mercoledì 31 agosto 2011

La difficile arte di invecchiare

Saper accettare i segni del tempo sul nostro corpo (e sulla nostra mente) è un compito arduo ma necessario. Saperli accettare vuol dire non farsene una malattia, non vergognarsene e soprattutto saperli prendere con autoironia. Un buon esercizio è trovarsi improvvisamente in minoranza in un costesto giovanile e riuscire a rapportarsi con i giovani non alla pari (perché sarebbe ridicolo) ma nemmeno con atteggiamento materno o paternalistico (tipo "vedrai cosa ti aspetta, non sai quante ne ho passate, ecc."). Tale esercizio è una delle sfide che mi è piaciuto affrontare durante il campo di volontariato in Calabria.
Riguardo all'aspetto esteriore, non avendoci mai dato grande importanza, accettare l'invecchiamento mi riesce discretamente. Di capelli bianchi ne ho ancora pochi e riguardo alle rughe continuo a ripetermi la frase di Anna Magnani al suo truccatore ("Lasciamele tutte, ci ho messo una vita a farmele").
Trovo più arduo da mandar giù invece il fatto di non avere più le stesse "prestazioni fisiche" di un tempo (e non sto parlando di quelle sessuali). In particolare mi pesa tantissimo la vista che peggiora di giorno in giorno. Continuo a dire che è la schiavitù di dipendere dagli occhiali a darmi fastidio, ma so che non è vero. Mi scoccia proprio il segno del tempo che passa.
Riguardo all'attività fisica cerco, nel limite del ragionevole, di pormi sempre nuove mete per mantenere la prestanza e la forma, come, per esempio, il fatto di essere ancora capace di fare escursioni anche di 20-25 chilometri, zaino in spalla. Con il dovuto senso della misura e con un po' di fortuna, so che questo tipo di attività si riesce a mantenere bene anche fino a tarda età.
La stessa attenzione che si dedica alla forma fisica, andrebbe riservata all'esercizio della memoria, che si può tenere sufficientemente sotto controllo, prima che sia troppo tardi, con l'uso quotidiano e anche con qualche trucchetto (dai post-it agli allarmi tramite cellulare).
Più delicato e difficile è mantenersi "giovani nel carattere". Va da sé che con l'età, mentre da un lato si acquista la saggezza di saper ridimensionare tante cose poco importanti, si acuiscono gli spigoli, si diventa sempre più intolleranti, ci si avvia ad un destino da bisbetici. Di qui la necessità di un costante lavoro di autocritica, di sapersi guardare con gli occhi degli altri, di saper fare della sacrosanta autoironia. Non è facile, me ne rendo conto, ma ci provo. E più vedo questo tipo di invecchiamento nei miei coetanei, più mi ci impegno per timore di diventare come loro. Per citare una bella frase che ho sentito da una mia coetanea al campo: "Ci vogliono molti anni per diventare "giovani", per imparare la leggerezza."

14 commenti:

  1. ...E più vedo questo tipo di invecchiamento nei miei genitori (59-61 anni) e più mi chiedo ma siamo destinati a diventare tutti bisbetici?
    E' così mia nonna (82) e le mie zie.
    Devo combattere questo destino!

    Ho una zia e uno zio di 80 anni che vanno ancora a fare lunghe passeggiate in montagne, escono sempre a piedi anche sotto il sole cocente o la pioggia...sono fantastici!

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  2. 59 e 61 anni??? Ma sono sei ragazzini! Ti hanno fatto quando erano all'elementari? :-)

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  3. Sai che quando è nata mia figlia abbiamo raggiunto le cinque generazioni insieme? Poi la mia bisnonna (che quindi era trisnonna di mia figlia) è morta a 93 anni che lei aveva un anno.

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  4. Giusto l'altro giorno, assistendo involontariamente ad una discussione tra un genitore e il figlio adolescente, ho sorriso tra me e me teorizzando la formulazione di una metodologia che stabilisse una linea di confine tra giovane e giovane. Credo che questa metodologia non abbia alcun fondamento, e forse puo' funzionare, come esercizio, soltanto a quelli che, come me, non hanno figli.
    Se ad una discussione del genere ci si ritrova ad immedesimarsi nel figlio adolescente si e' giovani, se nel genitore, vecchi. Tristemente mi trovavo meglio nei panni del genitore. :-)

    Per quanto mi riguarda non ho notato grossi cambiamenti nell'elasticita' mentale, ne' nella memoria (c'e' da dire che, riguardo quest'ultima, partivo gia' da livelli bassissimi da sempre).
    Piuttosto noto giorno dopo giorno l'invecchiamento fisico. Non tanto nell'aspetto (tutti mi dicono che dimostro vent'anni di meno), quanto piuttosto nella risposta del mio fisico. La vista mi e' peggiorata tantissimo, e non ho nemmeno la scusa del fastidio degli occhiali, che porto dall'eta' di 4 anni. Anche il corpo. Da giovane, appena sveglio, per esempio, saltavo in piedi ed ero pronto, ora ho gia' qualche acciacco (che per fortuna non mi limita nelle attivita').

