sabato 1 ottobre 2011

Inspiegabile attrazione fatale


Se c'è una cosa che non ho mai capito è che gusto ci sia a sprecare denaro in Lotto, Superenalotto, Win for Life, lotterie, Gratta e vinci, scommesse varie, bingo, poker on line, new slot e via dicendo. Sarà che non sono mai stata attratta dall'ebrezza del vincere. Le cose mi piace conquistarmele con impegno e fatica e non ottenerle solo per essere stata baciata dalla sorte.
Eppure l’Italia è un popolo di giocatori: i numeri che girano intorno alla "filiera del gioco" sono inimmaginabili come spiegano a tal proposito un articolo di Altreconomia e anche un recente servizio di Report.
Ciò che mi fa ancora più rabbia è constatare che si è più poveri, più si gioca, inseguendo il sogno di una svolta nella vita grazie ad un biglietto vincente o ad una schedina azzeccata.
In cima alla classifica del bottino, sembrano esserci gli apparecchi da bar che da soli raccolgono intorno ai 25 miliardi di euro, un fatturato che li rende la terza industria italiana dopo Eni e Fiat.
Senza contare che ovviamente anche la criminalità organizzata ci ha messo il naso, per esempio, imponendo le proprie macchinette.
Se aggiungiamo infine il fenomeno della dipendenza da gioco d'azzardo, causa di vere tragedie personali, familiari e sociali, non possiamo che lodare l'iniziativa dell'ARCI di Empoli che ha deciso di bandire dai propri circoli le famigerate macchinette "mangia-soldi". Purtroppo ciò comporta un bel danno economico per i gestori dei circoli, che guadagnano molto più da videopoker e slot machine che a fare i caffè.
"Più poveri ma più coerenti" è lo slogan di Sergio Mazzocchi, presidente dell'Arci di Empoli, che pare aver fatto scuola in quanto anche Grosseto, Pistoia e, più timidamente, Firenze, stanno discutendo di prendere analoghi provvedimenti.
Le famigerate macchinette ci sono anche dentro il mio circolo, dove già mi faccio detestare a causa delle mie proteste per la TV sintonizzata fissa su Rete4. Se poi mi metterò a inveire contro le slot machine, sarà la volta buona che non mi faranno più entrare.

mercoledì 28 settembre 2011

Rincorrendo il palinsesto

La ripresa autunnale delle mie trasmissioni preferite mi trova orfana, ancora per il momento, del servizio offerto da Vcast mentre il digitale terrestre non mi permette ancora di registrare i canali RAI, in particolare la mia amata RAI3.
E così sono costretta ad arrabbattarmi un po' con le vecchie cassette VHS, un po' con quello che si trova su RAI.tv (o entro la settimana su RAI Replay) per vedere, per esempio, il ritorno di "Presa diretta" il programma di Riccardo Iacona che per me rimane un gioiello dell'informazione. Sinceramente l'assenza di Santoro mi trova piuttosto tiepida e il suo clone costituito da "Piazza pulita" su LA7 non mi piace perché delle chiacchiere degli esponenti politici non me ne importa proprio nulla.
Iacona (e i suoi ottimi collaboratori come Domenico Iannacone) invece va nei quartieri poveri di Napoli e ci fa vedere in quali misere case vive la gente, fa parlare i diretti interessati che arrivati a cinquant'anni, avendo sempre lavorato a nero, non hanno uno straccio di pensione, ci fa vedere le classi semivuote a causa della dispersione scolastica, gli insegnanti che comprano di tasca propria pennarelli e cartoncini pur di fare attività con i bambini, come è ridotta Bagnoli dopo vent'anni dalla chiusura delle acciaierie e tanti soldi spesi e quello che invece hanno saputo fare i tedeschi nella zona della Ruhr.
Altra trasmissione da rincorrere, ripartita in questi giorni, è Le storie - Diario Italiano, di cui tante volte ho parlato sul blog, con un Augias che ho trovato un po' affaticato e quasi affranto, combattuto dalla costante tentazione dell'invettiva contro la politica nazionale. Bella comunque la puntata su Angelo Vassallo con ospite il fratello Dario, che ha scritto nel libro "Il sindaco pescatore", la storia di questo amministratore che "ha trasferito la praticità, l'intelligenza e la durezza della sua attività di pesca nella pubblica amministrazione". Dario Vassallo racconta di quanto ha lottato suo fratello per difendere gli interessi del suo paese, attaccato da tante parti compresa certa magistratura, di come sia riuscito a liberarsi di un Segretario Comunale che non faceva il suo dovere, a portare la raccolta differenziata all'80%, a installare il primo depuratore di tutto il Cilento che ha reso il mare di Acciaroli il più pulito d'Italia. Una persona integra, che si prendeva le sue responsabilità, cosa che in Italia oggi non fa più nessuno.

