mercoledì 16 gennaio 2019

Oh mio babbino caro


Te ne sei andato una bella mattina di gennaio, col un bel cielo azzurro e gli uccellini che cantavano lieti tra i fronduti ulivi intorno alla struttura dove hai faticato a fare gli ultimi respiri. Il tuo fisico forte ha lottato con tutta l'anima ben sei giorni nonostante che i medici venerdì scorso ci abbiano detto: "E' questione di ore."
Adesso basta medici, babbo, basta flebo, cateteri, sondini nasogastrici e pannoloni. Ora riposa in pace. Noi ti porteremo nel cuore e ti ricorderemo come eri prima della malattia: esuberante, socievole, spiritoso e un po' egocentrico. Io ti ricorderò anche come ti ho visto in questi ultimi mesi: smarrito, confuso, facile alla commozione, fragile.
Addio, babbino caro. Non credo in una vita oltre la morte, ma se qualcosa c'è, spero ci sia la musica perché la musica ti è sempre piaciuta tanto.


martedì 15 gennaio 2019

Non c'è una seconda occasione

"Tutti, quando abbiamo commesso qualche grosso sbaglio, come diversamente vorremmo agire alla seconda occasione! Ma dice bene Salomone: non si presenta una seconda occasione, almeno per la maggior parte di noi. Quando raggiungiamo la finestra, vi troviamo scritto sopra: Chiusura. E le sbarre di ferro sono lì per la vita."
 James Mattew Barrie, Peter Pan nei giardini di Kensington

In questi giorni nei quali assisto sgomenta allo spengersi di una vita, mi martella nella testa questo passo. Questa nostra vita così banalmente unica, così tenace ma anche così effimera, è tutto quello che abbiamo. Non ci sarà una seconda occasione.

martedì 25 dicembre 2018

Ce l'ho fatta a farvi sorridere

Un Natale speciale questo. Io che ho sempre detestato le riunioni familiari in occasione delle feste, quest'anno ho chiesto proprio come regalo di compleanno l'aiuto di tutti per poter riuscire ad essere tutti insieme, compreso mio padre. Grazie quindi al mio compagno e ai miei figli, siamo riusciti a portare a casa nostra il babbo, che non usciva da due mesi dall'RSA. Chissà cosa avrò capito lui che ha partecipato come poteva, con tutta la sua fragilità, con tutta la sua difficoltà nel fare gli atti più semplici. E la mamma con la sua ansia di non saperlo gestire, con il dolore di vederlo ridotto così, con le lacrime trattenute a stento.
E' stata dura, ma dai e dai, alla fine, ce l'ho fatta a farvi sorridere (o quasi).


venerdì 21 dicembre 2018

Se lo studio è una passione

Fa uno strano effetto entrare nella sede della Scuola Normale Superiore di Pisa. Si respira un'aria di altri tempi. Non tanto per il bel palazzo della Carovana, per l'arredamento antico, per i libroni polverosi, per gli stemmi alle pareti, quanto perché qui si può dire forte quello che ormai non è più di moda: studiare è bello, anzi, è la cosa più bella del mondo. La passione per la fatica intellettuale, l'amore per i libri, il piacere di impegnarsi è quello che accomuna questi sessanta ragazzi e ragazze che oggi ricevono il loro bel diploma, non spendibile purtroppo nel mercato del lavoro, ma di cui sono giustamente orgogliosi.
Sono contenta che mio figlio sia tra questi. Lo vedo a suo agio salutando i vecchi amici del collegio dove ha trascorso due anni, esperienza che lui, così parco di superlativi, ha definito bellissima.
Un po' troppo autocompiacimento nei discorsi dei due presidi della scuola, mentre bravi i rappresentanti degli allievi che non hanno risparmiato qualche critica alla Normale. 


domenica 2 dicembre 2018

Un anno di diario del nostro podere. Ventesima e ultima puntata.



Ed eccoci di nuovo all'autunno inoltrato.
I nostri alberi sono ormai quasi spogli e si preparano all'arrivo del freddo. Il nespolo è di nuovo in fiore ma non in modo spettacolare come un anno fa. Il glicine generoso ci fornisce un tappeto di foglie secche ottimo per pacciamare tutte le nostre amate piante.

Ancora nuovi alberelli da piantare: due allori e un ibisco già ad alberello.
Roberto sposta anche le ultime marruche accanto alle altre al confine col vicino, mentre io interro di nuovo i bulbi ma quest'anno, per variare dai narcisi e anemoni dell'anno scorso, metto a dimora tulipani, iris e agli.

Un grosso lavoro che ci tocca è liberare il confine dai rami di acacia caduti per il vento di un mese fa, anche se il ramo più grosso non è alla nostra portata e appoggia pesante e minaccioso sui fili del telefono.

