sabato 13 giugno 2026

Ma si mangiano?

 Gleditsia triacanthos, o se vogliamo scegliere uno dei suoi appellativi locali: 

    Acacia spinosa (Toscana), Acacia spinusa (Sicilia), Boch del Signur (Emilia-Romagna, Reggio), Boch salvadegh (Emilia-Romagna, Reggio), Fava americana (Piemonte), Giunco marino (Veneto, Verona), Giunco marino mascio (Veneto, Verona), Giunco marino spinoso (Veneto, Verona), Gleditsia (Italia), Gleditsia spinosa (Toscana), Maruga salvadga (Emilia-Romagna, Reggio), Spein dal Signor (Emilia-Romagna, Piacenza), Spein giudaeich (Emilia-Romagna, Bologna), Spì del Signur (Lombardia, Brescia), Spin de Martinot (Veneto, Treviso), Spin del S' gnur (Emilia-Romagna, Reggio), Spin del Segnor (Veneto, Treviso), Spin in cros (Friuli), Spina Christi (Piemonte), Spina d' Nossignour (Piemonte), Spinacristi (Veneto, Verona), Spini del Signor (Veneto, Istria), Spini galopi (Veneto, Istria), Spino di Giuda (Italia), Spino di giuda (Toscana), Triacanto (Toscana)

 è un bellissimo albero alto dai 15 ai 30 metri, con chioma ampia e vaporosa, fusto molto ramificato e rami spinosi, disordinati e tortuosi. La corteccia, grigio-brunastra con numerose spine composte da tre punte di diversa lunghezza e direzione, si fessura scenograficamente. I frutti sono lunghi baccelli (15–20 cm) che, alla maturazione, diventano semilegnosi, rosso-brunastri, con all'interno numerosi semi scuri, e si attorcigliano in modo singolare e spettacolare.

Pianta robusta e adattabile, e perciò molto usata in città, mi aveva incuriosito. Sono riuscita a far germogliare facilmente i suoi semi scuri, ma la prima mandata di piante è morta giovane. Ho letto infatti che nei primi tre anni teme il freddo. E così al secondo tentativo ho pazientemente protetto le piantine durante gli inverni e ho aspettato ben tre anni e un'altezza di circa 1 metro o poco più per metterle a dimora.

Così ho deciso che questa estate fosse il momento per "liberarle" e ho piantato le sei gleditsie proteggendole amorevolmente con un recito anti-rosicchiamento da caprioli. Mi dispiacerebbe che dopo tanta fatica i "simpatici" ungulati me le uccidessero rosicchiandone la corteccia. A qualcuna ho riservato più ombra, a qualcun'altra il pieno sole. Ed eccole qua:

 
I vicini qui in paese si sono incuriositi e mi hanno chiesto a quali piante riservassi tale trattamento protettivo.
 
"Gleditsie."
"Ah, e cosa sono?"
"Delle specie di acacie..." E ecco che si scorge il disappunto appena celato. Del resto la robinia pseudoacacia qui infesta tutti i poderi. Ma le gleditsie non sono infestanti.
 
"E cosa fanno?"
"Producono dei lunghi baccelli scuri che somigliano un po' alle carrube."
"Ah, ma si mangiano?"
"Veramente no... sono solo belle a vedersi..."
Segue una malcelata espressione di perplessità. 
 
Eh già, difficile abbandonare la nostra visione antropocentrica dove la natura deve per forza "servire" all'uomo o per cibo o per altri usi. Riprodurre una pianta che non si mangia e che nemmeno fa fiori da annusare o per abbellire il balcone, è per i più una fatica insensata.
 
Invece io spero proprio di riuscire a veder crescere le mie maestose gleditsie. 