lunedì 26 settembre 2011

Marciando tra Perugia e Assisi

"Quanto ritiene efficace la manifestazione per raggiungere i due obiettivi della pace e fratellanza dei popoli e della lotta contro le ingiustizie sociali?" pone una delle domande presenti nel questionario che mi è stato consegnato mentre marciavo alla volta di Assisi.
Ad essere sincera, penso che, dal punto di vista dell'efficacia, la Marcia per la Pace e la fratellanza tra i popoli serva a ben poco. Direi che è più un atto di testimonianza e di condivisione.
La cosa più bella della marcia Perugia-Assisi è il caleidoscopio di persone che vi partecipano: giovani, anziani, bambini, famiglie, migranti, scout, animalisti, ambientalisti, tante scolaresche con il loro striscione, associazioni di ogni tipo, dalla Lipu all'Avis, da Libera alla CGIL, dalle ACLI agli anarchici. Tutti si dichiarano (almeno a parole) contro la guerra. E chi non lo è. Quanto poi alla pratica quotidiana della nonviolenza (senza il trattino), del superamento dell'aggressività, del risentimento e del rancore, della soluzione pacifica di ogni tipo di conflitto (anche banale e spicciolo), beh, su questo, diciamo che c'è da lavorarci su.
Ciò nonostante quest'anno ho voluto parteciparvi, un po' perché si celebravano i cinquant'anni dalla prima marcia promossa da Aldo Capitini (quanti dei partecipati sanno chi è?), un po' perché è un'esperienza antropologicamente interessante, un po' perché vi regna un'atmosfera festosa, allegra e creativa.
Insomma il serpentone di venti chilometri di persone che ha marciato tra Perugia e Assisi non basterà a fermare gli enormi interessi economici che stanno dietro le guerre, lo sfruttamento, il commercio di armi, però è stato bello esserci.


Consiglio la visione della puntata de La Grande Storia andata in onda il 3 ottobre 2011 ma rivedibile su Rai.TV.

sabato 24 settembre 2011

Il mio luogo del cuore


Da anni il Fondo Ambiente Italiano porta avanti il censimento "I luoghi del cuore" chiedendo ai cittadini di indicare i luoghi che sentono particolarmente cari e importanti e che vorrebbero fossero ricordati e conservati intatti per le generazioni future. Mi sono sempre chiesta se avessi anch'io un luogo del cuore ma non mi è mai venuto in mente un posto che, al di là dei ricordi personali, avesse senso raccomandare per la sua salvaguardia.
Ecco che forse l'ho trovato. Nel mezzo del Prato del Quercione al Parco delle Cascine sorge un abbeveratoio opera di Giuseppe Manetti (architetto vissuto al tempo del Granduca Leopoldo) chiamato "Fontana delle boccacce". Quand'ero bambina i miei genitori mi portavano spesso la domenica su questo pratone, per giocare, correre e passare una giornata all'aria aperta. A me, che sono sempre stata un maschiaccio e non stavo mai ferma, piaceva moltissimo arrampicarmi sulla vasca che circonda questo abbeveratoio, dove quasi mai scorreva l'acqua, e girarci intorno, saltar giù, rimontarci su, far finta che fosse un palcoscenico ove cantare, ballare e così via. Ho sempre associato la vista di questa fontana a qualcosa di familiare come possono essere i luoghi ove abbiamo trascorso tante ore.
Recentemente l'abbeveratoio è stato restaurato e presumo che sia anche tutelato dalla Sovrintendenza. Perciò forse non vale la pena di segnalarlo al FAI ma, in ogni caso, mi piaceva mostrarlo qui con il suo bell'aspetto rimesso a nuovo.

