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martedì 28 aprile 2026

Figlio mio, così misterioso...

Ti guardo e non so quanto ti conosco. Alto, magro, con gli occhiali da intellettuale, la barba accennata e quegli occhi verdi che si illuminano quando sorrisi. Eppure sei un mistero. Hai scelto una professione tanto cerebrale quanto poco "piazzabile" sul mercato del lavoro. Eppure ti calza a pennello. Chissà a cosa pensi quando taci, cioè quasi sempre. Chissà cosa ti frulla in quel bel cervello. 

Hai sempre presentato un muro davanti agli altri, soprattutto genitori e insegnanti. Solo quando stai male e mi chiedi aiuto, si spalancano brecce e scopro inaspettatamente la tua parte più tenera e fragile di te, che prontamente si chiude appena stai meglio.

Talvolta invece ti vedo un fanciullo poco cresciuto, quando non cogli l'opportunità di certi tuoi comportamenti, quando la partita della Fiorentina è più importante di un'occasione di socialità, quando si capisce che alla fine quello che ti piace di più è "giocare", che siano videogiochi o che sia pickleball.

Altre volte scopro lati del tuo carattere che non mi piacciono. Sei una persona seria ed affidabile, ma se un lavoro non ti piace o ti costa sforzo, non sei disposto al sacrificio, neanche per il bene degli altri. Ammetti che il tuo fare networking (come lo chiami tu) è carente, ma non ti sforzi di cambiare, perchè rifuggi la noia come la peste. Dici che stai male senza una compagna, ma non ti accontenti di niente di meno della donna dei tuoi sogni. Non ho capito se è presunzione o paura, o tutte e due, ma io continuo a sognare per te una ragazza estroversa, intraprendente, un uragano, che ti capisca e ti apprezzi sì, ma anche ti schiodi da quella zona di confort nel quale ti sei rifugiato. 

Grazie di essere venuto in campagna con noi in questi giorni, anche se nel viaggio in auto ti sei isolato infilandoti gli auricolari nelle orecchie, anche se ti abbiamo visto solo a cena, anche se ho dovuto insistere per farti fare un giro nel podere a cui noi dedichiamo tanto tempo e fatica. Grazie lo stesso, figlio mio, così misterioso e torna presto a trovarci.

giovedì 22 gennaio 2026

Sposarsi a sessant'anni

Non è facile trovare un compagno o una compagna dopo che un matrimonio è naufragato. Ci si abitua a badare solo a noi stessi. Si radicano abitudini che non siamo tanto disposti a cambiare. Si tollera meno le inevitabili invadenze nella nostra quotidianità di un altro essere umano.

In passato mi elencavi i difetti degli uomini a cui ti stavi avvicinando e si capiva quanto avresti voluto trovare un affetto duraturo con cui condividere gioie e difficoltà. 

Ecco che sei stata coraggiosa. Hai lasciato il tuo confortevole appartamentino per andare a stare in campagna, con la suocera incombente, con la terra e le galline da curare, con un branco di cani che ti svegliano la mattina saltellandoti sul letto. 

Ma sei felice. Si vede. Nonostante le perplessità che noi, che ti vogliamo bene (a freddo) nutriamo sulla situazione in cui ti sei buttata anima e corpo e anche un po' sull'uomo di cui ti sei innamorata, oggi siamo felici per te. Incrociamo le dita e ti auguriamo tanta serenità, perché te lo meriti.

Auguri, sorellina! 👰💝

venerdì 16 gennaio 2026

Sette anni senza di te

Sono passati sette anni e ancora, a momenti, non ci credo. 

Ogni tanto ti penso, babbo. 

Mi vengono in mente le tue battute, sempre uguali come mantra. 

Oppure mi sovviene quanto eri geloso e possessivo quando ero ragazza e quanto ti detestavo per la libertà che non mi volevi concedere. 

Oppure rammento come sei cambiato invecchiando, quanto ti sei sciolto di fronte ai nipoti rivelandoti tutta un'altra persona.

