mercoledì 2 maggio 2012

Chi baderà alle badanti?

 
Spunti dall'intervista di Fahrenheit a Enrico Pugliese, docente di Sociologia all'Università La Sapienza e autore di "La terza età. Anziani e società in Italia": 
  • Da un'indagine del Censis sulla scala dei valori in cui credono gli Italiani al primo posto troviamo la famiglia. Il 65% degli Italiani indicano in essa il valore più importante del nostro paese. Un valore molto proclamato ma poco praticato per quanto riguarda l'attenzione agli anziani.
  • Dal 1951 al 2001 le famiglie unicomponente sono aumentate da 1.464.000 a 5.428.000 ma esse sono fatte più che da giovani single (più o meno per scelta) soprattutto da anziani. "Gli anziani non vogliono nessuno in casa con loro o non sono voluti in casa con gli altri?" si chiede Enrico Pugliese.
  • Il nesso tra familismo che persiste e famiglia che non regge più come una volta nella cura degli anziani è risolto dalla figura della badante, istituzione che esiste solo in Grecia, Italia e Portogallo e in parte in Spagna (come fanno negli altri paesi?). Tra i tre attori del welfare, Stato, mercato e famiglia, lo Stato in Italia sta cominciando a ritirarsi e il servizio di cura che era della famiglia (sarebbe meglio dire "delle donne") viene comprato sul mercato internazionale della forza lavoro: ucraine, filippine, peruviane, ecc. Lo Stato, con il flusso pensionistico che gli anziani hanno meritatamente maturato, dà la possibilità di pagare questa forza lavoro. Tuttavia questa non può che essere una situazione transitoria per vari motivi, non ultimo il fatto che anche le badanti invecchiano, ed inoltre si tratta di un lavoro troppo fusionale con una componente relazionale-affettiva troppo forte.
  • Ma quando inizia la vecchiaia? Negli ultimi duemila anni si è sempre considerato i 60 anni come inizio della vecchiaia perché, in una società maschilista, era quella l'età in cui non si era più atti alle armi. Per questo essa è stata considerata nella moderna società come l'età in cui è ragionevole andare in pensione. Grazie ai progressi socioeconomici (pensione e risparmi accumulati) e alla relativa salute e libertà (i figli se ne sono andati) la terza sarebbe l'età migliore, tra quella adulta fatta di responsabilità e impegni e la quarta caratterizzata dalla dipendenza. Tuttavia oggi non è più così facile.
  • Gli anziani, al di là della retorica, possono essere davvero una risorsa se non sono chiusi in casa, se hanno la possibilità socializzare e fare qualche lavoro informale, ecc. evitando il più possibile i rischi della medicalizzazione. Secondo Enrico Pugliese bisognerebbe andare verso un invecchiamento attivo e pensare a nuove soluzioni come, per esempio, il co-housing.
Riflessioni personali:
  • Mi chiedo quanto davvero gli anziani soli anelino di vivere nelle famiglie dei figli, in case sempre più piccole, che non sentono proprie. Quanto sarebbero in grado, dopo anni di autonomia, di adattarsi a tempi e spazi diversi dai propri.
  • Penso a cosa sta provocando alla mia collega, separata con una figlia, l'improvvisa necessità di gestire la madre vedova che comincia ad avere bisogno di assistenza.
  • Penso a mia suocera, la quale mi ha riportato con viva preoccupazione le quotidianità delle sue ex colleghe che convivono con le badanti e che mi diceva di sopportare già con un certo fastidio la presenza della signora kossovara che viene a fare le pulizie qualche ora a settimana.

7 commenti:

  1. Io penso a quelle persone ,completamente sole,non autosufficienti, che non possono concedersi neppure una badante. Come fanno a vivere?
    Cristiana

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  2. A parte l'argomento costo (la badante non tutti se la possono permettere)c'è il fatto di doversi adattare a convivere con un'altra persona proprio quando solitamente l'avanzare degli anni rende meno aperti e flessibili.Non nascondo poi che mi fanno una pena immensa gli anziani accompagnati dalla badante, soprattutto il fine settimana.Possibile che almeno il sabato o la domenica non ci sia un figlio, un nipote, qualcuno di famiglia o un amico più giovane che possa dedicare loro un po' di tempo?
    Certo, a casa dei figli intanto bisognerebbe esserci invitati a vivere... poi ci va il carattere giusto da entrambe le parti e tanta tolleranza. Comunque penso che indipendenza e autonomia dovrebbero essere difesi finchè è possibile.
    Il co-housing mi sembra l'idea migliore: si è tra coetanei e si evita la casa di riposo, che da' un'idea di non ritorno angosciante.

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  3. Vorrei approfittare dell'occasione per divulgare le numerose attività innovative che la comunità di sant'egidio sta sforzandosi di divulgare per "un invecchiamento attivo" come direbbe il fondatore Riccardi.

    La campagna "A casa è meglio" nata nell'ambito del movimento "Viva gli Anziani!" è stata addirittura appoggiata da Enel Cuore Onlus..

    Praticamente si tratta di far continuare a vivere le persone nella propria casa ma intessendo con essa rapporti con l'esterno tramite volontari, negozianti, medici, istituzioni,inps,ospedali,ecc.

    Ma fa anche altro come fare attività tra gruppi di giovani ed anziani (come ad esempio vacanze insieme), co-abitazioni come si diceva sopra,ecc

    Per dettagli:
    http://www.santegidio.org/index.php?pageID=24&idLng=1062

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    1. Grazie, Spunto. Molto interessante.

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  4. Il problema degli anziani è molto pesante e di non facile soluzione, perché in un paese civile dovrebbero essere principalmente le istituzioni a fornire l'assistenza pagata con le tasse di TUTTI i cittadini, ma che l'Italia sia un paese civile è ancora da dimostrare particolarmente con le divisioni create dalle regioni che sono servite a creare migliaia di voraci amministratori e figli e figliastri tra la popolazione così prima fagocita la politica e se avanza qualcosa la popolazione avrà le briciole.
    Gli anziani a casa dei figli, anche questo è un problema per le innumerevoli variabili dei rapporti familiari e non è detto nemmeno che l'anziano preferisca coabitare con i familiari e pure le "co-housing" potrebbero creare problemi di intolleranza fra gli ospiti, poi giustamente per quanto tempo potremmo usufruire del servizio delle collaboratrici di paesi poveri, molto di frequente, a mio parere anche quella è una forma di sfruttamento di gente più bisognosa e indifesa.

    PS X Artemisia: Non mi è riuscito di trovare lail libro di Barbara Distel da te consigliato.Ciao

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    1. Oh, mi spiace che non hai trovato il libro, Sileno. penso comunque che si trovi in libreria, magari ordinandolo.

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  5. Son d'accordo con Sileno quando dice che è un problema di non facile soluzione visto anche che la popolazione invecchia sempre di più..

    Il focus è da rintracciare, secondo il mio modesto parere, nel "come ci si invecchia".. cioè si è aumentato di molto la vita media (ormai si arriva anche a 90/100 anni) ma le condizioni non sono ottimali rispetto all'età raggiunta e soprattutto la società ti rifiuta e ti considera un "peso" da sbarazzarsene (leggi anche tutte le pressioni per l'eutanasia).

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