  

 

martedì 26 maggio 2026

Noi boomer così vogliosi di imparare

Alla mia voracità di apprendimento continuo, rispondono perfettamente i corsi della cosiddetta "Università della Terza Età", che nel mio comune chiamano in modo assai più bello, "Università dell'Età Libera". In questo caso benedico il fatto di vivere in città e soprattutto in un comune che destina risorse anche a queste cose. A parte i laboratori che hanno durata annuale e che non ho mai provato, i cosiddetti "corsi d'ascolto", circa un ottantina, durano un mese ciascuno e consistono in cinque lezione di due ore ciascuna, una volta alla settimana. Alcuni sono in presenza (presso grandi aule di biblioteche o teatri), altri sia in presenza che a distanza, pochi solo a distanza. I docenti sono per la maggior parte professori universitari o "esperti della materia". I corsi spaziano dalla medicina all'arte, dall'astronomia alla storia, dalla musica all'economia. Fosse per me, come si sarà capito, li farei tutti! 

L'anno scorso ne ho fatti tre in presenza e tre a distanza. Due mi sono piaciuti poco, due mi hanno interessata abbastanza e due mi hanno entusiasmato. Quest'anno non ho resistito e mi sono iscritta a ben otto corsi (ovviamente spalmati tra novembre e aprile) e praticamente quasi tutti a distanza. E' vero che in presenza la lezione "riempie" la mattinata, costringe ad uscire e ad andare in centro città, permette di vedere e parlare con le persone. Tuttavia le attività e i motivi per uscire non mi mancano. La fruizione a distanza è troppo più comoda perché può essere in diretta (con possibilità di fare domande in chat) o anche in differita se, per qualche motivo, non si è potuto seguire la lezione.

Tra novembre e dicembre ho seguito un corso sul Liberty a Firenze. La docente, una guida turistica molto appassionata e disponibile, per "riempire" le 10 ore di lezione, visto anche il carattere rinascimentale della mia città, è stata costretta a spaziare sull'Art Nouveau di tutta Europa. Si è resa disponibile anche a delle visite guidate agli edifici liberty della nostra città, che vanno un po' cercati con il lanternino. Interessante.

Nel periodo gennaio-febbraio ho seguito un avvincente corso sul funzionamento del cervello e soprattutto sulle strategie antiinvecchiamento. Il professore, un medico anatomopatologo, simpaticissimo, ci ha illustrato puntualmente ma in modo comprensibile e accativante il funzionamento del nostro sistema nervoso centrale. Ci ha spiegato che esistono tanti tipi di intelligenza (non solo logico-matematica, ma anche spaziale, musicale, linguistica, sociale, ecc.) e che ognuna va coltivata e ci ha raccomandato di rafforzare le nostre capacità cognitive con piccoli quotidiani esercizi. Da allora cerco ogni giorno di imparare qualcosa a memoria (poesia o canzone) e di scrivere a mano almeno quindici minuti.


Affascinante anche il corso di filosofia anche se un po' meno rigoroso di quello dell'anno passato. Il tema era la speranza (e anche la sua controparte, la disperazione). Per me che non ho mai fatto filosofia a scuola, queste lezioni servono un po' per capire meglio il lavoro di mio figlio e un po' perché mi danno spunti di riflessione che mi allargano la mente e mi fanno vedere il mondo in modo diverso dal quotidiano e dal materiale. 

Febbraio-marzo è stato occupato da "La memoria umana al tempo di internet e degli smartphone: un viaggio fra luci e ombre", corso di Psicologia Sociale, e "Barriera sangue-cervello: segreti e nemici invisibili". Il primo mi è piaciuto molto perché ha cercato di focalizzare gli effetti sulla nostra mente della tecnologia che ha stravolto la nostra vita, evitando ansie e paure ma anche imparando ad usarla con consapevolezza. Siamo esseri che si adattano e il nostro cervello è plastico. Quindi internet, Google maps, i social, ecc. ci cambieranno profondamente ma non è detto che sarà in peggio. Il corso sulla barriera sangue-cervello invece mi ha un po' deluso perché troppo tecnico. I due docenti che si sono alternati hanno descritto in modo forse troppo particolareggiato il sistema nervoso che è una cosa di una complessità inimmaginabile. Avrei dato un taglio più divulgativo all'argomento che altrimenti rischia di essere di interesse solo per ex addetti ai lavori.