Oppure noto ancora le tue tracce nella casa che la mamma divide con la sua solitudine, negli oggetti più disparati che hai accumulato, nella scritta sopra la tua scrivania "il mio non è pessimismo ma senso della realtà" (e si intuisce la polemica casalinga...).

Oppure ti ricordo malato e questo mi fa tanto male.

La tua bambina più grande è ormai in pensione, babbo, e si ingegna in mille attività. La tua più piccola tra qualche giorno si risposa.  I tuoi nipoti hanno quasi tutti trent'anni. Che peccato che non ci sei, babbo!


mercoledì 14 gennaio 2026

Ed anche "popolone" compie trent'anni

Quasi tutti noi conserviamo soprannomi legati alla prima infanzia. Tu, quando eri piccolissimo, eri chiamato "popolone", soprannome inventato da tuo fratello e dai suoi compagni del nido. Poi, per una storpiatura con triplo salto carpiato del tuo nome, sei diventato per un periodo "missilino".

In ogni caso oggi, il nostro cucciolo, alto più di un metro e ottanta e di ottanta chili di muscoli, compie trent'anni. Inutile dire la vertigine che provo pensando a quanto tempo è passato da quando reclamavi il mio seno e le mie energie. Scontato scrivere quanto siamo orgogliosi dell'uomo che sei diventato: bello, intelligente, serio, simpatico, affidabile e tenero quando serve.

Sono contenta che questo compleanno importante ti trovi con un lavoro soddisfacente, nella tua nuova casa, insieme con la tua compagna, così in gamba e così affiatata con te. 

Arriverà il momento in cui saremo noi ad avere bisogno delle tue cure e sappiamo che possiamo contare su di te. Spero che sarà tra molti anni e che non sarà un compito impegnativo.

Intanto buon compleanno, figlio mio! 💝

martedì 16 dicembre 2025

Ben ritornato a casa, figliolo!

E così sono passati questi tre anni. Sembra tanto che sei partito per la tua esperienza lavorativa oltreoceano, con il tuo bagaglio di paure e la nostra zavorra di ansie, con la curiosità di metterti alla prova e le nostre chiamate sempre troppo brevi e troppo laconiche.

Quando sei partito, a fine ottobre 2022, si parlava di un anno, poi sono diventati tre e poi il grande paese "delle opportunità" ti ha restituito al mittente. Peggio per loro. Per te è stata un'esperienza preziosa. Sei tornato un po' più vecchio, sicuramente più maturo e più ricco.

Ora tuo futuro è di nuovo un punto interrogativo, ma sono sicura che ti saprai fare apprezzare.

Intanto ritrovo di nuovo le tue cose per casa ed il nostro gioco delle parti, il tuo ricalarti nel ruolo di "figlio accudito" e il mio rispolverare quello di "madre accudente". Un po' mi mancava e ora che so che puoi benissimo accudirti da solo, mi fa anche piacere.

lunedì 8 dicembre 2025

Primo pomeriggio di giorno di festa

Primo pomeriggio di un giorno di inverno. L'alta pressione regala un bel cielo azzurro. Il sole è già vicino all'orizzonte. Sono le giornate più corte dell'anno. Mi piace ricordare che questo è il periodo delle luci umane nel buio dell'universo. Non c'entra nulla la nascita di Gesù Bambino né tanto meno l'ubriacatura consumista dei centri commerciali. E' il periodo in cui l'essere umano ha paura del buio e quindi accende: le luci sul balcone, l'albero di natale, le luminarie nelle strade, accende tutto quello che può per scongiurare la morte. E la nascita del Cristo è solo una versione della speranza dell'uomo che ci sia ancora una primavera e ancora nuove vite.

Va beh lasciamo stare questi pensieri filosofico-antropologici e godiamoci questo sole tenue e questo silenzio da giorno di festa. Nella casa dove vivo da un anno a questa parte si è sempre a contatto con il cielo, con i tramonti, con gli azzurri, con le nuvole, con la luna piena, con le stelle. C'è un discreto silenzio. Il traffico è lontano. Si sente solo qualche aereo che passa.

