lunedì 29 ottobre 2007

Cinema, che passione!

Uno dei miei primi ricordi legati al cinema risale ai film che ci facevano vedere alle elementari. Oggi tutte le scuole hanno videoregistratori, lettori di DVD, ecc. Ma negli anni 60/70 era un evento quando, da tutte le classi, prendevamo la nostra seggiolina e ci piazzavamo nel corridoio per vedere la proiezione di qualche cartone animato come I tre caballeros della Disney.
Mi ricordo inoltre quando avevo nove anni e la mia nonna (la mitica Nonna Vanda) propose di portarmi al Teatro Comunale a vedere la Cavalleria Rusticana ma, non trovando i biglietti, dovette ripiegare su La carica dei 101.
I miei genitori mi hanno concesso tardi di andare al cinema con i miei amici e così per anni sono stata costretta ad andarci con loro subendo soprattutto le scelte di mio padre che cascavano di solito sui film di Bud Spencer e Terence Hill (a me piaceva soprattutto quest'ultimo, prima che diventasse Don Matteo!).
Quando finalmente ho potuto scegliere da sola cosa andare a vedere, appunto già grandina, la mia preferenza è andata presto ai film impegnati.
In particolare ricordo quanto mi piacquero Tornando a casa con Jane Fonda e John Voigt (1978), che univa il fatto di essere una bella storia di amore, con il tema della guerra del Vietnam, il femminismo, il marito cattivo, ecc. e La scelta di Sophie con Meryl Streep (1982), un film che oggi troverei francamente un po' troppo pesante.
Negli anni Settanta non fui però esente dal fascino di film come Jesus Christ Superstar o La febbre del sabato sera.
Che ci volete fare: anche per i film, come per i libri, non riesco a godermi il puro divertimento e quindi non riesco ad apprezzare i film di fantascienza, quelli con effetti speciali, poco i thriller, mentre detesto i film dell'orrore. Guardo volentieri alcuni film comici se hanno qualcosa che va un po' piu' in là della semplice gag (Benigni e Verdone, tanto per fare due esempi), ma la mia preferenza va sempre ai film che fanno riflettere e mi lasciano qualcosa dentro:
Soldato blu, Piccolo grande uomo, Il cacciatore, Qualcuno volò sul nido del cuculo, L'attimo fuggente, Lanterne rosse.
Se devo a tutti i costi indicare un film preferito, direi: Il laureato di Mike Nichols.

venerdì 26 ottobre 2007

Cara Coop

Sulla scia delle riflessioni che mi ha suscitato il Corso per Attivisti della Campagna Abiti Puliti a cui ho partecipato recentemente, oggi ho scritto il seguente mail all'Unicoop di Firenze:

Cara Coop,
sono una socia Coop e ma sono soprattutto una consumatrice critica. Penso che oggigiorno il potere del cittadino consumatore sia più importante e incisivo di quello del cittadino elettore. Quotidianamente, oltre a praticare una certa sobrietà nei consumi, cerco di orientare le mie scelte verso prodotti il più possibile rispettosi dell'ambiente (meno imballaggi, meno trasporti, meno sostanze nocive, ecc.) e dei diritti sociali (condizioni dignitose dei lavoratori che li hanno prodotti).
Credo che questi dovrebbero essere anche i valori della Coop.
Non ritengo opportuno chiedere alla Coop di non vendere i prodotti delle multinazionali o l'acqua minerale o altri prodotti a forte impatto ambientale ma, ahimè, molto richiesti dai consumatori a causa della martellante pubblicità perchè la Coop deve poter rimanere concorrenziale sul mercato.
Però vorrei chiedere alla mia cooperativa di fare uno sforzo "educativo" del consumatore. In pratica vorrei che fossero messi ben in evidenza sugli scaffali:
1) i prodotti della linea "solidal" (commercio equo);
2) i prodotti di Libera (cooperative antimafia);
3) i prodotti di aziende che hanno la certificazione SA8000 (responsabilità sociale);
4) i prodotti "locali" cioè di piccole aziende artigianali o che comunque hanno fatto pochi chilometri per giungere in negozio (un po' come esiste per legge l'indicazione della provenienza per la frutta e la verdura).
5) i prodotti biologici.
So che tutti questi prodotti ci sono presso le Coop ma talvolta bisogna cercarli con il lanternino e questo lo possono fare solo dei consumatori molto informati e motivati. Invece con dei bei cartelli che li evidenziano sugli scaffali (esattamente come sono evidenziati in giallo quelli di più economici) essi potrebbero attirare anche il consumatore più distratto e frettoloso. E' chiedere troppo?