E' passato un anno dal primo post diario del podere e, come Pia Pera nell'Orto di un perdigiorno, finisco qui il racconto sistematico. Ma la mia passione per le piante e la natura non finisce qui. Tornerò a parlare di questa minuscola porzione del pianeta a cui sono sempre più affezionata e alla quale torno sempre più volentieri appena posso.
Non per nulla, come recita il tag di questi post, le piante ci salveranno.

sabato 17 novembre 2018

Caro babbo


Caro babbo,
è da tre settimane che ti volevo scrivere per tentare di sollevare il peso che sento sullo stomaco e sul cuore. Solo oggi ho preso il coraggio a quattro mani, anche se tu queste righe non le leggerai mai.
La malattia che sta devastando la tua mente e le nostre vite e che porta il nome di Alzheimer ha fatto emergere l'estate scorsa la parte primordiale del tuo carattere e ha tirato fuori tutta la tua aggressività, senza possibilità di mediazione meno che mai di ragionevolezza. Abbiamo temuto seriamente per l'incolumità della mamma e l'abbiamo vista esaurire le sue energie fisiche e psichiche giorno per giorno.
Per questo, babbo, abbiamo dovuto ricoverarti in una RSA, un posto deprimente abitato da vecchi ridotti a larve dove tu, da capriccioso e irragionevole con tendenza alla fuga, sei stato presto ridotto ad un vecchio barcollante e farfugliante.
Non ci perdoneremo mai, babbo, io e la Carla di averti lasciato lì quella mattina a tradimento, dopo che avevi già espresso (a tuo modo) la tua contrarietà. E la mamma non si dà pace di non essere riuscita a tenerti a bada.
Perdonaci, babbo, ma non avevamo scelta. D'altra parte (come continuo a ripetermi) tu non hai mai avuto un carattere facile, sei sempre stato egoista, dispotico e bizzoso. E noi non abbiamo trovato aiuto né dal geriatra (che vediamo due volte l'anno), né dalla dottoressa di famiglia che si è limitata a prescriverti tranquillanti, né dai servizi sociali con la loro procedura burocratica infinita.
Non sai quanto mi dispiaccia vederti così, ma non ce la potevamo fare da sole.
Porterò sempre con me i ricordi dei pomeriggi che abbiamo passato insieme negli ultimi tempi quando venivo a casa tua per far uscire un po' la mamma. Guardavamo insieme le vecchie foto di famiglia dove tu riconoscevi assai poche persone, ascoltavamo le vecchie canzoni dei tuoi tempi e talvolta abbiamo persino ballato insieme. Porterò sempre con me quella volta che, guardando la foto dove siamo io e la Carla bambine, hai pronunciato i nostri nomi come se ti fosse arrivata d'improvviso una luce nelle tenebre della tua mente. E infatti poi ci siamo commossi e ci siamo abbracciati.
Porterò con me questi ricordi che saranno gli ultimi del mio babbo che oggi non c'è più, perché purtroppo non abita più il fantasma che oggi vegeta su una poltrona.
Perdonami se puoi, babbo.

domenica 4 novembre 2018

Obiettivo due quintali. Diario del nostro podere. Diciannovesima puntata.


Dopo aver passato l'inverno scorso a spazzare olive dalla terrazza, quest'anno ci siamo riproposti di raccoglierle e cercare di ottenere almeno un po' di olio. Lasciamo Firenze con le nuvole e in Lunigiama troviamo il sole. Prima di arrivare a casa, passiamo da tre frantoi per prendere contatti: uno chiede almeno due quintali di olive, un altro ha una lista di prenotazioni per giorni e giorni e il terzo invece ha santificato la festa di Ognissanti ed è chiuso.
Arrivati nel nostro podere constatiamo che la tromba d'aria dei giorni scorsi ha buttato a terra tantissime olive, e ancora di più dagli alberi della nostra vicina con i quali, grazie alla sua cortese offerta, dovremmo integrare il nostro raccolto. Il vento ha persino spezzato uno dei suoi ulivi.
Scopriamo che anche nel nostro podere ci sono stati danni: il vento ha spezzato tre grossi rami di acacia che si sono abbattuti sui fili del telefono. Così il pomeriggio di giovedì  se ne va cercando di liberare il campo del vicino e i fili del telefono dai rami caduti anche se, alla fine, siamo costretti a lasciarne uno troppo pesante per i nostri mezzi.
Per terra trovo ancora un bel po' di noci, cadute probabilmente con il vento e le raccolgo prima che marciscano. 
Il venerdì attacchiamo la raccolta delle olive nonostante il cielo coperto e minaccioso. Il tempo ce lo permette fino a mezzogiorno e poi comincia a piovere di buona lena. Nella mattinata ripuliamo tre ulivi piccoli e solo due di quelli grandi e riempiamo a metà due cassette. Peccato che per il resto della giornata la pioggia non dia tregua e non ci permetta di finire il lavoro.
Il traguardo dei due quintali ci sembra a nostra portata di mano e quindi fissiamo con l'unico frantoio disponibile per domenica nel primo pomeriggio. 
Continuiamo quindi la nostra raccolta serrata per tutto il sabato e per un paio di ore la domenica mattina lasciando tante olive sugli alberi per mancanza di tempo e riempiamo cinque cassette di belle olive turgide.
Arrivati al frantoio la delusione: le nostre olive sono solo un quintale. Per fortuna il proprietario si rende disponibile a frangerle lo stesso senza aggiunta di olive "straniere" (pur al costo di due quintali) e dopo un paio ore ecco uscire il "nostro" olio (14 kg). Una bella fatica ma una grande soddisfazione!