La sensazione è sempre quella: disperato bisogno di fermare il tempo. Fermare i granelli di sabbia che inesorabilmente diminuiscono nella parte superiore della clessidra, perché la vita è maledettamente troppo corta. Tra poco compirò sessantatre anni e penso che il tempo davanti a me, comunque vada, sarà sempre troppo breve in confronto a tutto quello che voglio fare. Per questo continuo in un certo senso "a correre", anche se certamente non come quando lavoravo. 

Mi godo le notti riposanti. Finalmente dormo bene e talvolta anche a lungo. Non ho mai avuto dubbi che gran parte della mia insonnia fosse dovuta a quella maledetta sveglia puntata che mi faceva salire l'ansia.

Mi godo i ritmi giornalieri e i pasti tranquilli ad orari scelti da me e dal mio compagno. 

Mi godo attività nuove, possibilmente anche un po' sfidanti ma senza essere competitive. Aerobica, ballo, canto, lezioni e conferenze, visite guidate alla scoperta di luoghi della mia città, giri in biciletta approfittando delle giornate belle come questa, film serali senza troppi colpi di sonno.

Mi godo l'affetto del mio compagno di vita e di lotta contro la vecchiaia che incombe, con la sua ironia, il suo scetticismo, i nostri battibecchi da anziani.

Mi godo anche la compagnia della mamma, che per quanto pesante con tutte le sue paure, le sue sicurezze infondate e le sue idiosincrasie, difende con le unghie la sua autonomia e si autoaccudisce, lasciandomi il solo compito di farle compagnia una volta alla settimana. 

Mi godo l'autonomia e l'affetto distante dei miei figli che ormai sono uomini e non hanno più bisogno di me (per fortuna ancora non ho bisogno io di loro). Tra poco dovrei anche godermi la rinnovata vicinanza del maggiore che torna dagli Stati Uniti dopo tre anni. 

Il tempo è una convenzione. L'umanità lo misura in secoli, anni, mesi, minuti, perché non riesce a dominarlo. Il tempo non ci basta mai. Il tempo non mi basta e quello che ho lo riempio avidamente di parole e di incontri. Tanto avidamente che non riesco mai a fermarmi, come ho fatto adesso, per buttar giù qualche impressione sul mio vecchio blog.

mercoledì 4 giugno 2025

Bye bye America

Cominciamo dal personale. Il soggiorno a casa di mio figlio è stato bello oltre le aspettative. Abbiamo condiviso il suo piccolo appartamento con amore e rispetto reciproco. L'ho trovato maturato, tollerante, persino premuroso nei nostri confronti. Al di là dell'orgoglio di mamma, sono contenta che sia una così bella persona. Si merita davvero di trovare chi sappia apprezzare le sue innegabili doti.

Raleigh mi ha positivamente stupito. Una città molto vivibile con abitanti gentili ed educati. Non così vivibili New Orleans e Chicago, due città affascinanti (per motivi molto diversi).


Degli Stati Uniti, ci sono delle piccole cose che ho apprezzato: bagni pubblici e puliti abbastanza frequenti con annessi fontanelli di acqua fresca (superclorata, ma pazienza). Nella mia città spenna-turisti hanno tolto tutte le fontane pubbliche dal centro e se ti scappa pipì devi pagare. In USA non si vede una cacca di cane sui marciapiedi, mentre da noi va fatto lo slalom. Altra cosa bella i parchi pubblici (molto curati soprattutto al centro e al nord) e la vegetazione rigogliosa (soprattutto al Sud) con specie che da noi non si vedono.

Inoltre mi ha colpito la quantità di giovani dai quali mi sono sentita circondata. È vero che nella mia vita quotidiana tendo a frequentare ambienti destinati a persone ageé. Tuttavia è stato davvero piacevole, una volta tanto, sentirsi in minoranza.


