venerdì 13 marzo 2009

Voglio pagare più tasse

Le tasse sono il corrispettivo di un servizio. Se i lampioni per strada sono accesi la sera lo dobbiamo a chi paga le tasse. Prima ancora, le tasse sono il senso dell'appartenenza ad una comunità. In un condominio solo i condomini pagano le spese. Lo stesso dovrebbe essere per lo Stato. Chi non paga le tasse e usufruisce lo stesso dei servizi, è un ladro. Invece, per il noto scarso senso civico che abbiamo in Italia, l'evasore non è percepito come ladro, ma come un furbo. La sanzione penale per l'evasione fiscale è inesistente, quella amministrativa modesta e la perdita di reputazione è nulla. Si continua ad applaudire. Non c'è disprezzo dell'opinione pubblica verso gli evasori. I giornali stranieri hanno definito "leggendaria" l'evasione fiscale in Italia.
Obiezione tipica: "Le tasse sono troppo elevate"
E' vero che la pressione fiscale in Italia è superiore alla media europea ma, come ha ricordato anche il Governatore della Banca d'Italia, il peso delle tasse sui cittadini "fiscalmente onesti" è di gran lunga superiore. Essi si fanno carico anche di quelli che non pagano.
Altra obiezione: "Non è l'evasione che sottrae, ma è lo Stato"
Peccato che tutti usufruiamo di servizi (la luce per le strade, l'asfalto, la scuola pubblica, la sanità, la cultura). Chi non paga le tasse non paga quei servizi e li fa pagare di più agli altri.
L'unica obiezione accettabile potrebbe essere: "Non sono contento di come vengono utilizzati questi soldi".
Non si può però "votare" non pagando le tasse. I due discorsi sono paralleli ma diversi. Sappiamo che i nostri soldi possono essere spesi male e noi dobbiamo condannarne il cattivo uso, dobbiamo esigere che non ci siano sprechi.

Quanto sopra non è farina del mio sacco (anche se mi sento di condividere in pieno) bensì di Roberto Ippolito, autore di "Evasori, chi come e quanto", un'ampia inchiesta sull'evasione fiscale in Italia fatta di cifre dolorose e di trucchi grotteschi.
Un libro che non ho nessuna intenzione di leggere come tutti quelli che so che mi faranno male ma che mi fa piacere che siano stati scritti.
Nel libro vi sono esempi da tutta Italia e per tutte le categorie:
  • più di 500 farmacie dichiarano di non avere scaffali,
  • centinaia di lavanderie dichiarano di non avere lavatrici pur detraendone il costo.
  • In provincia di Perugia sono immatricolate 32000 auto di grossa cilindrata contro solo 2000 contribuenti che guadagnano oltre 100.000 (reddito che presume un tenore di vita adeguato al tipo di auto).
  • Provincia di Treviso, imprenditore con tre appartamenti, reddito zero.
  • Città di Castello, titolare di agriturismo con parco e piscina, per 3 anni non ha dichiarato nulla.
  • Sulla via centrale di Sciacca: 11 negozi controllati, 10 fuori regola.
  • A Montecarlo risultano residenti 7000 cittadini italiani.
  • Due anni fa era stato dato all'Agenzia delle Entrate il compito di fotografare dall'alto il territorio e di compararlo con le mappe catastali. Risultato: su 66 province sono risultate 2 milioni di case o completamente nascoste al fisco o accatastate come ruderi pur avendo la piscina. Effetto pratico dell'indagine: zero. Non è cambiato nulla.
  • I condoni fatti non solo sono imbarazzanti eticamente, perché creano un'aspettativa di perdono sistematico, ma poi sono anche inutili. Molti condonati non hanno versato nemmeno la cifra per mettersi a posto e si parla di 1 miliardo di euro.
L'evasione fiscale in Italia secondo le stime più prudenti è pari 100 miliardi di euro all'anno. Con questa cifra si potrebbero avere fior di servizi per tutti ma soprattutto per i VERI meno abbienti.
Io voglio pagare più tasse perché voglio che la scuola dei miei figli non sia costretta a mendicare, perché voglio che i pensionati come i miei genitori abbiano tutte le cure gratuite e di qualità di cui hanno bisogno, perché i trasporti pubblici siano più frequenti, le strade più lisce e più pulite, perché il mio comune non sia costretto a rivolgersi ai palazzinari per costruire qualsiasi edificio pubblico.

