sabato 20 gennaio 2024

Terzo tempo

  

Il bellissimo quadro di Giorgione, che ho ammirato di recente alla Galleria Palatina di Firenze, ci ricorda che ci sono tre età nella vita. Quando si arriva alla terza, e possibilmente vi si arriva in salute, non serve piangere sul tempo perduto oppure cercare di ignorare il fatto che davanti ce ne resta poco. Inutile restare aggrappati a quello che siamo stati, come fanno tanti uomini (un po' meno, mi pare, le donne). Ridicolo far finta che siamo sempre gli stessi, con le stesse capacità e con la stessa collocazione nel mondo. Si rischia di suscitare compassione. Meglio farsi da parte e reiventarsi una nuova esistenza. Si può fare (se la salute ce lo consente)!

E' vero che ci sono vecchi talmente in gamba che hanno ancora molto da dare nel loro campo. Magari riuscire ad arrivare alla nona decade con la lucidità di un Luciano Canfora o addirittura alla decima come un Silvio Garattini! Ma sono eccezioni, solo dei modelli a cui ispirarsi. 
 
L'importante, amio parere, è vivere questo terzo tempo con entusiasmo, con grinta, reinventandosi ogni giorno, facendo progetti, sperimentndo cose nuove, avendo cura del nostro fisico ma anche della nostra mente. Con saggezza e consapevolezza dei nostri limiti, andare incontro più serenamente possibile alla nostra morte.

sabato 13 gennaio 2024

Cultura che circola

Continua il decluttering.

Più di mille libri a Firenze, uniti a circa mille e cinquecento in Lunigiana, fanno una biblioteca di tutto rispetto. Considerando però che dobbiamo restringerci e oltretutto che ultimamente leggiamo principalmente ebook o libri in prestito dalla biblioteca, si pone la necessità di liberarsi della maggior parte dei libri in città senza affollare la casa in Lunigiana (dove gli scaffali sono pieni) e possibilmente senza destinarli al cassonetto, che dispiace particolarmente. Tra l'altro i nostri libri sono belli, soprattutto quelli di mio marito, grande lettore sin dall'infanzia: narrativa in italiano e in inglese, saggistica di vari argomenti, scienza, storia, sociologia, antimafia, antifascismo, ecc.

Ma i libri, ahinoi, non si regalano con molta difficoltà. Coloro che amano la lettura, e che sono sempre meno, sono già pieni e coloro che non leggono non hanno intenzione di cominciare. Troppa la concorrenza di televisione e internet, poco il tempo, molta la stanchezza, i lettori sono razza in via di estinzione. 

Non mi sono scoraggiata e ho cominciato a divulgare la lista a destra e a manca, amici, parenti, colleghi, associazioni. Che piacere quando si semina e qualche si raccoglie! Oltre alle richieste spicciole, una collega ha preso volentieri un paio di scatole di classici; una vicina di casa ne ha presi quattro scatoloni; quelli per bambini sono andati alle mie colleghe giovani mamme; ad una biblioteca comunale (tramite un mio collega) le quattro scatole della foto (che quindi rimangono patrimonio della collettività); una costituenda biblioteca universitaria ha preso circa 150 libri scientifici. Insomma una bella soddisfazione.

Aspetto ancora risposte e spero di poter donare ancora qualcosa dei circa cinquecento rimasti. La cultura deve circolare.

