domenica 18 maggio 2025

Raleigh, North Carolina, USA

Eccoci qua a far visita al nostro pargolo (e a stravolgergli la sua metodica vita da scapolo). Il suo piccolo appartamento è carino e sufficientemente spazioso per lui. Due stanze con un piccolo patio che affaccia sul giardino condominiale ornato da begli alberoni affollati di scoiattoli e uccellini che ci svegliano la mattina. Le rifiniture purtroppo lasciano un po' desiderare. Né il bagno né (peggio) la cucina hanno finestre, il lavandino butta poco, le mattonelle sono in realtà dei pannelli di plastica che le simulano, metà appartamento è occupato da una pelosissima moquette. Visto quanto costa l'affitto potevano dargli qualcosa di più, ma lui è un ragazzo che bada all'essenziale e si adatta.

Raleigh è una città molto vivibile, sicura, pulita (non ho visto una cacca di cane in terra), molto verde e poco trafficata. Un buon posto per vivere. Anche per un turista è una meta piacevole (anche se di per sé non giustifica un volo transoceanico). Interessanti, ben allestiti e persino gratuiti i musei. I bus non sono frequentissimi ma sono gratuiti per i ragazzi fino a diciannove anni e per gli anziani oltre i sessantacinque. In ogni edificio pubblico trovi pulitissime e gratuite toilette con annesso fontanello di acqua fresca (in Italia stanno eliminando anche le poche fontane che c'erano per costringerti a comprare acqua in bottiglietta).

Impressioni sugli USA. Sono consapevole che di Americhe ce ne sono tante e molto diverse tra loro. Quindi penso che il North Carolina, e soprattutto una città come Raleigh, sia un angolo un po' troppo privilegiato per giudicare gli Stati Uniti. Qui sono quasi tutti bianchi e credo anche piuttosto benestanti (a giudicare dalle bellissime case). E quindi per ora l'impressione è quella di un paese molto civile. Sono molto ossequiosi, si fermano sempre con le auto per farti passare a piedi, pochi homeless e non molestanti, strade pulite e nessuna cartaccia in giro. Siamo entrati nel campus della NC State University girando tranquillamente negli edifici senza che nessuno ci abbia chiesto nulla, né ci abbia guardato con sospetto. Certo, sull'attenzione all'ambiente ci sono spazi di miglioramento: la raccolta differenziata è un po' una farsa e soprattutto la temperatura degli edifici (e anche dei bus) è esageratamente bassa! Non c'è assolutamente bisogno di tenere 17 gradi se fuori ce ne sono 25 (pur con tasso di umidità piuttosto alto). A parte qualche ragazza e ragazzo palestrati, sono tutti vistosamente sovrappeso, sintomo di scarsa educazione alimentare. A voglia a scrivere le calorie a caratteri cubitali sulle confezioni e sui menu dei ristoranti! Non ingrassare qui credo sia una missione impossibile!

Nei prossimi giorni andremo a visitare altri stati ed altre città e potremo vedere le eventuali differenze.

lunedì 12 maggio 2025

Pensieri e aggiornamenti alla rinfusa

Dall'ultimo post, che risale a più di un mese fa, ho pensato molte volte di scrivere qualche impressione, ma poi, presa dal vortice degli eventi, non sono riuscita.

Un giorno, per esempio, ho provato una piacevole sensazione di sollievo cedendo il mio posto in una qualche fila o dando la precedenza anche se era il mio turno o insomma facendo qualche altra gentilezza "gratuita". E mi è venuto in mente che una delle libertà che sto sperimentando è quella di essere gentile aggratisse (come dicono dalle mie parti). Non che mi fosse proibito quando lavoravo, ma, quando si è di corsa, quando tutto è incastrato nella giornata e soprattutto quando le colleghe intorno a te sono sempre preoccupate di far valere i loro diritti/privilegi, ti senti in dovere di tenere duro e di farti rispettare a tutti i costi. Invece ora ho tempo, non ho doveri che mi pressano e posso permettermi di far passare avanti le persone che devono "correre a produrre". Mi posso fermare anche a scambiare due parole con chi non conosco, a fare una battuta, a regalare un sorriso a chi incrocio per la strada. Insomma una sensazione di libertà di chi non ha pressioni. 


