martedì 26 maggio 2026

Noi boomer così vogliosi di imparare

Alla mia voracità di apprendimento continuo, rispondono perfettamente i corsi della cosiddetta "Università della Terza Età", che nel mio comune chiamano in modo assai più bello, "Università dell'Età Libera". In questo caso benedico il fatto di vivere in città e soprattutto in un comune che destina risorse anche a queste cose. A parte i laboratori che hanno durata annuale e che non ho mai provato, i cosiddetti "corsi d'ascolto", circa un ottantina, durano un mese ciascuno e consistono in cinque lezione di due ore ciascuna, una volta alla settimana. Alcuni sono in presenza (presso grandi aule di biblioteche o teatri), altri sia in presenza che a distanza, pochi solo a distanza. I docenti sono per la maggior parte professori universitari o "esperti della materia". I corsi spaziano dalla medicina all'arte, dall'astronomia alla storia, dalla musica all'economia. Fosse per me, come si sarà capito, li farei tutti! 

L'anno scorso ne ho fatti tre in presenza e tre a distanza. Due mi sono piaciuti poco, due mi hanno interessata abbastanza e due mi hanno entusiasmato. Quest'anno non ho resistito e mi sono iscritta a ben otto corsi (ovviamente spalmati tra novembre e aprile) e praticamente quasi tutti a distanza. E' vero che in presenza la lezione "riempie" la mattinata, costringe ad uscire e ad andare in centro città, permette di vedere e parlare con le persone. Tuttavia le attività e i motivi per uscire non mi mancano. La fruizione a distanza è troppo più comoda perché può essere in diretta (con possibilità di fare domande in chat) o anche in differita se, per qualche motivo, non si è potuto seguire la lezione.

Tra novembre e dicembre ho seguito un corso sul Liberty a Firenze. La docente, una guida turistica molto appassionata e disponibile, per "riempire" le 10 ore di lezione, visto anche il carattere rinascimentale della mia città, è stata costretta a spaziare sull'Art Nouveau di tutta Europa. Si è resa disponibile anche a delle visite guidate agli edifici liberty della nostra città, che vanno un po' cercati con il lanternino. Interessante.

Nel periodo gennaio-febbraio ho seguito un avvincente corso sul funzionamento del cervello e soprattutto sulle strategie antiinvecchiamento. Il professore, un medico anatomopatologo, simpaticissimo, ci ha illustrato puntualmente ma in modo comprensibile e accativante il funzionamento del nostro sistema nervoso centrale. Ci ha spiegato che esistono tanti tipi di intelligenza (non solo logico-matematica, ma anche spaziale, musicale, linguistica, sociale, ecc.) e che ognuna va coltivata e ci ha raccomandato di rafforzare le nostre capacità cognitive con piccoli quotidiani esercizi. Da allora cerco ogni giorno di imparare qualcosa a memoria (poesia o canzone) e di scrivere a mano almeno quindici minuti.


Affascinante anche il corso di filosofia anche se un po' meno rigoroso di quello dell'anno passato. Il tema era la speranza (e anche la sua controparte, la disperazione). Per me che non ho mai fatto filosofia a scuola, queste lezioni servono un po' per capire meglio il lavoro di mio figlio e un po' perché mi danno spunti di riflessione che mi allargano la mente e mi fanno vedere il mondo in modo diverso dal quotidiano e dal materiale. 

Febbraio-marzo è stato occupato da "La memoria umana al tempo di internet e degli smartphone: un viaggio fra luci e ombre", corso di Psicologia Sociale, e "Barriera sangue-cervello: segreti e nemici invisibili". Il primo mi è piaciuto molto perché ha cercato di focalizzare gli effetti sulla nostra mente della tecnologia che ha stravolto la nostra vita, evitando ansie e paure ma anche imparando ad usarla con consapevolezza. Siamo esseri che si adattano e il nostro cervello è plastico. Quindi internet, Google maps, i social, ecc. ci cambieranno profondamente ma non è detto che sarà in peggio. Il corso sulla barriera sangue-cervello invece mi ha un po' deluso perché troppo tecnico. I due docenti che si sono alternati hanno descritto in modo forse troppo particolareggiato il sistema nervoso che è una cosa di una complessità inimmaginabile. Avrei dato un taglio più divulgativo all'argomento che altrimenti rischia di essere di interesse solo per ex addetti ai lavori.

