lunedì 18 novembre 2013

Assaggio autunnale di Torino

Seconda tappa del tour fra le città italiane che ci siamo ripromessi di fare insieme a mio figlio: Torino, bella città con le sue diritte vie dai nomi sabaudi, con i negozi dalle insegne storiche, con gli eleganti palazzi che ricordano la Francia. Quella sua aria così europea e così poco italiana, ci ha proprio affascinato, complice il sole di sabato che indorava le foglie multicolori degli alberi.
Ci è piaciuto il museo del cinema, il turbinìo di ragazzi che ravvivano via Po e Piazza Vittorio Veneto  il sabato sera, l'allegro entusiasmo dei partecipanti alla maratona che trottavano per le vie del centro domenica mattina e la bella mostra su Renoir alla Galleria di Arte Moderna. 
Ci siamo gustati la cena nella trattoria tipica Cantine Barbaroux ed il pranzo koscher al ristorante della Sinagoga.
Alla prossima tappa. 

Riaperta a Firenze la bottega di Libera


Venerdì scorso inaugurazione della nuova bottega di Libera a Firenze a cura della neonata associazione La disciplina della terra 2.0. Una bella sfida (la bottega aveva tentato un paio di volte l'apertura naufragata per motivi organizzativi) iniziata con una serata in cui tante persone, ma soprattutto giovani, si sono accalcate nel piccolo locale. Da domani pomeriggio la bottega sarà aperta in via Fiesolana 6r tutti i pomeriggi da martedì al venerdì e tutto il giorno il sabato.
Auguro con tutto il cuore a questi ragazzi, pieni di entusiasmo e di voglia di fare, di riuscire a vedere decollare il loro sogno e cercherò anch'io di aiutare dando un pochino del mio tempo. Lo devo anche alle ottime persone che ho conosciuto ai campi e i cui volti vedo inevitabilmente associati dietro i prodotti di Libera.


