domenica 26 novembre 2023

Pensieri invernali

Periodo interlocutorio. Si preannunciano cambiamenti importanti che non voglio scrivere finchè non si realizzano, perchè... non si sa mai... Come quando pensi al futuro, ti immagini tra uno o due anni e ti chiedi: starò sempre lavorando o no? Abiterò ancora in questa casa? Mio figlio maggiore lavorerà? In Italia o all'estero? In Toscana o fuori? Mio figlio minore vivrà ancora con noi o avrà finalmente trovato la sua sistemazione abitativa e familiare? E la mamma ci sarà ancora?

Periodo interlocutorio, appunto. Intanto sono qui, in questa prima domenica mattina fredda di questo inverno. Sono qui, combattuta tra la pigrizia che la bassa temperatura ha il potere di infondermi e la sensazione di perdere tempo prezioso. 

Tempo. Sembra che passi così, con indifferenza, con nonchalance, salvo poi mancare sempre. Un attimo ed è finito anche quest'anno. E mentre ti dici che comunque è un successo esserci arrivata viva e sana, eviti di pensare che hai un anno in meno da vivere. Lo so, sono pensieri tetri, pensieri di una sessantenne, pensieri invernali.

sabato 21 ottobre 2023

Tran tran e fuga

La mia attuale routine prevede:

- sveglia alle 6.30 nei giorni feriali, libera il finesettimana;

- possibilmente tre giorni alla settimana al lavoro in bici (mezz'ora all'andata e mezz'ora al ritorno ad andatura sostenuta, che fanno tre ore di buona attività fisica);

- arrivo in ufficio intorno alle 8 e uscita intorno alle 16;

- pranzo sulla scrivania con un primo e un po' di frutta (80 gr se pasta, 50/60 se riso, preparato la sera prima e scaldato in micronde);

- tre volte la settimana, al pomeriggio, 40/50 minuti di ginnastica nell'angolo fitness della mia casa (programma di corpo libero con un po' di pesi, più o meno sempre lo stesso);

- nel tempo che rimane libero nel pomeriggio: cucinare la cena, spesso verdure, ascoltando podcast con la cuffia wireless;

- la domenica pomeriggio: visita alla mia mamma;

- sabato mattina: spesa settimanale ed il resto della giornata cucina o riordino in casa o pulizie straordinarie.

Vita piuttosto monotona di una sessantenne in città. Poteva andare peggio.

In ogni caso ci sono anche le evasioni:

  • finesettimana o ponti in Lunigiana a curare il mio fazzoletto di terra e a godermi la natura collinare toscana;
  • un film a sera, registrato oppure su RAIplay, talvolta impegnato e talvolta leggero, qualche volta soporifero, altre appassionante. Tutti rigorosamente annotati su FilmTV con un commento breve e un voto;
  • i libri letti prima di dormire, digitali o cartacei, e quelli ascoltati la notte nei momenti di insonnia. Tutti rigorosamente votati e recensiti brevemente su Anobii. Più di seicento libri letti e recensiti dal 2010,  quasi 150 ascoltati la notte.

Leggere libri e guardare film è come vivere mille vite in una sola. 

Sono la mia fuga dal tran tran (che parola buffa: Voce imitativa di un movimento ritmico, lento e monotono, spesso usata per designare un ritmo di vita, di lavoro, ecc., noioso e sempre uguale).


 

domenica 24 settembre 2023

Passioni

 


Una di queste sere ho visto il film "Una stagione da ricordare". Non è un gran film ma a me è piaciuto molto perché mi sono entusiasmata durante le scene sulle partite di pallavolo. Improvvisamente, come una madeleine mi sono tornati in mente gli anni della mia giovinezza, tra i sedici e i ventidue anni, quando giocavo a pallavolo. 

