giovedì 16 aprile 2009

Tre giorni sul Delta del Po


Quello che mi è piaciuto:
  • Fare finalmente qualcosa tutti e quattro insieme.
  • Passare tre giorni facendo attività fisica (pedalando) all'aria aperta con tempo bello.
  • La cucina della sig.ra Mazzocco.
  • Mio figlio grande che apprezza una cena a base di pesce.
  • La luna piena appena sorta: una palla rossa che si riflette sul grande fiume.
  • Il giro in barca tra i canneti, la spiaggia e l'isola di Scanno di Boa.
  • La pace dell'oasi di Ca' Mello. Sentire i versi dei tanti uccelli nascosti tra la vegetazione.
  • Camminare sull'argine la sera a Ca' Tiepolo con il Po che scorre silenzioso e tranquillo, le luci di Ca' Vernier sulla sponda opposta e il profumo di qualche fioritura rinvigorito dalla guazza.
Quello che mi è piaciuto di meno:
  • Il B&B con poco spazio sia nelle camere che all'esterno.
  • La mancanza di pane, soprattutto a colazione, che non sia quei terribili panini ferraresi.
  • Il fatto che in alcuni tratti non ci fosse un'alternativa ciclabile alle strade provinciali dove le macchine sfrecciavano a forte velocità.

Aggiornamento: la cosa piu brutta:
Carbone a Porto Tolle: "Il governo affossa Kyoto e il pacchetto clima"

lunedì 13 aprile 2009

Per amore della Calabria

"La disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile." (Corrado Alvaro)
C'è una regione dove questa frase è particolarmente vera: la Calabria.
La 'ndrangheta: più lungimirante di Cosa Nostra, più organizzata della camorra, più spietata della Sacra Corona Unita. Centocinquanta anni fa una semplice organizzazione di pastori dedita al pizzo e ai sequestri di persona, oggi una holding internazionale capace di fa scorrere in tutto il mondo fiumi di sangue e di cocaina: 155 cosche conosciute, un esercito di 6000 soldati, con succursali in tutto il mondo.
Recentemente ho letto su Repubblica che non si riesce più a trovare magistrati che vogliano fare il pubblico ministero in Calabria e quelli che ci sono se ne vanno. Mi è subito tornata in mente l'intervista rilasciata a Le Storie qualche tempo fa da Nicola Gratteri, magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che ha scritto "Fratelli di sangue" nel quale si racconta la tragedia di un'intera regione.
Nell'intervista Gratteri spiega come la 'ndrangheta abbia approfittato dell'attenzione concentrata sulla mafia siciliana, nel periodo delle stragi degli anni novanta, per abbandonare l'aspetto agropastorale e buttarsi sul traffico della cocaina, capendo per tempo i mutamenti nei consumi di droga. Il fatturato della 'ndrangheta in quanto a traffico di stupefacenti si attesterebbe intorno al 2,9% del PIL nazionale ma, mentre le cosche diventano sempre più ricche, la Calabria rimane inchiodata agli ultimi posti degli indicatori economici.
Afferma il magistrato: "Gli ignoranti dicono che l'ndrangheta porta lavoro mentre porta solo sottosviluppo e degrado." I proventi dei traffici di cocaina infatti vengono investiti nel Nord d'Italia o in Europa o negli USA, mentre l'imprenditoria pulita scappa dalla Calabria perché sa che deve pagare il pizzo.
Il momento più toccante è stato quando Augias ha chiesto a Nicola Gratteri perché, avendo vinto brillantemente il concorso per la magistratura e potendo scegliere tra molte sedi, alcune anche privilegiate, ha scelto di rimanere a Reggio Calabria. "Il posto più bello è dove si è nati e quindi ho pensato di poter fare qualcosa per quella terra" è stata la risposta.
Dopodiché Augias gli ha chiesto quale fosse, dopo ventitre anni il suo bilancio umano. Qui il magistrato ha indugiato un attimo e con un po' di imbarazzo ha risposto: "Penso che valesse la pena"



