichi (che, come ci hanno spiegato, sono quelli utilizzati prima del 1850). Molto attenti ad utilizzare trattamenti naturali, come appunto la poltiglia bordolese, la propoli, il macerato di ortica, il silicato di sodio, al vivaio offrono anche un pranzo delizioso, con ingredienti della nostra regione e ricette raffinate. Curatissimo l'ambiente anche nei particolari (come il bel mazzo di elicrisio che profuma i bagni).
Il melograno vuole l'impollinazione incrociata
Quello della frutticoltura è tutto un mondo che neanche ci immaginiamo e quella della potatura un'arte che non si impara certo in un giorno. Tuttavia non vedo l'ora di provare i consigli che ho acquisito sul mio frutteto (finora trattato in modo assolutamente naturale cioè con trattamenti zero).


domenica 6 novembre 2016

4 novembre 1966, io c'ero ma...

In questi giorni tutti rievocano l'alluvione di Firenze di cinquant'anni fa. La retorica degli angeli del fango, le testimonianze dirette, la città che seppe rimboccarsi le maniche e autorganizzarsi senza aspettare gli aiuti nazionali che ritardarono tantissimo.
Stamattina camminavo lungo l'Arno al Parco delle Cascine. L'acqua marrone del fiume scorreva veloce sotto un cielo plumbeo. Alla pescaia si ammirava tutta la forza impetuosa della massa dei flutti e si poteva avere un piccolo assaggio di cosa poteva essere cinquant'anni fa.
Io non avevo neppure quattro anni e abitavo al settimo piano di un palazzo nella periferia Nord di Firenze dove la piena non arrivò. Ho un vago ricordo però di allarme e concitazione tra i miei genitori, con mio padre che voleva andare a vedere cosa fosse successo e mia madre che non voleva che lui uscisse di casa. Non so bene se è un ricordo diretto o frutto di racconto successivo, tuttavia pare che quando vidi mio padre prepararsi per uscire, corsi a mettermi i miei stivaletti di gomma per andare con lui. Mi bloccarono sulla porta con la scusa che li avevo messi al contrario e mio padre mi lasciò a casa.
Mi spiace un po' non avere ricordi di un evento importante per la mia città tranne il fatto che in quel periodo mancava spesso l'acqua dai rubinetti e saltava la corrente.
Certo, fecero bene i miei genitori a non farmi correre rischi. Tuttavia nei giorni seguenti, passato il pericolo, avrebbero potuto portarmi a vedere la città devastata dal fango. Avrei avuto anch'io il mio personale ricordo dell'alluvione.

venerdì 4 novembre 2016

Ciao zio Roberto!

Quando ero piccola ricordo che ti prendevano in giro tra cognati perché nascondevi la tua precoce calvizia sotto una parrucca. E poi, non mi ricordo a causa di quale episodio di presunto snobbismo, ti soprannominarono "il conte". Eppure eri una persona semplice, come tutti i mariti che le numerose sorelle di mia madre si sono trovate una volta migrate, da Palermo, nel capoluogo toscano.
Ricordo la tua bella risata sonora ed anche il sorriso un po' smarrito che avevi l'ultima volta che ci siamo visti, qualche mese fa, quando l'Alzheimer aveva già devastato la tua vita e quella della tua inseparabile Italia, oggi affranta dal vuoto che hai lasciato.
Ciao, zio! Riposa in pace!

martedì 1 novembre 2016

Fuga dalle ansie

Monte Marcello, la Palmaria e Porto Venere visti da Fosdinovo

Fuggire dalla città, dai suoi ritmi e dalle pressioni del lavoro in ufficio. Dalle notizie di tragedie, di guerre, di dolore. Rifugiarsi nella mia bella, rustica e rilassante Lunigiana. Godersi le splendide giornate di autunno. Scaricare le tensioni con due o tre ore di cammino beandosi gli occhi con il cielo azzurrissimo e i caldi colori dell'autunno. Rilassarsi all'ultimo sole prima dell'inverno.


Cogliere le ultime mele rotelle, zappettare intorno alle mie adorate piantine di marruca, oleandro, carpino nero e fusaggine, piantare un sorbo.



E poi, a buio, inaugurare la stagione fredda davanti al camino scoppiettante.
Ansie e paure statemi lontano!
Desidero solo questo.

domenica 23 ottobre 2016

Piccolo, caro, trascurato blog!

Parco delle Cascine, camminando inseguita dal temporale
Caro il mio piccolo blog! Caro il mio spazio così trascurato ultimamente!
Perdonami! Mi sono lasciata fagocitare da mille cose, alcune di dovere, altre a cui non sono stata capace di dire di no, nonostante non ne fossi molto convinta. Il lavoro che mi spreme il cervello e fa sì che la sera non abbia più energie per mettermi davanti alla tastiera. L'età che avanza e si fa sempre più fatica a concentrarsi. Qualche preoccupazione familiare che spero non peggiori. E poi ci sono le registrazioni TV da vedere, i libri da leggere, e i chilometri da percorrere a piedi (quelli sono la cosa a cui tengo di più da un anno a questa parte).
Ma non disperare, caro blog! Tornerò, anzi, non sono mai andata via. Ti prometto che mi ritaglierò più tempo per te (che poi è tempo per me), per fare il punto, per raccontarti, per tirare un po' il fiato.
A presto, caro blog!

giovedì 13 ottobre 2016

Due anni fa

Giulio ci lasciava ma il vuoto rimane.

domenica 2 ottobre 2016

Raccolto autunno 2016

Anche quest'anno la nostra terra è stata generosa anche se inferiore per qualità a quella dell'anno scorso.

giovedì 15 settembre 2016

Quando il servizio pubblico ti stupisce

Proprio un anno fa scrissi di una situazione di degrado collegata ad un breve passaggio pedo-ciclabile che percorro almeno due volte la settimana. Anche quest'anno le erbacce sono cresciute in modo tale da ostruire il passaggio, nonostante che la scorsa primavera io e il mio compagno ci fossimo dati da fare di nuovo per sfoltirle un po' con le solite forbicione. Anzi, la situazione si presentava anche peggiore: il tratto era pieno di rifiuti di ogni tipo e persino di escrementi.


