venerdì 14 ottobre 2011

I nuovi mille

Letizia Maniaci, giornalista di Telejato, gira con la sua telecamera e riprende arresti e processi di mafiosi, intervista i suoi concittadini di Partinico sulla mafia. Letizia, nel suo lavoro, ha eredito la passione ed il coraggio dal padre Pino ("è diventata peggio di me e a questo punto non riuscirei a fermarla anche se volessi"). Telejato ha ricevuto tante minacce e intimidazioni. Pino Maniaci è stato malmenato. Tuttavia Letizia va avanti cercando di non pensare ai rischi che corre.

Laura Tartarini, giovane avvocato, ha difeso gratuitamente i giovani ingiustamente accusati di devastazione in occasione del Genova Social Forum. Laura ha studiato per ore e ore i numerosi video di quelle giornate ed è riuscita a far scagionare i suoi assistiti. "Ho fatto l'avvocato perché è una delle professioni che ti consentono di intervenire sulle ingiustizie" dice Laura.

Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo hanno messo su l'associazione VodiSca (che sta per "voci di Scampia, perché la voce è qualcosa che può rompere il silenzio dell'omertà") per sottrarre i ragazzi dalla strada e dalla camorra e coinvolgerli in attività sportive, teatro, musica, ecc. "Non abbiamo cercato il fiore in un deserto," dice Rosario, al quale la camorra ha ucciso un cugino disabile, "lo abbiamo piantato."

Quelle di Letizia, Laura, Rosario e Maddalena sono le storie raccontante nella prima puntata di un bel programma dal titolo "I nuovi mille" in onda su RAI2 il giovedì alle 24.30 (volevate che programmi così li trasmettessero ad ore umane?) ma che per fortuna si può rivedere su RAI.TV. Il programma si propone di andare a scovare storie di giovani italiani animati da ideali forti e valori profondi, esempi positivi di partecipazione e coraggio, come lo erano probabilmente coloro che presero parte alla spedizione garibaldina. In ogni caso una piccola iniezione di speranza, di cui abbiamo tanto bisogno.

"Un ruggito di sdegno e di approvazione surse unanime da quella folla di generosi. Io ne fui ritemprato e da quel momento ogni sintomo di timore, di titubanza e di indecisione sparve."
G. Garibaldi, Le memorie autobiografiche (1888).

mercoledì 12 ottobre 2011

Tu come stai?

Dopo una giornata mediamente faticosa, passata ad arginare i capricci e le paturnie dei miei colleghi viziati, salgo sullo scooter e mi avvio verso casa con un buon tasso di nervosismo addosso. Al semaforo mi affianco ad un auto vecchiotta con i finestrini aperti e, mentre aspetto il verde, sento l'uomo che sta alla guida che comincia a cantare una vecchia canzone di Baglioni. Da fuori non percepisco la musica che sta ascoltando ma solo la sua voce anche ben intonata: "....ho girato e rigirato... senza sapere dove andare... ed ho cenato a prezzo fisso... seduto accanto ad un dolore... tu come stai?... tu come stai?... tu come stai?.."
Quanti ricordi! Claudio Baglioni era una delle mie passioni di adolescente. Chi della mia generazione non ha sognato a quindici anni su "quella sua maglietta fina, tanto stretta al punto che immaginavo tutto"? Oggi quelle canzoni mi paiono melense, musicalmente banali, intrise di buoni sentimenti nazionalpopolari.
Tuttavia mi piace quest'uomo che canta questa canzone malinconica che si intona a questo sole obliquo di un pomeriggio di autunno. Mi piacerebbe guardarlo in faccia e fargli un sorriso, ma sono troppo timida e temo che smetta di cantare sentendosi scoperto. Scatta il verde l'auto prosegue diritta mentre io giro a sinistra e...
... ma sì, in fin dei conti è così liberatorio cantare! Raccolgo il testimone e proseguo: "...tu come vivi... come ti trovi... chi viene a prenderti... chi ti apre lo sportello... chi segue ogni tuo passo... chi ti telefona... e ti domanda adesso... tu come stai?..."

