Dopo più di dieci anni (per l'esattezza dal 2015 a Bologna) ho partecipato alla manifestazione nazionale in memoria delle vittime di mafia. Stavolta a Torino e partendo il giorno prima onde evitare levatacce e strapazzate in pullman.
Sì, questa giornata è un rito. Non serve certo per sconfiggere le mafie. Tuttavia sono stata contenta di parteciparvi. A parte il fatto che per fortuna era una bella giornata e percorrere in su e giù questo corteo colorato che sfilava in questa bella città è stato piacevole. Inoltre penso che sia importante non far sentire soli i familiari delle vittime, l'ottanta per cento dei quali (come ha detto Don Ciotti dal palco) non ha ancora avuto verità e giustizia sulla morte innocente dei propri cari.
Ma la cosa più bella è stata, una volta tanto, sentirmi in minoranza come età anagrafica. Rincuora vedere tanti giovani partecipare e anche tanti bambini, scout, scolaresche, giovani genitori con i loro piccoli nel marsupio o nel passeggino. Si capisce che ci sono tanti giovani che hanno un bisogno fortissimo di partecipazione, di far sentire la loro voce, di credere alla possibilità di una società più giusta, di non pensare che la vita sia solo "nasci, lavori, consumi e muori". E' confortante e fa sentire bene.
Usciamo dalle nostre case e dalla nostra routine e troviamoci più spesso in piazza.