Intervista a Roberto Ippolito
a Fahrenheit Radio3 e a
Parla con Me Rai3

33 commenti:

  1. Condivido in pienissimo!!! Vediamo benissimo, ora, il risultato della abolizione dell'ICI per i benestanti...http://luposelvatico.blogspot.com/2008/04/incominciamo-da-subito.html
    e dell'attenuarsi della lotta all'evasione fiscale...

    RispondiElimina
  2. Gentilesca signora,
    perdonami se non entro nel tema, ma ci tenevo a passare di qui e salutarti.

    RispondiElimina
  3. Ciao Inernio! Ogni tanto spunti. Mi fa piacere!

    RispondiElimina
  4. Questa che in Italia la pressione fiscale sarebbe più alta è una delle tante fole che circolano solo in Italia...Austria, Finlandia, Francia, Belgio, Danimarca e Svezia ce l'hanno più alta di noi e non di poco...
    Il problema è che quando pago le tasse in Francia in genere ho in cambio un servizio per me o per i miei concittadini che funziona...
    Maggiore progressività, minor peso dell'IVA che non essendo un'imposta progressiva è meno corretta delle altre,fortissime tasse di successione...

    RispondiElimina
  5. L'evasione fiscale o L'eversione fiscale...

    RispondiElimina
  6. Non è una fola, Chiara. Secondo i dati che citava Ippoliti la pressione fiscale suddivisa per tutti i contribuenti è più alta DELLA MEDIA EUROPEA (ma più bassa dei paesi scandinavi). Peccato che suddividendola solo tra chi paga diventi ancora più alta (si parla di 9 punti percentuali) di quella dei paesi scandinavi che hanno comunque in cambio ottimi servizi.

    RispondiElimina
  7. il punto è che gli "evasori" sono anche elettori, grandi elettori e portano pacchetti di voti. Non sarebbe difficile combattere l'evasione, sarebbe sufficiente controllare il tenore di vita delle persone. Ma , come dici tu Arte, da noi l'evasore non è un approfittatore ma un furbetto, spesso indicato ad esempio.

    RispondiElimina
  8. Finalmente qualcuno che, come me, estende il concetto di "LADRO" a tutte, tante, (ma mai troppe) le categorie che con grande impegno, dedizione e (di)sonore si adoperano per meritare questo ambito riconoscimento!

    Ambito sempre; vieppiù da quando (sembra un secolo) "abbiamo chiamato" a guidare il Paese culla del diritto, una delle più alte espressione di "LADRO" che si sia mai vista calcare il sacro suolo della Patria.

    Grazie a te, questa riflessione mi fa pensare alla similare definizione di "FURBO" che tanto e ancor di più è ambita nel medesimo Paese e tra la sua "brava gente".

    E allora come non potevamo essere d'accordo con una vecchissima "bustina" di U. Eco che sull'Espresso esortava coloro che (non come te splendida signora del web) si ostinano a rifuggire da questi italici, antichi e gloriosi costumi espressivi, a chiamare ad es. "MERLUZZI" e non "PIOVRA", come invece usa, una delle più benemerite e invidiate nostre organizzazioni umanitarie, detta volgarmente anche MAFIA?

    Ecco, onore al merito cara Artemisia, chiamiamo le cose e le persone con il loro meritato nome! Non sminuiamo il senso nobile di certe definizioni, urliamolo perfino senza alcun timore...:

    L A D R I I I I !!!

    (E io personalmente aggiungerei generosamente anche:
    S T R O N Z I I I I !!!
    Guarda un po')

    RispondiElimina
  9. Grazie Inerio e Seneca, ma non mi voglio prendere meriti che non sono miei. Come ho scritto nel post, la definizione evasori=ladri è la tesi di Ippoliti sul cui libro è citata anche l'infelice uscita del nostro premier in occasione della cerimonia per i 230 anni dalla fondazione della Guardia di Finanza:
    "È un piacere essere qui.
    Lo sarebbe molto meno se ci fosse una vostra visita a casa mia.”

    Diciamolo: Ippoliti con la sua scrupolosa e documentata indagine non ha scritto niente di originale. Purtroppo però il suo intento (cioè provocare indignazione) è diventato inconsueto di questi tempi.
    Io non ho nessun merito se non quello di segnalarvelo.