lunedì 10 ottobre 2011

Il bello e il vero

Dopo vent'anni che seguo gli Amici dei Musei ancora mi ritengo un'ignorante in fatto di arte. Grazie a queste visite ho imparato tante cose, tante notizie storiche, riferimenti, collegamenti, ecc., ma per quanto riguarda saper interpretare un'opera d'arte mi sento sempre un'inetta. D'altra parte qualcuno dice che l'arte è la raffigurazione del "bello", nel senso più ampio possibile, e quindi in questa accezione un'opera deve più che altro parlare alla propria sensibilità, che è diversa da individuo ad individuo.
Ecco che allora la mia sensibilità, mentre non è in grado di apprezzare la maggior parte dell'arte contemporanea, si commuove davanti ad opere come quelle di Lorenzo Bartolini visibili a Firenze alla Galleria dell'Accademia in una mostra dal titolo "Il bello e il vero".
Un personaggio molto particolare, Lorenzo Bartolini, dal temperamento irruento e brusco, tanto che anche i suoi gesti affettuosi venivano spesso scambiati per aggressivi. Litigava con tutti, era sempre senza soldi ma nello stesso tempo non badava a spese per realizzare le sue opere, pagando i modelli perché posassero sempre dall'inizio alla fine (di solito si faceva solo una seduta o due all'inizio per prendere appunti). Aveva delle idee molto innovative in un ambiente ancora neoclassico (prima metà dell'Ottocento a Firenze) e scandalizzò gli accademici portando come modello un gobbo affinché i suoi allievi capissero che "tutta la natura è bella relativa al soggetto da trattarsi e chi sa copiare tutto saprà fare".
«Lorenzo Bartolini era un matto! Ma di quei matti… Vorrei spiegarmi… Insomma era un matto" scrisse Niccola Monti nel 1861. Basta vedere lo sguardo che sprizza vivacità e intelligenza nel ritratto che ne fa il suo amico Dominique Ingres.
Tuttavia, al di là delle notizie biografiche, visitando questa mostra mi sono davvero emozionata davanti a opere come "La fiducia in Dio" che presenta una resa così naturale che si fa fatica a ricordare che siamo davanti ad una statua di marmo. Non possiamo fare a meno infatti di sentirci davanti ad una fanciulla nuda, abbandonata in un momento di stanchezza, con la sua schiena flessuosa, i suoi piedini un po' accavallati, le sue mani delicatamente posate sulle cosce. Stesso stupore che si prova osservando l'estrema abilità nel rendere la consistenza del lenzuolo e del cuscino su cui è posata questa Venere, tanto che verrebbe voglia di tirarlo per lisciarne le pieghe.
Oggigiorno questo gusto di facile e immediata comprensione è ritenuto probabilmente superato da un'arte molto più difficile da interpretare come quella del Novecento. Tuttavia personalmente mi sento più vicina al focoso temperamento Sturm und Drang del nostro Lorenzo.

venerdì 7 ottobre 2011

Mamma scoppiata /1

Nonostante stamani, causa sciopero dei figli, abbia strappato una mezz'oretta in più di sonno, nonostante oggi fosse prevista una giornata leggera al lavoro perché il sistema informatico era giù per manutenzione (ma lo è stata davvero più leggera?), arrivo a quest'ora del venerdì e mi sento davvero stanca, con quel lieve mal di testa tipico dell'affaticamento mentale.
Com'è che non reggo più certi ritmi come una volta? Com'è che mi stanca anche solo guidare in mezzo al traffico (causa sciopero dei bus)?
E poi ci si mettono anche quei due gioiellini, carne della mia carne, che non mi considerano mai quando rivolgo loro la parola, salvo assalirmi appena entrata in casa, neanche tolte le scarpe o lavate le mani, con le loro richieste:
"Mamma, dov'è una saponetta nuova? Mi serve per l'allenamento."
"Ce ne dovrebbe essere rimasta una di scorta nel solito mobiletto"
"No, non ce n'è più!"
"E questa?"
"Sì, ma questa non la voglio, mi fa schifo."
"Mamma, ce l'hai un fischietto?"
"Un fischietto? E dove lo trovo un fischietto? Ah sì, c'è questo che uso per le manifestazioni."
"No, questo l'ho visto ma mi fa cahare [fiorentinismo, N.d.A.]. Ce n'hai un altro?"
"Aspetta, forse nello zaino da montagna ce n'è uno. Ecco qua!"
"E ce l'hai un cordino per metterlo al collo? Non mi dare lo spago da cucina però!"
"Cerca in questo cassetto e vedi un po' da te..."
"Mamma, dov'è la mia felpa?"
"Quale felpa?"
"Ma come! La MIA FELPAAAAA!!!! DOV'E'???"
"Calmati e sii più preciso."
"Ma possibile che non capisci! LA MIA FELPA!!!!!.... Ah, eccola, era nello zaino dello stadio."
...
Finalmente se ne vanno, la porta di casa si chiude, posso finalmente togliermi le scarpe, lavarmi le mani e farmi una bella tazza di tè.

giovedì 6 ottobre 2011

Possiamo ancora dirci un paese cattolico?

