sabato 1 gennaio 2022

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Inizia per me l'ultimo anno della sesta decade della mia vita. 

Come mi sento? Mi sento io. Io con abbastanza anni alle spalle da vedere annebbiati tanti ricordi. Io con sempre più ansia di guardare al futuro perché so che potrebbe essere anche molto breve; perché sento che ho più da perdere (in termini di salute, affetti, autonomia) che da guadagnare. Da anni ormai penso che tutto quello a cui posso aspirare è mantenere la mia vita esattamente come è ora: un'entrata economica sicura e più che sufficiente per le mie necessità, buona salute, discreta forma fisica, familiari in vita e sani, un compagno con cui dividere la strada, un rifugio bellissimo con le mie piante da accudire. Non chiedo niente di più.

Come mi vedo? Giovane o vecchia sono concetti relativi. Mi percepisco sicuramente una donna più che matura. Tuttavia, finché riesco a fare attività fisica tutti i giorni (tre volte la settimana ginnastica e tre volte bicicletta o cyclette) non mi sento particolarmente vecchia. Combatto la mia battaglia quotidiana contro la dermatite ma per il resto non mi posso lamentare. Certo, sto piuttosto attenta alle calorie ma, essendo ben dentro il peso forma di una donna della mia età, mi posso permettere (con moderazione) anche qualche piacere del palato. Ho le mie rughe ma non mi turbano, le tempie che ingrigiscono, la pelle che non è più elastica come un tempo. Ho bisogno ormai di occhiali per leggere quasi tutto e ci sento assai meno (soprattutto se mi parlano da dietro una mascherina, ahimé!). Tuttavia guardo le mie coetanee e sinceramente non farei cambio praticamente con nessuna.

Cosa mi propongo? Non so, forse dovrei coccolarmi di più, dovrei strappare più tempo per me. Per esempio, voglio leggere di più (anche se, con 45 libri letti nel 2021, il numero più alto da anni, direi che non sfiguro), voglio vedere più film (una sessantina nel 2021 ma solo di recente sono riuscita a ricavarmi più tempo per questa attività). Vorrei delegare di più al lavoro, cominciare a tirare i remi in barca ed a passare il testimone. Questo però non dipende solo da me, ma ho qualche speranza.

In ogni caso devo imparare sempre di più a badare a me stessa.

domenica 26 dicembre 2021

Il giorno dopo Natale


 

 26 dicembre 2020

Fuga dalla città vero il nostro rifugio nell'annus horribilis della pandemia da corona virus. Italia in zona rossa, cioè non si può circolare se non per necessità e non si può uscire dal comune di residenza se non per raggiungere la seconda casa (come stiamo appunto facendo noi). Tempo discreto e autostrada insolitamente deserta.

 



26 dicembre 2021

La stessa fuga un anno dopo. La pandemia non è finita ma quest'anno abbiamo l'arma potente del vaccino per mitigare i suoi effetti più nefasti. Infatti abbiamo meno ricoveri e meno morti a fronte di contagi anche superiori quelli all'anno scorso. Abbiamo un goerno diverso e si può circolare liberamente anche se con prescrizioni prudenziali (mascherine, certificato di vaccinazione). Stessa autostrada ma con tempo pessimo e il solito traffico di sempre. 

Speriamo in un 2022 ancora migliore.

domenica 14 novembre 2021

Il punto

Dopo tanto tempo una domenica pomeriggio di relax in casa. Fuori piove. La visita consueta visita alla mamma anticipata a ieri. Ho trovato persino un po' di tempo per scrivere al bambino (ormai ragazzo) del Burkina Faso che sostengo a distanza. E così trovo anche dieci minuti per scrivere qui.

Che dire? Tutto bene, salvo lamentarsi quotidianamente di sciocchezze, come tutti del resto...

Continua il duello con la mia dermatite atopica che trova sempre pezzi di pelle diversa per esprimersi. Così il conto in farmacia di creme apposite sale vertiginosamente ma, grazie al cielo, me lo posso permettere.

Finiti i lavori nella nostra casa in Lunigiana. Ora è davvero più bella e confortevole: tetto e facciata rifatti, infissi nuovi, caldaia nuova. Come mi piacerebbe stabilirmici!