mercoledì 24 ottobre 2007

La cerentola delle materie

Mi piacerebbe capire se è normale che la geografia non si studi più. Nella scuola media tipicamente la geografia è affidata all'insegnante di lettere. Tutte e tre le professoresse che mio figlio ha avuto in tre anni hanno mostrato disamore verso questa materia (al contrario di altre come la storia e l'italiano per le quali hanno preteso un appropriato impegno dai ragazzi). E' probabile che le insegnanti abbiano ritenuto di doverla sacrificare a causa dello scarso tempo a disposizione. E così per geografia spiegazioni e interrogazioni sono state sostituite dal lavoro a gruppi con relativa relazione. Il risultato è che tutto quello che un ragazzo sa alla fine dell'anno sia, per esempio, solo qualche notizia sulle città dell'Argentina.
Io penso invece che la geografia sarebbe una materia molto interessante ed utile se fatta con agganci all'attualità, alla situazione economica e alle tradizioni dei vari paesi. Trovo poco sensato imparare a memoria per esempio la "lista" dei tipi di industria di una determinata regione o paese. Mi ricordo che da piccola, nel dubbio, ci mettevo sempre "siderurgiche e metallurgiche" senza sapere esattamente cosa volesse dire. Diverso è sapere che in Piemonte, per esempio, ha sede la più grande industria italiana di automobili oppure che la Nutella, amata da tutti i ragazzi, è prodotta dalla Ferrero che ha sede in quella regione.
Non mi ha meravigliato che in classe di mio figlio, prima liceo scientifico, ci sia stato il panico alla prima lezione di geografia sulla globalizzazione: ben pochi ragazzi sapevano di cosa si stesse parlando.
Temo che si vada verso un'americanizzazione dell'istruzione. E' nota infatti l'ignoranza in geografia degli studenti americani, magari preparatissimi nelle loro materie specifiche e professionali.

domenica 21 ottobre 2007

Soldi ben spesi /1

Ho concluso il mio post Spilorcia o parsimoniosa affermando che una delle cose in cui spendo volentieri i soldi sono le buone cause (non mi piace chiamarla beneficenza).
Da circa 10 anni "adottiamo" un bambino a distanza tramite una delle numerose associazioni con le quali questo si può fare. A suo tempo abbiamo scelto, un po' istintivamente devo dire, la Reach Italia .
Riguardo a questa esperienza, vorrei sfatare una leggenda. Non ci si sente affatto come avere un altro figlio che vive lontano. Il rapporto con il bambino si riduce a una paio di lettere l'anno, scritte per lo più dal maestro, qualche disegno, la pagella una volta l'anno. Ai bambini ci dicono di scrivere in francese o portoghese che non è ovviamente la loro lingua madre e così la corrispondenza è più che altro un insieme di frasi standard.
Inoltre spesso i bambini cambiano e non si fa a tempo ad affezionarcisi.
A noi hanno assegnato:




- Umou, 7 anni, Guinea Bissau, dal 1996 al 2001 quando, ci hanno scritto che la sua famiglia si era trasferita in un altro territorio;






- Arielle, 4 anni, Capo Verde, da novembre 2001 a marzo 2003, quando ha "deciso volontariamente di abbandonare la scuola".











