mercoledì 31 marzo 2010

Sotto il segno del Tau



Se Odifreddi ha fatto il cammino di Santiago, anche quell'atea di Artemisia può fare la pellegrina sul cammino di San Francesco la settimana santa, no?
Come andrà a finire?
Cosa faranno i suoi tre uomini a casa senza di lei?
Ve lo racconterò al mio ritorno.

Auguri laici di buona Pasqua.
Artemisia

domenica 28 marzo 2010

La parità e la libertà

Ho sentito Luisa Muraro intervistata a Fahrenheit e per me è stato un sollievo. Primo motivo: il conduttore la presenta come una che "ha al suo attivo un passato da femminista" e lei lo corregge subito aggiungendo "anche un presente". Finalmente qualcuna che non si vergogna di definirsi "femminista". Secondo motivo: il suo rifiuto del classico discorso sulla parità. Come mi fa innervosire quando, parlando di condizione femminile, si riconduce tutto alla cosiddetta "parità"! "Di che vi lamentate: avete voluto la parità, no?" Quanto detesto questo tipo di affermazioni. "Parità" di che?
Mi viene in mente quella famosa frase del femminismo storico (che però io ho appreso solo recentemente) "Remember, Ginger Rogers did everything Fred Astaire did, but backwards and in high heels." (Ricorda, Ginger Rogers fa tutto quello che fa Fred Astaire ma all'indietro e sui tacchi alti")
E infatti la Muraro afferma nell'intervista che la parità tra uomo e donna (e non solo quella) è un miraggio e anche piuttosto ridicolo. La differenza sessuale c'è e rende impossibile la comparazione tra donna e uomo. E' fuori discussione che i diritti debbano essere comuni a donne e uomini, che bisogna combattere le discriminazioni (non solo verso le donne ma verso tutte le categorie discriminate), vigilare perché le leggi che ci sono vengano applicate, ecc. Ma questo non è femminismo. Le donne, per una malintesa accezione dell'emancipazione, fanno cose stupide, come andare a vedere gli spogliarelli maschili, oppure orribili come la guerra.
La vera conquista delle donne, secondo la Muraro e anche secondo me, sarà (il futuro l'ha usato lei, io avrei usato il condizionale) il "senso libero della differenza". L'esplicarsi della libertà femminile, cioè la libera realizzazione di sé nell'indipendenza da modelli esteriori, (e anche di quella maschile, che speriamo sia sempre più libertà e non prevaricazione) farà vedere ancor meglio quella differenza che adesso troppo spesso è confinata in stereotipi.
Ma che significa esattamente "libertà femminile"? Beh, per esempio, come dice la Muraro in un'altra intervista: "Quello che ci manca veramente, è il tempo. Alle donne scarseggia drammaticamente il tempo per sé."

sabato 27 marzo 2010

Votiamo in attesa di tempi migliori

Quanto a capacità "convincitoria" (come dice Marina) sono sempre stata una schiappa. Però non demordo e lo ribadisco: anche per queste elezioni è importante andare a votare. L'astensionismo non mi convincerà mai. Non sto qui a rifare i predicozzi già fatti più volte in occasioni precedenti:
Non mollate ragazzi!
Chi non vota non ha diritto di lamentarsi
Non è mai il momento di astenersi

Scusate l'autoreferenzialità ma sono stanca e non saprei cosa aggiungere. Purtroppo in Italia siamo sempre in emergenza e, a quanto pare, non ci si può rilassare mai.
Quindi andiamo a votare consapevoli che:
1) questo strumento è stato purtroppo svuotato di gran parte di significato in quanto all'elettore si è cercato di dare meno informazioni possibili lasciandogli solo da fare una croce su una figurina;
2) il nostro vero compito è la difesa quotidiana della Costituzione, dei diritti conquistati e del senso della comunità.
Verranno tempi migliori.