    Quello che a me da fastidio è che la stragrande maggioranza delle persone pur pagando le tasse le paga perchè non può farne a meno essendo lavoratore dipendente, non prova risentimento verso chi può evaderle ma al massimo invidia. Della serie: "beati voi che potete!". Finchè sarà così, andremo da poche parti.
    Pensate che uno dei messaggi arrivati durante la trasmissione dell'intervista è stato: "Piuttosto che spesi così meglio in tasca al mio dentista!"
    A me sembra una bestemmia ma purtroppo non è così.

    RispondiElimina
  10. Arte. Prima di tutto mi chiedo come hai fatto a sapere tutte quelle cose di quel libro pur dichiarando di non averlo letto. Solo dall'intervista?

    Io condivido in pieno quello che dici. Soprattutto quando dici che il problema e' culturale, cioe' chi evade e' un furbo. Tanto che, non so come sia in Toscana, ma qui al nord, devo sempre chiedere la ricevuta fiscale per qualunque bene o servizio che mi compro, e la figura che faccio e' quella del rompipalle di turno, tipo i vecchietti del muppets show.
    E secondo me non c'e' nemmeno la scusa che chi e' piu' povero e' piu' giustificato. Anche per un caffe' io voglio la regolare ricevuta.

    La seconda cosa che mi viene in mente, pero', e' che c'e' anche un problema che giustifica, almeno in parte, le reazioni che hai posto come ipotesi. Cioe', tu vuoi pagare piu' tasse per la scuola dei tuoi figli, ad esempio. Pero' poi ti accorgi che tagliano i fondi alla scuola dei tuoi figli nonostante il fatto che tu voglia pagare piu' tasse. E allora, cornuta e mazziata, perche' dovresti pagare di piu' per avere un servizio di qualita' inferiore (dove la qualita' viene impropriamente misurata con i fondi che servono per pagare il servizio)?

    Un'altra cosa che mi viene in mente, e che ricordo che discutevo con una amica lucana, che diceva che nel suo paesino una buona parte di case erano abusive perche' il piano regolatore attendeva di essere aggiornato da decenni. Praticamente non si poteva costruire una casa in regola, e dunque che fare, se non si voleva abusare?

    Infine un'altra cosa. Penso che l'attitudine degli italiani a pensare che l'evasione paghi sia data dal fatto che il servizio ottenuto con il regolare pagamento delle tasse in genere non e' adeguato alla quantita' di soldi spesi in tasse. Cioe', se compro un paio di scarpe che si rompono dopo due giorni, il prossimo acquisto lo faro' da un altro calzolaio.

    Insomma, ho il sospetto che il motivo per cui gli italiani tendono a fare i furbi sia, anche se non giustificatamente, attribuibile soprattutto all'incapacita' di chi li governa di far fruttare i proventi delle tasse al meglio per i cittadini.

    RispondiElimina
  11. Boh... perdonami, il mio precedente commento e' scritto malissimo.
    Ma e' lunedi', e ho postato senza rileggere.

    RispondiElimina
  12. Ciao Arte, non so chi sia sto Ippoliti, ma fatti un giro in qualunque sito dell'Unione Europea riguardante fiscalità e pressione fiscale e constaterai che affermare che gli italiani pagano più di tutti è una fola: la Francia, paese dove vivo, per esempio ha una pressione fiscale (2007, visto che i dati 2008 non sono ancora apparsi) del 44,2 a fronte dell'Italia che ce l'ha del 42,3. Poi se andiamo a nord gli scarti si aprono, Belgio compreso.

    RispondiElimina
  13. Si', Dario, e' tutto contenuto nell'intervista a Fahrenheit (anzi ho tagliato qualcosa). Dura circa 30 minuti.

    Veramente qui a Firenze lo scontrino lo fanno praticamente sempre e spontaneamente. Puo' succedere che se al bar c'e' molta coda e qualcuno da' velocemente i soldi contati qualche scontrino salti, ma sono eccezioni. Se invece vengono a casa a farti un lavoro o una riparazione e' prassi chiederti "con IVA e ricevuta o in contanti senz'IVA?".

    Le tue obiezioni rientrano nell'ultima citata da Ippoliti (i soldi vengono spesi male). La sua tesi (e anche la mia) e' che non si puo' "votare" non pagando le tasse (questa in realta' e' la sintesi di Marino Sinibaldi).
    Non e' la stessa cosa di comprare un paio di scarpe. Non stai pagando per avere un esatto corrispettivo. Il senso delle tasse e' l'appartenenza ad una comunita', cioe' io pago volentieri perche' chi ne ha bisogno ne usufruisca, non necessariamente per avere io in cambio quel servizio.