Altre sensazione bella me l'hanno data i due spettacoli a cui ho partecipato con il coro. Un attore si è occupato di narrare la storia dell'eccidio dell'Istituto Farmaceutico Militare di Firenze avvenuta il 5 agosto 1944 mentre noi abbiamo cantato sei brani inerenti alla resistenza o alla pace. Al di là della riuscita che spero dignitosa, mi sono divertita assai. Mi piace essere su un palco, ma non essere la protagonista. Mi piace fare le cose in gruppo. Mi piace lo sguardo attento degli spettatori. 

Infine quest'ultima settimana è stata caratterizzata dagli inviti a cena di amiche approfittando del fatto che il mio compagno era in viaggio. Amo le donne che si trovano tra loro e chiacchierano in libertà. Una sera alcune ex colleghe, un'altra un paio di care amiche e una con le ex compagne di palestra. Piacevoli serate nella nostra pergola bioclimatica dove sembra di essere all'aperto, luci soffuse, la luna che sorgeva, e buon cibo preparato anche dalle mie ospiti. 

E ora fibrillazione per il nostro viaggione dall'altra parte dell'oceano... Stay tuned!

martedì 8 aprile 2025

E.... ballo!

Fine settimana alle terme per il Festival del ballo. Cosa c'entro io che non ho mai saputo ballare?

Da gennaio ho voluto provare un'attività che si chiama Balla&Snella. Al di là della trovata di marketing (per dimagrire ci vuole altro che ballo!), si tratta di un allenamento abbastanza aerobico fatto di simpatiche coreografie dove passi di ballo veri e propri si mescolano a normali esercizi di ginnastica. Mi sono divertita e penso di rifarlo il prossimo autunno anche perché mi sembra un buon esercizio psicomotorio, come ho accennato in questo post.

Nel frattempo mi sono iscritta a questo evento (insieme alla mia amica S. che, anche più coraggiosa di me, si è unita pur non avendo la minima idea di cosa ci avrebbero proposto). A parte i piacevolissimi bagni e idromassaggi termali, in questi giorni i tanti partecipanti non hanno fatto altro che ballare dalla mattina alle nove a notte fonda!

Sono rimasta stupita, ammirata e anche un po' invidiosa per la passione di queste persone, donne e uomini, giovani e meno giovani. Salsa, bachata, kizomba, cha cha cha, samba. Passi, figure, coreografie. Sui tacchi a spillo o con le scarpe da ginnastica. Che meraviglia!

Oltre alle tre sedute di Balla&Snella, noi abbiamo provato solo un paio di lezioni per principianti, una di balli di gruppo e una di salsa portoricana. 

Ballare, a mio avviso, fa bene al corpo ma soprattutto allo spirito. Devo assolutamente imparare!

giovedì 27 marzo 2025

L'Isolotto

Il mio nuovo quartiere ha una storia interessante. Fino agli anni Cinquanta del secolo corso qui era campagna e di ciò troviamo le tracce in vari piccoli borghi con casette monofamiliari ormai soffocate dai palazzi. Ho scoperto anche che qui vicino c'era un lazzaretto fatto di baracche dove, nel periodo della Prima Guerra Mondiale, avevano rinchiuso i malati di spagnola.

Nel secondo dopoguerra il sindaco La Pira pensò di risolvere il problema degli sfollati (e anche della forte migrazione dalla campagna) costruendo un quartiere di edilizia popolare ma ben pianificato da diversi studi di architetti. L'ente INACASA costruì quindi tutta una serie di case popolari di vario aspetto e tipologia prevedendo però anche tutta una serie di servizi, una chiesa, scuole e anche un bel po' di verde, privato, condominiale, ma anche pubblico. Nel 1954 le case furono consegnate ma i servizi e il verde ancora non c'erano e mancava persino l'asfalto sulle strade, che quindi erano un gran polverone.

L'Isolotto, questo il nome del quartiere, era quindi una periferia disagiata ma anche solidale. Vi sorse una comunità popolare e impegnata socialmente (grazie anche alla parrocchia del famoso prete scomodo don Enzo Mazzi). 

Quello che mi colpisce oggi percorrendo queste strade è la gran quantità di verde, perché, se allora gli alberi non c'erano, oggi sono numerosi e alti. Le case sono probabilmente modeste internamente ma si nota esternamente una certa ricerca architettonica (a partire dall'uso frequente della pietra forte in facciata che richiama i palazzi storici di Firenze). Le strade si chiamano tutte con nomi botanici (via degli Aceri, viale dei Pini, Lungarno dei Pioppi, ecc.).

