venerdì 3 ottobre 2008

Persone che lasciano il segno

Quasi tutte le persone che incontriamo ci influenzano in qualche modo, ma ci sono persone che lasciano un segno dentro di noi. Capita di chiedersi da adulti del perché di certe nostre convinzioni, di certe nostre idee, di un certo modo di vedere le cose e scoprire che tutto sommato lo dobbiamo a loro: ai nostri maestri di vita. Spesso si tratta di insegnanti, ma possono essere anche preti, amici più grandi, parenti che ci hanno particolarmente affascinato quando eravamo in quell'età in cui si assorbe come spugne.

Tra le persone che sicuramente hanno lasciato un segno in me c'è la mia maestra Lia. L'ho avuta dalla terza alla quinta elementare e l'adoravo. Che fosse una brava insegnante lo dimostra un dato di fatto. Mentre le maestre che avevamo avuto in prima e in seconda spesso e volentieri buttavano fuori dalla classe i bambini indisciplinati (anch'io fui buttata fuori per motivi futili), la maestra Lia in tre anni, con la stessa identica classe, non ha mai buttato fuori nessuno, mai un urlo isterico. Ciò significa che non aveva bisogno di questi mezzi per catturare la nostra attenzione. Tutto quello che spiegava mi pareva così affascinante, soprattutto la storia. Chissà forse devo a lei la mia passione per la storia. Ecco perché nel mio diario di bambina dove stilavo la "classifica dei desideri" (sempre avuta la fissa delle classifiche!) in quarta elementare ho riportato "essere principessa nel Medioevo" ed in quinta "essere una fanciulla della Resistenza". Penso che la mia maestra Lia sarebbe contenta di sapere che finalmente mi sono iscritta all'ANPI.

Un altro grande maestro di vita e punto di riferimento della mia adolescenza è stato il mio professore di italiano, Virgilio (nomen omen). Una passione straordinaria per il suo lavoro e un'attenzione umana verso il singolo studente, verso la sua personalità, i suoi problemi di crescita o di inserimento nel gruppo classe, che raramente ho trovato negli insegnanti. Virgilio mi ha insegnato a studiare e mi ha insegnato ad analizzare la realtà con capacità critica, cercando di andare oltre l'apparenza. Il primo tema che assegnava sempre in terza ragioneria, appena presa la nuova classe, era: "La classe sociale nella quale affondano le mie radici". Era il suo modo di dimostrare come in quegl'anni (seconda metà degli anni Settanta) la coscienza di classe stesse scomparendo. I ragazzi parlavano di tutto meno del ceto delle loro famiglie. Solo io ci azzeccai, ma, lo confesso, con un suggerimento di mio padre.
Virgilio ci diceva spesso che non era un caso che filosofia non si insegnasse negli istituti tecnici ma solo al liceo, la scuola destinata a formare la classe dirigente, perché, diceva, è la materia che insegna a ragionare. E poi era fantastico quando leggeva Dante o Ariosto. Anche i compagni più allergici allo studio lo stavano ad ascoltare a bocca aperta.
Ogni tanto ci vediamo con Virgilio. E' andato in pensione qualche anno fa perché non sopportava più di vedere i ragazzi sempre più superficiali e disimpegnati. O forse era semplicemente stanco. Qualche anno fa andai alla cena per il suo settantesimo compleanno tutta organizzata da suoi ex allievi: vi avrei fatto vedere il suo orgoglio e la sua commozione nello scoprire in quanti ha lasciato il segno.

PS nella foto sopra io non sono quella smorfiosetta a sinistra bensi' quella un po' scomposta a destra.

15 commenti:

  1. mi ci hai fatto pensare, Arte, al mio maestro Fogliani, anch'io dalla terza alla quinta. Allora come adesso era difficile trovare un maestro, forse per questo e lo ricordo benissimo; aveva tutti i capelli bianchi pettinati all'indietro e nella corporatura ricordava un po' Gino Cervi. E poi la professoressa di Storia e Filosofia al liceo, la Capasso, piccola, grassottella e coi capelli palesemente tinti. Mi ha rifilato Filosofia sia in terza che in quarta, ma ci stimavamo molto. Lei mi chiamava Robespierre "l'incorruttibile"; allora avevo le idee molto più chiare di adesso....