In generale però è un paese che non mi piace. Molto caro. La parola più diffusa in giro è pay seguita in graduatoria da fine (multa). Secondo mio figlio che ci vive da più di due anni, in America se sei ricco vivi meglio che in Europa. Mi ha colpito anche la quantità di persone zoppicanti a causa di problemi alle anche. Problemi comunissimi anche da noi, ma qui normalmente il sistema sanitario ti paga l'operazione, lì a quanto pare in molti non se la possono permettere. Temo che sia lo stesso anche per le cure odontoiatriche. Dal punto di vista umano, può capitare di trovare persone gentilissime, ma anche di notare tanta indifferenza per i disperati che si trascinano per le città. In America i ricchi sono troppo ricchi e i poveri troppo poveri.


Altra cosa che non mi piace è il cibo. Difficilissimo mangiare sano fuori ma, anche avendo per fortuna una cucina propria, è una impresa trovare al supermercato cibi non troppo processati. Ad esempio trovare prosciutto cotto senza aggiunta di zucchero o miele.


Infine ho fatto una gran fatica con l'inglese. Me la cavo con la reading comprehension ma non capisco mai nulla quando mi parlano (sono sempre andata peggio quanto a listening comprehension ma temo che la mia ipoacusia abbia peggiorato ulteriormente le mie capacità). Mi sono sentita continuamente idiota e non ho trovato grande comprensione negli americani.


Insomma bilancio più che positivo ma sono contenta di tornare nella nostra vecchia cara Europa.

domenica 18 maggio 2025

Raleigh, North Carolina, USA

Eccoci qua a far visita al nostro pargolo (e a stravolgergli la sua metodica vita da scapolo). Il suo piccolo appartamento è carino e sufficientemente spazioso per lui. Due stanze con un piccolo patio che affaccia sul giardino condominiale ornato da begli alberoni affollati di scoiattoli e uccellini che ci svegliano la mattina. Le rifiniture purtroppo lasciano un po' desiderare. Né il bagno né (peggio) la cucina hanno finestre, il lavandino butta poco, le mattonelle sono in realtà dei pannelli di plastica che le simulano, metà appartamento è occupato da una pelosissima moquette. Visto quanto costa l'affitto potevano dargli qualcosa di più, ma lui è un ragazzo che bada all'essenziale e si adatta.

Raleigh è una città molto vivibile, sicura, pulita (non ho visto una cacca di cane in terra), molto verde e poco trafficata. Un buon posto per vivere. Anche per un turista è una meta piacevole (anche se di per sé non giustifica un volo transoceanico). Interessanti, ben allestiti e persino gratuiti i musei. I bus non sono frequentissimi ma sono gratuiti per i ragazzi fino a diciannove anni e per gli anziani oltre i sessantacinque. In ogni edificio pubblico trovi pulitissime e gratuite toilette con annesso fontanello di acqua fresca (in Italia stanno eliminando anche le poche fontane che c'erano per costringerti a comprare acqua in bottiglietta).

Impressioni sugli USA. Sono consapevole che di Americhe ce ne sono tante e molto diverse tra loro. Quindi penso che il North Carolina, e soprattutto una città come Raleigh, sia un angolo un po' troppo privilegiato per giudicare gli Stati Uniti. Qui sono quasi tutti bianchi e credo anche piuttosto benestanti (a giudicare dalle bellissime case). E quindi per ora l'impressione è quella di un paese molto civile. Sono molto ossequiosi, si fermano sempre con le auto per farti passare a piedi, pochi homeless e non molestanti, strade pulite e nessuna cartaccia in giro. Siamo entrati nel campus della NC State University girando tranquillamente negli edifici senza che nessuno ci abbia chiesto nulla, né ci abbia guardato con sospetto. Certo, sull'attenzione all'ambiente ci sono spazi di miglioramento: la raccolta differenziata è un po' una farsa e soprattutto la temperatura degli edifici (e anche dei bus) è esageratamente bassa! Non c'è assolutamente bisogno di tenere 17 gradi se fuori ce ne sono 25 (pur con tasso di umidità piuttosto alto). A parte qualche ragazza e ragazzo palestrati, sono tutti vistosamente sovrappeso, sintomo di scarsa educazione alimentare. A voglia a scrivere le calorie a caratteri cubitali sulle confezioni e sui menu dei ristoranti! Non ingrassare qui credo sia una missione impossibile!