lunedì 25 dicembre 2023

Sessantuno

Oggi compio sessantuno anni e, per l'occasione, faccio una seconda eccezione al mio proposito e pubblico una mia foto. Tanto non sono così interessante da custodire gelosamente l'anonimato ed i miei lettori sono pochissimi (ma sempre graditi). Tanti anni sono passati da quando ho cominciato a scrivere qui (e, a dire il vero, anche da quando pubblicai la mia faccia per la prima volta). Tanta acqua sotto i ponti, come si suol dire. Qui sono nella terrazza della mia amata casa in Lunigiana e sono circondata dalle mie adorate piante. Alla mia età capitano anche cose positive, oltre l'artrosi e il vederci e sentirci sempre meno. Ad esempio mi scopro una disinvoltura che non ho mai avuto, nel senso che riesco a dire quello che penso senza curarmi troppo del giudizio degli altri. In fin dei conti, non mi devo fare spazio nel mondo e non devo farmi accettare. Per l'altro sesso, per esempio, sono trasparente e libera dal timore degli sguardi che mi inquietava da ragazza. E poi (vogliamo dirlo?) essere libera dal ciclo mestruale e dal problema della depilazione è veramente una manna!

Certo, so che gli anni che mi rimangono non sono tanti. Anche ad essere molto fortunata sono sicuramente meno di quelli alle spalle e soprattutto potrebbero essere anni di sofferenza (questa è la cosa che temo più di tutti). So che molti sogni a questo punto rimarranno chiusi nel cassetto e capiterà sempre più spesso di dover prendere atto di cose non che non potrò più fare.

Tuttavia mi sento anche "giovane" nel senso che, se la fortuna mi assiste, ho diversi progetti per il futuro. Spero presto di reimpossessarmi del mio tempo andando in pensione, di trovarmi bene nella nuova casa che sto comprando e nel nuovo quartiere dove andrò ad abitare. Mettendo quindi da parte l'ansia (che non è poca) quindi guardo avanti e spero.

venerdì 8 dicembre 2023

Inizia il decluttering

Abbiamo messo il primo importante mattone per i progetti di cui al precedente post. Manteniamo ancora il riserbo che non si sa mai...

Contemporaneamente è iniziata l'operazione di decluttering, termine con il quale si intende il liberarsi degli oggetti superflui. Il concetto di "superfluo" è troppo vago. Mi piace di più alzare l'asticella dell'essenzialità per diventare più leggeri.

 "Nonna, mi regali il libro Zanna Bianca?" E mia nonna, che non aveva affatto il senso della misura, un giorno arrivò con l'intera collana Vallecchi di romanzi per ragazzi. Avevo circa nove, dieci anni e mi piaceva leggere, anche perché, a fine anni Sessanta, non c'erano internet, videogiochi, social network e neppure tanti canali TV. E così me li sono letti praticamente tutti e molti mi sono anche piaciuti. Sono sicuramente oggetti "superflui" nel senso che non ho intenzione di rileggerli e, se avrò nipoti, non mi illudo che li apprezzeranno. Ma per me "hanno un significato" e quindi li ho portati nella casa in campagna insieme al "Giornalino di Gian Burrasca", altra passione della mia infanzia soprattutto grazie alla fiction di Rita Pavone, e a "Sussi e Biribissi" che mi fu regalato e consigliato da mio padre ed infatti mi ricorda tanto lui. 

Con dolore dovrò liberarmi delle audiocassette delle Fiabe Sonore (chi di noi boomer se le ricorda?) perché non avrò più il supporto dove ascoltarle. Per fortuna che c'è YouTube!

Il decluttering continua....

domenica 26 novembre 2023

Pensieri invernali

Periodo interlocutorio. Si preannunciano cambiamenti importanti che non voglio scrivere finchè non si realizzano, perchè... non si sa mai... Come quando pensi al futuro, ti immagini tra uno o due anni e ti chiedi: starò sempre lavorando o no? Abiterò ancora in questa casa? Mio figlio maggiore lavorerà? In Italia o all'estero? In Toscana o fuori? Mio figlio minore vivrà ancora con noi o avrà finalmente trovato la sua sistemazione abitativa e familiare? E la mamma ci sarà ancora?

Periodo interlocutorio, appunto. Intanto sono qui, in questa prima domenica mattina fredda di questo inverno. Sono qui, combattuta tra la pigrizia che la bassa temperatura ha il potere di infondermi e la sensazione di perdere tempo prezioso. 