    Il problema sta tutto li': non c'e' il senso di appartenenza alla comunita'.

    RispondiElimina
  14. Chiara, stiamo dicendo la stessa cosa.
    Ippoliti e' il giornalista che ha fatto l'inchiesta. I suoi dati sono documentati nel libro.
    Lui parla di MEDIA EUROPEA. Se la Francia ha una pressione fiscale maggiore dell'Italia ci saranno paesi che ce l'hanno minore.
    Ma questo non cambia nulla.
    Mettiamola cosi': la pressione fiscale in Italia e' altissima su chi paga le tasse e bassissima su chi la paga.

    RispondiElimina
  15. Arte, di nuovo ti do' ragione. E' vero che il senso di appartenenza eccetera eccetera, ed e' altrettanto vero che si paga le tasse per i servizi che servono tendenzialmente agli altri... o almeno si spera. Ed e' per questo che son contento di pagare le tasse.

    Pero' non mi freghi, perche' c'e' sempre la valutazione della qualita' del bene. Ad esempio, io di figli non ne ho, ma sono contento di pagare le tasse che, in una certa parte, servono per pagare le scuole a chi i figli ce li ha. Detto questo pero' sarei ancora piu' contento di pagare quei soldi se sapessi che quei soldi sevono in effetti per fornire un bel servizio a chi va a scuola o ha i figli che ci vanno. Se invece vengono opportunamente distribuiti in modo che finiscano altrove, mentre quelli che hanno bisogno di scuola o hanno figli che ne hanno bisogno rimangono senza carta igienica nei cessi degli istituti scolastici, allora non sono per niente contento. Io continuero' a pagare quei soldi ma non sarei contento. In questo senso e' come il paio di scarpe. Mettiamola cosi'. Daresti i tuoi soldi ad una associazione umanitaria dopo che ti sei fatta persuasa che coloro che gestiscono quella associazione si intascano quei soldi?
    Francamente il motivo per cui pago le tasse e' che alla fine io quei beni e servizi ce li ho bisogno, oppure so che c'e' gente che appartiene alla stessa mia comunita' e che li ha bisogno. Ma se avessi una alternativa (cioe' un'altro negozio di scarpe, oppure un altra associazione umanitaria) farei in modo alternativo.

    Non e' questione di votare con le tasse. La questione e' che chi ci governa non dovrebbe poter fare con le tasse quel che vuole senza tenere in conto che quelli che pagano le tasse siamo in effetti proprio noi.

    L'obiezione fiscale alle spese militari, ad esempio, secondo me e' stata una manovra sacrosanta, anche se sospetta.

    RispondiElimina
  16. OK, Dario. Perfetto. E quindi?

    RispondiElimina
  17. Ah, aspettavi una risposta da parte mia al problema dell'evasione fiscale. Non l'avevo capito. ;-)

    ...ecco io farei che....

    ...mmmh... no, non ce l'ho una risposta. :-(

    RispondiElimina
  18. sono cresciuta con queste idee, e ci ho creduto, ma da un po' le sento scricchiolare.

    perchè non sento lo stato. dov'è? chi mi tutela? perchè non vedo quasi nessun contratto fra i miei amici? perchè non ho un minimo salariale? perchè sono due anni che lavoro praticamente senza contributi?
    perchè questa estate avevo bisogno del dentista e non ce n'era uno del servizio sanitario che mi ricevesse anche se stavo perdendo un dente? quanto costa fare un ponte? una follia, almeno tre miei mesi di stipendio.
    perchè quando mi hanno aperto l'auto non hanno neppure provato a cercare la borsa in cui c'era il cellulare che ha suonato per tre giorni? "per così poco non lo facciamo" hanno detto, ma il poco era per loro, non per me ( neppure per quelli che dopo di me avranno avuto lauto scassinata grazie al ladro lasciato libero). perchè io che mi muovo coi mezzi pubblici trovo autobus bloccati nel traffico, treni immondi e in ritardo?
    la viglia di natale mio marito è arrivato alle 23, a cena finita, un treno perso causa ritardi, su uno non l'hanno lasciato salire perchè aveva il biglietto di quello perso a causa loro, e quello dopo soppresso così, all'ultimo... la vigilia di natale!

    mi stanno prendendo per sfinimento. ora con la partita iva dichiarerò uno studio a casa (io lavoro perlopiù in ufficio altrui) e così detrarrò un po' di spese e sto anche un po' lavorando in nero. ladra e forse stronza, come ha scritto qualcuno, ma sono stufa di questo paese che di quelli come me se ne frega, che ci ha venduti al precariato, alla tutela zero. mi pare che l'unica sopravvivenza sia farsi un po' furbi, e se lo stato mi porta a questo, che diritto ha di chiedermi rispetto?
    sarà anche un brutta domanda, ma io davvero da un po' non riesco a non farmela.

