venerdì 28 luglio 2023

Decluttering, ovvero viva la dematerializzazione

 

Approfittando di giorni di lavoro molto tranquilli, ho svuotato l'armadio del mio ufficio di diversi oggetti inutili ma soprattutto di carta, tanta carta, sei carrelli di carta anche più pieni di quello della foto.

Mi sono passati per le mani i miei quarant'anni di lavoro. Periodi contrassegnati da attività diverse che neanche ricordo più: quando facevo la segretaria scientifica e battevo al computer gli articoli dei fisici zeppi di formule, quando facevo la rappresentante sindacale, quando davo una mano alla biblioteca, quando ho fatto parte del comitato per le pari opportunità, gli appunti dei colloqui con i diversi direttori che si sono avvicendati, quando facevo il backup su CD, ma soprattutto gli anni duemila, quando ho cominciato a fare la responsabile della contabilità e tutto era su carta, tabelle sui tagli alla spesa, rendiconti, circolari, dispense dei vari corsi di formazione, libroni di normativa superata (e comunque ora reperibile in rete). 

Emozioni contrastanti: un passato che non torna più ma anche un atto liberatorio (soprattutto il lancio dentro il cassonetto): Ed inoltre ho provato anche a mettermi nei panni di chi presto prenderà il mio posto. Lo dico serenamente, andare in pensione, per l'ambiente di lavoro che hai frequentato per tanti anni, è un po' come morire . Si usa termini come "da quando non c'è più", "quando c'era lui/lei", "chi mi succederà", ecc. Non c'è da averne paura ma è così.

Proprio per questo ho cercato di facilitare il compito di chi verrà al mio posto facendo declattering (rimuovere oggetti non necessari, sgombrare, riordinare) perché non si trovi la valanga disordinata di carte che mi sono trovata io. 

Altra considerazione: da metà degli anni dieci, le carte nell'armadio sono praticamente scomparse: documenti in pdf, firma digitale, PEC, fattura elettronica, repository online e poi, dopo il Covid, il salto forzato verso gli incontri da remoto dove le slide, i manuali, gli atti dei convegni si mettono in condivisione e non si stampano più. Nonostante tutti i problemi di invecchiamento del supporto informatico, credo che sia comunque un progresso.

E così l'armadio si svuota e la cancelleria ancora buona rimane inutilizzata e indesiderata: cartelline trasparenti a elle, coi fori, classificatori con gli anelli, fascicolatori col bottone o con il laccetto. Nessuno li vuole più. I CD e i relativi porta CD volano addirittura nel cassonetto dell'indifferenziato.

Alla fine, confesso, mi sono sentita più leggera e mi preparo a passare il testimone.

domenica 23 luglio 2023

Umili preziosi fiori di campo

La mia vicina di casa, qui in Lunigiana, fa tagliare l'erba nel suo podere una volta l'anno, ad estate inoltrata, per risparmiare e non dover farla ritagliare. Noi invece cominciamo ad aprile e finiamo il giro ad inizio estate, principalmente per eliminare le alte spighe delle graminacee. 

Non è che così non ricresca più, ma le spigone alte sono sostituite da altre infestanti molto più gradevoli e decorative: i fiori di campo. Avete presente la Primavera di Botticelli? Le leggiadre fanciulle non posano i piedi su un prato rasato all'inglese ma su un vero e proprio catalogo di fiori variopinti.

Mi piace la mattina quando mi alzo, mi affaccio alla finestra e vedo proprio così i pianelli del mio podere: una festa per api, vespe, calabroni e altri insetti.

 

 

 

Il giallo della costolina giuncolina la fa da padrone in questo periodo,



 

 

 

 


  

       ma anche la bellissima cicerchia selvatica


 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

Cominciano a vedersi i garofanini selvatici , 

 

 

 

 

 

mentre il dorato iperico, il cui infuso mi concilia il sonno che è un piacere, ha superato il suo momento.