mercoledì 13 novembre 2013

Chi sta in fila e chi si defila

Quando sono stanca e ho voglia di vedere qualcosa di poco impegnativo, mi godo una puntata del magazine storico "Italia in 4d" (dove il "d" sta per decennio) sempre offerte dall'insuperabile Rai Storia. Si tratta di affreschi della vita quotidiana e della società italiana dagli anni Cinquanta agli Ottanta incentrati su vari temi (economia, costumi sessuali, giustizia, edilizia, motorizzazione, calcio, ecc.). Brani di inchieste di quegli anni e interviste divertenti che talvolta mi riportano alla mente cose che facevano parte della mia vita di quando ero fanciulla.
Una puntata carina che ho visto di recente si intitolava "Chi sta in fila e chi si defila - Fisco e burocrazia dagli anni '50 agli anni '80" (rivedibile su YouTube), un viaggio in quattro decenni tra la burocrazia e il fisco.
"Noi apparteniamo alla burocrazia" diceva Giulio Macchi nel suo reportage La cortina di vetro del 1959.  "Possiamo venire al mondo pieni di fiato e di vigore ma, finché l'accidente non viene registrato, è come se non fossimo neanche nati. Poi per tutto il corso della nostra esistenza non potremmo andare a scuola, innamorarci e formare una famiglia, trovare un lavoro, esercitare una professione, guidare un'automobile, farci ricoverare all'ospedale, ricevere una pensione se non attraverso un cumulo di certificati, documenti, fotografie formato tessera, esami, pratiche che talvolta si trascinano per anni accompagnandoci nel nostro fatale declino verso la tomba. E quando finalmente avremmo tirato l'ultimo respiro, se un pubblico ufficiale non provvederà a descrivere nel registro degli atti di morte, noi ufficialmente continueremo a campare in eterno con il nostro bagaglio di diritti e di doveri, splendida conquista della civiltà."
In effetti sono decenni che gli Italiani si mettono in fila, per riscuotere o per pagare o per far valere un qualche diritto, anzi, qualche decennio fa i nostri genitori passavano molto più tempo di noi in fila in un ufficio pubblico. Uno storico intervistato spiega infatti che la macchina dello Stato degli anni Cinquanta era sostanzialmente quella consegnata dal regime fascista, periodo nel quale il partito si era sovrapposto allo Stato, ed era perciò una macchina complessa farraginosa, lentissima e inefficiente.
Per fortuna non devo stare dietro ad uno sportello pubblico (quello che Macchi chiama la cortina di vetro), però anch'io nel mio lavoro mi sorbisco continuamente le lamentele che toccano ai burocrati ("antichi sacerdoti depositari della mistica del modulo"). Meno male che anche nel documentario si sottolinea come l'impiegato sia "un povero diavolo come noi o peggio di noi anche se gli tocca il ruolo del rappresentante di un potere astratto, oscuro, incombente che si chiama burocrazia."
Burocrazia (dal francese bureau, che vuol dire ufficio, e dal greco kratos, potere) è una parola nata male e cresciuta peggio: per molti significa il potere soverchiante dei pubblici uffici, la pesantezza, la complicazione delle formule dei regolamenti e dei meccanismi che regolano uno stato moderno. Come mi suona familiare tutto ciò!
Nel resto della puntata parla si parla di fisco, di evasori, della legge Vanoni, dell'introduzione della denuncia dei redditi e dello scontrino fiscale. Divertente, nella sua attualità, l'intervista al conte Goffredo Manfredi, costruttore,  che aveva denunciato 50.000.000 di lire mentre il fisco gliene contestò 500.000.000 e che aveva proprio lui costruito il palazzo dell'ufficio esattoriale di Roma: "Io che sono additato come l'uomo più ricco d'Italia, e quindi non posso sentire della simpatia per le tasse, sono costretto a vivere in questo palazzetto settecentesco [per l'epoca si vede che la cosa era dispregiativa, N.d.A.] di fronte a quel meraviglioso complesso edilizio destinato ad esattoria comunale di Roma, che io stesso ho costruito e che è considerato uno dei più moderni e funzionali d'Europa."  Ed eccolo qua il meraviglioso complesso edilizio:

venerdì 8 novembre 2013

I conti con la storia


Tema talmente vasto ed importante quello delle guerre e della loro memoria. Il ciclo organizzato dall'Istituto Storico per la Resistenza in Toscana, e di cui mi porto orgogliosamente a casa l'attestato di partecipazione, mi ha lasciato più spunti da approfondire che cose imparate. Alcuni relatori sono stati molto coinvolgenti, altri molto meno. Ma soprattutto il limite del corso è l'aver voluto affrontare nodi cruciali della storia del Novecento condensati in una mezz'oretta ciascuno: dal confronto tra Italia e Germania riguardo alla rielaborazione della memoria sulla seconda guerra mondiale, alla Francia di Vichy, alla guerra in Algeria, alla guerra civile spagnola (di cui sapevo un po' di più grazie ai recenti approfondimenti), alla guerra nei Balcani (di cui non riuscirò mai ad avere le idee chiare vista la complessità di quella regione).
Particolarmente stimolante l'intervento di Stefano Bianchini, esperto di Balcani, il quale ha messo in guardia: ciò che avviene nei Balcani è la spia di ciò che potrebbe avvenire in Europa se il progetto di integrazione fallisse. Già cominciamo a vedere come, con la crisi economica, si stanno rinforzando i nazionalismi e l'odio per l'altro.
E' dura per me uscire dopo cena e attraversare la città affrontando la stanchezza e la pioggia. Sono perciò contenta che la mia passione per la storia (e la compagnia della mia dolce metà) mi abbiano fatto vincere la pigrizia.