Così ho deciso di bussare a varie porte per capire chi potesse fare qualcosa. La segnalazione all'URP del Comune che avevo fatto l'anno scorso è caduta nel vuoto. Ho scritto al Consorzio di Bonifica, che proprio in questi giorni ha ripulito l'argine del torrente Mugnone e che forse poteva intervenire essendo a pochi metri di distanza, ma non mi ha risposto nessuno.
I gestori della società sportiva confinante mi hanno indirizzato agli uffici del quartiere. Lì hanno raccolto la segnalazione dicendo che la cosa gli era nota e ciò non mi faceva ben sperare. Poi ho telefonato al Quadrifoglio, il consorzio che si occupa dei rifiuti e della pulizia delle strade. Anche loro hanno raccolto la segnalazione ma l'operatore era dubbioso sul poter intervenire perché "non si tratta di una strada".
Mentre stavo meditando le prossime mosse (giornali, radio, ASL, ecc.) oggi il miracolo: il passaggio è stato diserbato e anche accuratamente pulito. Non so bene quale canale abbia funzionato o forse la somma dei due. Probabilmente il prossimo anno dovrò farmi risentire, però sono ora sono contenta e grata a chi si è dato da fare per questo risultato.
In realtà la pulizia di un passaggio pubblico non è un favore né un regalo, ma un diritto. Tuttavia, in questi tempi di sfiducia nel pubblico, quando qualcosa funziona, non possiamo fare a meno di stupirci.

sabato 10 settembre 2016

L'ANPI, Libera e lo spleen autunnale


Settembre è il mese del ripensamento (cantava Guccini), è il mese in cui si fa il punto (dico io). E così faccio il punto sulle due attività sulle quali ho speso una discreta quantità di tempo libero e di energie negli ultimi anni: quella di attivista dell'ANPI e di volontaria alla bottega di Libera.
Mi sono iscritta all'ANPI nel 2009 (grazie al prezioso suggerimento di Luposelvatico) e successivamente ho scoperto che nel mio quartiere esisteva una storica ma piccola sezione gestita (praticamente da solo) da un adorabile partigiano. Così mi sono proposta di dargli una mano e poi visto il suo inevitabile (purtroppo) suo venir meno di forze e di lucidità, mi sono trovata in mano la gestione di questa sezione e sono entrata anche a far parte attiva dell'ANPI cittadino. 
Mi sono divertita, lo ammetto: ho conosciuto diversi anziani con cui ho fatto amicizia e di cui ho raccolto i loro ricordi che ho pubblicato su YouTube, ho partecipato attivamente ad eventi in città e anche fuori, ho gestito la comunicazione in internet e con gli iscritti, il tesseramento, i contatti con il provinciale e altro, certo con l'aiuto di altri iscritti (anche di quello prezioso del mio compagno) ma ho sentito su di me la responsabilità di tenere le fila e di prendere iniziative e decisioni.
Ho conosciuto un'associazione dal glorioso passato ma dalla sparuta e disorganica partecipazione attuale, fatta di persone accoglienti e affettuose ma assai disorganizzate. Un'associazione dove nessuno ci guadagna un centesimo (anzi!) ma dove ognuno va per conto suo, prende le iniziative che gli piacciono e le porta avanti a capoccia sua. Nell'ANPI la mano destra non sa cosa fa la sinistra. Per questo mi sono disamorata e, dopo aver lanciato, un paio di gridi allarme sul futuro della nostra piccola sezione, ho deciso di lasciarla spengere di morte naturale. Anche se, devo dire, gli attacchi mediatici di cui è stata oggetto l'ANPI da parte di certa stampa allineata al governo mi fanno una gran rabbia e mi fa ancora più rabbia che sia solo grazie a questa polemica che la gente si sia accorta che l'ANPI esiste e che c'è gente, come me, che non è stata partigiana ma che ci impiega tempo ed energie per portare avanti i valori che erano alla base della Resistenza. Hai voglia a fare eventi, interviste, libri, DVD, incontri, conferenze, ecc.: non ti fila nessuno! Che tristezza! Povero Smuraglia! Che a novant'anni avrebbe diritto di vivere tranquillo quello che gli resta da vivere invece di andare a "duellare" con un giovanotto spocchioso di provincia!
E che dire della bottega dove ho trascorso un bel po' di solinghi sabato pomeriggi di inverno aspettando i clienti scaldata da una ventolina da bagno! Non si sa quando riaprirà, non si sa chi se ne occuperà, ma quello che di sicuro si sa (da tempo) è che ai vertici di Libera regionale non gliene frega niente delle sorti della bottega.
Ecco perché in questi giorni sono depressa e malinconica. Sento che devo fare qualcosa. Ho bisogno di cose da fare che mi divertano e siano anche utili (non mi diverto se non sono utile a qualcuno e a qualcosa). Sono fatta così. Non mi basta condurre una vita normale, casa, lavoro, famiglia. Ho bisogno di stimoli e di impegni. Sono la mia benzina. E infatti sto già esplorando...

sabato 27 agosto 2016

Il murales e il profumo della carota selvatica

24 agosto 2016, ore 16

Era da diversi anni che non passavo tre settimane di fila in ferie. E in effetti non sono poche.
Eppure è stato davvero piacevole questo periodo nella mia casa in Lunigiana, allietato dalle gradite visite di amici e dei miei figli, ormai autonomi giovani adulti.
Un periodo sereno ed anche divertente. Ora che volge al termine, in queste giornate calde di fine agosto ma dalla luce settembrina, mi prende una malinconia tutta particolare.
Quest'anno, oltre all'amorevole cura delle nostre piantine "selvatiche" e dei nostri alberelli, ci siamo dedicati anche a quella che nei campi antimafia chiamerebbero "manutenzione del bene", cioè scartavetrare e imbiancare i muri, ripulire il muretto di marmo, restaurare il cancellino di legno, eccetera.
E' stato bello offrire agli amici la superficie di un alto muro che era ingrigito e fatiscente per dare spazio alla loro creatività. E infatti, dapprima timidi e titubanti, ciascuno di loro si è espresso secondo la propria personalità: chi con il rigore del disegno col pennellino fine, chi con l'impeto della spugna intinta nel colore che va a creare la forma. Mi sembra sia venuta una bella opera collettiva.