mercoledì 21 settembre 2011

Piccoli umili oggetti quotidiani

Avete presente quei banali oggetti quotidiani, destinati ad umili funzioni per poi finire, dopo poco tempo, nel cassonetto e quindi in discarica? Assurdo affezionati ad una bacinella di plastica, comprata per poche migliaia di lire in uno di quei negozi di casalinghi senza grandi pretese. Eppure nell'atto di buttarla via mi sono resa conto che questa bacinella bianca ha ben diciotto anni. La comprò mia madre per fare il primo bagnetto a mio figlio maggiore, appena nato, visto che nella vecchia casa non avevamo una vasca da bagno.
Così ho voluto immortalare questa bacinella con la sua immagine di diciotto anni fa' accanto al ranocchietto nudo che aveva appena ospitato e che si faceva asciugare con aria un po' spaventata. Pochissimo tempo dopo, il recipiente è passato "ad altri incarichi", si è fatto il trasloco nella nuova casa e tanti tanti di quei viaggi in su e giù per le scale trasportando i panni sporchi in cantina e quelli puliti da stendere due piani sopra in mansarda. Forse anche gli oggetti soffrono il passare degli anni e da un po' di tempo la bacinella segnalava la sua stanchezza sbertucciandosi nei bordi, finchè, alcune sere or sono, le si è spaccato il fondo.
E così, dopo diciotto anni di onorato servizio, abbiamo deciso di accompagnarla al cassonetto. Riposi in pace. Se lo merita.

lunedì 19 settembre 2011

Ma perché tutto in questo periodo?


Dalla fine di agosto una specie di tour de force di feste, incontri, dibattiti, serate, occasioni. Prima la Festa Democratica sull'Informazione, poi l'Incontro Nazionale di Emergency, infine la Festa Regionale di Sinistra Ecologia Libertà. Vogliamo metterci anche il Festival del Viaggio e la Festa de Il Fatto Quotidiano? Praticamente tutti i giorni c'è qualcosa di un qualche interesse e ogni volta la difficile scelta tra i vari eventi concomitanti oppure tra il crollare a letto vinta dal sonno o infilare la porta di casa ed andare.
Alla Festa Democratica ho accuratamente evitato i big ed ho seguito invece con molto interesse altre iniziative minori ma molto più valide come la presentazione del libro "Informazione, istruzioni per per l'uso",  del giovane giornalista Giulio Sensi,  l'incontro con Debora Cartisano, conosciuta quest'estate in Calabria e che ho riascoltato molto volentieri, e il dibattito sul ruolo delle donne nell'informazione.
Alla Festa del PD si vive un certo dualismo tra la forte presenza di spazi commerciali, che la rendono troppo simile ad una fiera paesana, e l'atmosfera ancora casareccia e spontanea che si respira negli stand del partito dove si trova la parte migliore del PD, quella dei volontari, anziani o giovani, che ancora si sentono di prestare il loro tempo e le loro energie senza alcun ritorno che non sia un bel momento di socialità. Non è un caso che il ricordo migliore di questa festa siano per me le squisite ficattoline dello stand del Valdarno e gli ottimi cocktail preparati da mio figlio allo stand dei Giovani Democratici.
Un po' sottotono quest'anno l'Incontro Nazionale di Emergency, sarà perché mancava Gino Strada (collegato via Skype dal Dafur), sarà che le serate conclusive erano un po' più povere di ospiti, sarà che il pubblico non era straripante come le altre volte (forse proprio a causa della spietata concorrenza di altri avvenimenti contemporanei).
Per fortuna la Festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana si può rivedere, anche un po' per giorno, sul sito del giornale. Non è la stesa cosa che esserci, ne sono consapevole, ma riesco in tal modo a non perdermi nessuno degli ottimi dibattiti dei tre giorni. Tra questi segnalo quello sull'economia (condotto da Stefano Feltri) che mi ha permesso di capire molte cose di cui si è parlato in questi mesi, e quello sulla politica con un incontenibile Maurizio Landini.
Quanto ad atmosfera "ruspante" la Festa Regionale di SEL batte tutti. Vi ho seguito un agghiacciante film sui fatti di Genova del 2001, "Bella ciao", prodotto da Carlo Freccero per la RAI e mai messo in onda ed un dibattito sulla manovra economica che vedeva ospiti diversi sindaci. Dopo un fugace intervento di Massimo Zedda, richiestissimo giovane sindaco di Cagliari, con la sua semplicità lontana anni luce dal teatrale Renzi (ha esordito con un applauditissimo "compagne e compagni" confessando umilmente di non essere "nuovo" ma di esser cresciuto a "pane e politica"), hanno parlato i sindaci di San Godenzo ("che potremmo vendere per fare cassa? Noi abbiamo tanti alberi nel nostro comune, che hanno il difetto che non pagano le tasse, ma hanno il pregio che almeno stanno zitti e non dicono cazzate come certi esponenti del governo"), quello di Lamezia Terme che deve placare le ire delle mamme che non hanno di che pagare la mensa per i figli, quello di Rio nell'Elba e il vulcanico Massimo Borghi, sindaco di Gavorrano, che con la sua voce tonante ha denunciato il fatto che tagliare i piccoli comuni significa tagliare spazi di democrazia e non "costi della politica", che sono ben altri a partire dagli apparati regionali.
Insomma un periodo intenso accompagnato da una domanda di fondo: ma perché la sinistra riesce a litigare persino costringendo i simpatizzanti a dividersi tra gli eventi organizzati in contemporanea?