Tempo. Sembra che passi così, con indifferenza, con nonchalance, salvo poi mancare sempre. Un attimo ed è finito anche quest'anno. E mentre ti dici che comunque è un successo esserci arrivata viva e sana, eviti di pensare che hai un anno in meno da vivere. Lo so, sono pensieri tetri, pensieri di una sessantenne, pensieri invernali.

sabato 21 ottobre 2023

Tran tran e fuga

La mia attuale routine prevede:

- sveglia alle 6.30 nei giorni feriali, libera il finesettimana;

- possibilmente tre giorni alla settimana al lavoro in bici (mezz'ora all'andata e mezz'ora al ritorno ad andatura sostenuta, che fanno tre ore di buona attività fisica);

- arrivo in ufficio intorno alle 8 e uscita intorno alle 16;

- pranzo sulla scrivania con un primo e un po' di frutta (80 gr se pasta, 50/60 se riso, preparato la sera prima e scaldato in micronde);

- tre volte la settimana, al pomeriggio, 40/50 minuti di ginnastica nell'angolo fitness della mia casa (programma di corpo libero con un po' di pesi, più o meno sempre lo stesso);

- nel tempo che rimane libero nel pomeriggio: cucinare la cena, spesso verdure, ascoltando podcast con la cuffia wireless;

- la domenica pomeriggio: visita alla mia mamma;

- sabato mattina: spesa settimanale ed il resto della giornata cucina o riordino in casa o pulizie straordinarie.

Vita piuttosto monotona di una sessantenne in città. Poteva andare peggio.

In ogni caso ci sono anche le evasioni:

  • finesettimana o ponti in Lunigiana a curare il mio fazzoletto di terra e a godermi la natura collinare toscana;
  • un film a sera, registrato oppure su RAIplay, talvolta impegnato e talvolta leggero, qualche volta soporifero, altre appassionante. Tutti rigorosamente annotati su FilmTV con un commento breve e un voto;
  • i libri letti prima di dormire, digitali o cartacei, e quelli ascoltati la notte nei momenti di insonnia. Tutti rigorosamente votati e recensiti brevemente su Anobii. Più di seicento libri letti e recensiti dal 2010,  quasi 150 ascoltati la notte.

Leggere libri e guardare film è come vivere mille vite in una sola. 

Sono la mia fuga dal tran tran (che parola buffa: Voce imitativa di un movimento ritmico, lento e monotono, spesso usata per designare un ritmo di vita, di lavoro, ecc., noioso e sempre uguale).


 

domenica 24 settembre 2023

Passioni

 


Una di queste sere ho visto il film "Una stagione da ricordare". Non è un gran film ma a me è piaciuto molto perché mi sono entusiasmata durante le scene sulle partite di pallavolo. Improvvisamente, come una madeleine mi sono tornati in mente gli anni della mia giovinezza, tra i sedici e i ventidue anni, quando giocavo a pallavolo. 

Non eravamo una grande squadra, anzi, perdevamo quasi sempre, ma mi divertivo tanto, cioè "divertivo" non è il verbo giusto. Mi dava grandi emozioni: gioia quando facevo punto con una schiacciata (ero martello) ed esplodeva l'esultanza del pubblico e delle compagne, rabbia quando sbagliavo, paura quando andavo alla battuta o quando ero in ricezione, eccitazione quando riuscivamo a "sentire" la partita e ci caricavamo l'una con l'altra. In quegli anni pensavo che mai mai nella mia vita avrei smesso di giocare a pallavolo. Tant'è che continuai anche quando, finita la scuola, cominciai a lavorare, nonostante la stanchezza degli allenamenti serali. Tant'è che, chiusa la squadra, andai a giocare in un'altra ben più lontana da casa mia. Ecco che però, durante quell'ultimo anno, capii che qualcosa si era rotto. Era scattato qualcosa e cominciai ad annoiarmi e a percepire il tutto come un rito. A quel punto l'impegno di tre sere a settimana più la partita nel finesettimana, i viaggi in motorino, soprattutto di inverno col freddo ed il mal tempo, cominciarono a pesarmi. Ma soprattutto la pallavolo non mi dava più sufficienti emozioni per giustificare il sacrificio e smisi. 