Da fissare nella mente anche le sensazioni delle passeggiate notturne. Come non pensarci prima! La mia solita strada pochissimo trafficata, (che faccio spesso a piedi ripulendola dai rifiuti),  percorsa di notte, sotto il cielo stellato, con lampi lontani oltre l'Appennino, il canto dei grilli e i profumi che cambiano ad ogni tratto a seconda della flora che la costeggia. Scoprire così che quando gli occhi vedono poco, l'olfatto si acuisce e che i fiori bianchi della carota selvatica, così insignificanti di giorno, la notte, con l'umidità, restituiscono un profumo intenso.
Ed infine la visita di mio figlio con la sua ragazza. Chi è questa creatura con gli occhioni blu e il sorriso radioso che ormai è parte imprescindibile della sua vita? Che sensazione strana e bella vedere l'intesa tra queste due persone, questo affetto che dà loro sicurezza e fiducia in sé stessi ma che li rende anche vulnerabili.
E così, per questi due giorni residui di ferie, rimaniamo soli di nuovo io e il mio compagno e il magone che mi prende ora vedendo partire i ragazzi non è solo perché loro tornano in città, ma anche per il sentimento di qualcosa che volge al termine. Sì, certo, ci saranno altre estati (spero!) qui in questa bella casa. Ci saranno altri momenti di condivisione e di convivialità, ma non ho più la spensieratezza di un tempo. Con gli anni si ha paura del futuro e si è attaccati alla dolce serenità del momento come fosse una delle tenere piantine di olmo che ho messo a dimora e che spero di veder crescere rigogliosa e forte.

mercoledì 27 luglio 2016

Addio, nonna!



Te ne sei andata in punta di piedi dopo una lunga vita burrascosa e incasinata come era tuo stile. Matrimonio riparatore a vent'anni, separata a ventisette (e si parla degli anni subito dopo la guerra!), spirito ribelle, cocciuta e intraprendente, la tua vita è stata un susseguirsi di colpi di testa e di scelte impulsive, contro corrente e spesso assurde. Come quella, già anziana e sola, di lasciare Firenze, tagliare i ponti con tutti ed andare a vivere a Trieste. Perché Trieste? Non si è mai capito. Ed è lì che hai trascorso i tuoi ultimi anni, in un istituto per ciechi, sola, cieca, sorda ed incapace di parlare. Chissà cosa pensavi e chissà se eri ancora capace di formulare un pensiero. Finché la morte ti ha trovato. A febbraio avresti compiuto cento anni. 
Addio nonna Vanda!

domenica 24 luglio 2016

Magia apuana



Sono le sei di sabato pomeriggio ma sembra quasi il crepuscolo. Cammino da sola su per il sentiero che porta al rifugio Orto di Donna. Silenzio assordante, rotto solo dai miei passi sul tappeto di foglie secche. Tutti i miei sensi sono come antenne ritte. Mi fanno compagnia questi bellissimi faggi, così alti e slanciati. Alcuni sono così maestosi, con la loro corteccia liscia interrotta dalle rughe del tempo. Non resisto e uno me lo abbraccio sentendomi piccina piccina.
Solo ora capisco la cosa che mi attraeva di questo finesettimana al rifugio. Certo, l'High notes festival - Musica ad alta quota, la musica di Naomi Berrill e dei suoi accompagnatori è senz'altro piacevole e coinvolgente. Ma la magia di questo percorso in solitudine come di quello di ritorno, poco prima di mezzanotte notte, per la strada di cava con le stelle sopra di me e le maestose figure scure del Pisanino e del Pizzo d'Uccello, è davvero impagabile.


Grazie alla mia amica S. per la proposta e per aver condiviso un pezzo di strada con me.

domenica 26 giugno 2016

Raccolto di San Giovanni


Fine settimana lungo (grazie al patrono di Firenze) in Lunigiana.
Ho capito perché anche un piccolo pezzo di terra (per quanto poco curato) sia comunque una ricchezza.
Abbiamo raccolto:
  • 2 chili e mezzo di susine selvatiche con le quali abbiamo fatto la marmellata;
  • fiori di iperico e di tiglio per farci tisane;
  • noci cadute la notte di San Giovanni per farci il nocino;
  • fiori di lavanda per profumare la biancheria;
  • un chilo circa di nespole;
  • un sacchetto di tarassaco da mangiare lessato (ottimo per le vie urinarie).

Chissà quanto renderebbe se avessimo tempo di curare costantemente il nostro piccolo terreno!

domenica 19 giugno 2016

Campo di Libera a Isola di Capo Rizzuto

 Tutto comincia alle sei del mattino, aspettando l'autobus nella piazza del mio quartiere, insolitamente deserta e silenziosa. Parto per la Calabria, anzi, per il Crotonese, zona che non conosco affatto.
Alla sede del campo di Libera di Isola di Capo Rizzuto mi attende una piacevole sorpresa ma anche una piccola delusione. La prima è il nuovissimo ostello, situato in una posizione magnifica, circondato di campi coltivati dalla Coopertative Terre Joniche a legumi e cereali e da tante pale eoliche. La punta di delusione invece la provo conoscendo il gruppo che dividerà con me la settimana: metà di adolescenti (che tra l'altro già si conoscono e dei quali a stento riuscirò a sentire la voce) e metà di pensionati con cui ho già avuto esperienza in precedenti campi. E così, al di là dell'affabilità dei singoli, mi accompagnerà un senso di estraneità per tutta la settima come è successo in altre occasioni.
L'esperienza però è riscattata ampiamente, oltre dal luogo sopra descritto, dal lavoro su queste terre confiscate alla ndrangheta. Vasti terreni confiscati due volte: la prima negli anni Cinquanta ai nobili latifondisti a causa della riforma agraria e la seconda negli anni Novanta alla potente famiglia degli Arena.
Ho provato grande ammirazione per i soci della cooperativa Terre Joniche che, tra mille difficoltà e molta indifferenza, riescono a mandare avanti la loro scommessa di un lavoro onesto e pulito.
Mi porto a casa l'aria fresca del mattino sulla mia pelle mentre raccolgo i fagiolini e strappo le erbacce nell'orto della cooperativa oppure mentre aiuto a ripulire dalle erbe infestanti il bel giardino aromatico del podere Cepa, anch'esso confiscato e assegnato alla cooperativa per usi sociali.

