
Se c'è una cosa che non ho mai capito è che gusto ci sia a sprecare denaro in Lotto, Superenalotto, Win for Life, lotterie, Gratta e vinci, scommesse varie, bingo, poker on line, new slot e via dicendo. Sarà che non sono mai stata attratta dall'ebrezza del vincere. Le cose mi piace conquistarmele con impegno e fatica e non ottenerle solo per essere stata baciata dalla sorte.
Eppure l’Italia è un popolo di giocatori: i numeri che girano intorno alla "filiera del gioco" sono inimmaginabili come spiegano a tal proposito un articolo di Altreconomia e anche un recente servizio di Report.
Ciò che mi fa ancora più rabbia è constatare che si è più poveri, più si gioca, inseguendo il sogno di una svolta nella vita grazie ad un biglietto vincente o ad una schedina azzeccata.
In cima alla classifica del bottino, sembrano esserci gli apparecchi da bar che da soli raccolgono intorno ai 25 miliardi di euro, un fatturato che li rende la terza industria italiana dopo Eni e Fiat.
Senza contare che ovviamente anche la criminalità organizzata ci ha messo il naso, per esempio, imponendo le proprie macchinette.
Se aggiungiamo infine il fenomeno della dipendenza da gioco d'azzardo, causa di vere tragedie personali, familiari e sociali, non possiamo che lodare l'iniziativa dell'ARCI di Empoli che ha deciso di bandire dai propri circoli le famigerate macchinette "mangia-soldi". Purtroppo ciò comporta un bel danno economico per i gestori dei circoli, che guadagnano molto più da videopoker e slot machine che a fare i caffè.
"Più poveri ma più coerenti" è lo slogan di Sergio Mazzocchi, presidente dell'Arci di Empoli, che pare aver fatto scuola in quanto anche Grosseto, Pistoia e, più timidamente, Firenze, stanno discutendo di prendere analoghi provvedimenti.
Le famigerate macchinette ci sono anche dentro il mio circolo, dove già mi faccio detestare a causa delle mie proteste per la TV sintonizzata fissa su Rete4. Se poi mi metterò a inveire contro le slot machine, sarà la volta buona che non mi faranno più entrare.


