Dal punto di vista personale non ho niente di cui lamentarmi e spero solo che il nuovo anno sia uguale al vecchio. Per quanto riguarda il resto del mondo invece ci sarebbero tante cose che vorrei diverse ma so che il 2008 in questo senso sarà uguale al 2007, se non peggio.
Mio marito dice che i miei post più riusciti sono quelli personali. Probabilmente ha ragione ma io non ce la faccio ad evitare di essere noiosa. Mi sento molto Savonarola. Non ce la faccio a scrivere di panettoni o pandori o di petardi scoppiati in piazza.
Mio marito dice che i miei post più riusciti sono quelli personali. Probabilmente ha ragione ma io non ce la faccio ad evitare di essere noiosa. Mi sento molto Savonarola. Non ce la faccio a scrivere di panettoni o pandori o di petardi scoppiati in piazza.
Su L'Unità di ieri ho letto due articoli che hanno fatto ribollire il Savonarola che è in me. Uno di Luigi Cancrini che cerca di spiegare cosa vuol dire quando gli imprenditori parlano di "competitività" (Competitivi e moderni: ossia, la legge del più forte). Cancrini comincia citando le miniere di zolfo di Agrigento e di Caltanissetta nelle quali, alla fine dell'800, lavoravano bambini di sette/otto anni in condizioni disumane e ci dice che "incivile, immorale e violenta, l'industria dello zolfo siciliano era, per riconoscimento unanime, estremamente competitiva." Oggi il progresso della cultura e delle coscienze ha fatto superare tali barbarie (anche se non dappertutto, aggiungo io) ma quando si parla di "competitività" si intende "una miscela di pratiche e di discorsi di cui qualcuno dice che servono a far crescer il paese ma che servono, in effetti, solo a far crescere i conti in banca di chi di soldi ne ha già molti o troppi."
E a proposito di chi soldi ne ha troppi, ancora più tosto l'articolo accanto di Maurizio Chierici "Gesù in Rolls Royce". Chierici parte dallo stupore con cui alcuni giornali hanno parlato di sciarpe di cachemire e di cornici d'argento gettate nella spazzatura dopo Natale e la conseguente caccia al tesoro per chi fruga nella spazzatura, per passare poi alla provocazione di Tolstoj dell'uomo che siede sulla schiena di un altro, costringendolo a portarlo e nello stesso tempo manifestando la propria compassione e dichiarandosi pronto a migliorare la sua sorte con ogni mezzo tranne che scendere dalla sua schiena. Chierici ci racconta poi come in Brasile Lula abbia le mani legate. Sarebbe dovuto passare un provvedimento per destinare, tramite nuove tasse, 20 miliardi di dollari alla Borsa delle Famiglie, un intervento urgente "per limare gli eccessi dei fortunati e dar respiro ai senza niente." Ma al momento opportuno hanno avuto la meglio le lobbies dei latifondisti, banchieri, produttori di soya transgenica ed imprenditori che non ne vogliono sapere di pagare queste tasse. Sono stati più potenti del capo dello stato. Ricordiamocelo quando additiamo i politici come principale causa dei mali del nostro paese. E San Paolo è la seconda città del mondo per numero di elicotteri privati e prima per acquisto di Ferrari e palline da golf. L'articolo continua citando le madri delle favelas che fanno bollire i sassi dentro l'acqua sperando che i figli si addormentino prima della "cena" e subito dopo i compensi dei dirigenti tedeschi, nordamericani ed anche Italiani e si chiede: "come faranno a spendere tanti soldi?" Per tali persone il problema è come spendere questo denaro. Chierici conclude affermando che "150 dopo il meaculpa di Tolstoj, le schiene restano le stesse anche se i pesi che devono sopportare si sono adeguati alla modernità del capitalismo impaziente." Il capitalismo impaziente pretende che le schiene siano sempre quelle degli altri. "Il nostro consumismo è una religione impaziente. Le schiene degli altri possono aspettare."
Scusatemi se non ho voglia di festeggiare.