Così come mi porto a casa un campione di baccelli di ceci, cicerchie e favino a cui ripenserò quando sarò a vendere i prodotti di Libera nella bottega di cui sono volontaria.

domenica 12 giugno 2016

Vicinato

La mia vicina di casa è morta di cancro qualche settimana fa. E io l'ho saputo solo oggi, per caso.
Quando comprammo la casa dove vivo da ventidue anni, la proprietaria ci disse: "Avrete dei vicini eccezionali." "Eccezionali in che senso?" mi chiesi. Ho sempre apprezzato, oltre all'educazione e il rispetto, anche la discrezione dei miei vicini di casa. "Buon giorno!" "Buona sera!" e niente di più. Forse l'apprezzamento di chi mi ha venduto la casa si riferiva proprio a questo.
Penso allora alla signora anziana, ma di una tempra incredibile, che vive dirimpetto alla nostra casa in Lunigiana e che per noi è un prezioso punto di riferimento svolgendo tante piccole incombenze e facendoci  risparmiare un viaggio di due ore. Le siamo molto grati per averci preso a cuore. Sappiamo però che dobbiamo contraccambiare facendole visita ogni giorno quando siamo là. Un piccolo obbligo che talvolta ci pesa un po'. Va da sé che a lei non sfugga nulla dei nostri spostamenti, dei lavori che facciamo alla casa, di chi viene a trovarci, eccetera. Un piccolo sacrificio di privacy in cambio di un aiuto prezioso.
Tutto un altro stile di vicinato nella piccola frazione di campagna in confronto a quello di Firenze. Meglio? Peggio? Non so. 
Tuttavia ora che la mia vicina di Firenze è morta mi dico che forse oltre al buon giorno avrei dovuto chiederle qualcosa di più. Chissà, forse le avrebbe fatto piacere. 

Nella foto: i primi fiori della nostra ortensia nel loro pieno vigore.

domenica 29 maggio 2016

Con le ali ai piedi. Seconda parte: dall'Aquila a Pescocostanzo


Daniela, del B&B Terre d'Aveja, antico nome di Fossa, ci racconta dei giorni immediatamente successivi al terremoto del 6 aprile 2009. "Non riparavamo a ringraziare da quanti aiuti abbiamo ricevuto."
Leandro, guida alpina incontrata provvidenzialmente a Tussillo, ci indica una scorciatoia per l'altipiano delle Rocche.
Franco, che ha fatto sette volte il Cammino di Santiago, ci crea sull'istante, nel suo laboratorio incredibilmente incasinato, la traccia gps di una variante molto più bella per la tappa Rocca di Mezzo - Celano.
Gianni, ex chitarrista e singolare oste dell'Osteria degli Artisti di Celano, ci allieta con la sua cucina ruspante e un'ottima compilation.
Giorgio, che per anni ha vissuto a Milano, aspira ora a diventare sindaco della sua Gagliano Aterno e ci mostra desolato le condizioni di abbandono del paese che di inverno conta solo una novantina di abitanti.
Padre Bonavventura, parroco della chiesa di San Giovanni Battista ed Evangelista di Castelvecchio Subequo, ci racconta invece di quando, pochi anni or sono, il sangue delle stimmate di San Francesco, conservato nella sua chiesa, si è  miracolosamente liquefatto. "Le analisi hanno stabilito che si tratta di sangue umano, maschile e di antica data e questo basta."
Elena, del B&B Centro Storico di Raiano, ci dice che grazie al terremoto sono state ristrutturate case che non erano state toccate da trecento anni e ci mostra il palazzo dove Benedetto Croce incontrava la sua amante.
Antonio, impiegato comunale e presidente del CAI di Sulmona, recrimina che non si riesce ad attirare i giovani alla montagna.
Leonardo ci affianca con la sua panda scassatissima quanto i suoi denti e, vedendoci con i nostri zaini e i bastoncini in piena città, ci chiede stupito: "Ma siete italiani?" e, quando sente che siamo toscani, si commuove e ci chiede di salutargli il figlio maresciallo della Finanza a Poppi (AR).
Graziano, oste del ristorante La Terrazza a Pescocostanzo, con la sua parlantina inarrestabile ci saluta dicendoci: "Dirò una preghierina per voi".
E' l'incontro con la gente il valore aggiunto di questo cammino che attraversa a piedi (158 km in otto giorni) la bella terra d'Abruzzo con le sue montagne, i profumi dei fiori multicolori, le mandrie al pascolo e l'aria fina.
Grazie ai miei compagni di viaggio e alla prossima tappa con le ali ai piedi.