 

 

 

Geniale e moderna l'idea del viale pedonale, contornato da alberi, che permette ad ogni bambino del quartiere di arrivare a piedi alla scuola senza attraversare strade trafficate. Non per nulla è stato chiamato Viale dei Bambini e va dalla chiesa alla passerella pedonale, al di là della quale c'è una specie di collinetta (sicuramente fatta di terre di scavo) chiamata la Montagnola, sopra la quale è la scuola dell'Infanzia e Primaria.



 Successivamente all'operazione di La Pira, la città si è espansa anche al di fuori di quel nucleo di settant'anni fa ma purtroppo in modo disorganico, con enormi palazzoni stile alveare che ricordano le periferie dimenticate che troviamo in tutte le grandi città. Per fortuna, il verde è stato mantenuto (in particolare il mio palazzo è adiacente ad un bel parco). 

 

 

 

Mi fa una sensazione strana camminare per queste strade (che pure conoscevo ma solo sommariamente), come di vivere in una città diversa, di cui mi godo in questi giorni la fioritura primaverile.


 

venerdì 7 marzo 2025

Primavera venata di spleen

Volge al termine una settimana di tempo splendido. Dopo tanta pioggia, dopo le giornate di vento, dopo il grigiore, finalmente primavera. Una luce stupenda e una temperatura piacevolissima. Quando arrivano queste giornate mi pervade un'ebrezza speciale, un'eccitazione che non so tenere a bada. Vorrei fare tutto, vorrei essere dappertutto, ho paura di perdermi qualcosa, un tramonto, un panorama, un fiore appena sbocciato, una gemma dischiusa. La primavera mi è sempre piaciuta. Sin da ragazza mi pareva di rinascere in questa stagione.

Ma con gli anni una venatura di malinconia mi impedisce di godermi a pieno la mia stagione preferita. Inevitabilmente il secondo pensiero che affiora alla mia coscienza è che questa bellezza non è infinita. Mi viene in mente quando si dice "avere molte primavere sulle spalle" per intendere di essere anziani. Ed invece io lo sento al contrario: quante primavere ancora? E anche quando d'inverno mi dico: "Basta freddo! Non ne posso più!" adesso mi fermo e mi dico che quel freddo, quella stagione non tornerà più. I fogli del calendario si girano e poi si butta il calendario e quella data non la scriverò più. 

Poi mi scuoto e mi impongo di non pensarci. Prendo lo smartphone e via a fotografare il primo tulipano e il primo narciso sbocciati nella mia nuova casa.

Anche perché per l'alta pressione se ne sta andando e ci aspetta una bella settimana di pioggia...
 


 

 

mercoledì 12 febbraio 2025

Contrastare ma anche accettare

Ho superato i sessant'anni e da ora in poi il mio compito sarà quello di contrastare il più possibile il declino fisico e cognitivo. L'età riflessiva, l'ha chiamata gentilmente la mia professoressa di Filosofia dell'Università dell'Età Libera. E ci ha anche spiegato che, secondo il filosofo coreano Byun-Chul Han (Il profumo del tempo), per essere felici bisogna vivere il tempo cairologico, fatto di cicli e di fasi della vita e non il tempo cronologico che ci vuole sempre uguali, sempre giovani ed efficienti.

E' pensiero comune (e anche il mio compagno è convinto di questo) che continuare a lavorare rallenti il decadimento cognitivo. Io ho sempre contestato questa convinzione però ammetto che ha il suo fondamento. 

Da quando sono andata in pensione (ormai sono quasi sei mesi) sono stata presa del vortice dei lavori nella nuova casa, trasloco, svuotamento e vendita della vecchia e non ho avuto tempo di riflettere e di meditare. In questi giorni, in cui sta cominciando la nuova routine, il mio cervello ha cominciato a rimuginare. 

Mi sono resa conto quindi di avvertire un sottile di smarrimento a causa di mie difficoltà nell'affrontare operazioni che fino a sei mesi fa erano la quotidianità. Piccole cose: per esempio la compilazione di una richiesta online o la comprensione di alcune istruzioni. Diciamolo: mi è capitato di non riuscire a fare questo tipo di cose che erano il mio pane quotidiano e ciò mi ha dato molta noia.