Non eravamo una grande squadra, anzi, perdevamo quasi sempre, ma mi divertivo tanto, cioè "divertivo" non è il verbo giusto. Mi dava grandi emozioni: gioia quando facevo punto con una schiacciata (ero martello) ed esplodeva l'esultanza del pubblico e delle compagne, rabbia quando sbagliavo, paura quando andavo alla battuta o quando ero in ricezione, eccitazione quando riuscivamo a "sentire" la partita e ci caricavamo l'una con l'altra. In quegli anni pensavo che mai mai nella mia vita avrei smesso di giocare a pallavolo. Tant'è che continuai anche quando, finita la scuola, cominciai a lavorare, nonostante la stanchezza degli allenamenti serali. Tant'è che, chiusa la squadra, andai a giocare in un'altra ben più lontana da casa mia. Ecco che però, durante quell'ultimo anno, capii che qualcosa si era rotto. Era scattato qualcosa e cominciai ad annoiarmi e a percepire il tutto come un rito. A quel punto l'impegno di tre sere a settimana più la partita nel finesettimana, i viaggi in motorino, soprattutto di inverno col freddo ed il mal tempo, cominciarono a pesarmi. Ma soprattutto la pallavolo non mi dava più sufficienti emozioni per giustificare il sacrificio e smisi. 

Fu la prima volta che capii che una passione, di qualsiasi tipo, è come un fuoco e, come tale, capita che si spenga. Ne ho attraversate altre nella mia vita di varia durata ed intensità di emozione.

Dal 2005 al 2010 ho fatto una quindicina di viaggi a piedi con lo zaino in gruppo e con la guida. Ne ho parlato anche in questo blog. In alcuni di questi ho provato grandi emozioni e alla fine dei viaggi più belli e più riusciti non vedevo l'ora di segnarmi al prossimo tanto che pensavo che avrei fatto tutto il catalogo di quella associazione e poi avrei attinto a quello di un'altra. Poi anche lì è scattata la molla: durante l'ultimo viaggio (che pure mi piacque) percepii una sorta di stanchezza per il rito di fare conoscenza col gruppo, conoscere persone magari anche interessanti ma che sapevo che non avresti visto più (solo con la mia cara amica S. si è sviluppata una vera amicizia che ha vinto il tempo e la distanza). Percepii distintamente che dietro il lavoro della guida c'era sì leggittimamente il guadagno ma che la voglia di alimentare il proprio ego era maggiore di quella di trasmettere ai partecipanti qualcosa in cui si crede (non ultimo la speranza di fugaci avventure). Passione finita.

Dal 2011 al 2016 ho partecipato ad una decina di campi di Libera sulle terre confiscate alla mafia. Anche in quel caso forti emozioni: vedere il coraggio dei lavoratori delle cooperative che sfidano il loro difficile contesto, ascoltare le testimonianze dei parenti delle vittime, imparare tante cose sul lavoro agricolo e sul contatto con la terra (per me, cittadina, elemento alieno) e anche, perché no, il rapporto di me adulta con i giovani ventenni, ascoltarli con umiltà e ammirazione. Poi lo scatto della molla: un campo poco interessante e soprattutto il limite dei 35 anni sancito sul catalogo allo scopo ovviamente di scoraggiare la partecipazione di una ultracinquantenne. Passione finita

Ci sono passioni che purtroppo ho dovuto abbandonare, con grande dispiacere, per questioni di salute: le escursioni in mountain bike nel 2004 che mi causavano problemi alla schiena, i pellegrinaggi a piedi con la mia amica S. a causa della coxartrosi. Per queste la molla non è scattata ma ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco.

La mia passione principale da qualche anno, si sarà capito, è il mio podere in Lunigiana. Mi dona emozioni sbirciare su questo pezzo di terra ogni più piccolo cambiamento, ogni cosa che succede ad opera di un essere vivente: un ragno che fa una ragnatela, una piantina spontanea che nasce, il lombrico che migliora il terreno, una pianta che si riprende grazie alle mie cure, una farfalla particolare che si posa su un fiore, un albero che fiorisce, i frutti che maturano. In questi anni la cosa che desidero più di tutti è abitare là e poter assistere tutti i giorni allo spettacolo della natura in questo piccolo impervio pezzo di terra in collina.

Quanto durerà? Scatterà anche per questa la molla? Ne sono certa. Posso solo sperare che avvenga prima che l'età e il fisico mi impediscano di andarci (cosa che sicuramente avverrà). Così non dovrò piangere e rassegnarmi ma semplicemente passare ad un'altra passione. 