lunedì 4 novembre 2013

Secondo finesettimana all'oasi

"Sono orgoglioso di presentarvi il mio piccolo bosco." ci dice Pino, volontario dell'oasi WWF di Focognano. "Questo piccolo gruppo di querce, che oggi sono appena più alte di me, sono state piantate da me circa venti anni fa in questo fazzoletto di terra. Poter dire oggi che sto all'ombra di questo piccolo bosco, dove qualche uccellino la scorsa primavera ha persino fatto il nido, mi riempie di orgoglio. Sarebbe bello che anche ciascuno di voi riuscisse a fare una piccola cosa come questa."
Secondo appuntamento del corso annuale all'Oasi WWF di Focognano. Un fine settimana di lavoro all'aria aperta, tra persone simpatiche e imparando diverse cose su piante e animali.
Con Pino abbiamo travasato piccole piante di: acero campestre, biancospino, melo fiorentino, ligustro, sanguinella, olmo campestre, susino selvatico, salice, sambuco. Abbiamo inoltre seminato e messo a dimora: acero minore, biancospino, fusaggine o berretta del prete, rosa canina.
Con Carlo abbiamo fatto il censimento degli uccelli attualmente presenti negli stagni: folaghe, tuffetti, un airone bianco maggiore, germani, qualche svasso maggiore, taccole, mestolone, moriglione, garzette, aironi guardabuoi.
E mentre ero intenta a travasare piantine, mi ha fatto visita una graziosa raganella.

sabato 26 ottobre 2013

C'è ancora qualcuno che pensa: "I care"

Dove lavoro si accede tramite badge per tutte le porte tranne per quella principale il cui accesso è libero negli orari di servizio. Capita quindi che in questi orari entrano ed escano persone estranee senza che nessuno ci faccia caso.
Mentre si trova davanti all'edificio a parlare con alcuni colleghi in piena mattinata, Raffaele scorge un giovane uomo che esce con una borsa. Non ha l'aria furtiva ma è una faccia che non ha mai visto e non gli sembra uno studente. L'uomo gira l'angolo, Raffaele lo raggiunge e sventa così il furto di un PC portatile di un professore.

Mario è un altro mio collega che si sta dando da fare per trovare una procedura snella, pur nel rispetto delle norme, per fornire alloggio ai ricercatori ospiti del nostro ente. Il gestore di alcuni residence, che Mario ha contattato per concordare questa procedura, gli chiede: "Ma lei in tutto questo cosa ci guadagna?" Mario mi racconta questo episodio con stupore. Per lui è una cosa normale adoperarsi per fare al meglio il proprio lavoro.

Perché ci si deve stupire che ci siano dipendenti pubblici come i miei colleghi Raffaele e Mario che si prendono a cuore ciò che fanno senza guadagnarci niente? E in generale perché ci si deve meravigliare che ci siano ancora persone che, di fronte a qualcosa che non va, non si girano dall'altra parte pensando che non siano fatti loro?

I nomi, al solito, sono di fantasia.

giovedì 24 ottobre 2013

Se i "comunisti" lo salvano

Enrico mi apre la porta in pigiama alle cinque del pomeriggio. Un anziano da solo in casa in un palazzo di periferia è giustamente prudente, anche se al citofono mi ha riconosciuto: "Sono venuta a portarti la tessera dell'ANPI, Enrico."
Enrico non è stato partigiano perchè nel 1944 era solo un ragazzino di 14/15 anni, ma dava una mano ai partigiani del quartiere, persino trasportando dei cadaveri con un carretto.
Sembra contento di vedermi e mi mostra una parete dove sono appese numerose foto della sua gioventù e della sua attività politica. Siamo nei giorni in cui si vota per l'ineleggibilità di Berlusconi. Salutandomi mi fa: "Se anche questa volta lo salvano, mi dispiace ma io non li voto più i comunisti!"
"I comunisti??"
"Sì insomma... quelli lì... se lo salvano, io non li voto più" e mi richiama indietro per farmi vedere, con fare misterioso, che nella libreria, tra i vari soprammobili, tiene un medaglione con il profilo di Lenin.