domenica 12 maggio 2019

Buonista, ambientalista e anche un po' radical chic. Ma non sono sola

(Foto ENRICO RAMERINI/CGE per Repubblica Firenze)

Orario? Abbastanza comodo. Tempo atmosferico? Discreto, qualche nuvola, un po' di vento ma non piove. Altri impegni? Niente di speciale. E allora perché non andare all'appuntamento di Unicoop e Legambiente dal titolo "Liberi dai rifiuti"? In fin dei conti è quello che faccio spesso quando cammino tornando a piedi dall'ufficio. Mi porto un sacchetto e raccolgo bottigliette di plastica, lattine e bottiglie di birra. Ma spesso mi sento una bestia rara e un po' cogliona e quindi vediamo se stamani c'è qualche altro coglione come me. Magari non ci sarà nessuno, ma proviamo.
E invece trovo con piacevole sorpresa una cinquantina di persone di tutte le età, giovani, pensionati, bambini, signore col cane. Tutti con la maglietta verde e i guanti gialli a raccogliere plastica, cartacce e altri rifiuti (abbiamo trovato un matersasso abbandonato da tempo e sei carrelli del supermercato). 
Perché farlo? Probabilmente perché siamo irrimediabilmente buonisti e forse un po' radical chic. E però oggi un pezzetto di mondo è più pulito per tutti.


domenica 7 aprile 2019

La Via degli Abati


Interessante ma non entusiasmante il cammino appena concluso: la Via degli Abati, da Broni (PV) a Pontremoli (MS). Il paesaggio appenninico offre bei tratti in boschi solitari con accompagnamento di uno straordinario concerto polifonico di uccellini di tutte le specie. Tuttavia, per noi che frequentiamo queste montagne l'atmosfera non è nuova.
Anche le attrattive storico-religiose sono limitate a Bobbio, con il bel Ponte Gobbo sul Trebbia e il Monastero di San Colombano e all'imponente Castello di Bardi. Il monaco di origine irlandese non ha il fascino che può avere il Poverello di Assisi o San Benedetto, protagonisti dei nostri cammini precendenti.
Ma soprattutto manca da queste parti il calore e la curiosa attenzione della gente che invece è stata una delle cose più belle nei nostri viaggi a piedi tra l'Umbria, il Lazio e l'Abruzzo. Qui al Nord non ti degnano di uno sguardo oppure ti osservano con diffidenza.
Apprezzabile invece (ed è stata la cosa che mi è piaciuta di più) l'ospitalità nelle canoniche, una vera sistemazione da pellegrini, rustica ma accogliente, di cui ringraziamo Don Luigi della Parrocchia di Santa Maria Addolorata di Bardi (grande scalatore di montagne), il simpatico vulcanico Gino, che ci ha aperto l'appartamento della Parrocchia di Sant'Antonino a Borgo Val di Taro nel bel palazzo Molinari, e la loquacissima Michela della canonica di Cervara.
Peccato per i tre giorni di brutto tempo e per le condizioni meteo proibitive che ci hanno fatto addirittura saltare la tappa tra bardi e Borgo Val di Taro.
Al prossimo cammino!

sabato 23 marzo 2019

Tempo di semine

Oggi ho seminato vari semi di diversa provenienza: arancio amaro ottenuto dai frutti comprati da un GAS, saggina regalata da un amico, senape, finocchio fiorentino, sedano e calendula ricevuti durante un incontro con Seed Vicious, albizia e alkekengi raccolti durante le camminate dell'autunno scorso.
Non so cosa riuscirò a far crescere, soprattutto in questa primavera paurosamente siccitosa.
Però è così bello seminare! E' un atto carico di significato, l'accendere una speranza immaginando la piantina che verrà.



giovedì 7 febbraio 2019

Voglia di passare il testimone


S. si alzò quella mattina di Ottobre, una delle prime mattinate fredde dell'inverno che stava arrivando, e guardò fuori dalla finestra. Niente di speciale: una mattina come tante. Si preparò pensando alle varie cose che doveva fare prima di recarsi in ufficio....

Comincia così un appunto che ho ritrovato in questi giorni mettendo ordine tra i file del computer. Si tratta di una memoria dove racconto un episodio della mia vita lavorativa che risale ai primi anni novanta. Non avevo neanche trent'anni e già lavoravo da diverso tempo per l'ente pubblico di ricerca di cui sono ancora dipendente. Nell'episodio la mia capoufficio di allora, dal carattere instabile e vessatorio, mi rimprovera per un errore che invece io dimostro non esserci.