- Salia, 12 anni, Mali, da marzo 2003 a ottobre 2005, quando, essendo stato bocciato due volte, non è stato possibile fargli continuare la scuola perchè il ministero dell'istruzione del Mali non permette che uno studente frequenti la stessa classe per più di due anni consecutivi. E' anche vero che Salia ci scriveva che a lui non piaceva affatto la scuola e che preferiva lavorare nei campi.






- Kambale, 7 anni, Congo, da novembre 2005 ad oggi.
Ogni tanto sul giornalino della Reach Italia ci sono le foto di ragazzi e ragazze che sono arrivati alla laurea ripresi riconoscenti accanto ai loro tutori. Sono però casi rari. I bambini frequentano queste scuole più per avere un pasto al giorno assicurato che per imparare. Alla fine più che di "adozione" parlerei di "tutela" (questa è la definizione che dà anche Reach Italia).
Racconto tutto questo non certo per scoraggiare ma perchè è bene eliminare il pathos che c'è intorno a queste cose.
Ritengo comunque che sia una buona causa in cui spendere soldi (20 euro al mese: meno di un euro al giorno) perchè la Reach Italia, come anche altre associazioni simili, contribuisce ad alleviare la sorte di qualcuno dei tantissimi bambini più sfortunati dei nostri.
Per quanto mi riguarda, in attesa di poter fare di più magari partecipando in prima persona a qualche progetto, mi fa piacere intanto pensare che un bambino di un paese lontano stia un po' meglio grazie a me.

venerdì 19 ottobre 2007

Che passione la lettura!

Mi è difficile stabilire quali sono i miei libri preferiti oppure i libri "che mi hanno cambiato la vita". Ogni periodo della mia vita è stato accompagnato da letture di tipo diverso.
Il mio amore per la lettura è iniziato presto, verso gli 8/9 anni. Dopo aver letto diversi romanzetti da fanciulle, chiesi a mia nonna di regalarmi Zanna bianca di Jack London. Al solito, la nonna esagerò e mi regalò tutta la collana Vallecchi di narrativa per ragazzi. In un primo momento mi parve una spesa inutile ma fu grazie a questo che lessi romanzi come L'isola del tesoro, Piccole donne, Robinson Crusoe, I viaggi di Gulliver, ecc, romanzi che mi accompagnarono fino all'adolescenza.
Da adolescente sognai invece su romanzi come Cime tempestose di Emily Brontë o Spirito d'amore di Daphne Du Maurier o Uccelli di Rovo di Colleen McCullogh.
Venne poi il periodo in cui lavoravo e contemporaneamente frequentavo l'Università ed ero quindi costretta a leggere libri collegati al programma di studio per l'esame. Così, mentre apprezzai i romanzi di Kafka, affascinante oggetto dell'esame di Storia della Cultura Tedesca, feci una gran fatica a leggere La Montagna Incantata di Thomas Mann che invece, ascoltato recentemente in audio libro, mi è piaciuto molto.
In seguito arrivò il periodo in cui adoravo le biografie e le autobiografie di donne. Lessi allora con passione Vita di Sylvia Plath di Anne Stevenson, Melanie Klein di P. Grosskurth, Rivoluzionaria di professione di Teresa Noce. Le biografie sono state il primo segnale del cambiamento di gusto personale dal romanzo verso il saggio.
Attualmente infatti, non so perchè, non riesco più a godermi i romanzi e la mia scelta cade sempre sui saggi. E' rimasta leggendaria in famiglia la mia faticosa lettura (nove mesi, praticamente una gravidanza!) de Il Secondo sesso di Simone de Beauvoir, che mi sono intestardita a finire a qualunque costo. Mi sono invece piaciuti molto alcuni libri che hanno maturato in me il desiderio di un mondo diverso. Sto parlando di Manuale per un consumo responsabile di Francesco Gesualdi, No logo di Naomi Klein e diversi libri di e su Don Milani.
Eccoci arrivati così ad oggi, periodo in cui, con mio grande rammarico, riesco a dedicare assai poco tempo, e soprattutto poche energie, a questa attività. Capita che per diverse sere prima di spengere la luce "scorra" con gli occhi la stessa pagina continuando a non focalizzarne il contenuto. Che soddisfazione può dare leggere così?