Perchè le passioni, cioè quelle attività che ti donano emozioni, sono la benzina della vita. Guai a non averne!

Io in partenza dalla mia casa in campagna dopo quattro settimane


mercoledì 23 agosto 2023

Contrastare il deterioramento

Manutenzione: insieme delle operazioni con cui si conserva e si mantiene in buono stato qualcosa.

Ecco la balaustra in muratura che delimita il nostro piccolo giardino pensile attiguo alla terrazza non l'abbiamo affatto manutenuta. Le intemperie, gli sbalzi di temperatura, il susino che ci ha appoggiato i suoi rami, i muschi e i licheni che l'hanno colonizzata. Anni e anni di abbandono, tanto che alla fine abbiamo pensato di sostituirla. Facile a dirsi! Non si riesce neppure ad ottenere un preventivo!

Così mi sono stufata di inseguire l'ennesima impresa edile che fa la preziosa e mi sono decisa quest'anno a salvare il salvabile. 

L'intonaco del corrimano se n'è quasi tutto andato e il calcestruzzo si sgretola. 

 

Diverse colonnine sotto hanno perso pezzi e mostrano l'anima di ferro.

Anche in questo settore mi piacerebbe saper fare: intonacare, stuccare, riparare, districarmi tra i diversi prodotti che si trovano in commercio (cemento, calce, malta, stucco, gesso, fissativo, protettivo, impermeabilizzante). Ma sono un'inetta, dotata solo di buona volontà e tenacia.

E così mi sono cimentata, dapprima in una stuccatura maldestra, poi nella stesura di un fissativo per muri deteriorati ed infine nella mia amata pittura al quarzo per esterni, che costa un occhio della testa ma che si dà con grande soddisfazione.

Altra grande difficoltà (ahimé ben nota) è ottenere, aggiungendo appositi coloranti al bianco della pittura al quarzo, la tinta voluta o almeno una costante. L'intento era un grigio chiaro ma la prima mandata mi è venuta inspiegabilmente celeste e l'ho dovuta coprire. Il colore finale è un po' più chiaro di quello che avevo in mente ma per il primo anno mi accontento. 


Che peccato non essere intervenuta prima, quando ancora si poteva salvare l'intonaco!

Vedremo se davvero ho opposto resistenza al passare del tempo e se l'anno prossimo riuscirò a fare qualcosa di un po' più efficace.


domenica 20 agosto 2023

Mobili di un tempo

La mobilia della casa in campagna che ho ereditato non incontra proprio il mio gusto. Io sarei per un arredamento luminoso e minimalista. Questi mobili invece sono scuri e pesanti.

Periodicamente però li devo curare, soprattutto con l'antitarlo e la cera. Questa operazione mi ha fatto apprezzare la loro fattura e capire che si tratta comunque di manufatti artigianali, curati come facevano una volta. Nella nostra era Ikea, scovare le etichette dei mobilifici che li hanno realizzati ha una qualche magia:


e lucidandoli si apprezzano i particolari come le maniglie


o le decorazioni un po' liberty



Mi piacerebbe essere più abile e sapere restaurare, riparare e valorizzare gli oggetti. Un po' come nella serie "Pezzi unici" che sto seguendo, dove al di là della vicenda un po' tirata per le lunghe e delle riprese da ufficio del turismo della mia città, la passione e l'abilità dell'artigiano che ridona nuova vita agli oggetti rotti o deteriorati fa da vera protagonista.

Ho scovato dentro un cassetto questo portamatite (piuttosto kitch a dire il vero):

Tenendo conto che la casa dista da Cucigliana cento chilometri e che nel 1927 non ci si muoveva facilmente come oggi, posso immaginare che l'omaggio risalga allo stesso viaggio fatto in occasione della scelta dei mobili, che quindi risalgono alla fine degli anni Venti. Mi piacerebbe saperne di più. Per esempio, perché questo acquisto importane proprio in quel periodo? Matrimonio? Eredità? Purtroppo mio suocero, a cui poter chiedere, non c'è più...

martedì 15 agosto 2023

Murales, croce e delizia

 Anche per quest'anno ho finito il restauro del murales della terrazza di cui ho già parlato qui. Quest'anno, sinceramente, ne avevo poca voglia. Sono ormai sette anni che la decorazione e la manutenzione di questo muro di ottanta metri quadri occupa diverse mattine delle mie vacanze agostane. D'altra parte un muro che sta alle intemperie tutto l'anno non si può lasciare a se stesso. Anche gli ospiti, alcuni dei quali in passato ci si sono davvero dedicati con impegno, quest'anno latitano. E quindi la fatica è tutta mia. Così la parte bianca è stata solo imbiancata e le zone di intonaco cadute sono state bene o male ripristinate. 