Nei prossimi giorni andremo a visitare altri stati ed altre città e potremo vedere le eventuali differenze.

lunedì 25 novembre 2024

Addio casa della mia età di mezzo

Ultima sera nella mia vecchia casa. Mentirei se dicessi che la cosa mi lascia indifferente.

E' ovvio che arrivata a questo punto non vedo l'ora che questa operazione si concluda: è tutto imballato e inscatolato, non ho a portata di mano gli oggetti che ho usato per anni, ho voglia di abitare la nuova casa nella quale, ormai da quasi un anno, ho investito soldi, tempo, energie e ansie.

E tuttavia... ora che la vedo spoglia, con i segni dei mobili sui muri e sui pavimenti, con il laniccio della polvere che spunta da tutte le parti provo un moto di malinconia. Trent'anni e mezzo tra queste mura. Vi arrivai trentenne con un bimbo piccolo, ci ho cresciuto due figli, ci abbiamo fatto feste di compleanno, ci abbiamo trascorso il lockdown durante il COVID. Su questo divano dove sono seduta, e che sarà presto destinato alla discarica, ho passato tante serate, ho visto tanti film, ho navigato in rete, ho scritto post per questo blog. Nell'ampia cucina, quanti pasti cucinati, quante verdure pulite, tagliate e cotte, magari ascoltando podcast o programmi televisivi. La tristezza delle tante cose trascurate e che necessiterebbero riparazione e manutenzione: portafinestra del giardino che non si apre bene (e talvolta mi ha persino chiuso fuori), rubinetto di cucina che perde, porte che non si chiudono, sportellini del mobile del bagno che si staccano, parquet consumato e rigato, persiane che chiudono male, zanzariere rotte, corrimano delle scale oscillante.

Addio casa della mia età di mezzo! Difficilmente ti dimenticherò.

Stasera si conclude anche la nostra "vita in famiglia". Di solito i figli, una volta grandi, se ne vanno. Ed invece ce ne andiamo noi e lasciamo nostro figlio minore ancora per un mesetto qui, in attesa della agibilità della sua casa. Nulla di ché, saremo vicini e ci vedremo spesso.

E tuttavia... è un momento di svolta sia per noi che per lui, per il quale finisce oggi il suo "status di figlio convivente". E anche questo non può non farmi provare emozione e anche malinconia.

Vado a dormire e spero di riuscirci, perché domani sarà una giornata faticosa.

domenica 16 giugno 2024

Meteora

Alle sei del mattino di domenica la mia città è bella e deserta. L'attraverso con te per accompagnarti al bus per Roma. 

E così riparti con la tua valigina ormai scassata, figlio mio così ermetico e così sfuggente. Due settimane di ferie a casa nostra e ti abbiamo visto sì e no per tre cene. Sempre così parco di parole, sempre distratto dalle tue cose. Una meteora. E non si può neanche dire "arrivederci a..." perché il tuo futuro è così sospeso e precario che neanche tu sai quando ritornerai in Italia.

Non ce la faccio ad aspettare il pulman che parte. Ti bacio, ti abbraccio e mi rincammino verso il sole giallo che sta nascendo sulla periferia cittadina, ingoiando il solito magone.

A presto, ragazzo mio! 💜

martedì 11 giugno 2024

Ciao, zia Giovanna

  Eri la più grande delle numerose sorelle e del fratello di mia madre. Per questo da ragazza devi esserti un po' sacrificata aiutando la nonna nella difficile gestione della famigliona. Mi sa che ti sei divertita poco da giovane. Per fortuna questo non ti ha impedito di trovare un marito affettuoso e presente fino all'ultimo dei tuoi giorni e di avere due figlie e tre nipoti.