Altri post sulla criminalità organizzata:
Quando per scrivere ci vuole coraggio
Il ritorno del Principe
Il punto sull'antimafia
Ed infine anch'io ho letto Gomorra
L'oro della camorra
Piccoli eroi dimenticati

giovedì 9 aprile 2009

Mi prendo una pausa



Un caro saluto a tutti e a rileggerci tra qualche giorno.
Artemisia

martedì 7 aprile 2009

Alla conquista della lentezza

Non ho mai avuto pazienza. La lentezza non fa per me. Le mie amiche in palestra mi prendono in giro perché sono sempre la prima a fiondarmi sotto la doccia e ad uscirne quando loro stanno ancora spogliandosi chiacchierando amabilmente. "Ma dove corri?", mi chiedono. Già. Dove corro? Ho sempre corso. Quando lavoravo e contemporaneamente facevo l'università, quando avevo i figli piccoli e facevo tutto con il cronometro.
Per trent'anni ho girato la città in motorino in modo da non perdere tempo in code o nella ricerca del parcheggio o nell'attesa dell'autobus.
Eppure, con gli anni, sento che ha ragione chi rivendica il valore della lentezza. Il 9 marzo scorso è stata la Terza Giornata Mondiale della Lentezza. Se n'è accorto qualcuno? Io l'ho sentito per caso a Controradio.
Ha ragione Giulia che in questo post scrive:
"Ci sono due modi di vivere il tempo; due modi che difficilmente si parlano. Un tempo lento in cui però ogni istante acquista il suo significato ed il suo senso, un tempo veloce in cui si è sempre in attesa di quello che avverrà dopo e tutto sfugge ai nostri occhi."
Qualche piccolo progresso però con il tempo l'ho fatto. Da qualche anno scelgo di fare i viaggi a piedi che mi piacciono proprio perché non c'è la frenesia di arrivare o di vedere più cose possibili.
Nel quotidiano da un paio di anni ho deciso di recarmi al lavoro in autobus: ci metto circa 10/15 minuti di più che in scooter e spesso mi capita di arrabbiarmi perché le corse saltano, però in questo modo ho capito quanto è assurdo il calcolo al minuto alla ricerca spasmodica di "metterci meno possibile". Conta molto di più l'eliminazione dello stress da traffico (oltre che del pericolo e del freddo delle due ruote) senza contare la lunga serie di splendidi audiolibri che ho potuto ascoltato durante i miei viaggi.
Certo, sono consapevole che paradossalmente non tutti si possono permettere il rischio dei ritardi che devi mettere in conto con i mezzi pubblici. Per i genitori che hanno da ritirare i figli a scuola o per chi non ha nessuna flessibilità di orario, anche volendo, il bus è un lusso.
Chissà, forse davvero la lentezza è un lusso da conquistare. Piano piano.

lunedì 6 aprile 2009

L'Italia in cui mi riconosco

Nonostante che la sveglia alle 4:45 abbia fatto inorridire mia sorella, siamo stati fortunati ad andare ad Roma con un comodo intercity perché sappiamo che tanti hanno fatto ben altri sacrifici come la nottata in pulman.
Un gran bel paese quello che si è ritrovato sabato al Circo Massimo (e anche quello che c'era con il cuore...). Tanti i pensionati, i precari, gli immigrati.
Noi siamo partiti da Piazza della Repubblica con in testa gli sbandieratori di non so dove, assordati per un tratto dal TIR delle fiommine e dei fiommini che sparavano musica a tutto volume. Poi ci siamo trovati in un punto più tranquillo del corteo dietro ad uno striscione artigianale dove c'era scritto semplicemente "DISARMO". Chissà che ci incastrava, però la signora che lo reggeva era davvero sorridente e pacifica...
Siamo arrivati al Circo Massimo verso mezzogiorno e mezzo ed il catino era già pieno. Arrivando dal Colosseo (cioè dalla parte più lontana al palco) ci siamo fermati in fondo scambiando clamorosamente un maxi schermo che stava a metà per il palco. Che sorpresa andando via affacciarsi sull'altra metà del Circo Massimo e scoprire che di partecipanti ce n'erano altrettanti!
I momenti più belli sono stati la lunga fischiata partita quando Epifani ha nominato il Presidente del Consiglio (non riusciva a riprendere il discorso perché i fischi non finivano mai) e quando tutti abbiamo ballato Bella Ciao con il ritmo dei Modena City Ramblers.
Un'altra cosa che mi è piaciuta moltissimo è stato toccare con mano la varietà dell'Italia dal modesto artigianale cartello della delegazione di Ceparana (forse non lo sapete, ma è un piccolo paesino in Lunigiana), al lungo striscione arancione del Trentino, alle bandiere della CGIL Napoli, ai pensionati di Scandicci.
Insomma queste cose fanno bene. Tavolo o non tavolo con il governo, ognuno torna a casa sapendo di non essere solo, anzi, di essere parte di una gran bella comunità.