    RispondiElimina
  19. Liber, la tua rabbia e' piu' che comprensibile. Secondo me pero' non bisogna rinunciare all'indignazione e adeguarsi. Se si rinuncia completamente al senso di comunita', tutti avremo da perdere, soprattutto i piu' deboli.

    RispondiElimina
  20. Al di la' degli slogan, Artemisia, quel che dice Liber, se ben interpreto, ed io sono della stessa idea, e' che noi non si e' mica sicuri come tu sembri essere che dare soldi a questo governo tramite le tasse significa difendere i piu' deboli.

    Con questo dico che secondo me bisogna continuare a difendere il principio secondo cui tutti rispettino le leggi, ed in particolare paghino le tasse. Ma che questo significa aiutare i piu' deboli... be'... permettimi di dubitarne.

    RispondiElimina
  21. Mo' se ricomincia, Dario....
    Allora: siamo d'accordo che i soldi pubblici vengono spesi male, malissimo, sprecati, ecc.
    Soluzione?
    Non paghiamo piu' le tasse? "Meglio in tasca al mio dentista", come dice quel messaggio dell'ascoltatore di Fahrenheit?
    Conseguenza: chi potra' permetterselo (per quanto tempo potra' permetterselo) i servizi se li paghera', chi non potra' permetterselo schiantera'. Giusto?
    E' questo che volete?

    Il mio parere (che non e' uno slogan bensi' il mio parere) e' che la gente deve incazzarsi mooolto mooolto di piu' verso coloro che non pagano le tasse, almeno quanto si incazza verso coloro che governando male e spendono male i soldi pubblici.

    Ed invece questa condanna morale, non c'e' affatto.
    Se poi pensate che la soluzione sia adeguarsi, che vi devo dire, fate voi.

    RispondiElimina
  22. Okay, scusa se ti ho offeso dandoti della "slogan". Non era mia intenzione.

    RispondiElimina
  23. Artemsia, non t'arrabbiare :)
    scusa, ma io sono fra i più deboli. se non avessi mio marito sarei a terra, io non ho accesso neanche ad un prestito (per le banche non esisto).
    la mia paga base, se non lavoro "extra-orario" è di 1000 euro, senza aggiunte di alcun tipo. da sola e con un affitto da pagare sarei con l'acqua alla gola. non riesco a mantenere un'automobile. e se domani resto incinta? e se avessi una malattia?

    tu parli di senso della comunità... ma quale comunità?
    per quel che vedo posso contare sulle mie capacità e sulla mia capacità di trovare lavori, e poi sulla lealtà di quelli per cui lavoro. stop. per il resto mi pare che se perdo un colpo, questa comunità di me se ne frega e mi lascia tranquillamente per strada.

    lo sai che quelli come me non hanno neppure diritto agli ammortizzatori sociali? perchè i nostri contratti fanno così schifo che neanche per quello valgono... zero di zero.

    io non pretendo di avere ragione, ma sarei una bugiarda se dicessi che pago le tasse volentieri, io questa comunità non la sento.

    lo so che in teoria tu hai ragione, ma quando i tuoi diritti vengono calpestati quotidianamente, cominci a ragionare... sai come si dice ... "aiutati che il ciel..."

    RispondiElimina
  24. Lo so, lo so, Liber. Infatti non ti sentire chiamata in causa. So che sei una gran lavoratrice e meriteresti molto di piu' e capisco che non paghi volentieri le tasse.
    Non sto parlando della tua eventuale piccola evasione "di sopravvivenza". Pensa ai possessori di auto di grossa cilindrata, pensa a casolare con piscina accatastato a rudere.
    100 miliardi euro! Sai quante cose si potrebbero fare? E per prima cosa forse anche abbassarle le tasse?
    Capisci?
    Personalmente, visto che, per fortuna (solo per mia fortuna e per il momento, sia chiaro) me lo posso permettere, vorrei pagare piu' tasse proprio perche' queste servano per quelli meno fortunati.