Ricordo che ti piaceva tanto cucinare e avere tavolate di ospiti a casa. C'era infatti un periodo in cui invitavi continuamente tutti a pranzo.

Una persona semplice e gentile, timida, riservata, una donna del sud. Voglio ricordarti come in questa foto, ben prima dei lunghi anni di decadenza cognitiva e fisica e della lunga agonia.

Addio, zia Giovanna. Riposa in pace. 😢

lunedì 25 marzo 2024

Decluttering: opere di artisti in erba

 Oggi tocca alle cartelline sopra l'armadio. Contengono i ricordi dei figli, dagli scarabocchi del nido, alle foto della loro attività calcistica giovanile. Ovviamente prima di buttarli li consulto ma loro sono faciloni, soprattutto il minore, e si separerebbero facilmente da quasi tutto. Eppure io faccio fatica con le loro cose, soprattutto con le cose legate alla loro infanzia e che conserviamo ormai da quasi trent'anni. Me li rivedo lì a pasticciare con i colori. Come mi ricordo quanto tempo abbiamo giocato per fare queste specie di tazebao:

Ma cerchiamo di essere razionali. Gli album fotografici del nido sono intoccabili


ma le pitture di quel periodo potrebbero essere di qualsiasi loro coetaneo e quindi si possono buttare.

Invece ho deciso di tenere quelle realizzate quando erano più grandini. Un domani forse farà piacere anche a loro rivederle. 



 


lunedì 18 marzo 2024

Davanti a me, notaio, sono comparsi i signori...

Ecco fatto. Adesso ciascuno di noi quattro ha una casa, almeno dal punto di vista patrimoniale. Un appartamento per ciascuno dei figlioli mentre noi abbiamo acquistato un attico per poter invecchiare tranquilli in vista di non essere più ingrado di fare le scale del terratetto nel quale abitiamo da trent'anni.

Settimana di atti notarili. Un rito che comunque ha il suo significato e non solo economico. Un progetto che rivoluziona la compagine familiare e getta un ponte verso il futuro. 

Ora comincia il difficile: i lavori di ristrutturazione, l'inseguimento di muratori, parquettisti, idraulici, elettricisti, finestrai e verandai. Un bel po' di tempo ed energie (oltre ai soldi ma quelli sono la cosa che mi preoccupa meno). Senza contare la fatica del trasloco e la vendita dell'attuale casa.

Un progetto sfidante. Incrociamo le dita, rimbocchiamoci le mani e partiamo.

Noi quattro

2009
 

"Torno a Marzo per un paio di settimane." E così il figlio che ormai chiamiamo "l'americano" ce lo siamo trovato convivente dopo cinque anni. Si è dovuto adattare al letto singolo nella stanza studio/palestra. Il fratello si è dovuto stringere e condividere il bagno. Tutti ci siamo dovuti riabituare ai fazzoletti usati e alla bottigline di plastica seminati come Pollicino.

Un tuffo nel passato che, tutto sommato, ci ha fatto piacere. In realtà è stata una meteora e vederti ripartire con la tua valigina per l'oltreoceano fa sempre un po' di magone, anche se probabilmente si prevede di riospitarti quest'estate. Tu torni alla tua routine americana, tuo fratello torna a fare il figlio unico (anche se per poco) e noi alle nostre abitudini di coppia attempata.

Buon rientro, figlio mio!
 

martedì 20 febbraio 2024

Decluttering doloroso


L'operazione "liberazione dal superfluo" non è tutta rose e fiori. Ho dovuto vendere la chitarra classica che mi avevano regalato i miei genitori quando ero ragazza. Non sono mai andata oltre qualche accordo per accompagnare canzoni. Sono abbastanza negata per la musica e da tempo era inutilizzata. Però era un caro ricordo e alla fine sono contenta che l'abbia comprata un gentilissimo giovane musicista brasiliano che saprà sicuramente apprezzarla.