Qui altre foto della giornata.

venerdì 3 aprile 2009

E' tempo di fare qualcosa /3


Al telefono con mia madre:
"Mamma, sabato sono a Roma."
"E ti pareva! Non te ne perdi una, eh?"

Una costante di questo governo e di questa maggioranza è quella di cercare di dividere: il Nord dal Sud, gli Italiani dagli immigrati, i settori forti dai settori deboli, le forze dell'ordine dalla magistratura, i sindacati, i poveri da quelli ancora più poveri. La risposta non può essere che cercare di vincere la paura e la solitudine.
La CGIL, nonostante i suoi difetti e gli errori commessi in passato, rimane una grande organizzazione e credo che non si possa fare opposizione senza avere una grande organizzazione alle spalle. In questo post ho raccontato la storia del mio rapporto con il sindacato, di cui mi ha sempre colpito la capacità organizzativa. Per quel poco di attività sindacale che ho fatto, mi sono spesso sorpresa nel trovare al momento giusto sempre qualcuno della CGIL che bussa alla tua porta, ti dà le informazioni, organizza le assemblee dove puoi capire ciò che sta succedendo nella tua azienda ("4967 assemblee in Toscana in questo ultimo periodo", diceva Alessio Gramolati l'altro giorno a Controradio).

E allora sento che devo esserci anche domani.

mercoledì 1 aprile 2009

Facciamo il tifo per il Sud che funziona

"In questo quadro di preoccupazione e di sfiducia molti Italiani sembrano avere definitivamente deciso che il Mezzogiorno è diventato un'insopportabile palla al piede."
E' quanto ha scritto Gianfranco Viesti, professore di Economia a Bari, nel libro "Mezzogiorno a tradimento".
Viesti, intervistato in modo piuttosto incalzante da Augias in questa puntata de Le Storie, ha cercato di controbattere all'idea sempre più diffusa che ormai non ci sia più possibilità di salvare il Sud italiano dal sottosviluppo e dal degrado e che sia meglio lasciarlo andare al suo destino.
Augias lo incalza affermando che non sembra sia cambiato nulla da quando, centocinquanta anni fa, i Piemontesi arrivarono al Sud e trovarono una situazione disastrosa. Basti pensare (tanto per fare un esempio) a quello che ha mostrato l'angosciante recente inchiesta di Report su Catania, una delle città peggio amministrate del mondo che rielegge con forte maggioranza lo stesso schieramento che l'ha ridotta allo sfacelo, e al fatto che tre regioni sono completamente soggiogate dall'antistato.
Devo dire che le argomentazioni del prof. Viesti mi sono sembrate un po' vaghe. In sostanza Viesti sostiene che l'insofferenza del Nord verso il Sud è in parte motivata, ma in parte eccessiva perché ci sono molti luoghi comuni. Inoltre, pur trovando ottima l'inchiesta su Catania, comune che andrebbe commissariato, vorrebbe che si parlasse anche di Taranto, che ha avuto una vicenda analoga, è stato commissariato e sta provando a riemergere.
Per quanto riguarda la criminalità organizzata, Viesti si chiede se veramente è un problema solo del Sud e cita la recente notizia secondo la quale la DNA ha scoperto che il quartier generale della 'Ndrangheta è a Milano.
Insomma secondo il professore barese non conviene a nessuna delle "due Italie" dividersi, mentre invece si dovrebbe mostrare anche l'altra faccia del Sud, quella dei buoni amministratori che pure ci sono ma non fanno notizia.
Quest'ultima osservazione in effetti mi ha subito richiamato alla mente un paio di esempi: il fatto che tra i comuni virtuosi di cui al mio post precedente ce ne siano ben quattro nel Meridione ed inoltre la puntata di Ambiente Italia (il settimanale del TG3) sull'azienda Sabox a Pontecagnano (provincia di Salerno), cinque stabilimenti, 70 ML di Euro di fatturato, più di 300 dipendenti in gran parte giovani, che produce imballaggi di cartone riciclato provenienti dalla raccolta differenziata di comuni campani.
In questo senso ha ragione Viesti: gli Italiani invece di pensare "ognuno con i soldi suoi e i Meridionali si arrangino" dovrebbero cominciare a tifare per il Sud che funziona.