    Invece, come giustamente scrivi tu, regna sempre di piu' l'egoismo piu' bieco del "meglio in saccoccia mia".

    RispondiElimina
  25. beh, a rigore, io faccio un po' parte degli evasori. quello che mi pesa è l'aver perso quel senso della comunità, di appartenenza che avevo.
    certo che non siamo noi che creiamo la grossa evasione, ma è un po' come per la lattina nell'indifferenziata. è il trovarsi incastrati fra i tuoi principi e la sensazione di essee una fessa che si fa fregare due volte.
    a proposito... l'altra volta mi sono venuti i rimorsi di coscienza e sono tornata a differenziare tutto :)), vedi che sei proprio un polo di positivismo ^,^ !
    ciao!

    RispondiElimina
  26. Gli evasori sono delle persone onestissime che devono sopravvivere.

    Voi non vi siete mai trovati nella situazione di farvi un prestito per pagare le tasse allo stato Italiano, perché tanto le tasse ve le ha sempre pagate il vostro datore di lavoro, quindi state zitti che siete solo degli svergognati!

    Se non avete mai fatto impresa in Italia, ma solo i dipendenti, dovreste starvi zitti.

    Non sapete, ignorate cosa voglia dire pagare le tasse, l'iter da svolgere per i dipendenti, la burocrazia, le percentuali altissime da devolvere all'ingordo Stato!

    Sapere che esiste gente come voi, giustizieri da quattro soldi, mi fa solo venire da piangere.

    E' solo colpa del vostro giustizialismo da 4 soldi se siete poveri, e se non lo capite peggio per voi.

    RispondiElimina
  27. be'... nulla ti vieta di fare il/la lavoratore/-trice dipendente pure tu.
    Infatti il lavoro dipendente non e' reato, mentre l'evasione fiscale lo e'.

    RispondiElimina
  28. Bello, voglio vedere come mangeresti se non ci fossero gli imprenditori che ti danno lavoro.

    Questo è proprio sputare nel piatto in cui si mangia.

    RispondiElimina
  29. Ciccio, io invece vorrei vedere come mangereste voi imprenditori se non ci fosse la forza lavoro che manda avanti le vostre aziende e vi fa arricchire senza fatica.

    Questo e' invece sputare sugli schiavi che lavorano per voi.

    In ogni caso la discussione era sulle tasse. Il punto e' che se evadi le tasse finisce che poi non hai i servizi che sono finanziati con quelle tasse.

    RispondiElimina
  30. Guarda, siamo in Italia.

    Se non evadi, e sei un imprenditore, lo stato ti toglie tanto, davvero tanto.

    Moltissime persone si sono dovute fare i debiti per pagare le tasse, ed alcune si sono addirittura suicidate.

    Le tasse alte uccidono l'economia, le imprese hanno meno capitale, possono fare meno assunzioni, hanno meno libertà di manovra.

    Pagare le tasse è molto importante, ma in Italia queste sono troppo alte ed il sistema fiscale è complicato, inoltre la normativa è poco chiara a tal punto che è molto difficile mettersi in regola, pur volendo.

    Fai una ricerca e scoprirai di tante, tantissime ingiustizie compiute dalla Guardia di Finanza ai danni dei cittadini onesti, che pagavano le tasse e facevano la fame, nonostante lavorassero tutto il giorno, solo perché volevano l'indipendenza.

    Me la prendo con i dipendenti perché chi non fa impresa dice sempre un sacco di falsità sul fisco, proprio perché non lo conosce, e pensa che sia facile e che lo Stato ti chieda spiccioli.

    Molti dimenticano, poi, che molte spese fondamentali per un'impresa non sono detraibili, che all'aliquota sul reddito bisogna aggiungere diversi altri balzelli, tipo inps, tasse regionali, ecc

    Molto spesso i liberi professionisti, che hanno studiato anni e anni, molto duramente, se non evadono si ritrovano a guadagnare come uno spazzino.

    Ora non me ne vogliano gli spazzini, che fanno un lavoro che è utile a tutti, ma se io ho studiato, ho lavorato sodo avrò pure il diritto di guadagnare di più di altre persone, meno meritevoli. Voi che ne pensate?