Qui le immagini del viaggio;
qui la prima parte del cammino
Di qui passò Francesco: 2010, 2011 e 2012

venerdì 20 maggio 2016

Andate a votare perché il voto è la libertà

L'ho conosciuto durante il campo di Libera del 2014.
In questa breve clip, in poche battute, c'è tutto lui: instancabile, appassionato, coinvolgente, accogliente e soprattutto simpatico. Dopo la testimonianza a Portella della Ginestra ci portò alla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi e ci illustrò tutti i suoi cimeli, i ricordi di una militanza e di una passione politica sincera come non si trovano più.
Ci mancherai, Mario.
Mancheranno al nostro paese i tanti Mario che stanno scomparendo.

sabato 14 maggio 2016

Senza la gente non si decide niente

Firenze, sabato 14 maggio. Manifestazione nazionale contro l'inceneritore promossa dalle Mamme NoInceneritore e un sacco di altre associazioni.
Che dire? Manifestazione bella, partecipata, colorata, pacifica (alla faccia dei gufi come il mio sindaco che mettevano in guardia dai possibili infiltrati). Molto entusiasmo. E poi mi è piaciuto che siano sfilate queste migliaia di persone lungo le strade del mio quartiere.
Dopodiché torno a casa sempre col dubbio se servano o no queste manifestazioni. Temo che se l'inceneritore alla fine non si farà, sarà perché finiscono i soldi oppure perché interviene la magistratura (come per il sottoattraversamento TAV).
Ma in ogni caso è bene partecipare, è sempre bene poter dire "io c'ero". Ribadire, anche se non ci ascoltano, che "senza la gente non si decide niente".

domenica 8 maggio 2016

Ma quant'è buona la fava lunga delle Cascine!

Dopo l'esperimento del cetriolo 2015, quest'anno il piccolo orto sul balcone si è concentrato sulla coltivazione della fava lunga delle Cascine.





Niente male, devo dire.

giovedì 5 maggio 2016

5 maggio: le donne in piazza chiedono il pane

Il municipio di Sesto Fiorentino

 Il 5 maggio di centodiciotto anni fa a Sesto Fiorentino, un borgo che oggi è praticamente attaccato alla città di Firenze, le donne manifestarono davanti al Municipio e sotto i forni contro il carovita dovuto alla guerra in Africa. Quando ad esse si unirono gli operai della manifattura Ginori, le forze dell'ordine cominciarono a sparare sulla folla provocando quattro morti e numerosi feriti. Rimasero uccisi: Odoardo Parigi, operaio della Ginori, Anilina Banchelli, trecciaiola, Raffaello Mannini, mugnaio, e Delio Contini, un bambino di 9 anni.
Nel 1898 furono numerosi i moti popolari di protesta, tra i quali quelli ben più famosi di Milano ma, siccome lavoro a Sesto Fiorentino da quindici anni, mi ha fatto piacere ricordare questi morti, con i loro nomi e le loro professioni che suonano di altri tempi. 
La fame e la disperazione invece, purtroppo, non passano mai di moda.

Fonte: tuttosesto,net

domenica 1 maggio 2016

Partito il conta chilometri

A dire il vero dal 20 novembre i miei piedi non si sono mai fermati. Tuttavia i 6 km dall'ufficio a casa tre volte la settimana sono solo una base salutare per tenere a bada il metabolismo.
Ora invece è partito l'allenamento vero e proprio in vista del cammino di quest'anno. Ieri 15 km da casa a Cercina e Serpiolle, sotto scrosci d'acqua intermittenti. Oggi 16 km da casa a Fiesole e ritorno: aria tersa post temporale, vista superba, turisti, mercatino, banda del Primo Maggio in piazza di Fiesole, ma anche acacie fiorite e un rapace che volteggia tranquillo sopra il quartiere de Le Cure.
Firenze vista da Fiesole, Convento di San Francesco
25 aprile... 1 maggio... ignorati. Ormai sono in piena fase di riflusso ma non riesco a sentirmi in colpa. Coltivo comunque le mie microutopie... raccolgo le lattine gettate dai finestrini delle auto ai bordi delle strade e le butto nell'apposito cassonetto. Verranno tempi in cui potrò fare di più per migliorare il mondo ma per ora mi limito a questo.
E cammino.

lunedì 11 aprile 2016

Val d'Orcia per tre

Fine settimana in Val d'Orcia in compagnia di due mie care amiche. Un territorio talmente bello che non ci si immagina nemmeno quanta fatica e sudore sia costato ai contadini che hanno spianato le brulle crete senesi, spietrato i campi e realizzato la rete di irrigazione per farne la cartolina che abbiamo davanti agli occhi.
Il paesaggio desolato e lunare dell'inizio del secolo XX è stato trasformato in un magistrale dipinto dai colori cangianti a seconda delle stagioni. Dolci colline ondulate con gli immancabili file di cipressini e i casolari ormai diventati di lusso.
Abbiamo camminato alle pendici del Monte Amiata, ci siamo rilassate ammollo nelle calde acque di Bagni di San Filippo, abbiamo ammirato lo splendido giardino della tenuta La Foce.
E' bello quando le donne sanno prendersi momenti tutti per loro.

mercoledì 23 marzo 2016

Nella gelida tramontana, passo dopo passo, osservo il risveglio della natura

Oggi, 23 marzo, camminando sulla via di ritorno lungo il solito canale battuto da una gelida e sferzante Tramontana, oltre ai consueti germani e alle solite gallinelle d'acqua, ho visto che sono arrivate le rondini. Nella foto non si vedono perchè volteggiavano velocissime e imprendibili anche per l'obiettivo ma erano davvero tante.


L'arrivo della Primavera è salutato anche da questa tenerissima nidiata di piccoli germani

 oppure da questi begli olmi campestri fioriti.


Mentre nel nostro mondo umano abbondano motivi di tristezza, di ansia, di angoscia e di rabbia, la natura, indifferente, non perde un appuntamento. Per quanto mi riguarda, riesco a placare le ansie e trovare conforto solo così: osservando questo spettacolo mentre cammino, passo dopo passo.

