lunedì 24 settembre 2018

Missione noci, fichi e mele. Diario del nostro podere. Diciassettesima puntata.


21-23 settembre 2018 

Arrivando al solito di venerdì pomeriggio il primo pensiero va ai frutti da raccogliere. Ci sono ancora un po' di fichi, piccoli ma dolcissimi perché stavolta per fortuna il sole li ha asciugati conservando il loro nettare. Poi ci concentriamo sulle noci, alcune già cadute le recuperiamo da terra mentre altre le facciamo cadere sui teli battendo i rami con una canna. Non sono molte ma speriamo che siano buone. Decidiamo che è ora di cogliere anche le mele rotelle. Purtroppo sui rami non ne sono rimaste molte. Alcune sono ancora indietro ma, prevedendo di non tornare che tra due o tre settimane, non vogliamo rischiare di trovarle tutte per terra e le cogliamo tutte: tre cassette più una di mele rotolate da fare cotte. Altro raccolto: i semi del finocchietto selvatico con i quali contiamo di fare ottime tisane. 

Il tempo è bello e caldo, solo un po' di nuvole il sabato mattina. I nostri alberi sembrano sentire già l'autunno: praticamente spogli i susini, ingialliti quasi tutti ma soprattutto i ciliegi, il gelso e la catalpa. Ripulisco un po' tutte le piantine basse e do loro un po' di concime. Roberto invece pianta due aster (detti anche settembrini) che abbiamo comprato ad un mercatino a Firenze. Dicono che sono molto robusti e rustici. 
Mette un po' di malinconia l'estate alle nostre spalle ma la campagna ha una luce più bella in questa stagione. Le giornate sono più corte e sabato sera mettendoci a tavola in terrazza ci fa compagnia uno spettacolare tramonto. Non vorrei essere in nessun altro posto al mondo.


domenica 9 settembre 2018

I fichi marciti, i sospirati pennacchi e le aracnoarchitetture.Diario del nostro podere. Sedicesima puntata.

7-9 settembre 2018

“Signora, sono maturi i fichi!” mi grida l'anziano vicino dall'altra parte della strada mentre innaffio l'agrifoglio. “Eh, sì, ho visto. Siamo quasi venuti apposta!” rispondo. “Eh ma se piove non son più buoni!” dice lui. Ha ragione, mannaggia! Arriviamo di venerdì pomeriggio e io mi precipito a coglierli cercando di prevenire un temporale che si annuncia all'orizzonte. Delusione! Molti sono caduti, tanti pendono mosci ed anneriti dall'albero ed anche quelli che sembrano buoni hanno segni di inizio di marcescenza. Ne raccolgo comunque circa tre cestini sperando di ricavarne almeno materiale per un'altra mandata di marmellata (che per fortuna verrà squisita). 
Tutto sembra cambiato qui in campagna rispetto a quando l'ho lasciata una decina di giorni fa: è tutto più umido, e ciò è un bene per le nostre amate piante, però il sole tramonta prima che riusciamo a metterci a tavola e fa freddino a cenare in terrazza. Le noci cadute cominciano ad essere commestibili e le mele rotelle sono diventate più grosse e rosse. Le nostre due piante di erba della Pampas hanno “partorito” dei graziosi ciuffi, una di colore bianco e l’altra di colore rosa.  
Sabato mattina ci svegliamo con la nebbia (altro segno dell'autunno alle porte) che piano piano si dirada ma prima di sparire del tutto ci offre uno spettacolo incredibile. Le goccioline di nebbia con il sole mattutino mettono in evidenza le miriadi di ragnatele distribuite sul nostro podere. Costruzioni elaboratissime che spiccano sull'erba o tra una pianta e l'altra, qualcuna persino con in mezzo il suo orgoglioso architetto. Certo, la natura non cessa mai di stupirti.

lunedì 3 settembre 2018

Soufra

In questo periodo ho particolarmente bisogno di storie positive, di esempi di coraggio e di riscatto. "Soufra" è uno di questi.
Il film documentario è andato in onda col doppiaggio italiano quest'estate per la serie di DOC3 di RAI3, che di solito mostra storie tristissime. Invece questo racconta di un gruppo di donne palestinesi che vive da tempo nel campo profughi di Beirut. Siccome sono molto brave a cucinare, decidono di mettere su un'azienda di catering sia per feste e banchetti, sia per street food con un furgone.
Queste donne caparbie riescono a raccogliere fondi tramite una colletta internazionale per poter partire ma soprattutto riescono a superare le numerose difficoltà burocratiche che, soprattutto come profughe, incontrano nell'avviare la loro attività. La loro leader, Mariam Shaar, è fantastica e smentisce completamente lo stereotipo della donna islamica sottomessa. Mariam dice che durante la guerra ha visto la morte in faccia e ciò la resa forte tanto che tutti gli altri problemi le sembrano meschini. 
E' sempre importante per le donne l'indipendenza economica e poi...
... queste palestinesi cucinano delle cose così invitanti!