    RispondiElimina
  31. Sono un imprenditore come te, capisco le tue nobili questioni ma in sostanza il problema e' il seguente:
    Tutto quello che sta alla base della tua questione e' che in Italia se sei imprenditore ti fregano perché hai tasse altissime e nn riesci a guadagnare come dovresti.
    Esempio che sfata i tuoi miti: nei paesi nordici ci sono tasse alte e meno evasione fiscale. Risultato: l'alternativa esiste ed e' sotto i tuoi occhi. Il problema e' che dovremmo cambiare la cultura del furbo nel nostro Paese, cosa che i tuoi studi come i miei non ci hanno dato purtroppo. Ma almeno io ho provveduto autonomamente anche se non ti critico per questo.

    Conclusione: la tua scelta utilitaristica da parte della cultura del furbo e non la giudico. Dico soltanto che non saremo mai al livello degli altri stati piu evoluti se pensiamo solo alla nostra individuale pancia.
    Tu sicuramente sarai contento dei tuoi soldi ma sicuramente non sarai un modello da imitare per un paese che non vuole andare male in futuro. Congratulazioni sincere per la tua felicita'. Spero di non avere offeso nessuno e che la conversazione si mantenga interessante.
    LB

    RispondiElimina
  32. Ora, premesso che sono d'accordo sia con il fatto che le tasse in Italia siano una spesa piuttosto onerosa, sia con il fatto che in ogni caso debbano essere pagate, quello che non capisco e' su quale malcontento si basano le lamentele degli imprenditori (come categoria contrapposta rispetto alle altre).
    Cioe', se mi si dice che un operaio fa l'operaio perche' non puo' fare niente di diverso (per sfortuna, incapacita', mancanza di opportunita' o altro) ci riesco a credere senza problemi. Ma se un imprenditore mi dice che fa l'imprenditore perche' non puo' fare altrimenti c'e' qualcosa che vibra e suona storto.
    Se uno pensa che fare l'imprenditore sia una sfortuna rispetto a qualunque altra categoria, be', mi pare che nessuno gli vieti di cambiare.
    Forse possiamo discutere se a parita' di condizioni ci siano pari opportunita' tra i cittadini per fare carriera come imprenditori, ma non mi si venga a dire che gli imprenditori siano discriminati dovessero candidarsi a posti di lavoro come operai!

    Certo, mi si dira', sono scelte. C'e' chi nasce con lo scopo di fare l'imprenditore e chi invece ha nei geni la capacita' di accontentarsi di fare l'operaio.

    Ma io, francamente, credo di avere nei geni di fare la bella vita senza faticare, eppure non per questo sento di poter pretendere il diritto di fare quella vita.

    Io ho studiato molto di piu', piu' a lungo e con maggior profitto del mio datore di lavoro. Eppure lui e' il capo dell'azienda e io un banalissimo impiegato. Per di piu' io ho una cultura infinitamente superiore alla sua. Non credo che lui abbia letto un romanzo negli ultimi vent'anni. Io mediamente ne leggo un paio al mese, per dire. Eppure lui va in giro in maserati e abita in una villa che sorge su un territorio delle dimensioni dell'intero paese dove vivo. Io abito in un trilocale in un condominio. E mi ritengo pure fortunato, da questo punto di vista, perche' conosco gente molto piu' colta di me che fa lavori molto meno qualificati del mio.

    No, io l'imprenditore che si lamenta delle sue condizioni proprio non lo capisco. Tanto meno se evade le tasse.

    Mi si potra' dire che se non fosse per l'imprenditore che mi da' lavoro io sarei disoccupato. Ma non credo che sia un punto condivisibile. Se lui non fosse imprenditore io andrei da un altro imprenditore che ci sarebbe al posto suo, visto che il mestiere dell'imprenditore e' ambito da molti. Se non ci fosse nemmeno un imprenditore finalmente saremmo liberi e cercheremmo di produrre per noi stessi, non per mettere benzina nel serbatoio della sua maserati!

    E comunque, se non ci fosse l'imprenditore, forse l'impiegato non avrebbe senso di esistere (non cosi' com'e' organizzato adesso), ma e' anche vero che se non ci fosse l'impiegato nemmeno l'imprenditore avrebbe senso di esistere. Si chiamerebbe artigiano. La differenza e' che sgobberebbe anche lui per riempire lui stesso il serbatoio di una cinquecento, non di una maserati.

    RispondiElimina