 

 Domenica scorsa mi sono fatta coraggio e ho buttato via il catalogo a schede mobili dei dischi a 78 giri, amatissima collezione di mio padre. Per i dischi in quanto tali, per fortuna, abbiamo trovato qualche anno fa un appassionato collezionista romagnolo che li ha acquistati in blocco. Però io avevo conservato il catalogo semplicemente perché "mi parlava" del mio babbo, dell'enorme quantità di tempo che passava a coccolarsi questi dischi e compilare scrupolosamente queste schede con la macchina da scrivere, un po' in nero e un po' in rosso, riciclando fogli stampati da un lato, tagliati a misura, unendoli con viti da rilegature di varie misure e dotandoli persino di copertina cartonata. Un lavorino infinito, paziente e quasi maniacale (in questo mi ci rivedo un po'). Razionalmente non aveva alcun senso conservare questo catalogo. Tuttavia rovesciando questi fogli nel cassonetto ho provato uno strappo doloroso, come se un'altra parte di lui se ne fosse andata. E che brividi nel leggere casualmente le schede dal titolo "Arrivederci...addio" o "Perdonami"!



 


 

 

 

 

 

 

 

Anche la vendita del pianoforte di mia suocera è stata un'operazione dolorosa. Si trattava di un ben pianoforte degli anni Trenta che, dopo anni di disuso, ci era stato donato dai miei suoceri (credo con una bella spesa tra trasporto e accordatura) nella speranza che mio figlio ci suonasse. Lui ha preso qualche lezione, lo ha strimpellato per un certo periodo, ma da anni ormai era un appoggio di vari oggetti e basta. Quindi tutto sommato siamo contenti che sia stato ceduto alla scuola di musica della nostra strada dove almeno verrà apprezzato e utilizzato. Questo dal punto di vista razionale. Dal punto di vista affettivo... Beh, è un altro strappo...


 

venerdì 8 dicembre 2023

Inizia il decluttering

Abbiamo messo il primo importante mattone per i progetti di cui al precedente post. Manteniamo ancora il riserbo che non si sa mai...

Contemporaneamente è iniziata l'operazione di decluttering, termine con il quale si intende il liberarsi degli oggetti superflui. Il concetto di "superfluo" è troppo vago. Mi piace di più alzare l'asticella dell'essenzialità per diventare più leggeri.

 "Nonna, mi regali il libro Zanna Bianca?" E mia nonna, che non aveva affatto il senso della misura, un giorno arrivò con l'intera collana Vallecchi di romanzi per ragazzi. Avevo circa nove, dieci anni e mi piaceva leggere, anche perché, a fine anni Sessanta, non c'erano internet, videogiochi, social network e neppure tanti canali TV. E così me li sono letti praticamente tutti e molti mi sono anche piaciuti. Sono sicuramente oggetti "superflui" nel senso che non ho intenzione di rileggerli e, se avrò nipoti, non mi illudo che li apprezzeranno. Ma per me "hanno un significato" e quindi li ho portati nella casa in campagna insieme al "Giornalino di Gian Burrasca", altra passione della mia infanzia soprattutto grazie alla fiction di Rita Pavone, e a "Sussi e Biribissi" che mi fu regalato e consigliato da mio padre ed infatti mi ricorda tanto lui. 

Con dolore dovrò liberarmi delle audiocassette delle Fiabe Sonore (chi di noi boomer se le ricorda?) perché non avrò più il supporto dove ascoltarle. Per fortuna che c'è YouTube!

Il decluttering continua....

lunedì 13 marzo 2023

Ciao, zio Costante!

 

Quando eri giovane (ed io una bambina) mi ricordavi un po' Gianni Morandi. Probabilmente per la pettinatura ma anche nei modi. Tra i cognati eri considerato "quello di campagna" perché venivi dall'Umbria e avevi una parlata un po' ruspante. Però eri un compagnone. Mi ricordo i frizzi e lazzi con mio padre e con l'altro zio che frequentavamo. Mi ricordo quando ti ho sentito dire raggiante: "Vittorio, ho convinto la suocera a votare comunista!" e via grandi risate.