martedì 15 marzo 2016

Noi siamo i nostri ricordi


Mio padre è affetto da Alzheimer. Per fortuna, è ancora all'inizio della malattia e sta bene fisicamente ma la sua memoria è sempre più labile. Fa impressione toccare con mano come le cose e gli eventi non restino nella sua mente. Lui sembra prenderla bene, almeno in apparenza, ma dentro di sé chissà.
Giorni or sono mi diceva: "Io vivo del presente. Non mi preoccupo né del prima né del dopo. Mi basta star bene nella mia piccola quotidianità. Non mi interessa altro." Sì, peccato però che, appena perde di vista mia madre, sembra un bambino abbandonato. 
E' triste quando provo a ricordargli qualche episodio di quando eravamo piccole e lui non ricorda. Penso che sia un po' come morire piano piano perché in fin dei conti noi siamo i nostri ricordi.
Lo conferma anche Pierdante Piccioni, medico, autore del libro "Meno dodici" nel quale racconta che, a seguito di un brutto incidente, si è risvegliato con dodici anni completamente cancellati dalla memoria. Nella sua intervista a Fahrenheit Radio 3, Pierdante Piccioni racconta, anche con spirito e autoironia, le difficoltà incontrate a causa di questo trauma e il suo faticoso ma caparbio ricostruire il pezzo della sua vita che gli manca.
"Mi sentivo un marziano, fuori tempo e fuori luogo."
"Ora riempio i file ai quali non ho accesso con quello che dovrò fare. Ho un sacco di interessi e di passioni. Sto riempiendo di prospettive il buco che mi manca." 
"I miei familiari e i miei amici mi hanno riempito di ricordi indotti tanto che ho quasi ricostruito tutto, ma mi mancano le emozioni per le quali darei dodici anni della mia vita." 
Davvero impressionante.

martedì 8 marzo 2016

Non mimose, ma un salario dignitoso

Nella città dove l'economia gira intorno al turismo e dove infatti i turisti aumentano di anno in anno, ci sono cose che non aumentano mai, anzi, diminuiscono sempre più: il salario e i diritti dei lavoratori del settore.
Oggi, 8 marzo, le lavoratrici del Novotel di Firenze sono scese in sciopero perché hanno visto, con il cambio di appalto, ulteriormente diminuito il loro già magro salario e, contemporaneamente, aumentare il loro carico di lavoro. Per molte di loro si tratta dell'unico reddito in famiglia e alternative non ci sono o sono addirittura peggiori. 
Ecco il loro presidio di stamani. Ho dovuto oscurare la loro identità perché non debbano subire anche ritorsioni.

Per fortuna, alla fine della mattina l'azienda si è dichiarata disponibile ad accogliere le loro richieste ma la prova l'avranno solo con la prossima busta paga.
Basta con mimose e streaptease maschili, le donne vogliono che il loro lavoro sia riconosciuto e remunerato dignitosamente. Questo significa l'8 marzo.

lunedì 7 marzo 2016

Com'è doloroso riepiegarsi nell'individualismo

Assemblea di sezione ANPI. Ho tentato di esprimere il mio stato d'animo: mi sento demotivata perché sento che quello che faccio, le energie e il tempo che ci impiego non servono a nulla. Sì, ho ottenuto la stima dei compagni e credo che mi siano grata per essermi data da fare in questi ultimi due anni per far conoscere le attività dell'ANPI, la resistenza, l'antifascismo. 
Ciò nonostante, c'è troppa indifferenza nelle persone. La gente corre a destra e manca pressata da mille incombenze e, se le avanza un po' di tempo, ha altre priorità piuttosto che venire a sentire una testimonianza, una conferenza e anche partecipare ad un'assemblea per discutere di qualcosa, di qualunque cosa che non sia il proprio condominio. Preferisce un "mi piace" su un social, costa poco sforzo e mette in pace la coscienza. Le persone, anche quelle più sensibili a certi temi, non vogliono responsabilità, non prendono impegni. Preferiscono sganciare 10 Euro l'anno e mettersi a posto la coscienza antifascista.
Francamente a me così non piace. Anch'io sono stanca la sera per andare alle riunioni. Anch'io, finito il lavoro, vorrei mettere a riposo il cervello. Quindi preferisco dirlo subito e chiaramente: "Compagni, non sono disponibile a ricoprire alcun incarico all'interno dell'associazione." Ma come!? Ma perché? Cosa è successo? Non hanno capito.
Io invece penso che sia meglio essere chiari che promettere e non mantenere, come fanno tutti del resto, anche all'interno dell'ANPI. E se questo vuol dire che la sezione chiuderà, pazienza! Mi dispiace e non è affatto indolore prenderne atto (basta vedere l'insonnia che mi ha tormentato in questi giorni), però non vedo altre soluzioni e non credo che in molti si accorgeranno della cosa.
C'è solo un fatto che non riesco ad affrontare: il senso di colpa verso i partigiani che ho conosciuto e che mi hanno dato tanto. Per non parlare poi di quelli che non ci sono più, come Laila e le sue compagne che vedete in questo film:

Non ci è stato regalato niente Trailer from Eric Esser on Vimeo.

"Quello che più ci fa male oggi è il grande individualismo per cui non esistono più i valori dell'umanità e della solidarietà che esistevano un tempo e che per noi sono stati la base della nostra esistenza" dice Laila nel film. "Non puoi aspettare che il Padre Eterno ti dia le condizioni per diventare partigiano! Io ne avrei fatto molto a meno di diventare partigiano, il mio ragazzo non sarebbe morto e avrei avuto un'altra vita."
Ecco forse, invece che perdere tempo in riunioni inconcludenti, è meglio impegnarsi, per esempio, a far conoscere la storia di Laila e delle sue compagne.

Chi è interessato ad avere una copia del film, scriva a nonciestatoregalatoniente@gmail.com

giovedì 25 febbraio 2016

Quella tessera la può buttare


Questa tessera fu una delle trovate del nostro nostro ex sindaco, attuale presidente del consiglio.
Fu lanciata per invogliare i cittadini fiorentini a visitare i luoghi pubblici della città. Il sindaco apriva Palazzo Vecchio ai fiorentini che, gratuitamente, potevano fare questa tessera che avrebbe dovuto dar loro accesso ad altre iniziative ed eventi promossi dal Comune.
La settimana scorsa ho tentato di vedere gli arazzi del Pontormo e del Bronzino in Palazzo Vecchio ma non sono riuscita ad entrare. 
Un po' per provocazione ho esibito questa tessera chiedendo se mi dava diritto a qualcosa, se non ad entrare alla mostra, almeno ad un qualche sconto nei musei comunali.
"No, signora" mi risponde l'addetta, "la può buttar via quella tessera."
Piccolo esempio del modo di fare del personaggio, mago del marketing, degli spot e dell'immagine.
"Ma che te ne importa?" mi dicono in casa, "Tanto era gratuita!"
Per me sì, certo, ma per le casse del Comune (e quindi di noi tutti) l'operazione non è stata certo gratis.