domenica 2 settembre 2018

Quando la sanità pubblica ti stupisce


Con ancora nella mente il servizio di Presa Diretta di questo inverno che mostrava situazioni allucinanti negli ospedali pubblici, sono andata all'appuntamento per una visita audiologica all'ospedale San Giovanni di Dio di Firenze (conosciuto dai fiorentini come Torregalli).
Devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. I locali devono essere stati ristrutturati da poco perché sono in ottimo stato, puliti, le pareti colorate, gli arredi nuovi.
Anche il servizio è stato ottimo. Sono arrivata in anticipo ma il tecnico audiometrista, un giovane con una bella barba, mi ha chiamato dopo pochi minuti. Le apparecchiature mi sono sembrate più nuove del laboratorio privato a cui mi sono sempre rivolta. Ed infine la dottoressa mi ha fatto un'ottima impressione: mi è sembrata appassionata del suo lavoro e partecipe del mio problema, tanto che mi ha dato esaurienti indicazioni e si è raccomandata di tornare tra un anno facendomi subito la richiesta per poter prendere il prossimo appuntamento.
Nonostante quindi che stiano cercando da anni di smantellare la sanità pubblica, fa piacere che ci siano in essa operatori che resistono e governi regionali che ci credono e ci investono. Non è un caso che, anche nell'inquietante servizio di Presa Diretta, i due esempi citati di sanità pubblica fiore all'occhiello sono stati proprio due esempi toscani: l'ospedale di Prato e il pediatrico Meyer di Firenze.
Teniamocela cara.

lunedì 27 agosto 2018

La memoria degli orrori del passato ci serva per non smarrire la nostra umanità



Il piccolo paese della Lunigiana dove trascorro le mie vacanze e dove mi rifugio appena posso fu teatro, il 19 Agosto 1944, di un brutale eccidio ad opera delle SS di Walter Reder dove morirono 159 persone. Tutti gli anni la strage viene ricordata con una cerimonia preannunciata da manifesti e da uno striscione che, nei giorni precedenti, viene affisso sotto casa mia. Quest'anno la sera del 18 non vedo lo striscione e mi viene un colpo. Possibile che non si faccia niente? 
Per fortuna, si trattava solo di un ritardo. Mi sveglio al mattino del 19 e lo striscione è lì.
Vado così a Valla, la località dove furono massacrati i civili, donne, vecchi e bambini, ed assisto al discorso del Sindaco, dell'assessore regionale e del presidente dell'associazione dei familiari.
Tornando verso casa penso che tutto ciò può sembrare routine, stanco rito, vuota rievocazione di fatti lontani. Eppure mi dico che no, non è così. In questi tempi bui, dove sembra che si stia perdendo il senso di solidarietà umana, la pietà minima, basilare verso chi soffre, dove sembra regnare l'indifferenza se non addirittura l'odio, in questo periodo nel quale apro i social e rabbrividisco nel leggere gli insulti di cui sono capaci le persone, è bene ricordare a cosa porta tutto ciò.
Ed è bene anche sapere a cosa può arrivare il consenso di una folla, tenuta nell'ignoranza e opportunamente sobillata. Si pensi al massacro di 42 ebrei accaduto a Kielce (Polonia) il 4 luglio del 1946, cioè ben un anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale (lo racconta molto bene Paolo Soldini in questa puntata di Wikiradio).
Che la memoria dei morti di San Terenzo e Bardine quindi ci serva sempre da bussola.

sabato 25 agosto 2018

La cisterna d'acqua, l'arcobaleno e la siepe di lauroceraso. Diario del nostro podere. Quindicesima puntata


Agosto 2018 

Mentre la città bolle nella sua allerta caldo da bollino rosso, qui in campagna almeno si respira, soprattutto la notte, anche se il grazioso termometro a forma di fiore che abbiamo comprato segna sulla terrazza anche 40 gradi il pomeriggio. 
Cerchiamo di innaffiare le nostre piante il più possibile perché non si vede una goccia d'acqua, neanche un temporale estivo. L'hibiscus dai fiori bianchi non ci ha perdonato l'ultima assenza ed è definitivamente seccato. Per fortuna l'altro hibiscus e le bignonie si sono ripresi. Scopro invece che uno dei cespugli di lavanda appare completamente secco. Probabilmente, essendo il primo della fila, ce lo siamo dimenticato durante le innaffiature. 
Aiutare le nostre piante a superare la siccità è il principale compito agricolo di questo periodo. E su questo la grande svolta è la realizzazione di un impianto che pesca dal pozzo che abbiamo scoperto in cantina. Quando finalmente l'idraulico si rende disponibile e lo collega ad una graziosa fontanella nel giardino pensile, la sorpresa più gradita è che, non solo nel pozzo l'acqua c'è, ma si tratta addirittura di una bella cisterna con la volta a botte che occupa la superficie di tutta la cantina e che ha quindi immagazzinata una bella quantità di acqua persino ora a fine estate. Fantastico! La vigorosa pressione della pompa elettrica permette di irrorare persino i due iperici in cima al podere! 

