lunedì 5 febbraio 2007

W la squola

Ho cominciato a scrivere un blog per esprimere il mio senso di solitudine (vedi Perchè scrivere un blog?). Forse più che "Message in the bottle" lo avrei dovuto chiamare "Dialogo allo specchio" visto che non mi scrive nessuno. Come mi sento sola quando penso che mi piace lavorare, a suo tempo, mi sentivo un po' marziana perchè mi piaceva andare a scuola e tutt'ora provo piacere nell'apprendere. Mi è capitato di incontrare ben poche persone che condividessero questa mia passione che i miei figli trovano assurda. A chi è che piace andare a scuola? Può capitare di appassionarsi per una particolare materia, di cui i più fortunati riescono a farne la propria professione, ma non certo il semplice fatto di imparare, di assorbire come una spugna quello che l'insegnante ha da comunicarti.
Ho frequentato la scuola tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Ho incontrato alcuni insegnanti scadenti ed altri ottimi. Tra quest'ultimi vorrei citare la maestra che ho avuto tra la terza e quinta elementare, Lia Morelli. Sapeva interessare tutti e sapeva trasmettere anche valori oltre che nozioni. Mi ricordo che sul mio diario scrissi che uno dei miei desideri era di "essere una fanciulla della Resistenza" e certo lo dovevo ai suoi insegnamenti in merito. Mediocri invece i professori delle medie e delle superiori tranne il professore di Italiano in terza, quarta e quinta ragioneria, Virgilio Gaddi. Mi ha insegnato a studiare e soprattutto a ragionare, mi ha insegnato che ogni autore è un uomo del suo tempo e si può capire solo se conosciamo la situazione storico-politica dell'epoca. Non è un caso che tutti noi siamo usciti da Ragioneria sapendo molto di più di Dante che di bilancio!
Da quello che posso constatare per esperienza indiretta (cioè quella dei miei figli), la scuola oggi è molto cambiata. Ci lavorano ancora delle persone valide, ma trovare passione nell'insegnare oggi è un atto di eroismo. La mentalità della maggior parte degli studenti (per quello che ho potuto verificare) è di fare il minimo indispensabile per andare avanti: togliamoci di mezzo questo compito, questa interrogazione, questa materia, questo argomento, questo anno scolastico, prima possibile con il minor sforzo possibile. Così poi ci dedichiamo a quello che merita assai di più (uscire con gli amici, andare in discoteca, giocare a calcio, comprarsi il telefonino nuovo, ecc.). Se non ci rimane niente di quello che abbiamo studiato chissenefrega, tanto, a che serve?
Inoltre gli insegnanti vivono quello che capita a tutti i dipendenti pubblici (di cui tra l'altro rappresentano la categoria più numerosa): appiattimento, nessun riconoscimento per i più bravi o per i più volenterosi, un sacco di ostacoli burocratici, scarso aiuto da parte delle famiglie che danno sempre ragione ai propri figli. Ma chi glielo fa fare? E dire che invece è un mestiere così bello ed anche così importante!
Oltre all'esperienza dei miei figli, mi sono fatta un'idea della situazione della scuola oggi grazie ai libri di Paola Mastrocola (http://www.windoweb.it/guida/letteratura/biografia_paola_mastrocola.htm, http://www.ilportoritrovato.net/HTML/bibliomastrocola.html
http://www.mondolibri.it/ml/interviste.asp?codice=21 ) e gli articoli di Marco Lodoli.
Mi hanno molto affascinato i libri di e su Don Lorenzo Milani. Milani parla di una situazione di altri tempi, ma i suoi insegnamenti non andrebbero dimenticati.

6 commenti:

  1. Scusa se è poco. Vivo nella tua zona e conosco alcuni degli insegnanti che hai nominato.
    Per inquadrare la scuola attuale ti consiglio la lettura di:
    L'agonia della scuola italiana di Massimo Bontempelli

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  2. anche io ho avuto il professor gaddi da te nominato. Diciamo che era originale: interrogava a casa. Ho ricordi migliori di altri insegnanti.

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  3. Anonimo del 18 novembre: dai, Virgilio rispetto agli altri insegnanti che avevo era una spanna sopra. Non so se anche tu l'hai avuto al Peano fine anni settanta inizio ottanta. Virgilio ha lasciato il segno nella mia vita come racconto anche in quest'altro post. Non si può dire lo stesso degli altri insegnanti.

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  4. Ho avuto la fortuna di avere il prof. gaddi al Peano negli anni 76/78 e, tuttoggi, il suo ricordo suscita in me un'emozione fortissima di rispetto e gratitudine per il miglior professore che abbia avuto!!

    Mario Baracchi

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  5. Ho commentato anche nell'altro post di Artemisia.
    Mi sono imbattuto in questo blog cercando notizie proprio su Virgilio.
    È stato mio insegnante nei primi anni settanta, purtroppo per due soli anni.
    L'ho rivisto negli anni, sempre casualmente, in giro per le strade del mio quartiere dove, un tempo, si trovava la "succursale" del suo ufficio... - cioè lo splendido appartamento affrescato posto al piano terreno di un bel palazzo settecentesco di via de' Serragli.) -.
    Alcuni ricordi flash: i dettati su Dante, l'importanza delle date, le interrogazioni fiume a casa sua, la gita a Venezia (con la ciliegina sulla torta dell'aperitivo all'Harrys' Bar), il suo essere di sinistra ma al tempo stesso cultore degli agi borghesi e del lusso (cosa che allora mi pareva tanto incongruente e che solo più tardi ho imparato a capire).
    Mi fa piacere che altri suoi ex-allievi ne abbiano un così buon ricordo.
    Riccardo

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  6. Grazie del messaggio, Riccardo. Anch'io ogni tanto lo incontro o lo vado a trovare ma purtroppo Virgilio non sta piu' da anni in quella bella casa.

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