NB Il sito unbacioneafirenze.net punta ad un sito turistico per visitare Firenze.

venerdì 12 febbraio 2016

Le onde gravitazionali esistono

 
Questa scoperta è anche un po' "mia". Anche solo per aver svolto in questi anni le pratiche amministrative relative agli acquisti per l'esperimento VIRGO e ai rimborsi spese dei numerosi viaggi a Cascina dei miei colleghi ricercatori.
Ciò nonostante, non riesco a sentirmi coinvolta più di tanto. Mi dispiace e mi sento anche un po' un verme, ma sapere che le onde gravitazionali esistono, non mi commuove.

martedì 9 febbraio 2016

So' piezz'e core!


Oggi mio figlio maggiore è stato premiato dal Rettore dell'Università di Firenze come miglior laureato per la Scuola di Scienze Umanistiche anno accademico 2015-2016 (cioè massimo dei voti nel minor tempo possibile). Come non esserne orgogliosa? Anche se in realtà io non ho grandi meriti se non quello di averlo mantenuto economicamente e magari di averlo fatto crescere in un ambiente sereno dove potesse sviluppare le sue potenzialità.

La cerimonia complessivamente è durata un paio di ore perché venivano consegnati vari riconoscimenti soprattutto a docenti che andavano in pensione. E giù tutto un profluvio di baci, abbracci e sorrisi tra questi attempati professori. Un simpatico neo-emerito ha salutato i suoi ex colleghi dicendo loro: "Ci vediamo la prossima volta... sulle nuvole!"
Devo dire che mi è sembrato un evento un po' barocco e autoreferenziale, dai rappresentanti togati, all'apertura con l'inno dell'Ateneo (scopro solo ora, dopo che lavoro da più di trent'anni nei suoi locali, che l'ateneo ha anche un inno) agli interventi straripanti di "orgoglio accademico", come quello (pur bello) di Sergio Givone. Ma d'altra parte come ha esordito il rettore: "Non bisogna avere paura di pronunciare la parola orgoglio."

sabato 30 gennaio 2016

Adottare un tratto di provinciale

Dalla nostra casa in Lunigiana, si può partire a piedi e percorrere dapprima un tratto della statale 446 per poi ritornare a casa attraverso la strada provinciale n. 11: 8 km e mezzo, due ora circa, pochissimo traffico, bei panorami e buon compromesso tra esercizio fisico e tempo impiegato e soprattutto senza spostare l'auto.
Il tratto sulla provinciale 11 è ancora più tranquillo di quello precedente, permette una bella vista sulle Apuane settentrionali ed è tutto in piano. Peccato, però che il ciglio della strada sia costellato di rifiuti, soprattutto lattine. Mi chiedo cosa spinga la gente a gettare dal finestrino la lattina della birra o della bibita. Perché non metterla da parte e buttarla al primo cestino all'arrivo? Qual è la logica? Qual è il pensiero di queste persone (ammesso che siano capaci di pensare a quello che fanno)?
Non ho resistito e l'ultima volta mi sono portata dietro qualche sacchetto e i guanti ed ecco il risultato. Tre sacchetti stracolmi soprattutto di lattine che, essendo alluminio, sono anche un materiale abbastanza pregiato da riciclare. 
A partire da quest'anno i comuni della Lunigiana si stanno organizzando per la raccolta porta-a-porta. Di per sé è un'ottima cosa. Tuttavia, in questo modo, non potrò ripulire il "mio" tratto di provinciale perché non troverò dove buttare i sacchetti a Bardine, salvo portarmeli fino a casa su per la salita (anche piuttosto ripida) che occupa gli ultimi due chilometri del percorso. E se anche me li portassi a casa non è detto che sarei presente il giorno del ritiro del multimateriale. Dovrei portarmeli a Firenze?
Temo che, anche se con rammarico, dovrò desistere.

venerdì 22 gennaio 2016

Il frigo del venerdì

Una mia amica pensionata mi chiede come faccio a fare la spesa solo il sabato. Cerco di organizzarmi, come tante donne che lavorano. Tuttavia questi sono gli effetti...

giovedì 14 gennaio 2016

A vent'anni la vita è oltre il ponte

Ed ecco che oggi compi vent'anni. 
Forse ti sembrerà di aver fatto una gran fatica per diventare l'uomo che sei. Tu così tenero e così irascibile, tu così sensibile e così ostinato. Giorno dopo giorno, mattoncino dopo mattoncino, ti sei fatto davvero una bella persona. 
Eppure adesso comincia il bello, ragazzo mio. Avremmo dovuto farvi trovare un mondo migliore a voi giovani e di questo mi rammarico assai. Invece dovrai sudare e brigare per conquistarti tutto quello che desideri, ma so che sei bravo e ho fiducia che ce la farai.
A me, ventenne degli anni Ottanta, quando tutto era più facile, ha sempre aiutato ricordare una generazione di giovani che ha dovuto fare dei grossi sacrifici per farci trovare la libertà di cui, tutto sommato, godiamo. E quindi mi perdonerai se ti regalo questa canzone su testo di Italo Calvino.
Auguri, piccolo mio!


O ragazza dalle guance di pesca,
O ragazza dalle guance d'aurora,
Io spero che a narrarti riesca
La mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco: la truppa tedesca
La città dominava. Siam pronti.
Chi non vuole chinare la testa
Con noi prenda la strada dei monti.

Silenziosi sugli aghi di pino,
Su spinosi ricci di castagna,
Una squadra nel buio mattino
Discendeva l'oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
Ad assaltar caposaldi nemici
Conquistandoci l'armi in battaglia
Scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.

