martedì 29 dicembre 2009

Parole da salvare

Nelle nuove edizioni dei dizionari ci aspettiamo di trovare i cosiddetti neologismi. E infatti nell'ultimo Zingarelli fanno la loro entrata 1200 parole nuove come videofonini, cartolarizzazione, bipartisan. Fin qui niente di speciale. Apprendo invece, con una punta di apprensione, che lo Zingarelli ha deciso di contrassegnare con un fiore (nel senso di seme di carte da gioco) 2800 parole "da salvare", dette anche "parole panda". Nella puntata di Fahrenheit Radio3 "Le parole tra noi leggere", il prof. Mario Cannella, lessicografo e responsabile delle revisioni del noto dizionario, spiega che non si tratta di ripescare parole in disuso o arcaiche come guardavia o dozzinante, bensì di salvaguardare la glottodiversità. In effetti nel linguaggio veloce odierno la lingua italiana si sta appiattendo e impoverendo con l'uso delle solite due o tremila parole rinunciando così alle sfumature e alla ricchezza che il nostro idioma può avere.
Ecco allora l'invito a non accontentarsi della prima parola che ci viene in mente ed ecco perché impegnarsi ad utilizzare termini come: beffardo, sardonico, ondivago, sornione, smargiasso, vanesio, sciatto ed altre che trovate nell'esilarante articolo di Paolo Foschini su Corriere.it.
Voi le avreste considerate parole a rischio di estinzione? Io no, francamente, ma se è così diamoci da fare (in attesa che alla nostra amica Marina torni la voglia di regalarci altri post sull'argomento).

sabato 26 dicembre 2009

La casa dei miei sogni

Si potrebbe pensare che stia per parlare di ville con piscina immerse nel verde ed invece mi sto semplicemente chiedendo come mai da anni i miei sogni (i pochi che mi ricordo, ahimè) si svolgono tutti nella casa in cui ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza. Talvolta nel sogno ci sono i miei genitori e allora capisco che si tratti di una scena del passato. Altre volte però ci sono mio marito e i miei figli eppure il tutto è ambientato lì, sempre in quel piccolo appartamento e in special modo in cucina.
Eppure ne ho cambiate di case da quando, verso i ventidue anni, me ne sono andata via. Dopo una breve parentesi ospite del mio partner di allora, comprai un piccolo appartamento in centro dove ho vissuto per circa otto anni fino a quando è nato il mio primo figlio e non ci stavamo più. Nella mia vita credo di aver sognato questa casa solo un paio di volte e, se mi ricordo bene, essa appariva anche semidistrutta o ridotta molto male.
Abito da circa quindici anni nella stessa casa ma non ho mai fatto un sogno ambientato in essa. E' come se il mio inconscio fosse rimasto inchiodato là, al settimo piano di un palazzo periferico degli anni Sessanta, con il balcone sul cortile, l'ascensore (spesso ho incubi in cui esso è guasto, le scale sono come un labirinto e io non riesco a tornare a casa). E' come se la donna che sono oggi sia ancora, nel suo profondo, quella bambina che stringe la sua nuova bambola reggendosi timorosa alla ringhiera del terrazzo di cucina.
Chissà perché. Capita anche a voi?

giovedì 24 dicembre 2009

Politicamente scorretto

Anche quest'anno vi tocca il post del Grinch. Pensavate di scamparvela, eh?
Che ci posso fare se il Natale con annessi e connessi mi sembra un rito vuoto di significato tranne quello consumistico?
Che ci posso fare se delle feste non me ne importa un bel nulla, anzi mi danno un po' fastidio?
A che serve intasare la posta elettronica con le catene di auguri (quelli dell'associazione dei ciclisti, quelli dei vari gruppi di trekking, quelli dei colleghi di tutt'Italia, persino quelli del PD!)?
E dire che invece ci sono auguri che davvero mi sentirei di fare: per la nostra Anna de L'Aquila e per i suoi conterranei perchè nel 2010 trovino la forza di riscattarsi da quello che stanno subendo, per il mio amico Spunto e per tutti i suoi colleghi di Eutelia-Agile perchè l'anno nuovo porti loro un posto di lavoro sicuro, per la mia amica S. perchè superi questo difficile momento e conquisti la sicurezza economica e affettiva che si merita, per i miei due colleghi a cui ,proprio in questi giorni di lustrini e di abbuffate, hanno perso una persona cara e per tutti quelli che attraversano un momento difficile.
Insomma il Natale rimane per me un periodo detestabile.
Tutte le cose hanno però il suo lato positivo. Per esempio, come la neve, che ha rotto parecchio le scatole nei giorni scorsi, si è già sciolta, così anche le feste hanno qualcosa di bello: basta aspettare e poi passano.