Ma perché snobbare quelli più bruttini e meno appariscenti: 

i bianchi ombrelli della Daucus Carota, i minuti fiorellini della nepitella, l'ecodesign della piantaggine, la delicata linaria, il fucsia dell'acetosella

Ogni creatura, anche la più umile, ha il suo posto e la sua utilità. Eppure qui in campagna si continua a considerare come "pulito" un terreno rasato e povero. Ma perché l'essere umano deve intervenire sulla natura prepotentemente invece di lasciarla stare?

martedì 18 luglio 2023

Se n'è andato anche l'ultimo


 

Ho visto morire uno ad uno quelle ottime persone conosciute nei miei anni di attivista per l'ANPI, partigiani e antifascisti, anziani con le loro difficoltà ma con tenacissima volontà di vivere e di fare. Persone con fermi principi che mi hanno regalato i loro ricordi nelle video interviste e non solo. 

Alfio Tabani, Ettore Casacci, Franco Billi, Silvano Sarti ed altri. Lui ancora più coriaceo resisteva, con i suoi novant'anni e passa, era presente a tutte le celebrazioni e a tutte le cerimonie. Ricordo quando si becchettava con Silvano Sarti sulla versione della canzone che i partigiani fiorentini cantavano entrando in Firenze liberata. "Non faceva mica così, sai!" E come si è arrabbiato quando gli hanno rinnovato la patente per un solo anno (tenendo conto dell'età)! Mi ricordo come mi parlava volentieri della sua casa in campagna a Vaiano e anche quando mi ha regalato un paio di marmellate fatte da lui. Un bel carattere forte, un fiorentinaccio doc.

E alla fine se n'è andato anche lui, passato indenne dal COVID, alla venerabile età di 99 anni.

Che dispiacere! Addio, Leandro! Grazie per tutto! 💔


Qui Leandro parla ai ragazzi dell'ITI Leonardo da Vinci il 24 novembre 2014

e qui protagonista del video allegato al libro "Avevamo vent'anni, forse meno" realizzato con l'ANPI di Peretola



lunedì 10 luglio 2023

Crepuscolo sul passo del Bernina



Passo del Bernina. 

Da un lato ho la Valposchiavo, che è Svizzera ma anche già un po' Italia, e sullo sfondo le Alpi Orobie bergamasche. Dall'altra l'Alta Engadina verso Saint Moritz, che è proprio Svizzera Svizzera, con il sole che cala dietro una cresta rocciosa. 

Davanti il massiccio del Piz Cambrena con il suo ghiacciaio, un po' grigio in questa stagione, ma sempre suggestivo, che muore nel fragore dei suoi numerosi rivoli. 

In basso a destra il lago nero e a sinistra il lago bianco separati da una diga: il primo diventerà Danubio e morirà nel Mar Nero, il secondo diventerà Po e morirà nell'Adriatico.

Poi il passo, con l'albergo giallo dove dormirò stanotte, col parcheggio ormai vuoto. Non ci sono più turisti a giro, né i ciclisti, né il trenino rosso. Rimangono solo le mucche che pascolano con la loro sinfonia di campanacci. 

Mi godo questo crepuscolo in cima alle Alpi. Aspiro il profumo dei fiorellini bianchi di achillea moschata che per me sono sinonimo di pascolo di alta montagna. Mi immergo in questo silenzio, respiro forte questa aria fina pensando alla città rovente che mi aspetta a valle, alla routine, alla vita di corsa. Fare tesoro di questo momento magico e portarselo nel cuore come un amuleto per tutto l'anno.







(Promemoria diaristico: quattro giorni di vacanza con la mamma per coronare il suo sogno di prendere il trenino rosso del Bernina. Primo giorno: viaggio per Milano e poi Sondrio ed infine Tirano dove abbiamo pernottato. Secondo giorno: trenino prima fino a Bernina Hospitz, il punto più alto, poi a Saint Moritz e poi di nuovo al passo del Bernina per dormire in quota. Terzo giorno: escursione al giacciaio di Morterasch, poi recupero bagagli al passo e poi di nuovo a Tirano. Quarto giorno: viaggio di ritorno con sosta a Sondrio e rischio di perdere il treno a Milano. Tempo splendido e bellissimi posti.)