Roberto Cartocci, docente di Scienze Politiche all'Università di Bologna, ha presentato il libro "Geografia dell'Italia cattolica" sia a Fahrenheit Radio3 sia a Le Storie Rai3. La ricerca di Cartocci, basata su dati ISTAT, ha cercato di fare il punto sull'adesione degli Italiani al Cattolicesimo secondo diversi parametri: frequenza più o meno assidua alla messa, insegnamento a scuola, otto per mille, matrimoni civili o religiosi, ecc.
I dati direi che non stupiscano affatto. La tabella che riepiloga a grandi linee la situazione è stata mostrata nella trasmissione di Augias e trattata un po' più a fondo nella puntata di Fahrenheit (per chi è interessato all'argomento consiglio l'ascolto di quest'ultima):
  • Cattolici militanti 10%
  • Cattolicesimo di minoranza (assidua pratica religiosa) 20%
  • Cattolici di maggioranza (ridotta pratica religiosa) 50%
  • Non cattolici che hanno fiducia nella chiesa 10%
  • Non cattolici/indifferenti/anticlericali 10%
Alla domanda del titolo non possiamo che rispondere come ha fatto il prof. Cartocci: "Dipende dove vogliamo tracciare la linea." Non ho potuto fare a meno di pensare al mio amico blogger Spunto Cattolico (che credo si collochi nella prima categoria) e alle suo suo sentirsi in minoranza. Da atea convinta e per di più residente in una delle regioni più secolarizzate d'Italia (come un'altro grafico tratto dal libro di Cartocci) capisco perfettamente come possa sentirsi.

martedì 4 ottobre 2011

Non tutto il male vien per nuocere

Detesto la banalità di certi proverbi però in questo caso non c'è titolo che calzi meglio. Ulteriori tagli al trasporto pubblico locale fanno sì che il mio autobus del mattino non mi porti più fin sotto le finestre dell'ufficio bensì mi lasci a circa un chilometro di distanza. Ciò mi secca abbastanza, anche tenendo conto che, come al solito invece di incentivare l'uso dei mezzi pubblici, si incoraggia sempre di più il traffico privato. E non oso pensare come sarà con la pioggia e il gelo il prossimo inverno.
Tuttavia in questi giorni, percorrendo questi dieci minuti a piedi, mi godo il primo sole del mattino, l'aria frizzantina, la stradella di campagna che percorro in compagnia dei bei margheritoni gialli di topinambur


dell'Oratorio della Madonna del Piano con i suoi filari di cipressi

e della bella colonica di cui ho scoperto addirittura uno stemma nobiliare.

Un piccolo spicchio di pace prima di tuffarmi tra le odiate carte. Così mi sono detta che, invece di lamentarsi, è sempre meglio prendere il lato positivo delle cose. Finchè durano.

sabato 1 ottobre 2011

Inspiegabile attrazione fatale


Se c'è una cosa che non ho mai capito è che gusto ci sia a sprecare denaro in Lotto, Superenalotto, Win for Life, lotterie, Gratta e vinci, scommesse varie, bingo, poker on line, new slot e via dicendo. Sarà che non sono mai stata attratta dall'ebrezza del vincere. Le cose mi piace conquistarmele con impegno e fatica e non ottenerle solo per essere stata baciata dalla sorte.
Eppure l’Italia è un popolo di giocatori: i numeri che girano intorno alla "filiera del gioco" sono inimmaginabili come spiegano a tal proposito un articolo di Altreconomia e anche un recente servizio di Report.
Ciò che mi fa ancora più rabbia è constatare che si è più poveri, più si gioca, inseguendo il sogno di una svolta nella vita grazie ad un biglietto vincente o ad una schedina azzeccata.
In cima alla classifica del bottino, sembrano esserci gli apparecchi da bar che da soli raccolgono intorno ai 25 miliardi di euro, un fatturato che li rende la terza industria italiana dopo Eni e Fiat.
Senza contare che ovviamente anche la criminalità organizzata ci ha messo il naso, per esempio, imponendo le proprie macchinette.
Se aggiungiamo infine il fenomeno della dipendenza da gioco d'azzardo, causa di vere tragedie personali, familiari e sociali, non possiamo che lodare l'iniziativa dell'ARCI di Empoli che ha deciso di bandire dai propri circoli le famigerate macchinette "mangia-soldi". Purtroppo ciò comporta un bel danno economico per i gestori dei circoli, che guadagnano molto più da videopoker e slot machine che a fare i caffè.
"Più poveri ma più coerenti" è lo slogan di Sergio Mazzocchi, presidente dell'Arci di Empoli, che pare aver fatto scuola in quanto anche Grosseto, Pistoia e, più timidamente, Firenze, stanno discutendo di prendere analoghi provvedimenti.
Le famigerate macchinette ci sono anche dentro il mio circolo, dove già mi faccio detestare a causa delle mie proteste per la TV sintonizzata fissa su Rete4. Se poi mi metterò a inveire contro le slot machine, sarà la volta buona che non mi faranno più entrare.