mercoledì 23 dicembre 2009

Il mercato del venerdì

Tempo fa ho raccontato la soddisfazione provata a comprare frutta e verdura al mercato della filiera corta che si tiene una volta al mese nel centro della città.
Il problema è che una volta al mese è poco e poi andare in centro in auto non si può (giustamente) e il trasporto della spesa in bici con lo zaino non è il massimo.
Per fortuna proprio davanti alle finestre del mio ufficio (nella desolata piana) da questa estate fanno un mercatino della Coldiretti tutti i venerdì (un ottimo giorno tra l'altro perché il venerdì il frigo di casa mia è desolatamente vuoto).
Vi si trovano formaggi, verdure, salumi, olio, miele e il banco della carne bio del Mugello.
Aspetto con piacere il venerdì per farci una scappata prima di andare in ufficio. A parte la soddisfazione di comprare da aziende locali (noto con piacere che alla fine la Coop l'ha capita di segnalare i prodotti locali ma solo dopo le proteste dei coltivatori toscani), imparo anche tante cose che mantengono un filo di collegamento con quell'attività essenziale quanto dimenticata che è coltivare la terra.
Ultimamente per esempio ho imparato che le puntarelle sono la parte superiore della cicoria, che le galline con l'accorciarsi delle giornate smettono o quasi di fare le uova, che il radicchio "scoltellato" si chiama così perché va raccolto con il coltello.

domenica 20 dicembre 2009

Pacchetto "Crollo del muro"

Se penso che nel 1989 avevo ventisette anni mi chiedo davvero dove ero. Il ricordo della caduta del muro di Berlino è nebuloso quasi come quello dell'atterraggio sulla luna che ho vissuto all'età di sei anni. Come scrivevo qualche post fa, negli anni ottanta io ero assai ripiegata in me stessa e troppo presa dai fatti miei per chiedermi cosa stesse succedendo nel mondo.
Così ho approfittato del ventennale per farmi un'idea degli eventi di quel periodo:

- Ho cominciato ascoltando la serie di Alle Otto della Sera "La Stasi sopra Berlino" di Paolo Soldini, per anni corrispondente da Berlino per L'Unità, il quale racconta di una città divisa in due, delle difficoltà quotidiane dei suoi abitanti, del clima di sospetto e di paura nella DDR, delle speranze legate alla caduta del muro. Il giornalista si sofferma soprattutto sull'operato della Stasi e in particolare sul come spiassero la vita delle persone anche attraverso i cosiddetti "Informeller Mitarbeiter", cioè persone comuni che venivano costrette con il ricatto a fare gli informatori. Il caso più eclatante fu quello dell'apparente dissidente Ibrahim Böhme sul quale c'è un bell'articolo di Soldini sul L'Unità di oggi.
Le puntante mi sono sembrate interessanti anche se il tono con cui parla Soldini non è dei più avvincenti e il procedere del racconto è un po' disordinato con salti temporali non aiutano a seguire.

- Poi ho visto il bel film "Le vite degli altri", che hanno dato recentemente su RAI1, nel quale è raccontata una storia emblematica di spionaggio della Stasi. Un capitano di questa organizzazione, molto diligente e convinto del suo lavoro all'inizio del film, si deve occupare di spiare uno scrittore ma finisce per mettere in discussione quello che fa perchè capisce quanto sia assurdo e ingiusto entrare in modo subdolo e vigliacco nella vita degli altri.