martedì 16 ottobre 2007

Good news Report: Groningen

USA LA BICI
Tranquilli: non è un altro post in inglese!
Questa volta la buona notizia la copiamo dall'ottimo programma di RAI3 Report.
Groningen, cittadina olandese di circa 180.000 abitanti e capitale mondiale delle biciclette (circa 300.000 biciclette). Il 60% dei trasporti è effettuato con questo mezzo, nonostante il clima non proprio favorevole. Come ci sono arrivati?
Negli ultimi venti anni hanno investito 40 milioni di Euro per incentivare la bicicletta.
Divieto di accesso alle auto nel centro storico.
Piste ciclabili in tutte le strade.
Ai semafori le biciclette passano simultaneamente ma in tempi diversi rispetto alle macchine cosi' quando tocca a loro non ci sono auto in mezzo all'incrocio.
Corsie preferenziali per bici intorno alle rotonde.
Gli alberghi mettono a disposizione gratuitamente una bicicletta.
Parcheggi per circa 6000 posti-bici solo nel centro storico.
Alla stazione nuovo parcheggio per 5000 bici, gratuito e sorvegliato 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

La città dei sogni del mio amico Alessio ... e anche la mia.

E in Italia? Beh, guardate come finisce il servizio:

Pedala! di Giuliano Marrucci
(6 minuti e 30)

domenica 14 ottobre 2007

Ecological footprint


Bloggers Unite - Blog Action Day
"Ecological footprint" is a smart definition to calculate statistically the surface of the Earth that a person or a country consumes. By complicate calculations, we can have an idea of how much planet we use with our lifestyle (see: http://en.wikipedia.org/wiki/Ecological_footprint). For example, the average worldwide ecological footprint per person is 1.9 hectares, the one of an italian citizen is 4.2, in India it is 1.0 and in USA it is 9.6 hectares!
This calculation has some limits but it gives an immediate idea of the different impact on the Earth of the industrial countries and of the other ones.
If you want to calculate your own ecological footprint see: http://en.wikipedia.org/wiki/Ecological_Footprint#External_links.

Since I have begun to care enviromental and substainability lifestyle, I am trying to reduce my personal ecological footprint. Here are some little tips that I can suggest you:
- I go to work by bus instead of motorbike;
- in the free time I use my bike or I walk every time I can;
- I do not buy mineral water any more and I drink tap water;
- I put low-flow plumbing devices on every taps;
- I put everywhere low energy light bulbs;
- I don't use the standby mode of the electronic devices;
- I set the temperature of my home at 18.5 degrees C in winter;
- I separate reciclable wastes as much as I can;
- I buy clothes and shoes only when I need them and not simply when I would like to have a new look;
- I am almost complete vegetarian;
- I buy only season fruit and vegetables;
- between two similar products I prefer the one that comes nearer;
- I do not use oneuse dishes and glasses;
- in my office I do not switch the light on if I have sufficient light from the window;
- I keep the fan-coil of my office room off either in winter or in summer because the heat or the fresh air that comes from the corridor is enough for me;
- I switch my computer and printer off at the end of the work day;
- I print documents on both sides of the paper;
- I reuse the plastic glass of the coffee machine for several times.

I could surely do more, but I think that the most important thing is to know the direction to make lighter my passage on Earth.
Unfortunately, if I look around, very few people care that!

The above one is a translation of an old post of mine: Cos'è l'impronta ecologica?

For Italian speaking people, I wrote a lot of posts on enviromental themes:
Altri miei post sull'ambiente:

Che almeno la bottiglia sia degradabile
Oro blu
Mettiamola fuori legge!
Decrescita felice o infelicità della decrescita?
Un pianeta di cento abitanti
Aspirante vegetariana
A caccia di buone notizie
Eroi verdi