Finita anche l'esperienza del lavoro agile. Peccato! Mi aiutava a concentrarmi e mi faceva quadagnare quei pezzettini di tempo libero preziosi per fare piccole cose in casa che invece mi trovo tutte insieme nel finesettimana.

Grazie al vaccino, la nostra vita di privilegiati di questa parte del mondo è ripresa quasi normale dopo lo scoppio della pandemia. Rimangono piccoli disagi dei quali ci stiamo abituando (del resto, ci si abitua a tutto): mascherine, gel prima di entrare nei luoghi chiusi, plexiglass tra noi e il nostro interlocutore, termoscanner, greenpass e così via. Basta che ci permettano di comprare, di consumare e di incontrarci, bar, ristoranti, locali, cinema, teatri, stadi.

Sarà che sto invecchiando e che ho quasi concluso il sesto decennio della mia vita, ma io invece sono sempre più inselvatichita e pigra. Non ho voglia di partecipare ad eventi, non ho voglia di uscire, non ho voglia di girare per la mia città. Lo so, non è buon segno, ma tant'è.

Chissà forse, in questo senso, è salutare il fatto di essere costretta a fare violenza su me stessa e ad uscire ogni mattina per andare in ufficio.




domenica 19 settembre 2021

Al fianco dei lavoratori della GKN

© Aleandro Biagianti

Licenziati questa estate con un email da un padrone che non ha neppure un volto, trattandosi di un fondo di investimento, da allora stanno occupando la fabbrica. Un fabbrica che non era affatto in crisi ma anzi aveva commesse. 

Come non partecipare alla loro manifestazione nazionale! Mi ha fatto effetto trovarmi in piazza dopo tanto tempo e ritrovarmi con gli amici con i quali ho condiviso tante manifestazioni.

Non so se servirà, ma l'importante era non far sentire soli questi uomini e queste donne che si sono fatta questa lunga marcia cantando, sudando, tenendosi vicini e sperando di far valere le loro ragioni.

domenica 12 settembre 2021

Svuotalacantina... e poi riempila di nuovo

Settembre tempo di mercatini. Prima che salgano i contagi e si ricominci con le chiusure, tutti i quartieri hanno organizzato una domenica con le "cantine in piazza". I cittadini, non commercianti di professione, possono mettere in vendita la marea di oggetti di cui sono inzeppate le nostre case, le nostre soffitte, i nostri ripostigli, le nostre cantine.

Irresistibile per la mia mamma. Nata in una famiglia di commercianti, ha sempre avuto la passione per "l'affare", la trattativa, la compravendita. Questa attività (che io personalmente detesto sia come compratrice che come venditrice, io regalerei tutto!) le fa salire l'adrenalina e non sentire la stanchezza di una intera giornata all'aperto con sballo di tutti i suoi delicati ritmi fatti di pasti, sonno e pasticche quotidiane.

Le cose che si trovano su questi banchini sono inimmaginabili: giocattoli di tutti i tipi, cocci e coccetti, vestiti e scarpe, vecchi dischi, libri, figurine, arnesi, oggetti strani e curiosi.

Mi ha fatto piacere aiutarla e darle questa possibilità di svago che per lei non ha pari. Purtroppo l'affluenza dei clienti e l'incasso sono stati scarsi, probabilmente per troppi mercatini in contemporanea e quindi dopo aver caricato l'auto di buon mattino, scaricato e allestito il banchino, alla fine abbiamo dovuto ricaricare quasi tutto e il suo garage si è riempito di nuovo. Incasso al netto delle spese di iscrizione: 30 Euro.

Pazienza! Sarà per un'altra volta. Speriamo presto!

PS Opinione personale: e se invece si imparasse a comprare meno, cioè solo quello che effettivamente ci serve?

martedì 10 agosto 2021

Ottanta metri quadri di libertà creativa

Avere a disposizione un muro di circa 20 metri per quattro di altezza non è proprio come avere davanti un foglio bianco. Eppure dona una sensazione di entusiasmo creativo simile ma molto più amplificato. "Basta questo grigio-muffa!" ci siamo detti anni or sono. E da allora, era il 2016, il piatto forte delle mie ferie in campagna è stata la decorazione di questo muro che affianca il nostro bel terrazzo e lo protegge dalla collina a ridosso. 