- Molto carino e per niente banale il film "Goodbye, Lenin!", anch'esso su Berlino prima e dopo la caduta del muro. La protagonista del film, convinta sostenitrice del regime della DDR, entra in coma proprio la sera della caduta del muro e si risveglia dopo mesi ma il medico raccomanda ai figli di evitarle assolutamente ogni shock. Poichè la città è completamente cambiata, i figli fanno i salti mortali per ricostruire davanti alla madre, in modo anche divertente e rocambolesco, una realtà che non c'è più. Nel film si sottolineano anche gli aspetti negativi della riunificazione della Germania e dell'occidentalizzazione fulminea che ha subito la DDR (e che ha generato quel fenomeno, di cui accenna anche Soldini, chiamato Ostalgie).

- Infine come non vedere le due puntate di La storia siamo noi Il crollo del muro:diplomazie e segreti? Molto interessanti, soprattutto la prima anche se io avrei tagliato gli intermezzi di Gorbaciov e Kohl che parlano amabilmente ricordando gli eventi mostrati nel documentario.

Insomma come direbbero nelle agenzie di viaggio, un bel pacchetto che mi ha aiutato a capire un pezzo di storia che mi era scivolata addosso.

Aggiornamento: mi era sfuggita la puntanta Ostalghia di La Storia Siamo Noi: molto interessante.

venerdì 18 dicembre 2009

Quando anche le finestre vogliono dire la loro

L'altro giorno pensavo a quanti cenci ho appeso alle finestre di casa mia (sfidando il regolamento comunale che lo vieta). Mi ricordo, ai tempi della guerra in Iraq, il lenzuolo bianco con la scritta NO ALLA GUERRA o quell'altro con la scritta RIFORMA MORATTI BOCCIATA. Vi abbiamo appeso varie volte la bandiera della Fiorentina e per un lungo periodo quella della PACE.Ripensandoci mi sono venuti in mente gli stracci dei colori più diversi che hanno penzolato fuori dalle mie finestre:

- il verde in solidarietà dei manifestanti iraniani


l'arancio antiGelmini


ed infine il viola del NoBday.


Chissà che avranno pensato i passanti! Chissà se avranno capito i tanti messaggi o se pensano che in casa mia siamo un po' grulli!
Eppure è un modo di manifestare anche quello. Finchè ce lo permetteranno.

martedì 15 dicembre 2009

L'Isola di Arturo


Ho appena finito l'ascolto de L'Isola di Arturo, di Elsa Morante, letto da Iaia Forte per Ad Alta Voce di Radio 3.
Arturo Gerace è un ragazzino che cresce praticamente solo sull'isola di Procida. Della madre, che muore mettendolo al mondo, ha solo una foto sbiadita. Il padre lo vede solo qualche giorno all'anno perché sempre in viaggio non si sa dove. Per il biondo e sprezzante Wilhelm Gerace, Arturo prova un'adorazione sconfinata quanto immeritata. La sua solitudine è interrotta dall'arrivo della nuova moglie del padre, Nunziatella, che ha solo un paio di anni più di Arturo: una ragazza semplice e ingenua, che con la sua saggezza popolare e il suo calore contrasta con l'ombroso e cinico marito che però lei rispetta. Arturo, dapprima ostile, si accorge successivamente di provare per lei un sentimento nuovo, prepotente ma impossibile.
Un romanzo bello, poetico e commovente che mi ha fatto fare diversi viaggi in bus con la lacrima sul ciglio. Come quando Arturo assiste alle effusioni di Nunziatella verso il neonato fratellastro e si rende conto di cosa vuol dire non aver avuto una madre e si accorge di non aver mai dato o ricevuto un bacio in vita sua. Oppure come quando sogna di partire un giorno con il padre per i suoi misteriosi viaggi mentre questi (diciamolo, un bello stronzo) non si cura affatto di questo ragazzo che lo attende trepidante.
La Morante è molto brava a renderci partecipi dei dubbi, dei timori, delle gioie e dei dolori di questo adolescente che vorremmo avere davanti per poterlo abbracciare. Non capisco però come si possa definire L'Isola di Arturo un romanzo per ragazzi. Secondo me è troppo introspettivo per piacere ai giovanissimi.
Eccellente Iaia Forte nell'interpretare i vari personaggi così diversi fra loro. Un vero valore aggiunto.

Altri audiolibri che ho ascoltato e che consiglio:
La battaglia di Adrianopoli
Fabbriche
Resurrezione
Padri e figli
Emigranti Express
Tom Sawyer
La caduta di Costantinopoli