Molto brava la professoressa Capretti che, nel suo corso su Masaccio, ci ha illustrato mirabilmente le opere di questo grande pittore che rappresenta una svolta nella storia dell'arte. D'altra parte conoscevo già, grazie agli Amici dei Musei, il suo rigore, la sua competenza e la sua capacità didattica.

Non mi è piaciuto per niente invece il corso intitolato "I pazzi della storia: sovrani e personaggi famosi tra follia e genialità". Pensavo che ci spiegasse cosa succede quando una persona non sana di mente sale al potere (ahinoi, di attualità), che conseguenze ci possono essere sui cittadini di quello stato, che cosa ciò comporta per chi lo circonda. Invece è stata una semplice rassegna di particolari biografici di molti re, regine e nobili con problemi psichici, veri o presunti, che non ha approfondito nulla. Quello che il docente ci ha raccontato (talvolta anche con particolari macabri e truculenti) si può, a mio parere, tranquillamente trovare su Wikipedia.

Interessante invece l'unico corso che ho seguito in presenza: "Alberi e foreste". Il professore in realtà non si è rivelato tanto esperto di botanica o agraria, quanto di Scienze Forestali, cioè si occupa di "gestione delle foreste". Ci ha comunque insegnato molte cose sia sul funzionamento degli alberi, sia sulla distribuzione delle foreste e sulla loro funzione nell'ecosistema. 

Con l'odierna visita alla bellissima Riserva Naturale di Vallombrosa, guidati dal nostro professore di Scienze Forestali, si conclude il mio secondo anno accademico. Guardo i miei compagni che seguono con attenzione la sua spiegazione e lo subissano di domande e curiosità. Sono persone della mia età, donne e uomini ancora vivi e desiderosi di imparare, alcuni di loro oserei dire belli, di quella bellezza fuori dagli schemi ma che rivela ricchezza interiore. Ci scambiamo pareri e consigli sui corsi che abbiamo fatto.

Non vedo l'ora che esca il nuovo catalogo. 

Faggeta a fustaia

sabato 23 maggio 2026

Cantare insieme


Da un paio di anni faccio parte di un coro, attività che mi ero ripromessa di fare appena fossi andata in pensione. Ci sono tanti cori nella mia città e molti non chiedono particolari competenze musicali. Il mio coro è davvero "accogliente". Non serve essere particolarmente intonati, né saper leggere lo spartito e il repertorio è basic (musica leggera e canti tradizionali). Siamo quasi tutte donne (come spesso accade, i maschi o sono molto bravi e puntano in alto oppure stanno a casa). Le mie compagne sono gentili e simpatiche. E poi il grande vantaggio: le prove sono al circolo a pochi minuti a piedi da casa mia. 

Mi è sempre piaciuto cantare e, tranne qualche lezione individuale in un certo periodo della mia vita, non ho competenze musicali né canore. Ho scoperto di essere un contralto (in effetti non ho mai pensato di saper fare grandi acuti) e, ahimé, ho capito che la parte dei contralti è sempre più difficile perché si discosta il più delle volte dalla melodia più nota di un certo pezzo (che di solito corrisponde alla parte dei soprani). Ma alla fine questa è la cosa che mi piace di più perché è sfidante. 

Il punto demotivante invece per me è il repertorio poco vario e poco stimolante e il fatto che la nostra insegnante non si sforza granché di variare e poco di farci migliorare.  L'anno scorso abbiamo fatto più concerti (natalizi, partigiani, ecc.). Quest'anno invece ci siamo esibite principalmente nelle RSA e quindi la scaletta era molto "popolare" (Dadaumpa, Ma che musica maestro, ecc.). Ma l'idea di prendere un mezzo per andare a cantare in un altro coro fa pendere sempre la bilancia per rimanere in questo.

Oggi, 23 maggio, l'ultimo concerto dell'anno in RSA. Devo dire che fa piacere intrattenere questi anziani ed essere per loro un'occasione di musica e socialità. Un gruppo di loro ci ha cantato dei pezzi in karaoke e mentre una figlia (della mia età) riprendeva la madre che cercava malamente si cantare una canzone, non ce l'ho fatta a trattenere le lacrime. Inevitabile (e troppo doloroso) pensare a mio padre che abbiamo dovuto ricorverare in quella terribile e triste RSA dove ci ha lasciato la vita. Qui almeno mi sembra che gli ospiti siano sereni.