La manutenzione del lungo muro che divide la terrazza dal podere è un classico delle vacanze agostane. Il murales 2016 va restaurato, quello 2017 va protetto mentre per il tratto restante (che si estende lungo tutta la casa) bisogna partire dall'imbiancatura di base sulla quale decidiamo di realizzare un grande arcobaleno di 180 gradi. Il paesaggio apuano realizzato nel 2016 con la spugna dalla mia amica S. purtroppo è completamente cancellato dalle intemperie. Per fortuna la nostra cara S. torna a trovarci e ne realizza una nuova versione più scura e, speriamo, più duratura. Anche a mio figlio minore e alla sua fidanzata chiediamo un contributo pittorico sul murales “albero degli ospiti”. Lui aggiunge così un pitone attorcigliato ad un ramo dell'albero (ispirato al linguaggio informatico su cui ha fatto la tesi) e lei realizza una foglia con dentro un fiore che sembra un po' un cammeo. Speriamo che i primi temporali di agosto (siamo già al 13), benedetti per le nostre piante, ma arrivati quando la vernice non è ancora ben asciutta e soprattutto prima che riuscissimo a dare il protettivo, non abbiano pregiudicato le loro opere. 

Partiti i nostri ospiti, ci concentriamo sulla potatura della lunghissima siepe di lauroceraso che dà sulla strada. R ha già sistemato quella che affaccia sulla terrazza con un drastico dimezzamento. Massacrante il taglio ma anche il trasferimento degli sfalci sul nostro accumulo che sta raggiungendo un'altezza esagerata. Quando siamo a fare l'ultimo terzo, ci viene in mente che non sarebbe male esteticamente lasciare alti un paio di lauri che vengono su belli dritti per dar loro la possibilità di crescere ad albero. Nel campo della nostra vicina infatti c'è un lauroceraso ormai divenuto un bell'albero possente che forse rivela la vera natura della pianta, sempre costretta al nanismo da siepe.

Le mele tipo renette sono sempre piccole ad inizio agosto ma poiché gli uccelli le stanno beccando perché sono belle dolci, decidiamo per la raccolta ricavandone circa 3,5 kg e 11 barattoli di marmellata (nella quale mettiamo però anche qualche mela rotella acerba per fare volume). I nostri tre alberi di mele rotelle ne fanno cadere tante ogni giorno che noi recuperiamo perché valide comunque cotte o nelle torte o per marmellate. Con la fine di agosto (e purtroppo anche delle vacanze), si comincia a raccogliere gli squisiti fichi e persino qualche noce. In attesa dell'autunno, tempo di raccolto, preannunciato dai bei pennacchi dell'erba della Pampas. 

martedì 14 agosto 2018

I saluti con la pioggia mettono sempre malinconia


Dopo averci lasciato il loro gradito contributo sul "muro degli ospiti", stamattina sono ripartiti  mio figlio, la sua ragazza e la nostra cara amica S. compagna dei nostri cammini. Ed ecco che salutandoli ho provato la stessa sensazione di tristezza descritta due anni fa. Saranno stati i temporaloni di stanotte, saranno le giornate che si accorciano, sarà che il periodo più caldo dell'anno è passato. Eppure la malinconica sensazione di fine vacanze mi prende, anche se in realtà manca ancora una settimana di ferie.



La casa è ritornata silenziosa ed io e il mio compagno ci rinfiliamo i guanti da lavoro e continuamo la drastica potatura della lunghissima siepe di lauro.
Lo so: anche l'autunno sarà bello, e perché no, anche l'inverno con le serate davanti al camino. E se l'emozione della poderosa cometa che abbiamo avvistato due sere fa sarà alle nostre spalle, ci saranno i bulbi da interrare, gli alberi da potare e di nuovi da piantarne (già ci attendono un alloro e un hibiscus ad alberello lasciati a balia dal vivaista).
Tuttavia ci saranno anche le preoccupazioni e le ansie: la malattia degenerativa di mio padre, il futuro professionale incerto di mio figlio, la situazione del nostro incattivito paese.
Non pensiamoci adesso. Infiliamo le scarpe comode e facciamoci la nostra camminata di due ore nella sempre più amata terra di Lunigiana.