Come tutti, ho il terrore del decadimento fisico ma ancora di più di quello cognitivo. L'ansia mi fa leggere come "segnali" questi miei "inciampi" e, unita alle difficoltà visive (ahi, cercare un libro in biblioteca senza gli occhiali da lettura!) e uditive (accidenti a chi parla piano e biascicando!), mi rende preoccupanti banali operazioni burocratiche. Comincio quasi a capire mia madre (e tutte le persone della sua età) che spesso rinunciano a fare una cosa perché temono di non saperla fare, di non riuscire a capirsi con gli addetti (sia dal punto di vista uditivo che cognitivo). Ho paura di passare da vecchia rincoglionita per dirla proprio in soldoni. 

Forse sto esagerando. Forse ero così anche negli ultimi anni in cui lavoravo, ma allora avevo a fianco delle colleghe della mia età molto più perse di me di fronte ad uno strumento informatico da imparare o ad una schermata poco amichevole. Anzi, spesso chiedevano aiuto a me, tanto che talvolta mi sentivo più "assistente" che capufficio! E quindi la mia autostima non risentiva di eventuali débâcle, che pure c'erano. Ma ora non entro negli uffici con la mia bella etichetta di funzionaria, ora per la società sono una pensionata (considerata quindi imbranata e probabilmente anche un po' sorda).

Di queste mie mancanze di prontezza, mi sono data tre spiegazioni (due positive e una negativa):

a)  Potrebbero essere un rigetto da parte mia verso operazioni che ho dovuto fare per anni. Quanti portali fatti male, poco chiari e poco amichevoli sono stata costretta ad imparare! Quante imprecazioni! Può essere che ora, di reazione, non ne voglia sentir parlare e difatti le mie energie le sto investendo su altre cose più divertenti (cantare, ballare, studiare storia o altro).

b)  Può essere un problema di calo di adrenalina con conseguente calo di lucidità. Lavorando ci è richiesto di essere all'altezza delle situazioni, di essere "problem solving", di affrontare sempre cose nuove. Questo ci fa drizzare le antenne e mantenere alta l'adrenalina. Ciò spiegherebbe tutta l'insonnia di cui soffrivo e che adesso è molto migliorata, anche se non del tutto debellata.

c) Potrebbe essere invece che lavorare sia una "ginnastica cognitiva" che, esattamente come quella muscolare, si mantiene solo essendo costretti a farla. Come la muscolatura fisica alla mia età si perde in poco tempo se non si esercita, così potrebbe essere per la "muscolatura mentale" (cioè neuroni e sinapsi). Spero proprio che non sia così ma, per cautela, cercherò di non rifuggire di fronte a queste incombenze che ormai fanno parte della vita nelle società occidentali.

Parola d'ordine: accettare i segnali e contrastarli con tutte le forze o comunque con l'esercizio. 

 

Intanto l'alberino di mimosa davanti al mio palazzo ci regala i suoi bei fiori. Altro che moduli online!


 


mercoledì 5 febbraio 2025

Michela e la sua casetta di libero scambio

Michela Noli era una giovane donna che lavorava all'Aeroporto di Firenze e viveva nel quartiere in cui sono approdata. In realtà conoscevo già la sua triste fine (uccisa a coltellate dal suo ex marito) e le tante iniziative che sono prese in sua memoria. Una di queste è stata di intitolarle un giardino che costeggio quasi tutti i giorni perché vi passa la pista ciclabile che mi conduce verso l'Arno e da lì verso il centro di Firenze. E' un piccolo giardino ricavato in una piazza. Vi sono i giochi per bambini, la fontanella, le panchine. Ultimamente ho scoperto che c'è anche una piccola casetta di legno, come quelle che hanno messo in tanti giardini e che servono per libero scambio di libri.

Quanto vedo i punti di bookcrossing sono sempre curiosa di guardare i libri che vi sono. Spesso sono schifezze che la gente mette lì invece che nel cassonetto, ma talvolta qualcosa di interessante ci si trova. Dalla free library dedicata a Michela ho preso un libretto sulla Coop del quartiere (curioso), uno su come i Senegalesi vedono gli Italiani (non l'ho finito perché troppo retorico) e l'autobiografia di Giorgio Amendola (le autobiografie sono la mia passione). Mi piace dare un'altra vita ai libri. Una volta letti (o almeno iniziati) li rimetterò nella casetta. Magari qualcun altro li leggerà.