E poi ti ricordo quel giorno che ti incontrai al parco, camminando con fatica dopo l'ictus, cercavi di tenerti in esercizio. Hai guidato la macchina finchè hai potuto, come una scommessa contro la decadenza fisica che incombeva.

E poi ti ricordo alla festa per i settanta anni della zia, quando guardavi il video di ricordi che abbiamo montato io e mia cugina e ti colavano copiose le lacrime per la commozione mostrando così tutta la tua fragilità di anziano.

Dopo gli ultimi anni di dolore e malattia, ora puoi riposare in pace, caro zio.

sabato 4 marzo 2023

Scarabokkio compie trent'anni

Quanti anni son passati da quando un esserino mi cresceva nella pancia! E mia madre che si raccomandava: "Mangia di più se no farai uno scarabocchio!" Ci piacque tanto questa battuta che io e tuo padre abbiamo preso a chiamarti Scarabokkio per un po'. 

Ed invece sei venuto un bel bambino, vivace ma timido, osservatore e riflessivo. La tua maestra durante i colloqui ci chiedeva: "Lo vedo sempre assorto, ma a cosa pensa?" Non meraviglia che tu abbia fatto del riflettere il tuo mestiere.

Come non dimenticare le tue crisi: "I miei compagni sono tutti più bravi di me!" piangevi nei primi giorni del liceo, e poi ti sei preso due lauree e un dottorato.

Così oggi il tuo trentesimo compleanno ti trova dall'altra parte dell'oceano a parlare ad un congresso.

Buon compleanno, ragazzo mio! Ti mando un bacio intercontinentale. 💝

martedì 8 novembre 2022

Maria Letizia

 

Mi hai accolta da subito con calore e simpatia e mi hai sempre fatto sentire come se fossi sempre stata una parte della vostra famiglia. Mi piaceva chiacchierare con te. Eri intelligente, colta e molto signorile. 

Rimasta senza il tuo Giulio, mi stringeva il cuore vederti in quella casa buia in balia di estranee e ancora di più saperti in RSA, senza poterci vedere, toccare, abbracciare, aspettando che qualcuno venisse a provvedere ai tuoi più elementari bisogni. Non era una vita dignitosa.

E così te ne sei andata. Silenziosamente, una mattina di autunno inoltrato, hai tolto il disturbo.

Ci mancherai, Maria Letizia! Spero che, dovunque tu sia, potrai ascoltare la tua amata radio, compagna di tante notti insonni e ultimamente spesso negata per incuria.

Riposa in pace.

venerdì 28 ottobre 2022

Stati Uniti d'America

Stavolta il gioco si fa duro. Stavolta non si parla più di andare qualche mese in qualche città europea per approfondire gli studi. Stavolta si parla di un contratto di lavoro di un anno, probabilmente rinnovabile e poi chissà. E poi magari ti trovi bene, ti fai apprezzare, ti fai strada, metti radici e "ciao, Italia!". Italia che non ti ha voluto, che ti ha formato e poi ti ha chiuso tante porte in faccia.

E così oggi sei partito per oltreoceano. Per il "paese delle opportunità", con la tua valigia, il tuo bagaglio di ansie ma anche di curiosità. E noi rimaniamo qua e chissà quando ti rivedremo.

Si mette al mondo un figlio, si alleva meglio che si può, si ama, si cura, si accudisce, si fa istruire, ci si investe tempo, soldi, energie, se ne fa una bella persona e poi questo figlio vola via lontano. Qualcun altro godrà della sua compagnia, della sua profondità di pensiero, della sua intelligenza. Ma è giusto così. I figli non sono "nostri". Sono piantine che annaffiamo e concimiamo ma, al contrario delle piante, hanno gambe e se ne vanno per il mondo.

Buona fortuna, figlio mio! 

So che ti farai valere! 💗