Non è detto che fossimo santi,
L'eroismo non è sovrumano,
Corri, abbassati, dài, balza avanti,
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
Dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
L'avvenire d'un mondo più umano
E più giusto, più libero e lieto.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore.

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d'allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell'aurora.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Vedevam l'altra riva, la vita,
Tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent'anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l'amore. 

(Italo Calvino)

lunedì 11 gennaio 2016

Quarto di Napoli

Dal mio diario dell'ultimo campo di Libera a cui ho partecipato:

20 luglio 2015
Con Antonio D’Amore, presidente della cooperativa Ottavia e referente provinciale di Libera Napoli, vado con Silvia e Davide a Quarto di Napoli (o Quarto Flegreo).
Quarto è comune dei Campi Flegrei che è stato sciolto nel 2013 per infiltrazione mafiosa ed ha ora una nuova giunta guidata dall’avvocata Rosa Capuozzo (Movimento Cinque Stelle).
Partecipiamo ad una riunione nell’ufficio della sindaca con vari consiglieri comunali, l’assessore alla legalità Francesco Pisano e Ciro Biondi, del presidio di Libera Campi Flegrei. 
Discutono sulla situazione dei beni confiscati alle mafie e assegnati al comune di Quarto: un cementificio e tre ville. In una delle ville a pian terreno abita la madre del boss (che ora è in carcere) e, vivendo là da prima dei misfatti del figlio, non si può buttarla fuori. Antonio consiglia anzi di coinvolgerla nelle attività che si faranno al piano di sopra. Un’altra villa (con piscina, sauna, ecc.) risulta, da una relazione dei tecnici fatta ai tempi del commissario prefettizio, che sia invece una serie di appartamenti. In essa sembra che ci stia ancora la moglie del boss. Per un’altra villa il commissario prefettizio ha emesso un bando per la destinazione d’uso che però è fatto male. Antonio suggerisce di fare un sito con l’elenco dei beni e dei progetti che si ha intenzione di realizzare. La legge infatti non parla di obbligo di “bando” ma di “evidenza pubblica” cioè l’importante è pubblicizzare quello che si vuol fare in modo che chi è interessato e ne ha i requisiti possa fare domanda. Devono essere attività senza scopo di lucro ma ciò non significa che non ci debbano essere entrate, basta che le entrate vengano reinvestite nella stessa attività. Andiamo poi nell’aula del consiglio comunale dedicata a Peppino Impastato dove si ricorda la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta. L’evento ha lo scopo di attirare i cittadini di Quarto sul tema della lotta alla mafia.
La Quarto Calcio fu sequestrata al suo presidente legato al clan Polverino. E’ nata la Nuova Quarto Calcio per la Legalità (visitata anche dalla nazionale di Prandelli) che però è in forti difficoltà economiche.

Questo il video che realizzai su quella mattinata:



Mi ricordo che quella mattina avevo una forte nevralgia che mi faceva soffrire non poco. Ciò nonostante quell'esperienza è stata una delle più interessanti del campo.
Si capisce che ora leggendo queste notizie rimango sconcertata e non so cosa pensare.
Ingenuità della nuova giunta pentastellata? Montatura giornalistica atta a buttare benzina sul fuoco della faida PD-M5S? Oppure davvero tutti quei bei discorsi di svolta rispetto al passato erano fumo negli occhi? Oppure davvero "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" di gattopardesca memoria?

sabato 9 gennaio 2016

Quando il pancione ti fa trovare un tesoro

Ci sono persone con le quali percepisci subito un'immediata sintonia. Può succedere di sbagliare, ma spesso l'intuito ci azzecca e ti fa cogliere certi segnali che rivelano affinità di pensiero e di modo di vedere la vita. Questo è successo vent'anni fa, quando, al corso di preparazione al parto per il mio secondo figlio, ho conosciuto la mia amica A. Già dopo qualche incontro, tra la ventina di partecipanti, pensai che mi sarebbe interessato approfondire la conoscenza solo di lei. E difatti, poiché ci eravamo scambiate il numero di telefono, ho preso l'iniziativa di chiamarla dopo la data presunta dei nostri parti. Iniziativa azzeccata perché ho conosciuto una persona davvero in gamba e ne è nata un'amicizia preziosa.
Ho pochissime amiche perché sono molto parca nel concedere questo appellativo, memore di fregature ricevute nell'infanzia e nell'adolescenza. Preferisco la qualità alla quantità.
Io e A. abbiamo diverse affinità. Ci accomuna, per esempio, l'impulso irresistibile di fare quello che c'è bisogno di fare, di aiutare gli altri, di risolvere i problemi, anche se talvolta gli altri non vogliono essere aiutati e noi ci rimaniamo male. 
Però siamo anche diverse. Lei è bravissima a creare le cose con le mani (mentre io sono un'inetta), ha molto più senso estetico di me; io invece sono un po' più smanettona con le tecnologie, internet e diavolerie del genere.
In questi vent'anni abbiamo condiviso i problemi di mamme che lavorano, il campo antimafia, l'impegno con Libera e con l'ANPI, la quotidiana battaglia contro l'età che avanza.
Forse dovremmo imparare a concederci qualche pausa relax. Che ne dici, infaticabile amica mia?

venerdì 1 gennaio 2016

Il fascismo che è in me e la resistenza in prosa



"La sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo.
 Dopo la breve epopea della resistenza eroica, sono ora cominciati, per chi non vuole che il mondo si sprofondi nella palude, i lunghi decenni penosi ed ingloriosi della resistenza in prosa. Ognuno di noi può, colla sua oscura resistenza individuale, portare un contributo alla salvezza del mondo: oppure, colla sua sconfortata desistenza, esser complice di una ricaduta che, questa volta, non potrebbe non esser mortale."

Piero Calamandrei, articolo pubblicato sul decimo numero de “Il Ponte” nel 1946

Questo passo di Calamandrei è soprattutto per me per non lasciarmi sopraffare dalla sconfortata desistenza, per impegnarmi di più nella mia piccola resistenza in prosa.