Tra le persone che sicuramente hanno lasciato un segno in me c'è la mia maestra Lia. L'ho avuta dalla terz
a alla quinta elementare e l'adoravo. Che fosse una brava insegnante lo dimostra un dato di fatto. Mentre le maestre che avevamo avuto in prima e in seconda spesso e volentieri buttavano fuori dalla classe i bambini indisciplinati (anch'io fui buttata fuori per motivi futili), la maestra Lia in tre anni, con la stessa identica classe, non ha mai buttato fuori nessuno, mai un urlo isterico. Ciò significa che non aveva bisogno di questi mezzi per catturare la nostra attenzione. Tutto quello che spiegava mi pareva così affascinante, soprattutto la storia. Chissà forse devo a lei la mia passione per la storia. Ecco perché nel mio diario di bambina dove stilavo la "classifica dei desideri" (sempre avuta la fissa delle classifiche!) in quarta elementare ho riportato "essere principessa nel Medioevo" ed in quinta "essere una fanciulla della Resistenza". Penso che la mia maestra Lia sarebbe contenta di sapere che finalmente mi sono iscritta all'ANPI.Un altro grande maestro di vita e punto di riferimento della mia adolescenza è stato il mio professore di italiano, Virgilio (nomen omen). Una passione straordinaria per il suo lavoro e un'attenzione umana verso il singolo studente, verso la sua personalità, i suoi problemi di crescita o di inserimento nel gruppo classe, che raramente ho trovato ne
gli insegnanti. Virgilio mi ha insegnato a studiare e mi ha insegnato ad analizzare la realtà con capacità critica, cercando di andare oltre l'apparenza. Il primo tema che assegnava sempre in terza ragioneria, appena presa la nuova classe, era: "La classe sociale nella quale affondano le mie radici". Era il suo modo di dimostrare come in quegl'anni (seconda metà degli anni Settanta) la coscienza di classe stesse scomparendo. I ragazzi parlavano di tutto meno del ceto delle loro famiglie. Solo io ci azzeccai, ma, lo confesso, con un suggerimento di mio padre.Virgilio ci diceva spesso che non era un caso che filosofia non si insegnasse negli istituti tecnici ma solo al liceo, la scuola destinata a formare la classe dirigente, perché, diceva, è la materia che insegna a ragionare. E poi era fantastico quando leggeva Dante o Ariosto. Anche i compagni più allergici allo studio lo stavano ad ascoltare a bocca aperta.
Ogni tanto ci vediamo con Virgilio. E' andato in pensione qualche anno fa perché non sopportava più di vedere i ragazzi sempre più superficiali e disimpegnati. O forse era semplicemente stanco. Qualche anno fa andai alla cena per il suo settantesimo compleanno tutta organizzata da suoi ex allievi: vi avrei fatto vedere il suo orgoglio e la sua commozione nello scoprire in quanti ha lasciato il segno.
PS nella foto sopra io non sono quella smorfiosetta a sinistra bensi' quella un po' scomposta a destra.