Molto brava la professoressa Capretti che, nel suo corso su Masaccio, ci ha illustrato mirabilmente le opere di questo grande pittore che rappresenta una svolta nella storia dell'arte. D'altra parte conoscevo già, grazie agli Amici dei Musei, il suo rigore, la sua competenza e la sua capacità didattica.

Non mi è piaciuto per niente invece il corso intitolato "I pazzi della storia: sovrani e personaggi famosi tra follia e genialità". Pensavo che ci spiegasse cosa succede quando una persona non sana di mente sale al potere (ahinoi, di attualità), che conseguenze ci possono essere sui cittadini di quello stato, che cosa ciò comporta per chi lo circonda. Invece è stata una semplice rassegna di particolari biografici di molti re, regine e nobili con problemi psichici, veri o presunti, che non ha approfondito nulla. Quello che il docente ci ha raccontato (talvolta anche con particolari macabri e truculenti) si può, a mio parere, tranquillamente trovare su Wikipedia.

Interessante invece l'unico corso che ho seguito in presenza: "Alberi e foreste". Il professore in realtà non si è rivelato tanto esperto di botanica o agraria, quanto di Scienze Forestali, cioè si occupa di "gestione delle foreste". Ci ha comunque insegnato molte cose sia sul funzionamento degli alberi, sia sulla distribuzione delle foreste e sulla loro funzione nell'ecosistema. 

Con l'odierna visita alla bellissima Riserva Naturale di Vallombrosa, guidati dal nostro professore di Scienze Forestali, si conclude il mio secondo anno accademico. Guardo i miei compagni che seguono con attenzione la sua spiegazione e lo subissano di domande e curiosità. Sono persone della mia età, donne e uomini ancora vivi e desiderosi di imparare, alcuni di loro oserei dire belli, di quella bellezza fuori dagli schemi ma che rivela ricchezza interiore. Ci scambiamo pareri e consigli sui corsi che abbiamo fatto.

Non vedo l'ora che esca il nuovo catalogo. 

Faggeta a fustaia

sabato 23 maggio 2026

Cantare insieme


Da un paio di anni faccio parte di un coro, attività che mi ero ripromessa di fare appena fossi andata in pensione. Ci sono tanti cori nella mia città e molti non chiedono particolari competenze musicali. Il mio coro è davvero "accogliente". Non serve essere particolarmente intonati, né saper leggere lo spartito e il repertorio è basic (musica leggera e canti tradizionali). Siamo quasi tutte donne (come spesso accade, i maschi o sono molto bravi e puntano in alto oppure stanno a casa). Le mie compagne sono gentili e simpatiche. E poi il grande vantaggio: le prove sono al circolo a pochi minuti a piedi da casa mia. 

Mi è sempre piaciuto cantare e, tranne qualche lezione individuale in un certo periodo della mia vita, non ho competenze musicali né canore. Ho scoperto di essere un contralto (in effetti non ho mai pensato di saper fare grandi acuti) e, ahimé, ho capito che la parte dei contralti è sempre più difficile perché si discosta il più delle volte dalla melodia più nota di un certo pezzo (che di solito corrisponde alla parte dei soprani). Ma alla fine questa è la cosa che mi piace di più perché è sfidante. 

Il punto demotivante invece per me è il repertorio poco vario e poco stimolante e il fatto che la nostra insegnante non si sforza granché di variare e poco di farci migliorare.  L'anno scorso abbiamo fatto più concerti (natalizi, partigiani, ecc.). Quest'anno invece ci siamo esibite principalmente nelle RSA e quindi la scaletta era molto "popolare" (Dadaumpa, Ma che musica maestro, ecc.). Ma l'idea di prendere un mezzo per andare a cantare in un altro coro fa pendere sempre la bilancia per rimanere in questo.