sabato 17 settembre 2011

Donne

15 settembre, ore 16
Sono l'unica passeggera a bordo del bus numero 57. Il caldo, a quest'ora del giorno, è ancora inesorabilmente estivo. Dopo qualche fermata salgono tre donne, utilizzando tre porte diverse.
Dalla porta centrale sale una signora. Non saprei darle l'età. Ha dei bellissimi occhi verdi, ma il viso butterato e con una vistosa cicatrice sulla guancia. I fianchi completamente sformati sotto un paio di pantaloni di maglia neri e aderenti. I capelli nerissimi raccolti con una pinza come se avesse appena finito le faccende di casa.
Dalla porta anteriore sale invece una ragazza tra i venti e i trent'anni. Snella, tonica e abbronzata, veste calzoncini corti, canotta, scarpe da ginnastica, occhiali da sole. I capelli lunghi sono raccolti sopra il capo con uno chignon. Non è elegante ma sicuramente ha l'abbigliamento più adatto alla temperatura.
Infine dalla porta posteriore sale una giovane donna di pelle scura e i lineamenti africani. Non sono esperta, ma direi di origine somala o eritrea. Magra, il viso lungo, un vistoso ombretto blu sulle palpebre. L'unico capo di abbigliamento che porta consono alla stagione sono un paio di zoccoletti con il tacco appena accennato che mettono in mostra il bel piede snello e curatissimo. Per il resto veste un paio di jeans, una maglia accollata a maniche lunghe con sopra uno scamiciato nero lungo fino alle caviglie ed infine uno hijab
colorato che le lascia scoperto il viso ma le avvolge capo e collo. Il suo look è forse il più elegante e ricercato ma soffro per lei per il caldo che deve provare sotto quegli strati di stoffa.
Chissà dove vanno queste tre donne. Chissà che storie così diverse avranno alle spalle. Per un attimo provo quella simpatia e tenerezza che mi fanno un po' tutte le donne, le quali si "arrangiano" tutti i giorni come possono, proprio come faccio io.
Ah, già, la quarta donna sono io!