Il settore più difficile, il paesaggio a effetto trompe-l'œil che i miei amici realizzarono con tanta pazienza così nel 2016 

è quello più ostico per me che sono solo "un'imbianchina" (e anche maldestra). Tra l'altro è anche quello che soffre di più perchè più esposto all'acqua, al sole e agli sbalzi di temperatura.

Mentre per i panni stesi e la ringhiera bene o male si tratta di ripassare, tutti gli anni mi si pone il problema di come rifare le montagne nello sfondo e non ho ancora trovato una soluzione soddisfacente.

Nel 2016 la mia amica S. realizzò, con una spugna imbevuta nel colore annacquato, i monti sfumati stile acquarello. Molto belli ma svanirono completamente durante l'inverno.

Nel 2018 la povera S. ci riprovò con un patchwork ispirato alle "Apuane che sanguinano", ma anche quella versione si perse sfogliandosi.

Nel 2020 provai anch'io un rattoppo della serie "finisci gli avanzi degli smalti" di dubbia riuscita

Scoraggiata, nel 2021 ho cercato di andare sul facile

Quest'anno ho pensato che le montagne non possono stare "sopra" e il cielo azzurro "sotto" ed allora ho ambiziosamente pensato di rendere nello sfondo l'idea dei boschi che presentano varie zone di tonalità diverse dal grigio al verde chiaro. 

 

Il risultato, che fa tanto tuta mimetica, non mi soddisfa per niente ma la pazienza è finita, le cose da fare sono tante e gli aiuti, come dicevo, scarseggiano.

Ma come diavolo si rende un paesaggio collinare sullo sfondo di panni stesi?!?!?

Ci aggiorniamo al prossimo anno... chissà...

Post Scriptum: lo sfondo celeste della ringhiera, pur non essendo affatto realistico non si tocca perchè solo il ripasso di quello mi porterebbe via una settimana di lavoro.

domenica 13 agosto 2023

Meriggiare

 


Ovvero, secondo la Treccani: "Stare in riposo, all’aperto e in luogo ombroso, nelle ore calde del meriggio".

Domenica di agosto, primo pomeriggio caldo e assolato. Atmosfera soporifera nella mia casa in Lunigiana. Anche se in vacanza non si distinguono i giorni feriali da quelli festivi, oggi si percepisce che è domenica. Ancora meno macchine che passano sulla strada; ancora più silenzio, rotto dalle cicale, da qualche uccellino e dal fruscio del vento tra gli alberi.

L'ho scritto tante volte ma mi ripeto: come sto bene in questa casa! In tutti i periodi dell'anno ma in questo ancora di più. Non mi manca la città rovente e puzzolente, ma non avrei assolutamente voglia nemmeno delle località di villeggiatura, ora affollatissime. Ho un po' paura di diventare troppo asociale, ma sinceramente non desidero altro.

Anche se le mie giornate qui alla fine sono uguali a quelle puntualmente descritte l'agosto scorso,  non mi annoio affatto, anzi, il tempo vola: restauro del muro della terrazza, potatura della siepe di lauro ceraso, pulizia delle cantine, antitarlo ai mobili, ecc.

Le visite quest'anno si sono concentrate nella prima metà del mese e la sindrome da abbandono puntualmente si è fatta sentire alla partenza della mia amica S. e soprattutto all'ennesima partenza per gli USA di mio figlio maggiore. Ma ora rimangono ben altre due settimane di innaffiature, di cene in terrazza, di lavori all'aria aperta, di mele cotte, di foto di fiori, insetti, animalini e caffé dalla vicina.