2016: paesaggio illusionistico che suggerisce il panorama di fronte (realizzato con il prezioso aiuto di tre miei amici).

2017: l'albero degli ospiti, dove ciascun ospite da allora può lasciarci, se vuole, un segno del suo passaggio: una foglia, un animaletto, una forma di fantasia.

2018: un bell'arcobaleno colorato (ben prima dell'illusorio andratuttobene!) con tanto di pentola dell'oro.

2019: un oblò con pesci dipinto insieme alla mia mamma.

2020: boschetto di canne di bambu ad integrazione del paesaggio del 2016 (da notare come abbia dovuto ripassarlo completamente). Boschetto andato presto perduto, ahimé!

Dall'anno scorso, nonostante alcune idee per la parte ancora bianca, mi sono resa conto però che il restauro, purtroppo necessario tutti gli anni, occupa gran parte del tempo e dell'energia a disposizione. Il muro sbolla in diversi punti, la tinta si sbiadisce se non addirittura si sfoglia, sia quella al quarzo (adatta per esterni) sia lo smalto. 

 

 

 

 

 

 

 

D'altra parte però, pensavo proprio in questi giorni scartavetrando i circa ottanta metri quadri di superficie, si tratta di un muro realizzato ben venticinque anni fa con mattoni ricoperti di intonaco, non ha tettoia ed è leggermente inclinato. Quindi è sottoposto a tutte le intemperie possibili, pioggia, grandine, caldo, freddo, umidità dalla terra addossata sul retro. Non posso pretendere che si mantenga intatto tra un'estate e l'altra.

 

 

 

 

 

Ecco perché quest'anno ho deciso: restauro conservativo minimo a costo di rinunciare alla puntualità del disegno e, solo se il tempo a disposizione e le altre cose da fare lo permetteranno, aggiungerò un nuovo elemento, ma sempre a base di semplici forme, velocemente riproducibili.



giovedì 5 agosto 2021

Piccole trascurabili esistenze

Due gatti (o gatte secondo la mia amica S.) della nidiata del vicino di qualche anno fa. Scorrazzano liberi tra una casa e l'altra di questo piccolo borgo. Il vicino è morto lo scorso inverno ma credo che qualcuno ogni tanto porti loro qualcosa da mangiare. In ogni caso cacciano uccellini, topolini e approfittano degli avanzi che ciascuno di noi gli rifila. Sono timorosi ma anche un po' sfrontati quando ci puntano speranzosi mentre siamo a tavola. 
Non amo gli animali domestici e mi fanno una gran pena quelli (soprattutto i cani) che vivono completamente antropizzati, magari chiusi in appartamento aspettando con ansia che il padrone permetta loro di prendere aria e fare i propri bisogni. Quelli che amerebbero correre liberi mentre invece sono tenuti al guinzaglio, messi a tacere, rimpinzati e stra-coccolati ma al costo di rinunciare a tutto quello che la natura gli suggerirebbe, sesso e riproduzione compresi.

Questi due gatti invece, nella loro indipendenza, mi piacciono. Mi piace guardarli al tramonto, mentre si strofinano oziosi sulla mia terrazza. 

Una sera però, verso l'imbrunire sentiamo una gran lite nel bosco, forse tra loro due o forse a causa di un altro (quella con le toppe rosse sul dorso) schizza verso la strada (probabilmente per scappare dal suo aggressore) e impatta violentemente contro un'auto (e dire che ne passano così poche qui!). Sbanda un po' e poi si accascia esanime davanti al cancello della casa di fronte. 

Che tristezza! Anche se, tutto sommato, ha vissuto bene la sua breve ma libera esistenza. Mi chiedo però perché non ci venga altrettanto facile commuoverci per una delle tante formiche che ci avevano invaso la terrazza e che abbiamo dovuto sopprimere. Esistenza ancor più piccola e soprattutto ancor più trascurabile?