E., la capoufficio, era una donna sulla cinquantina che aveva fatto una brillante carriera all'interno dell'Istituto grazie alle sue doti di versatilità (non aveva infatti alcuna preparazione di contabilità essendo diplomata "Maestra elementare") e grazie anche a un buon tempismo.
[...]
Negli ultimi tempi E. aveva ceduto un po' in lucidità e prontezza, forse per l'età particolare che attraversava o forse per il suo modo troppo "appassionato" di vivere il lavoro. 

Rileggendo oggi, cinquantaseienne, questo passo sono saltata sulla sedia. Non escludo assolutamente di aver ceduto anch'io "in lucidità e prontezza", anzi, ne ho prova tutti i giorni, ahimè, ma mi ha fatto riflettere il mio giudizio di neanche trentenne sull'anziana collega.
La grande differenza tra oggi ed allora è che la mia capoufficio aveva diverse giovani colleghe da vessare, ma anche alle quali passare il testimone, mentre io, che oggi svolgo il suo lavoro, non ho nessuno. Le mie colleghe sono tutte mie coetanee o forse anche un po' più anziane e il nostro mantra è calcolare quanto dobbiamo ancora lavorare prima della sospirata pensione.
Mio figlio mi rassicura che sono ancora utile alla società ed al mio ente e mi dice che quindi è giusto che lavori ancora. Tuttavia credo che sarebbe sacrosanto avere al mio fianco qualche collega più giovane, più fresco e anche volenteroso di apprendere la contabilità degli enti pubblici. Invece, a causa del blocco pluriennale delle assunzioni negli enti pubblici, dopo noi "ragazze degli anni Ottanta" c'è il deserto. E' vero che negli anni ottanta probabilmente si è esagerato nelle assunzioni, ma adesso si rischia di chiudere. E se anche si apre la possibilità di assumere qualcuno, lo si può fare solo a tempo determinato e senza poter promettere un futuro ai possibili interessati (che quindi scarseggiano).
Sono sicura che se avessi una giovane e promettente amministrativa al mio fianco le troverei tanti difetti per potermi dire che "brava come me non ce n'è". E' umano e comprensibile. Eppure vorrei averla e vorrei anche che mi stupisse. 
Come io feci con la mia vecchia capoufficio in quell'episodio di tanti anni fa.

sabato 26 gennaio 2019

Addio Silvano!

Una vera forza della natura. Simpatico, coinvolgente, soprattutto per i giovani, energico, ma anche rassicurante, affettuoso, sempre positivo, sempre pronto a darti l'energia per andare avanti in questo mondo così deprimente. Nelle scuole era fantastico! I ragazzi lo ascoltavano a bocca aperta.
Ci ha lasciati anche Silvano Sarti, il partigiano Pillo. Comincia davvero male questo 2019! Mi mancherai, compagno!

mercoledì 16 gennaio 2019

Oh mio babbino caro


Te ne sei andato una bella mattina di gennaio, col un bel cielo azzurro e gli uccellini che cantavano lieti tra i fronduti ulivi intorno alla struttura dove hai faticato a fare gli ultimi respiri. Il tuo fisico forte ha lottato con tutta l'anima ben sei giorni nonostante che i medici venerdì scorso ci abbiano detto: "E' questione di ore."
Adesso basta medici, babbo, basta flebo, cateteri, sondini nasogastrici e pannoloni. Ora riposa in pace. Noi ti porteremo nel cuore e ti ricorderemo come eri prima della malattia: esuberante, socievole, spiritoso e un po' egocentrico. Io ti ricorderò anche come ti ho visto in questi ultimi mesi: smarrito, confuso, facile alla commozione, fragile.
Addio, babbino caro. Non credo in una vita oltre la morte, ma se qualcosa c'è, spero ci sia la musica perché la musica ti è sempre piaciuta tanto.


martedì 15 gennaio 2019

Non c'è una seconda occasione

"Tutti, quando abbiamo commesso qualche grosso sbaglio, come diversamente vorremmo agire alla seconda occasione! Ma dice bene Salomone: non si presenta una seconda occasione, almeno per la maggior parte di noi. Quando raggiungiamo la finestra, vi troviamo scritto sopra: Chiusura. E le sbarre di ferro sono lì per la vita."
 James Mattew Barrie, Peter Pan nei giardini di Kensington

In questi giorni nei quali assisto sgomenta allo spengersi di una vita, mi martella nella testa questo passo. Questa nostra vita così banalmente unica, così tenace ma anche così effimera, è tutto quello che abbiamo. Non ci sarà una seconda occasione.