Oggi, 23 maggio, l'ultimo concerto dell'anno in RSA. Devo dire che fa piacere intrattenere questi anziani ed essere per loro un'occasione di musica e socialità. Un gruppo di loro ci ha cantato dei pezzi in karaoke e mentre una figlia (della mia età) riprendeva la madre che cercava malamente si cantare una canzone, non ce l'ho fatta a trattenere le lacrime. Inevitabile (e troppo doloroso) pensare a mio padre che abbiamo dovuto ricorverare in quella terribile e triste RSA dove ci ha lasciato la vita. Qui almeno mi sembra che gli ospiti siano sereni.

martedì 28 aprile 2026

Figlio mio, così misterioso...

Ti guardo e non so quanto ti conosco. Alto, magro, con gli occhiali da intellettuale, la barba accennata e quegli occhi verdi che si illuminano quando sorrisi. Eppure sei un mistero. Hai scelto una professione tanto cerebrale quanto poco "piazzabile" sul mercato del lavoro. Eppure ti calza a pennello. Chissà a cosa pensi quando taci, cioè quasi sempre. Chissà cosa ti frulla in quel bel cervello. 

Hai sempre presentato un muro davanti agli altri, soprattutto genitori e insegnanti. Solo quando stai male e mi chiedi aiuto, si spalancano brecce e scopro inaspettatamente la tua parte più tenera e fragile di te, che prontamente si chiude appena stai meglio.

Talvolta invece ti vedo un fanciullo poco cresciuto, quando non cogli l'opportunità di certi tuoi comportamenti, quando la partita della Fiorentina è più importante di un'occasione di socialità, quando si capisce che alla fine quello che ti piace di più è "giocare", che siano videogiochi o che sia pickleball.

Altre volte scopro lati del tuo carattere che non mi piacciono. Sei una persona seria ed affidabile, ma se un lavoro non ti piace o ti costa sforzo, non sei disposto al sacrificio, neanche per il bene degli altri. Ammetti che il tuo fare networking (come lo chiami tu) è carente, ma non ti sforzi di cambiare, perchè rifuggi la noia come la peste. Dici che stai male senza una compagna, ma non ti accontenti di niente di meno della donna dei tuoi sogni. Non ho capito se è presunzione o paura, o tutte e due, ma io continuo a sognare per te una ragazza estroversa, intraprendente, un uragano, che ti capisca e ti apprezzi sì, ma anche ti schiodi da quella zona di confort nel quale ti sei rifugiato. 

Grazie di essere venuto in campagna con noi in questi giorni, anche se nel viaggio in auto ti sei isolato infilandoti gli auricolari nelle orecchie, anche se ti abbiamo visto solo a cena, anche se ho dovuto insistere per farti fare un giro nel podere a cui noi dedichiamo tanto tempo e fatica. Grazie lo stesso, figlio mio, così misterioso e torna presto a trovarci.

giovedì 16 aprile 2026

Partecipazione (non so se è libertà ma...)

Per la prima volta ho partecipato ad una delle assemblee consultive che la Coop ogni anno indice per presentare il proprio bilancio ai soci. Eravamo stipatissimi nella sala del mio circolo di zona. Il direttore del negozio dove faccio la spesa ha fatto la sua bella presentazione dove la Coop è stata dipinta come una benefattrice. Non solo va benissimo economicamente ma distribuisce i propri ricavi ai soci attraverso sconti e promozioni. E poi fa tante belle cose: corsi di affettività per gli adolescenti, aiuti alla martoriata popolazione di Gaza, favorisce i produttori locali, concede ai propri dipendenti neo-padri quattro settimane di permesso in più per stare con i figli e tanto altro.

Non so se davvero è tutto così bello nella Coop, ma di sicuro è una catena di grande distribuzione preferibile ad altre, magari di proprietà di multinazionali, che mirano solo al profitto e "strozzano" i produttori con condizioni capestro.

Almeno la Coop una parvenza di democrazia la mette in scena, anche se, parliamoci chiaro, quanti delle migliaia di soci parteciperebbeo all'assemblee se come ricompensa non ci fosse un pezzo di formaggio? Sarei proprio curiosa di saperlo.