    Ricordo che fino a 15 anni fa, quando suonavo nella band, ero capace di fare due prove a settimana (che si concludevano mai prima della 1 di notte) piu' due serate, dalle quali non si riusciva mai a liberarsi prima delle 3 di notte, magari anche un po' brilli. E il giorno dopo sveglia presto per prendere il treno e andare al lavoro. Ora non ce la farei mai.

    Non e' che mi scoccerebbe tanto il concetto stesso di invecchiare, se non fosse appunto per il deperimento del corpo e, last but not least, l'idea che il giorno della morte si avvicini inesorabilmente.

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  5. "la linea di confine tra giovane e vecchio", ovviamente

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  6. :-) bisbetico e polemico lo sono sempre stato...

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  7. Non è tanto il confine genitore-figlio (su questo si aprono altri temi) quanto la capacità di ascolto e anche di sapersi mettere in discussione che viene a mancare con gli anni. Almeno io noto questo.

    Riguardo alla perdita di memoria e/o lucidità è un cruccio continuo di tanti (anche mio).

    Riguardo al fisico, eh, caro Dario, come dice il capo della palestra dove vado: "E' una guerra di trincea!"
    E' già una vittoria non mollare la postazione. :-)

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  8. :-) "una guerra di trincea"... si', mi piace...

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  9. Pensieri di Seneca
    (consiglio la lettura almeno delle 'Lettere a Lucilio' che ci fanno ammirare quest'uomo che 2000 anni fa discorreva con tanto acume della morte, della vecchiaia, del senso della vita ...):
    'Che giovano a quell'uomo ottant'anni passati senza far niente? Costui non è vissuto, ma si è attardato nella vita; né è morto tardi, ma ha impiegato molto tempo per morire' oppure
    'Non é vero che abbiamo poco tempo: la verità é che ne perdiamo molto.' infine
    'Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire.'
    Seneca mi aiuta ad affrontare la vita quotidiana, è diventato quasi un amico.

    ciao
    Vanessa

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  10. Grazie, Vanessa. Ben ritrovata.

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  11. :-/ le citazioni di Vanessa le troverei molto istruttive per chi e' giovane. Angoscianti invece per uno che comincia a guardarsi indietro e ad intravedere la consapevolezza che il passato, a differenza del futuro, e' irreversibile.

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  12. Invece io considero la mia età (per la cronaca 46 anni) ricca di opportunità in quanto si hanno ancora energie da spendere ma non si ha più la paura e l'incertezza della gioventù.
    Per me un giovane non coglierebbe minimamente il significato delle considerazioni di Seneca (forse giustamente). Lo stesso Seneca scriveva di questi argomenti con Lucilio durante la vecchiaia, spronando a rendere proficuo il tempo restante (anche mediante il ritiro a vita privata).
    Vanessa

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  13. Vanessa. Ti ripropongo due delle citazioni che hai riportato:
    1) Che giovano a quell'uomo ottant'anni passati senza far niente? Costui non è vissuto, ma si è attardato nella vita; né è morto tardi, ma ha impiegato molto tempo per morire
    2) Non é vero che abbiamo poco tempo: la verità é che ne perdiamo molto.

    Io ho la tua stessa eta', e quelle citazioni, riferite alla fase della vita che sto vivendo, evocano due diverse letture:
    1) quando mi capitera' di dover agire, lo faro' perche' agire e' il significato della vita. Del resto mi sono a volte attardato nella vita, morendo un pochino ogni volta, ed ora non posso porvi rimedio.
    2) Bisogna che nel futuro io non perda troppo tempo. Ma nel passato quello che ho perso e' gia' volato via!

    E' questo che sia piuttosto angosciante.
    Per il resto sto piu' o meno bene: ho abbastanza energie da spendere. Per quanto riguarda l'incertezza... mmmh... non credo di aver superato la fase che tu sembri relegare come esclusiva all'eta' giovanile (la prendo come un complimento: ;-) sono ancora giovane!)

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  14. Ma siete praticamente dei bambini! ;-)

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