mercoledì 6 luglio 2011

Cibo: prezzo equo per tutti, umani e non



Al banco del check in all'aeroporto di Pisa ho incrociato un impiegato simpatico, un livornese che mi ha scambiata per una giornalista di Controradio. "Che combinazione! Non sono una giornalista, bensì una affezionata ascoltatrice di Controradio." "Anch'io,!" fa lui, "Chiamo spesso in trasmissione. E sono anche vegetariano!" Lì per lì non ho capito l'attinenza ma poi ho visto che guardava la mia maglietta "solidal". Così ci siamo scambiati un paio di battute sulla nostra comune preoccupazione per le sorti del pianeta riguardo al cibo.
L'impatto ambientale e sociale del cibo che mangiamo in effetti è un argomento che mi sta molto a cuore e per questo ne ho scritto in diversi post.
A questo proposito, giusto durante il viaggio, ho seguito con interesse una puntata di Cosmo, ottima trasmissione di Rai3 (purtroppo già terminata, ma si può rivedere sul sito della Rai), che aveva come oggetto proprio il cibo, l'obesità e gli stili di vita degli Europei a confronto con quelli degli Americani e dei Giapponesi.
Mi ha colpito quello che ho sentito da Licia Granello, giornalista e docente di Antropologia dell'Alimentazione, a proposito della grande quantità di carne e latte che consumano i Francesi, e cioè che l'importante è il latte sia "di qualità", cioè proveniente da mucche felici che non sono state costrette a passare la loro vita chiuse in una stalla seriale, che hanno potuto cibarsi di erba fresca. In Austria, per esempio, hanno imposto per legge agli allevatori almeno novanta giorni di pascolo per ogni capo. "Le carni di animali che hanno vissuto male e sono morti male", continua la giornalista, "sono carni intossicate dalla paura e dal dolore. L'adrenalina, che è l'ormone della paura e della tensione, avvelena le carni e le rende dure e stoppose. Le mucche felici, come i polli felici, danno carni molto migliori. Costano sicuramente di più ma basta mangiarne di meno, poco ma buono. Smettiamo di subire il cibo e cominciamo a sceglierlo." Per quanto mi riguarda, mi sento di sottoscrivere pienamente.
Anche Report è tornata recentemente sul prezzo del cibo (come già aveva fatto in una bellissima puntata un paio di anni fa) per sottolineare come i prezzi troppo bassi significano irrimediabilmente che qualcun altro da qualche parte starà pagando per la produzione di quel cibo molto di più.
Per fortuna, dal servizio di Michele Buono e Piero Riccardi si apprende che stanno sperimentando operazioni coraggiose di remunerazione di un equo prezzo ai coltivatori con un prodotto finale non più caro della media, come, per esempio, "La pasta dei coltivatori toscani" o il pane prodotto per il Distretto di Economia Solidale della Brianza ad un prezzo in base ai costi e al valore seguendo tutta la filiera dal grano al forno.
Purtroppo, come dice Milena Gabanelli in conclusione, si tratta solo di qualche centinaia di volenterosi mentre per la maggior parte della produzione non c'è nessuno a controllare chi specula sul cibo e nessuno che intervenga su come si forma il prezzo del cibo.


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