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  2. Che beata!
    Io ho fatto le elementari dalle suore ed è stata una vera angoscia,con quelle teste fasciate.Nelle superiori ho avuto vari validi insegnanti,ma non ricordo neanche un nome.Cosa vorrà dire?
    Cristiana

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  3. bellissimo post, ogni insegnante vorrebbe leggerne uno così dedicato a sé.
    Ero CERTA che tu fossi quella scomposta!
    baci, marina

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  4. Unodicinque, sono contenta di averti stimolato questi ricordi.

    Cristiana, probabilmente hai rimosso quel periodo.

    Marina, ero molto maschiaccio e ammiravo le bimbe "femmine". Però la smorfiosetta accanto a me mi stava proprio antipatica!

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  5. Bellissimo post: i ricordi scolastici sono i più teneri.
    La mia maestra delle elementari, la ricordo come una donna sgraziata vestita sempre di grigio, molto altera ed autorevole. Ricordo ancora il suo cognome, "maestra Fanelli".Delle medie ho ricordi confusi, mentre delle superiori mi è rimasta nel cuore l'insegnante di lettere, "professoressa Bichelli". Lei mi fece amare l'italiano. La sua spiegazione dei classici era così godibile che era un piacere ascoltarla. E' proprio vero che gli insegnanti lasciano il segno ed indirizzano poi verso i percorsi che intraprendiamo. L'insegnamento è un'arte e ci vuole passione oltre che competenza.
    Annamaria

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  6. Grazie, Annamaria. Sarei curiosa di raccogliere la testimonianza di qualcuno che ha avuto come maestro di vita una persona diversa dagli insegnanti. Sono sicura che c'è.

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  7. "LA" Falcinelli, lettere alle medie, una persona che, a distanza ormai, ahimè, di dieci anni, ancora non riesco a trattare senza il riguardo e il rispetto che le usavo quando era la mia insegnante. Mi ha insegnato a non vergognarmi delle parole strane (desuete) che conoscevo, del mio amore per la lettura, della mia indole riflessiva, mi ha fatto capire che essere diversi può voler dire essere speciali, per lo meno agli occhi di qualcuno. E poi Dario: un amico che ora è lontano, mi ha portato sulla "cattiva strada" quando ne avevo bisogno e mi ha riportato indietro sano e salvo, senza mai lasciarmi la mano.

