Mi è sempre piaciuto cantare e, tranne qualche lezione individuale in un certo periodo della mia vita, non ho competenze musicali né canore. Ho scoperto di essere un contralto (in effetti non ho mai pensato di saper fare grandi acuti) e, ahimé, ho capito che la parte dei contralti è sempre più difficile perché si discosta il più delle volte dalla melodia più nota di un certo pezzo (che di solito corrisponde alla parte dei soprani). Ma alla fine questa è la cosa che mi piace di più perché è sfidante.
Il punto demotivante invece per me è il repertorio poco vario e poco stimolante e il fatto che la nostra insegnante non si sforza granché di variare e poco di farci migliorare. L'anno scorso abbiamo fatto più concerti (natalizi, partigiani, ecc.). Quest'anno invece ci siamo esibite principalmente nelle RSA e quindi la scaletta era molto "popolare" (Dadaumpa, Ma che musica maestro, ecc.). Ma l'idea di prendere un mezzo per andare a cantare in un altro coro fa pendere sempre la bilancia per rimanere in questo.
Oggi, 23 maggio, l'ultimo concerto dell'anno in RSA. Devo dire che fa piacere intrattenere questi anziani ed essere per loro un'occasione di musica e socialità. Un gruppo di loro ci ha cantato dei pezzi in karaoke e mentre una figlia (della mia età) riprendeva la madre che cercava malamente si cantare una canzone, non ce l'ho fatta a trattenere le lacrime. Inevitabile (e troppo doloroso) pensare a mio padre che abbiamo dovuto ricorverare in quella terribile e triste RSA dove ci ha lasciato la vita. Qui almeno mi sembra che gli ospiti siano sereni.
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