mercoledì 24 marzo 2010

Aguzzando la vista

Sono attratta da tutto ciò che è "naturale". Ecco che, appena finita di scrivere la frase precedente, è partita subito la vocina dello scettico razionalista che è dentro di me (ma spesso accanto a me) che mi dice che "naturale" non significa niente. Va bene però non voglio che questo sia l'alibi per accettare sempre l'intervento dell'uomo e perdere di vista (ho detto "vista"?) quello che è collegato alla propria natura di esseri viventi.
Anche la perdita di capacità di messa a fuoco che sto sperimentando è una cosa naturale. E' il mio cristallino che si irrigidisce o qualcosa del genere. Ci sono aspetti dell'invecchiamento che non mi danno troppo fastidio (per esempio le rughe o i capelli bianchi o la pelle meno elastica) e altri che faccio fatica ad accettare (soprattutto quelli che comportano il non riuscire più a fare una cosa come la facevo prima).
La presbiopia è una di quelle complicazioni che mi riesce difficile mandar giù. Sarà che, per fortuna, non ho mai avuto bisogno di occhiali e l'idea di esserne dipendente mi terrorizza. Una mia amica mi ha consigliato un'optometrista che segue il metodo Bates di cui non avevo mai sentito parlare ma che mi ha attratto subito perchè si propone di riacquistare la capacità visiva in modo appunto "naturale", cioè facendo determinati esercizi. L'optometrista mi ha consigliato degli esercizi da fare con gli occhiali stenopeici che sono di plastica con i forellini e fanno arrivare fasci di luce paralleli sull'occhio. Sinceramente all'inizio ero un po' scettica però mi ha convinto il fatto che, se è vero che con gli occhiali correttivi l'occhio si adatta e tende a peggiorare sempre di più, ho pensato che costringendolo a "fare ginnastica" al massimo sarei rimasta com'ero. E poi si trattava semplicemente di usare questi occhiali per brevi periodi al giorno leggendo, lavorando al computer o guardando la TV. Incredibilmente già dopo il primo mese ho recuperato qualcosa e in questo secondo mese, entusiasmata dai progressi, mi sto applicando e devo dire che il miglioramento è tangibile.
L'optometrista applica questo metodo con un approccio olistico. Per esempio mi ha guardato l'iride, dove secondo lei si può vedere lo stato di salute dei miei organi, ha indagato sulla mia alimentazione dandomi consigli ed infine mi ha dato degli esercizi un po' meno convincenti come il palming e il sunning. Sono sincera, nel mio rapporto con medicina alternativa tendo a dare ragione alla vocina scettico-razionalista di cui sopra e mi sento un po' presa in giro. Però ovunque si tratti di contare sull'impegno quotidiano di educazione del proprio corpo, io ci sto analogamente alla ginnastica medica che seguo da quattro anni e di cui ho visto gli ottimi risultati.

domenica 21 marzo 2010

Dietro ciascun nome una storia

Una giornata impegnativa. Partenza alle sette con il treno alta velocità. Arrivo a Milano un po' prima delle nove. Qualche fermata della metro ed eccoci a Porta Venezia. Il cielo è grigio e ogni tanto comincia a spruzzare una pioggerellina sottile. Quest'anno per fortuna ci è toccata una bandiera di Libera. Attraversiamo il lungo corteo fotografando i vari striscioni delle scuole.
Le facce pulite dei ragazzi, anche molto piccoli, sono il ricostituente che mi darà fiducia per un bel po'. Passiamo anche la selva dei gonfaloni (dove con piacere notiamo anche quello del Comune di Firenze) e arriviamo in testa al corteo. Qui niente musica sparata a palla ma solo persone di tutte le età che sfilano in silenzio. Sono i familiari delle vittime innocenti della mafia. Li riconosci perché hanno al collo o sulla maglietta la foto del loro caro, talvolta anche la storia.
E' con loro che percorriamo il tragitto che ci porta in Piazza Duomo. Sono persone comuni, alcune anziane, altre giovani con bambini piccoli, alcune hanno il volto un po' scavato. Li accomuna una storia di grande sofferenza. E' guardando le loro facce che mi rendo conto esattamente del significato di questa giornata, più di quello che è accaduto l'anno passato a Napoli quando, avendo fatto tardi, siamo rimasti sempre tra i ragazzi delle scuole. E' con questa consapevolezza che, arrivati in piazza Duomo, ascolto la lettura dei novecento nomi e cognomi che vengono ricordati oggi. Come è lungo questo elenco! Vittime innocenti di mafia. Si pensa subito ai nomi noti di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, si pensa ai poliziotti, ai sindacalisti, ai giornalisti. Ma tra le vittime innocenti di mafia ci sono anche persone comuni, che mai avrebbero pensato di far parte di questo elenco, come Annalisa Durante, 14 anni, o Dario Scherillo, 26 anni, o Silvia Ruotolo, o la famiglia Nencioni, interamente distrutta nella strage dei Georgofili a Firenze. Don Ciotti nel suo intervento appassionato ed infuocato riesce a toccare, senza fare il nome di un politico o di un partito, tutti i punti più sentiti da chi ha bisogno di legalità e di giustizia: le leggi ad personam, l'acqua pubblica, il razzismo, la crisi economica, la difesa della Costituzione. Non può fare a meno però di commuoversi quando si rivolge ai tanti familiari seduti davanti al palco che, sono sicura, egli conosce uno ad uno.

