lunedì 6 agosto 2012

Irresistibile bisogno di accudire

Mi sto chiedendo in questi giorni perché noi donne (non tutte, certamente, e probabilmente anche alcuni uomini, ma molte e, soprattutto, io e diverse mie "compagne di genere") abbiamo un tale bisogno incontrollabile di accudimento che spesso ci capita inevitabilmente di sentirci rifiutate, incomprese e frustrate.
Questo dubbio angoscioso non mi è nuovo ma un paio di recenti episodi personali me lo hanno fatto tornare all'attenzione: un forte impulso di protezione che ho sentito verso mio marito alcuni giorni or sono e il racconto delle frustrazioni di una mia cara amica nei confronti del figlio adolescente.
Non lo so se questo bisogno è innato, stampato nelle spirali del nostro DNA, o ereditato da millenni di ruolo materno a partire dalla preistoria, o se invece ci è stato inoculato dalla società tramite il lavaggio del cervello che ci fanno da bambine, quando si succhia con il latte materno l'assioma che "prima vengono le esigenze degli altri e solo dopo le nostre".
Lo confesso pubblicamente e credo di poter parlare a nome di molte: non c'è cosa che ci dia maggiore soddisfazione che dare felicità o piacere ai nostri cari o anche solo alleviare le loro sofferenze. Non c'è cosa che ci fa sentire più realizzate e importanti. Se ciò sia giusto o sbagliato, nobile o pericoloso, non lo so, ma giuro che è così!
Razionalmente sappiamo benissimo che il troppo bene può essere nocivo, non tanto per il partner, adulto e vaccinato e fornito, si spera, delle sue difese, quanto per i figli che possono vivere questo enorme investimento di cure e di affetto come un soffocamento del loro sacrosanto diritto di volare, di scegliere liberamente chi sono, di poter sbagliare da soli (nei limiti del ragionevole ovviamente).
Se mio figlio sedicenne ha la pianta dei piedi che sembra una carta vetrata di grana 40 perché non se li cura, io non resisto: devo continuamente tormentarlo affinché faccia pediluvi emollienti e li spalmi di crema idratante. "Ma che te ne importa? I piedi sono miei!" protesta lui. Sono sicura che i miei consigli siano ragionevoli e sensati ma ha anche ragione lui rivendicando la libertà di lasciare che i SUOI piedi si deteriorino (Gustavo Pietropolli Charmet direbbe che sta "sfilando il suo corpo alla mamma").
Ho fatto apposta un esempio personale e innocuo per non farne tanti altri più delicati magari relativi scelte importanti della vita.
"Smettila di proiettare su di me i tuoi desideri frustrati!" ripete come un mantra il figlio dai piedini di fata, talvolta anche un po' fuori contesto devo dire.
Noi donne, e soprattutto noi mamme, dobbiamo fare un lavoro continuo ed immenso per controllare e possibilmente superare questo estremo bisogno di accudimento che sentiamo, dobbiamo proprio farci forza per deviare questo tipo di impulsi dagli altri, dai nostri cari, a noi stesse. Capiteci e aiutateci, per favore! Altrimenti rischiamo di diventare come la protagonista di questo memorabile spot della "TV delle ragazze":

10 commenti:

  1. Parole sante.
    la lettrice silente

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  2. Credo che sia scritto nel DNA.

    Come del resto e' scritta nel DNA di noi maschi l'esigenza di dover sempre competere, soprattutto con altri maschi, ma talvolta anche con femmine che ricoprono il ruolo che ottusamente ci aspettiamo debba essere ricoperto da un maschio.
    Mi ritrovo a non riuscire sempre a reprimere questo istinto, credo, come tu non riesca a contenere il tuo.
    A volte invece mi sorprendo positivamente stupito (e quindi imbarazzato) quando non ritrovo la stessa barriera autoprotettiva nelle donne che mi capita inconsciamente di sfidare.

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    1. Per l'appunto sono anche "garosa". Mannaggia!

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    2. garosa = a cui piace gareggiare

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  3. Difficile dire se è DNA o condizionamento, ma mi sento coinvolta in maniera esagerata in questo bisogno di accudimento, soprattutto nei confronti di mia figlia.Sarà che è stata fuori più di un anno tra master e tirocini, ma in questi quattro giorni in cui l'ho avuta a casa prima che ripartisse per una vacanza uscivo dal lavoro con l'obiettivo di prepararle la cena, di accompagnarla a fare spese, di aiutarla a stirare la roba da mettere in valigia, insomma, lo stereotipo della mamma italiana all'ennesima potenza. E lei che è già sempre stata molto indipendente ed ora è abituata a dividere casa all'estero con ragazzi ancora più giovani di lei, che escono di casa a 18/20 anni, sorride con aria di tenerezza e tollera garbatamente la mia ingombrante presenza.

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    1. Capisco, Ruby. La mia mamma che vedo ogni due mesi ma sento al telefono tutti i giorni non può fare a meno di chiedermi se mi vesto e se mangio a sufficienza. A quasi cinquant'anni!

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  4. Anche la mia. E siccome purtroppo non ci e' piu' tanto con la testa, me lo chiede piu' volte nella stessa conversazione.

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  5. Non so cosa sia, comunque anche mia madre (90enne e quindi con tutti i diritti di essere fuori di testa) mi chiede sempre e più volte se ho mangiato. E dire che visto il sovrappeso se non mangiassi sarebbe pure meglio!
    Anche io nel mio ruolo materno però ricevo accuse di intromissioni non gradite mescolate a richieste francamente spiazzanti (mi stiri questo, mi lavi quest'altro).
    Boh, certe volte mi sento come una lavanderia a gettoni! Sarà il DNA?
    biba

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    1. Eh beh, Biba, la mamma si può "licenziare" ma la colf no. Non conviene proprio! :-)))

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