Fu la prima volta che capii che una passione, di qualsiasi tipo, è come un fuoco e, come tale, capita che si spenga. Ne ho attraversate altre nella mia vita di varia durata ed intensità di emozione.

Dal 2005 al 2010 ho fatto una quindicina di viaggi a piedi con lo zaino in gruppo e con la guida. Ne ho parlato anche in questo blog. In alcuni di questi ho provato grandi emozioni e alla fine dei viaggi più belli e più riusciti non vedevo l'ora di segnarmi al prossimo tanto che pensavo che avrei fatto tutto il catalogo di quella associazione e poi avrei attinto a quello di un'altra. Poi anche lì è scattata la molla: durante l'ultimo viaggio (che pure mi piacque) percepii una sorta di stanchezza per il rito di fare conoscenza col gruppo, conoscere persone magari anche interessanti ma che sapevo che non avresti visto più (solo con la mia cara amica S. si è sviluppata una vera amicizia che ha vinto il tempo e la distanza). Percepii distintamente che dietro il lavoro della guida c'era sì leggittimamente il guadagno ma che la voglia di alimentare il proprio ego era maggiore di quella di trasmettere ai partecipanti qualcosa in cui si crede (non ultimo la speranza di fugaci avventure). Passione finita.

Dal 2011 al 2016 ho partecipato ad una decina di campi di Libera sulle terre confiscate alla mafia. Anche in quel caso forti emozioni: vedere il coraggio dei lavoratori delle cooperative che sfidano il loro difficile contesto, ascoltare le testimonianze dei parenti delle vittime, imparare tante cose sul lavoro agricolo e sul contatto con la terra (per me, cittadina, elemento alieno) e anche, perché no, il rapporto di me adulta con i giovani ventenni, ascoltarli con umiltà e ammirazione. Poi lo scatto della molla: un campo poco interessante e soprattutto il limite dei 35 anni sancito sul catalogo allo scopo ovviamente di scoraggiare la partecipazione di una ultracinquantenne. Passione finita

Ci sono passioni che purtroppo ho dovuto abbandonare, con grande dispiacere, per questioni di salute: le escursioni in mountain bike nel 2004 che mi causavano problemi alla schiena, i pellegrinaggi a piedi con la mia amica S. a causa della coxartrosi. Per queste la molla non è scattata ma ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco.

La mia passione principale da qualche anno, si sarà capito, è il mio podere in Lunigiana. Mi dona emozioni sbirciare su questo pezzo di terra ogni più piccolo cambiamento, ogni cosa che succede ad opera di un essere vivente: un ragno che fa una ragnatela, una piantina spontanea che nasce, il lombrico che migliora il terreno, una pianta che si riprende grazie alle mie cure, una farfalla particolare che si posa su un fiore, un albero che fiorisce, i frutti che maturano. In questi anni la cosa che desidero più di tutti è abitare là e poter assistere tutti i giorni allo spettacolo della natura in questo piccolo impervio pezzo di terra in collina.

Quanto durerà? Scatterà anche per questa la molla? Ne sono certa. Posso solo sperare che avvenga prima che l'età e il fisico mi impediscano di andarci (cosa che sicuramente avverrà). Così non dovrò piangere e rassegnarmi ma semplicemente passare ad un'altra passione. 

Perchè le passioni, cioè quelle attività che ti donano emozioni, sono la benzina della vita. Guai a non averne!

Io in partenza dalla mia casa in campagna dopo quattro settimane