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  8. Purtroppo non sono stato fortunato e non riesco a citare insegnanti che mi hanno lasciato un segno. Potrei citarne in negativo: cosa NON è (o NON dovrebbe essere) l'insegnamento, la cultura, la scuola. Specifico che NON ho avuto insegnanti "figli del '68". Anzi...
    Un "segno" lo hanno lasciato però un paio di docenti universitari, uno di antropologia cuturale ed uno di economia politica.
    A proposito di "segni" lasciati a scuola, sono venuto a conoscenza, per vie non tortuose, di una vicenda tutt'ora in svolgimento in un liceo classico, vicenda, a mio giudizio, molto significativa. C'è un gruppo di genitori di una data classe che si mobilita per mandare via una insegnante di lettere la cui colpa è essere "troppo severa". C'è un ragazzo che attualmente è arrivato a frequentare nello stesso istituto il liceo, ma che negli anni precedenti ha avuto questa insegnante come prof. Il ragazzo in questione (posso assicurare) non è certo un miracolo di applicazione nello studio, diligenza, disciplina, etc., essendo fortemente tendente a ben altre attività... ma la storia dell'insegnante proprio non gli va giù: lui la conosce bene, sa che è esigente, che fa studiare un casino, che non guarda in faccia a nessuno, ma sa che è brava, giusta, umana ed equilibrata. Al ragazzo girano i cosidetti e va nella classe in fermento a parlare con i ragazzini i cui genitori fermentano: con una discreta dose di educazione cerca di convincere i "vessati" che la prof non è assolutamente meritevole di essere trattata così, che mica a lui piace studiare (anzi...), mica è il primo della classe, ma proprio non capisce come si possa accusare una prof così brava, insomma: a lui sembra che gli stronzi siano semmai altri. Qualche giorno dopo il ragazzo si ritrova davanti al preside: lo si accusa di aver "fomentato la classe", di "non esserdi fatto i fatti suoi", si parla di "rapporto" o "nota" o "provvedimento". Il ragazzo (che non è tipo da farsi mettere sotto da un preside), ribadisce punto per punto le sue posizioni. A quel punto i genitori del ragazzo, però, si allarmano (già la situazione scolastica del figliolo non è brillantissima, ci mancava solo 'sto casino, etc.), telefonano al preside (che minimizza, tranquillizza, dice che "lui ci ha tante cose da pensare, figuriamoci se..."), cercano di capire meglio la situazione... Beh, pare che il figlio ha proprio ragione (cacchio, la conoscono anche loro la prof...); pare (anche più che pare...) che nella classe fermentata ci siano rampolli di riguardo... i pargoletti mica possono studiare più di tanto... Frega un piffero a loro: cianno il babbo che poi li mette a posto...
    La prof telefona (in lacrime) al ragazzo per ringraziarlo: almeno, dice, ha lasciato un "segno".
    Beh... mi fermo qui...
    Lo so che non è una storia molto originale, che non si capisce cosa si vuole quando si dice "ognuno deve fare il proprio dovere", salvo poi chiosare "...ma ben lontano da me e dai miei interessi ed interessucoli". Vabbe', insomma...: volevo racconta' 'sta cosa e sperare che (essendo ancora in corso...) vada a finire bene.
    Ciao

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  9. Belphagor: ecco finalmente qualcuno che cita un non insegnante!

    Giam: la storia della prof osteggiata dai genitori perchè ritengono che faccia studiare troppo non è originale purtroppo. Anzi, sempre più frequente. Però il ragazzo protagonista dimostra un coraggio e una caparbietà non comuni. Complimenti davvero! Spero proprio che finisca bene questa storia, per la prof ma soprattutto per il ragazzo perchè altrimenti quale insegnamento ne trarrà? Quale fiducia potrà avere nel mondo degli adulti? Già, gli adulti. Perchè non muovervi anche voi, adulti, genitori di ex alunni della prof? Magari con discrezione... Non so. La butto là.
    Certo ormai la fatica e l'impegno sono cose considerate obsolete, ahimè.
    In bocca al lupo!

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  10. Io ho avuto pochi insegnanti che ricordo tanto volentieri, per questo poi ho cambiato rotta quando è toccato a me... Giulia

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  11. Di persone che hanno lasciato un segno nella mia memoria ne ho conosciute diverse e non solo diretti insegnanti. In prima elementare avevo un maestro che non ci insegnava nulla se non quello di lasciarci con la custode per andare a mangiare in mensa i dolci. In seconda è arrivata una maestra che non riusciva a tenere la classe ormai in preda all'anarchia più totale(fu anche presa a calci da un mio compagno, e la poveretta si mise a piangere davanti a tutti noi).In terza arrivò un'altra insegnante che il primo giorno di scuola fece un bel discorsetto a tutta la classe e non so come funzionò.Delle medie ne parlerò un'altra volta!

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  12. Si' ma il tema non e' "le insegnanti della nostra vita"...

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  13. Visto che non hai parlato d'altro nel tuo post...,io non ti posso parlare di cose top secret.

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  14. Ho letto tardi il Blog ma cercavo notizie sul mitico Virgilio...
    Geometri primi anni settanta.
    Un mito: le interrogazioni a casa (che casa...), la gita a Venezia (come nella foto?), l'importanza delle date.
    Vedo che ha lasciato il segno, ne sono contento.
    Riccardo

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