Qui altre foto della giornata.
Rassegna stampa della giornata dal sito di Libera.

sabato 20 marzo 2010

martedì 16 marzo 2010

Chissà perché mi interessa sempre tutto?

Gli amici di Firenzeinbici mi segnalano un incontro pubblico sulla mobilità (ciclabilità, servizi pubblici, ecc.) che forse mi aiuterebbe a capire cosa bolle nella pentola dei nostri amministratori riguardo a questo aspetto, secondo me, centrale nella vita della mia città. Mannaggia, è proprio la domenica nella quale abbiamo promesso ai nonni di andare a pranzo da loro.
Mi piacerebbe andare anche a quello sulla sostenibilità "3Rx0Rifiuti" con Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF, che ho già avuto occasione si sentire anni fa e che è molto bravo e competente. Ma sabato prossimo sarò a Milano.
Al liceo di mio figlio organizzano una serie di lezioni, aperte anche ai genitori, sull'educazione alimentare (Conoscere i cibi, i fattori dei consumi metabolici e se stessi. Cinque incontri per essere più in forma). Un tema che mi sta molto a cuore, peccato che l'orario (le 15) mi costringe a prendere permesso in ufficio.
Ho scoperto che l'editrice La Terza organizza la domenica mattina, nell'ambito dell'iniziativa "Firenze Scienza", al Teatro Odeon delle lezioni di storia della scienza che devono essere molto interessanti (l'astronomia secondo Dante, la cupola di Brunelleschi, le costellazioni scoperte da Galileo e dedicate ai Medici). Se il tempo è bello però come faccio a chiudermi in un teatro e non sfruttare le prime domeniche di primavera per riprendere a camminare?
Leggo sul blog di Piero Ricca, che pur con la sua irruenza, per me rimane un punto di riferimento per la libertà di espressione, che in un circolo Arci di Firenze è previsto un dibattito sulla libertà del web. Mi piacerebbe proprio andarci, ma come faccio? La sera dopo cena crollo di stanchezza.
E che dire degli incontri di Caffè Scienza, sempre molto accattivanti? Quello sul Perché i ragazzi odiano la matematica deve essere molto carino, magari così capisco anche il mio rifiuto (pregiudiziale, lo ammetto) per questa materia. Stesso problema di cui sopra.
E come la mettiamo con il ciclo "Leggere per dimenticare"? Sono anni che mi stampo il programma evidenziando quelle tre o quattro presentazioni di libri che mi interessano e poi per un motivo o per un altro non ce la faccio ad andarci. Il mercoledì pomeriggio in effetti è l'unico, durante la settimana, che ho un paio d'ore per fare le lavatrici, stendere, stirare e cucinare qualcosa di decente.
Uffa! Come si fa? Troppe tentazioni! Certo, devo fare delle scelte, devo dare delle priorità. Ma ogni rinuncia mi costa comunque un po' di dispiacere. Ma perché mi interessa sempre tutto? Perché sono così curiosa di tutto? Perché questa bulimia di saperne di più? Perché non mi viene mai (o quasi mai) da pensare "ecchisenefrega!" come fanno tanti? Devo avere qualche tara ereditata chissà da chi (i miei genitori non sono affatto così). Forse dalla mia nonna esuberante. Boh!