lunedì 1 marzo 2010

I treni della felicità

Fa bene sentir parlare di un'Italia che non ti aspetteresti, un'Italia solidale e generosa con semplicità. E' quella che racconta Giovanni Rinaldi nel libro "I treni della felicità" intervistato a Fahrenheit Radio 3.
Subito dopo la guerra circa 70.000 bambini rimasti soli o senza sostentamento a causa dei bombardamenti o a causa degli arresti durante le rivolte contadine del Sud furono accompagnati dalle donne dell'UDI (Unione Donne Italiane) presso famiglie emiliane, romagnole, toscane o marchigiane, che li accolsero e li ospitarono come fossero loro figli per alcuni mesi o per alcuni anni. Rinaldi ha raccolto le testimonianze di questi bambini ormai divenuti adulti. Si trattava dei bambini di Napoli abbandonati in mezzo alla strada, di quelli di Frosinone senza casa a causa dei bombardamenti o dei figli dei braccianti pugliesi arrestati dopo le retate a seguito delle rivolte contadine. Questi bambini scoprirono un mondo diverso rispetto a quello povero del Sud. Chi racconta della scoperta della cioccolata o della prima briosche, chi della paura, sentendo parlare emiliano, di essere arrivato in Russia e non voleva scendere dal treno. Paure e difficoltà che furono superate dall'umanità di queste donne che aprirono la loro casa e li accolsero come figli tanto che ancora oggi i legami con queste famiglie permangono con lettere, visite per le vacanze, ecc. C'è chi, come Giovanna Pagani di Massa Lombarda, ricorda come avesse accolto con una certa gelosia il ragazzino sardo altissimo che arrivò nella sua casa per poi capire, grazie all'amore che i genitori seppero dare ad entrambi, di averci guadagnato e non perso. Ci fu persino chi decise di rimanere: come Amerigo Marino che oggi vive a Senigallia. Dopo sei mesi ad Ancona in una famiglia che lo aveva accolto meravigliosamente, tornò in Puglia e cominciò a manifestare disagio rifiutando il cibo e inducendo alla fine la mamma a ricercare la famiglia ospitante.
Un'Italia che sembra un'altra rispetto a quella divisa ed egoista di oggi ma che probabilmente è quella vera anche se non viene mai raccontata.

7 commenti:

  1. Un libro da non perdere tante storie nella storia, grazie per averne parlato.
    Buona giornata.
    affettuosamente
    annamaria

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  2. Non la sapevo questa storia..interessante!

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  3. Ciao Artemisia,
    di questa bella storia non avevo mai sentito parlare e mi propongo di leggere il libro.
    Certamente dopo la guerra la solidarietà nei confronti dei meno fortunati,a maggior ragione se bambini, doveva essere molto sentita ed erano anche tempi in cui le case si aprivano con spontaneità e le famiglie erano veramente il primo nucleo di riferimento sociale e centro "naturale" di accoglienza.Ti assicuro comunque, per esperienze molto vicine, che questa solidarietà fortunatamente esiste ancora: semplicemente se ne parla poco.
    Buona serata
    Dolores

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  4. Mi è tornato in mente di questi racconti fatti da mia madre ,forse conosceva qualcuno che aveva "adottato" un bimbo non sò.., comunque una storia di grande amore e solidarità , buoni principi da continuare a coltivare anche se non siamo in situazioni drammatiche come quella.
    Un saluto a tutti
    angela

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  5. Avevo letto di questa bella iniziativa, caratterizzata anche dal fatto di essere uno splendido esempio di solidarietà non ad impronta religiosa. Non sapevo invece del'esistenza del libro, grazie di averlo segnalato.

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  6. Bel libro, non l'ho letto e mi incuriosisce

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  7. che bella storia! grazie sei un raggio di sole nelle nebbie di questo momento
    marina

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