Probalmente qualcuno di quelli che sono intervenuti e che non hanno certo commentato il bilancio ma riportato lamentele più o meno pittoresche come clienti del supermercato. Devo dire che questa è stata la parte più divertente, anche perché il 99% dei partecipanti era di età ben avanzata e c'è stato anche chi di questo si è lamentato!

Altra "vetrina" a cui ho partecipato in questi giorni è stato l'evento di lancio dei "Custodi del verde", un gruppo di cittadini e di associazioni che, secondo una trovata del mio Comune, dovrebbero "sorvegliare" il verde pubblico della mia città, segnalare eventuali problemi e, chi vuole, dare anche una mano in semplici lavori di manutenzione. Io mi sono iscritta perché mi piace il verde, mi piace fare cose e anche per curiosità. Tuttavia dagli eventi a cui ho partecipato finora, compreso questo ultimo in grande pompa, temo che si tratti parecchio di chiacchiere. Spero di sbagliarmi.

Libertà è partecipazione? Non lo so. Di sicuro a me piace.

 

mercoledì 8 aprile 2026

Benefici del verde (e dell'azzurro)

Cominciavo a sentirmi insofferente alla città, al cemento, al traffico, all'assalto. Questa parentesi in Lunigiana mi ci voleva proprio. Sarà anche che dopo tanti giorni di pioggia, vento e freddo, abbiamo finalmente avuto delle giornate bellissime con il sole caldo (ma non torrido) e il cielo terso. Tante ore di luce e di aria, uccelli che cantano tutto il giorno, fiori di tutti i colori. Che meraviglia!

Alcuni studi scientifici dicono che stare in mezzo alla natura non solo rilassa la psiche, ma fa bene anche al nostro corpo. Penso che sia vero. Quando sono qui non riesco a sedermi neppure sulla sdraio in terrazza (tanto meno ad un tavolo in casa). E' irresistibile per me andare su e giù per il podere (che pure è bello ripido) a fare manutenzione ma anche solo a fare foto o a guardare le montagne all'orizzonte.

Mi piace anche fare fatica, se all'aria aperta. Adoro ripulire le mie piantine dalle erbe spontanee che le soffocano, anche se è scomodo e bisogna stare accoccolati o in ginocchio. Le vedo riemergere alla luce. Ritrovo la loro forma e scopro le nuove foglie e i nuovi rametti.

Anche l'escursione di ieri, senza bisogno di spostare l'auto, è stata bella. Sentieri di collina panoramici o dentro il bosco, che ancora non è troppo frondoso. Scoprire le fioriture del sottobosco. Osservare tutto per non perdersi nulla. Neppure la nascita di un castagno: una cosa che non avevo mai visto e che mi pare una sorta di miracolo:

 


 

domenica 22 marzo 2026

A Torino con Libera

Dopo più di dieci anni (per l'esattezza dal 2015 a Bologna) ho partecipato alla manifestazione nazionale in memoria delle vittime di mafia. Stavolta a Torino e partendo il giorno prima onde evitare levatacce e strapazzate in pullman. 

Sì, questa giornata è un rito. Non serve certo per sconfiggere le mafie. Tuttavia sono stata contenta di parteciparvi. A parte il fatto che per fortuna era una bella giornata e percorrere in su e giù questo corteo colorato che sfilava in questa bella città è stato piacevole. Inoltre penso che sia importante non far sentire soli i familiari delle vittime, l'ottanta per cento dei quali (come ha detto Don Ciotti dal palco) non ha ancora avuto verità e giustizia sulla morte innocente dei propri cari.

Ma la cosa più bella è stata, una volta tanto, sentirmi in minoranza come età anagrafica. Rincuora vedere tanti giovani partecipare e anche tanti bambini, scout, scolaresche, giovani genitori con i loro piccoli nel marsupio o nel passeggino. Si capisce che ci sono tanti giovani che hanno un bisogno fortissimo di partecipazione, di far sentire la loro voce, di credere alla possibilità di una società più giusta, di non pensare che la vita sia solo "nasci, lavori, consumi e muori". E' confortante e fa sentire bene. 

Usciamo dalle nostre case e dalla nostra routine e troviamoci più spesso in piazza.